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Ciao a tutti,
quando è stato crocifisso Gesù? C’è una discrepanza tra i vangeli sinottici e il vangelo di Giovanni? Ne parliamo in questo video.
Uno dei problemi più noti nei vangeli riguarda la difficoltà di armonizzare il racconto del vangelo di Giovanni con i sinottici per quanto riguarda il giorno in cui Gesù fu crocifisso. Gesù aveva mangiato la pasqua con i suoi discepoli nell’ultima cena come indicano chiaramente i sinottici? E allora, perché Giovanni ci dice che Gesù fu crocifisso nel giorno della preparazione della pasqua? Questa apparente discrepanza ha generato discussioni fin dal secondo secolo come ricorda lo studioso McGarvey nel suo lavoro “The Four-Fold Gospel: A Harmony of the Gospels”
Innanzitutto, se ci fossero solo i vangeli sinottici, Matteo, Marco e Luca, probabilmente nessuno avrebbe mai sentito l’esigenza di speculare su teorie alternative al venerdì per la crocifissione di Gesù. Come scrive Gleason Archer, curatore del testo “New International encyclopedia of bible difficulties”, “L’impressione uniforme trasmessa dai vangeli sinottici è che la crocifissione ebbe luogo il venerdì della settimana di pasqua. Se non fosse per Giovanni 19:14, questo punto non sarebbe mai stato discusso.”
Infatti i vangeli sinottici, letti nel modo più naturale, lasciano intendere che Gesù consumò la pasqua con i propri discepoli e fu quindi crocifisso il giorno dopo.
Or il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si accostarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti apparecchiamo per mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua in casa tua con i miei discepoli”». 19 Allora i discepoli fecero come Gesù aveva loro ordinato e apparecchiarono la Pasqua. 20 E quando fu sera, egli si mise a tavola con i dodici (Matteo 26,16-20)
Osservate il testo di Matteo 26, 16-20. Dice che era il primo giorno degli azzimi e che Gesù intendeva mangiare quella sera la pasqua con i suoi discepoli . Essi infatti apparecchiarono la pasqua (v.19) e, ovviamente, la consumarono. Inutile arrampicarsi sugli specchi per cercare spiegazioni alternative, perché il testo è molto chiaro.
12 Ora, nel primo giorno della festa degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a prepararti da mangiare la Pasqua?». (…) 16 I suoi discepoli andarono e, giunti in città, trovarono come egli aveva loro detto; e apparecchiarono la Pasqua. (Marco 14:12-16)
7 Or venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva sacrificare la Pasqua. 8 E Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo: «Andate e preparate la Pasqua per noi, affinché la possiamo mangiare». (…) 13 Andati dunque, essi trovarono come aveva loro detto e prepararono la Pasqua. 14 E, quando giunse l’ora, egli si mise a tavola, e i dodici apostoli con lui. 15 Allora egli disse loro: «Ho grandemente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi prima di soffrire, 16 poiché io vi dico che non ne mangerò più finché abbia il suo compimento nel regno di Dio». (Luca 22:7-16)
I testi di Marco e Luca sostanzialmente confermano. Sia Marco che Luca confermano che era proprio il giorno nel quale si doveva sacrificare la Pasqua. Non potrebbero essere più chiari di così. Quando si misero a tavola Gesù confermò che aveva desiderato proprio mangiare quella Pasqua con loro.
Insomma, la lettura naturale di tutti e tre i vangeli sinottici è che Gesù mangiò la pasqua il giorno prima di essere crocifisso. Dopo la cena di quella sera, fu arrestato, processato nella notte e crocifisso il giorno dopo.
