- La figlia di Iairo era ancora viva?
- Quante volte cantò il gallo?
- C’è una contraddizione nei vangeli sul rinnegamento di Pietro?
- Quando Gesù incontrò i primi discepoli? I vangeli si contraddicono?
- Ordine delle tentazioni di Gesù: Matteo contro Luca?
- Gesara o Gadara? Uno o due indemoniati?
- Com’è morto Giuda Iscariota? Atti contraddice Matteo?
- I discepoli dovevano portare il bastone o no? Contraddizione?
- Quanti giorni Gesù è rimasto nella tomba? C’è una contraddizione?
- In quale giorno fu crocifisso Gesù? C’è una contraddizione?
- A che ora fu crocifisso Gesù? C’è una contraddizione?
- Quali sono le ultime parole di Gesù sulla croce?
- Quando Gesù scacciò i mercanti dal tempio?
- Quando Giovanni il battista conobbe Gesù?
- Una donna unse Gesù. Quando? Come? Dove?
- Giuseppe d’Arimatea e Gesù: realtà o finzione?
- Quante e quali donne andarono alla tomba di Gesù? Contraddizione?
- Quanti angeli erano presenti alla tomba di Gesù? Contraddizione?
I vangeli ci dicono che un certo Giuseppe d’Arimatea si occupò della sepoltura di Gesù. Alcuni scettici dicono però che potrebbe trattarsi di un personaggio inventato. Perché lo dicono? Hanno davvero delle buone ragioni? Ne parliamo in questo episodio.
Può capitare di trovare in alcuni libri o siti web curati da scettici, l’affermazione secondo cui Giuseppe d’Arimatea sarebbe un personaggio inventato. Per quale ragione? Ce ne sono diverse.
Una prima ragione che viene data per questo è il fatto che la città di Arimatea non è ancora stata ritrovata attraverso scavi archeologici. Questa però, razionalmente, non è una buona ragione… Infatti credo sappiate che centinaia di città dell’antichità, citate negli scritti antichi, non sono mai state localizzate. D’altra parte non si può pensare di scavare dappertutto per ricostruire ogni singolo villaggio dell’antichità. Se siamo onesti, il fatto che, al momento, non si sappia dove fosse localizzata Arimatea non ci dice nulla sul fatto che quella cittadina sia esistita o meno e questo è vero per tutte le città dell’antichità che, al momento, non sono state ancora localizzate.
C’è però un’altra ragione che spinge alcuni scettici a pensare che Arimatea sia una cittadina inventata, infatti qualche tempo fa è stato proposto da uno studioso ateo e miticista, Richard Carrier, la teoria secondo cui il nome “Arimatea” sarebbe riconducibile ad un gioco di parole che significherebbe “la città del miglior discepolo”. Il suo ragionamento si basa sul fatto che la parola greca Arimataia è composta da “ari”, il prefisso per “migliore”, math, prefisso di mathetes che significa discepolo e aia che sarebbe il suffisso utilizzato per un luogo. Questa sembrerebbe una coincidenza troppo grande per essere vera. Come possiamo rispondere a questa osservazione?
Diciamo che si tratta più che altro di una speculazione basata su una possibile etimologia della parola Arimathea, della quale non si può essere certi. Teniamo presente che ci sono tantissime città anche attuali con nomi che potrebbero sembrare riconducibili ad un’etimologia particolare, senza che ci siano vere basi storiche per dirlo. È molto facile speculare su una parola cercando di vederci un’etimologia specifica che in realtà non c’è.
Infatti altri hanno osservato che, se c’è una connessione linguistica per il termine Arimathea, questa va cercata con il termine Arhmataim che si trova nella traduzione dei Settanta, la traduzione in lingua greca dell’antico testamento, per riferirsi alla citta di Ramathaim citata in 1 Samuele 1.
C’è anche un’altra osservazione da fare. Se gli evangelisti avessero proprio voluto inventare un personaggio che avesse seppellito Gesù, perché avrebbero addirittura dovuto inventare la sua città di provenienza? Se io volessi dare credibilità ad un mio racconto, dovendo proprio inventare un personaggio gli darei comunque un nome sensato e lo collocherei in una città esistente.