Secondo Levitico 23:5-6 la pasqua veniva consumata sull’imbrunire del 14 del mese di Nisan e poi per 7 giorni dal 15 al 21 di nisan veniva celebrata la festa degli Azzimi. Anche se si tratta di due feste distinte, nel tempo era diventato usuale per gli Israeliti riferirsi alle due feste come se costituissero un’unica festa. D’altra parte la cena di Pasqua dà inizio agli azzimi ed essa stessa prevedeva il consumo di pane azzimo, ecco perché nei brani che abbiamo letto ci si riferisce al giorno in cui si consumava la pasqua come il primo giorno, quello con cui hanno inizio gli Azzimi. L’intero periodo che va dal 14 al 21 di nisan è di fatto un periodo di otto giorni a cui ci si riferiva come festa degli azzimi.
Allo stesso modo, ci si poteva riferire all’intera settimana degli azzimi chiamandola semplicemente la pasqua. Secondo Esodo 23:14-17 la festa degli Azzimi era una delle tre feste, insieme alla pentecoste e alla festa dei tabernacoli, in cui erano previsti pellegrinaggi a Gerusalemme, ma in Gv 2:13 e Gv 11:55 ci si riferisce a quel pellegrinaggio indicandolo semplicemente come Pasqua:
Or la Pasqua dei Giudei era vicina, e Gesù salì a Gerusalemme. Gv 2:13
Or la Pasqua dei Giudei era vicina, e molti di quella regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Gv 11:55
Riassumendo, dai sinottici emerge che il 14 di nisan, come era usuale, Gesù consumò la pasqua con i propri discepoli. Ma che giorno era? Era un mercoledì? un giovedì un venerdì? Questo non è scritto ma possiamo dedurlo da ciò che leggiamo in Marco 15:42 e Luca 23:53-56 che si riferiscono al giorno in cui Gesù fu crocifisso.
Marco 15:42 “ Poi, avvicinandosi ormai la sera, poiché era la Preparazione, cioè la vigilia del sabato…”
Luca 23:53-56 E, dopo averlo tirato giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, dove nessuno era ancora stato sepolto. 54 Era il giorno della Preparazione, e il sabato stava per cominciare. 55 Le donne, che erano venute con Gesù dalla Galilea seguendolo da vicino, osservarono il sepolcro e come vi era stato deposto il corpo di Gesù; 56 poi esse tornarono a casa e prepararono gli aromi e gli unguenti; e durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.
Di nuovo, il modo più naturale di leggere questi brani è di considerare che Gesù fu crocifisso il giorno che veniva definito della preparazione, ovvero il sesto giorno della settimana, quello in cui ci si preparava al sabato, quello che noi chiameremmo venerdì.
Ripeto, se ci fossero solo i sinottici, nessuno avrebbe mai pensato a teorie alternative perché non sarebbe stato assolutamente necessario. Tutte le spiegazioni elaborate che si leggono su vari siti internet per spiegare che Gesù non può aver mangiato la pasqua con i discepoli quella sera nascono infatti non dal testo dei sinottici ma piuttosto dalla necessità di far quadrare i conti con il vangelo di Giovanni.
L’apparente discrepanza nasce infatti quando leggiamo alcuni versetti nel vangelo di Giovanni. Come avevamo accennato quello che genera più perplessità è Giovanni 19:14:
or era la preparazione della Pasqua, ed era circa l’ora sesta; e disse ai Giudei: «Ecco il vostro re». (Giovanni 19,14)
Perché Giovanni dice che era la preparazione della Pasqua? Cosa si intende per “Preparazione della Pasqua”? Questo è il punto. Se uno pensa che sia il giorno in cui si prepara la pasqua, il 14 di nisan, allora questo genererebbe una contraddizione con i sinottici, perché sembra che Giovanni sposti gli eventi un giorno prima. Ma è davvero così?