Dalla letteratura di origine giudaica sappiamo che gli Ebrei amavano i giochi di parole basati su assonanze e similitudini e il vecchio testamento ne contiene diversi esempi. Si pensi ad esempio al nome di Nebucadnezzar che si ritiene fosse volutamente modificato dall’originale Nebucadrezzar che significa “Nabu protegge il figlio”, con riferimento alla divinità mesopotamica Nabu, trasformandolo a mò di presa in giro in un nome che significa “Nabu protegge il mulo”. Ma se gli evangelisti avessero inventato il personaggio di Giuseppe d’Arimatea, sembra piuttosto inusuale e improbabile che avessero fatto un gioco di parole basandosi sulla sua città d’origine, per lo più inventata. Insomma, sembra un procedimento un po’ troppo complesso e inutile. Credo che questo tipo di argomentazioni da parte di alcuni scettici miticisti siano davvero un po’ forzate.
Qualcuno si starà chiedendo: “ok, ma perché ci sono persone così scettiche nei confronti di questo personaggio? In fondo che importanza ha? Cos’è davvero in gioco qui?”
Beh, in realtà molti di coloro che sono scettici pensano che gli evangelisti abbiano inventato questo personaggio di sana pianta perché sarebbe stato funzionale per avere qualcuno che seppellisse Gesù. D’altra parte sappiamo che la maggioranza dei condannati a morte finivano nelle fosse comuni. Per gli scettici, siccome Gesù non era ricco e non aveva certamente una tomba di famiglia, era necessario inventare qualcuno che intervenisse al momento giusto e avesse abbastanza influenza da riuscire ad ottenere il corpo di Gesù, viste le circostanze.
Ha davvero senso questa osservazione? Era proprio necessario che Gesù venisse messo in una tomba separata? Questo cambia davvero qualcosa per i cristiani? Pensateci un attimo. Non ci sono ragioni teologiche per la chiesa degli inizi di fabbricare una storia sul seppellimento di Gesù… Gesù era morto su una croce per mano dei romani, come un criminale qualunque. Si tratta di una morte vergognosa e scandalosa per uno che diceva di essere addirittura il Messia, il Re di Israele. I primi discepoli di Gesù, nel testimoniare ai loro connazionali Ebrei, dovevano ammettere questo scandalo ed essere in grado di dare una spiegazione logica. La negazione di una degna sepoltura per Gesù non avrebbe spostato minimamente il problema. Pensiamo forse che, se Gesù fosse stato gettato in una fossa comune, questo sarebbe stato un problema per i discepoli di Gesù più imbarazzante ella sua stessa morte? Se Gesù è risorto dalla tomba in cui Giuseppe d’Arimatea lo aveva posto, non poteva risorgere da una fossa comune? Nulla, dal punto di vista teologico, sarebbe cambiato. Il fatto di essere stato messo in una tomba particolare non è necessario per rendere più autentico il racconto dei vangeli.
Qualcuno ha osservato che i cristiani potevano avere interesse a fare risultare l’esaudimento di una profezia di Isaia 53:9: “Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c’era stato inganno nella sua bocca.” A questo proposito però si osservi che nessuno degli evangelisti sottolineò un collegamento tra la sepoltura di Gesù e quel versetto, collegamento che invece fu visto in seguito dai cristiani che riflettevano sul testo di Isaia.
Teniamo anche presente un altro aspetto. I vangeli ci dicono che Giuseppe d’Arimatea era un membro del sinedrio. Dipingere un membro del sinedrio, uno di quelli che avevano condannato Gesù, come uno che offre una tomba per Gesù sembra piuttosto bizzarra come scelta. Se si trattasse di un personaggio inventato, ci sarebbero state scelte ben più credibili. Invece gli scrittori dei vangeli presero una strada piuttosto inaspettata. Perché farlo, se non era vero? A che scopo? Dire che Giuseppe d’Arimatea era un membro del sinedrio, se fosse stata un’invenzione, sarebbe stato un enorme rischio. A distanza di poche decine di anni dai fatti narrati, potevano esserci ancora persone che potevano smentire questa storia.
Avviandoci verso la conclusione, ci sono poi alcune osservazioni piuttosto facili da smontare, sulle quali non voglio spendere troppo tempo. Alcuni dubitano di questa storia perché un uomo da solo non avrebbe potuto seppellire Gesù e poi chiudere anche la tomba rotolando una grossa pietra. Questo è ovvio, infatti i vangeli non ci dicono che fosse stato solo. Tutti i racconti parlano sempre al plurale e Giovanni cita anche un altro discepolo fariseo, Nicodemo, che lo aiutò nella sepoltura. Ma certamente potevano esserci anche altre persone ad aiutare, anche se non sono state citate tutte, quindi si tratta di un argomento davvero poco sensato.