Nel passato questo ha generato diverse perplessità anche in molti cristiani, tuttavia la spiegazione potrebbe essere molto più semplice di quanto si creda. Infatti non c’è un vero motivo per pensare che quando Giovanni parla de “la preparazione della pasqua” intenda qualcosa di diverso dalla preparazione per il sabato di cui parlano i sinottici. Si tratta infatti di un riferimento al venerdì durante la settimana di pasqua. Archer nel testo “New International encyclopedia of bible difficulties” ci fa notare che già nel primo secolo la parola paraskeue, preparazione, è una parola con la quale ci si riferisce al venerdì perché il venerdì è il giorno di preparazione per il sabato. Inoltre , come abbiamo detto, era piuttosto usuale riferirsi all’intera settimana degli azzimi come la settimana di Pasqua, quindi la preparazione della Pasqua a cui ci si riferisce non è null’altro che il giorno di preparazione per il sabato all’interno della settimana di pasqua, ovvero il venerdì come affermano anche i sinottici. Tra l’altro, è piuttosto significativo che la parola greca παρασκευη (paraskeuē), qui tradotta preparazione, ancora oggi nel greco moderno significhi proprio venerdì.
Ma nel vangelo di Giovanni c’è però un altro passaggio che potrebbe creare difficoltà. Leggiamo Giovanni 18:18:
Poi da Caiafa condussero Gesù nel pretorio; era mattino presto. Ma essi non entrarono nel pretorio, per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua. (Giovanni 18,18)
I capi religiosi non volevano contaminarsi per poter mangiare la pasqua. Ma a cosa ci si riferisce? Come osservò già lo studioso Robertson un secolo fa nel suo lavoro “A Harmony of the Gospels” , non si può essere in alcun modo sicuri che qui ci si riferisca alla cena pasquale… La parola “pasqua” è usata in tre modi nel nuovo testamento, la cena pasquale, l’agnello pasquale, o la festa pasquale di una settimana che includeva gli azzimi. La parola è usata otto volte in Giovanni oltre a Gv 18:18 e ogni volta è riferita alla festività di Pasqua come festa settimanale. (pag.281-282). All’interno della settimana c’erano sacrifici e pasti associati alla festa a cui quei capi religiosi volevano ovviamente partecipare. Non necessariamente il riferimento è alla cena del 14 di nisan. Ciò è confermato anche dallo studioso Craig Bloomberg che nel suo testo “The Historical Reliability of the New Testament” a pag. 224 ci fa notare che la legge (in Le 15:5-11) dice che se uno si contamina durante il giorno, ritorna puro a sera. Quindi se ci si fosse riferito alla cena di pasqua, visto che era mattina, essi avrebbero comunque potuto mangiare la pasqua alla sera perché sarebbe comunque stata consumata dopo le sei di sera, all’inizio del 15 di nisan. Invece c’era un secondo pasto, conosciuto come Hagigah intorno a mezzogiorno di quel 15 di Nisan a cui essi non volevano mancare.
Ma qualcuno potrebbe dire: “Perché Giovanni non dice esplicitamente che quell’ultima cena con i discepoli sia stata una cena di Pasqua, a differenza dei sinottici? Può essere ancora utile la spiegazione di Craig Bloomberg nel testo che ho appena citato: “Il resto di Giovanni 13 è strettamente parallelo ai sinottici con Gesù che predice il rinnegamento di Giuda e il rinnegamento di Pietro. tutto questo suggerisce che la cena descritta in quel capitolo a partire dal versetto 2 è la cena pasquale, piuttosto che un altra cena avvenuta prima come molti critici hanno presupposto. Il versetto 1 infatti dice “Or prima della festa di Pasqua” e forma un piccolo paragrafo autonomo che suggerisce ciò che accadde prima della festa, ma il versetto 2 comincia con “durante la cena” senza specificare quale cena. Ora la lettura più naturale, dopo il versetto 1 che si riferisce alla pasqua, è che non si tratti di una cena qualunque ma la cena di pasqua a cui aveva accennato il versetto 1.
D’altra parte Bloomberg ci fa notare ancora che Gv 13:29, ci conferma che si trattava di un notte particolare, infatti i discepoli pensavano che Giuda dovesse comprare qualcosa per la festa o che desse qualcosa ai poveri. Sappiamo che i negozi erano aperti in quella notte di pasqua proprio per poter comprare provviste anche per i giorni seguenti della settimana festiva.