Alcuni addirittura hanno detto che c’è una contraddizione perché in Marco 15 c’è scritto: “La mattina presto, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, tenuto consiglio, legarono Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. ” Secondo costoro se tutto il sinedrio aveva tenuto consiglio e aveva legato Gesù, anche Giuseppe d’Arimatea era incluso, quindi come poteva esser discepolo di Gesù? Ma questa è davvero una forzatura, infatti dire che “tutto il sinedrio” si radunò e poi legarono Gesù e lo portarono via, non ci dice nulla sul fatto che potessero esserci stati alcuni voti contrari. Ma lo stesso vangelo di Marco, in Marco 15:43, ci dice che Giuseppe aspettava anch’egli il regno di Dio, un modo proprio per riferirsi al fatto che evidentemente aveva visto in Gesù l’affermarsi di quel regno. E questo è coerente con quanto dicono gli altri vangeli, infatti Matteo ci dice che Giuseppe era diventato discepolo di Gesù, Luca ci dice che egli non aveva acconsentito alla deliberazione e all’operato degli altri membri del consiglio e Giovanni ci dice che era discepolo in segreto per timore dei Giudei, cosa abbastanza sensata visto che faceva proprio parte del Sinedrio che aveva decretato la morte di Gesù.
In conclusione, non sembra che ci siano buone ragioni per dubitare che Giuseppe d’Arimatea sia stato una persona reale. D’altra parte, per quale ragione tutti e quattro i vangeli dovrebbero menzionare questo personaggio, raccontandoci ciò che aveva fatto per seppellire Gesù? Per quale ragione i vangeli avrebbero dovuto inventare un discepolo segreto per seppellire Gesù quando avrebbero semplicemente potuto dire che erano stati alcuni dei suoi discepoli più noti a seppellirlo o, come abbiamo detto, potevano semplicemente dire che Gesù era stato buttato in una fossa comune e poi comunque era risorto.
I racconti dei vangeli ci danno dettagli diversi su questo personaggio, eppure non si contraddicono, ma si integrano perfettamente tra loro. Mettendo insieme i brani di Matteo 27,57-60, Marco 15:42-46, Luca 23:50-53 e Giovanni 19:38:42, viene fuori un quadro coerente, infatti sappiamo che Giuseppe d’Arimatea era un uomo ricco, era un membro dello stesso consiglio che aveva condannato Gesù, ed era un discepolo di Gesù in segreto, per paura dei Giudei. Egli aspettava il regno di Dio e, evidentemente, aveva capito che tale regno si stava manifestando attraverso Gesù. Chiese a Pilato il corpo di Gesù, e lo avvolse, con l’aiuto di altri, tra cui Nicodemo, con un lenzuolo di lino che aveva comprato, utilizzando una mistura di mirra e d’aloe per ungerlo come si usava fare. Poi lo posero in una tomba, di proprietà di Giuseppe, scavata nella roccia, mai utilizzata fino a quel momento, che si trovava in un giardino vicino al luogo della crocifissione. Poi fu rotolata una pietra per sigillare la tomba.
Da un punto di vista storico, si tratta di un quadro piuttosto coerente. Era infatti comune usare lino e spezie nel processo della sepoltura. Inoltre aveva senso affrettarsi perché veniva sera e bisognava terminare prima dell’inizio del sabato. Inoltre il tipo di tomba descritta è una di quelle comuni in quel periodo per famiglie ricche dell’epoca, con una pietra che veniva posta davanti all’ingresso. Si tenga presente che quella pietra non doveva essere necessariamente rotonda, ma più comunemente poteva anche avere una forma più irregolare, e comunque doveva essere spinta e fatta rotolare per sigillare la tomba.
Per quale ragione gli autori dei vangeli avrebbero dovuto rischiare, inventando di sana pianta un personaggio inesistente? Teniamo presente che Marco, Matteo e Luca sono stati scritti probabilmente tutti e tre tra il 50 e il 70 d.c. secondo le conoscenze attuali. Se questi scrittori avessero inventato di sana pianta questo personaggio, ci sarebbero stati ancora migliaia di persone ancora vive che avrebbero potuto smentirli. Ma non risulta che questo sia avvenuto. Sembra quindi piuttosto razionale credere che gli evangelisti non avevano alcun motivo per inventare questo personaggio ma hanno semplicemente riportato ciò che quest’uomo aveva fatto. Si trattava di una persona reale che essi non avevano alcun motivo di inventare.
Spero che questo video vi sia stato utile. Se è così, ricordatevi di condividerlo con qualcuno che potrebbe apprezzarlo.
Un caro saluto. Alla prossima
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