Se fosse stato il giorno prima come alcuni sostengono, Giuda non sarebbe andato 24 ore prima a comprare il cibo per la cena di pasqua del giorno dopo, visto che all’epoca non era facile conservare i cibi. Lo avrebbe fatto il giorno stesso come facevano tutti gli altri, soprattutto l’agnello lo avrebbe comprato il giorno dopo, non certo nella notte. Ma se Giuda doveva invece comprare provviste generiche per la settimana di festa, quindi per il pranzo del giorno dopo, allora poteva aver senso uscire di notte secondo gli altri discepoli. In Gv 13:29 la parola festa è la parola greca Eorte ἑορτή che viene usata nei vangeli non per indicare la pasqua in modo specifico ma una festa generica come poteva essere proprio la festa degli Azzimi.
Inoltre i discepoli avevano pensato che Gesù si riferisse al dare qualcosa ai poveri. Perché Giuda sarebbe dovuto uscire nella notte per dare qualcosa ai poveri? Ci avete pensato? Il rituale ebraico in occasione di pasqua incoraggiava l’elemosina e, in particolare, prevedeva proprio che le porte del tempio rimanessero aperte durante quella sera per permettere ai poveri di fare l’elemosina vicino alle porte del tempio. In una notte qualunque sarebbe stato strano, ma nella notte di Pasqua aveva senso.
In conclusione, esaminando quanto ci dicono gli studiosi, non ci sono veri motivi per pensare che Giovanni contraddica i sinottici. Ciò che emerge dallo studio comparato dei quattro i vangeli è che l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli fu una cena di pasqua sull’imbrunire del 14 di nisan e Gesù ucciso nel pomeriggio del giorno seguente che era la preparazione , ovvero il venerdì della settimana di pasqua.
Qualcuno potrebbe dire: “Ma se Gesù è stato ucciso il 15 di Nisan mentre gli agnelli pasquali venivano uccisi il 14 di nisan, come può essere la nostra pasqua secondo 1 Corinzi 15:7? Gleason Archer nel testo già citato in precedenza risponde così: “È necessario semplicemente puntualizzare che gli agnelli pasquali a cui ci si riferisce non sono quelli uccisi e mangiati nelle case private, un rito che Gesù aveva osservato con i suoi discepoli il 14 di nisan come si usava fare, ma quelli offerti sull’altare per tutta la nazione di Israele.” Archer prosegue puntualizzando che In Esodo 12:6 ci si riferisce ai sacrifici privati mentre in altri brani come Levitico 23:4-8 ci si riferisce a sacrifici pubblici offerti durante la settimana. Tutti questi sacrifici erano comunque presentati all’interno della settimana pasquale. Rimane comunque significativo che Gesù sia stato sacrificato durante la settimana di pasqua, il 15 di nisan, come un sacrificio pubblico. Per essere la nostra pasqua non è necessario che egli sia morto proprio il 14 di nisan. D’altra parte nella lettera agli Ebrei Gesù è paragonato anche al sacrificio che si compie una volta all’anno nel gran giorno dell’espiazione, lo Yom Kippur, eppure egli non è certamente morto il giorno di Yom Kippur.
Come avete visto è possibile spiegare questa apparente discrepanza senza introdurre particolari teorie complesse. Se fate le vostre ricerche vedrete che alcuni, nel tentativo di far quadrare tutti e quattro i vangeli hanno elaborato teorie in cui la morte di Gesù si sposta al mercoledì o al giovedì. Naturalmente rispetto chiunque abbia scelto di andare dietro a queste teorie elaborate, perché comunque il valore della morte di Gesù non dipende dal giorno in cui essa è avvenuta, quindi non sono certamente temi su cui litigare. Tuttavia dobbiamo riconoscere che tali elaborazioni non sono considerate necessarie dagli studiosi e presentano varie debolezze.
Alcune di queste teorie partono dal presupposto che tre giorni e tre notti vadano considerati secondo il nostro modo moderno di vedere piuttosto che basandosi sul contesto culturale dell’epoca, di questo problema abbiamo parlato in un video precedente il cui link trovate qui in alto a destra; altre arrivano ad ipotizzare che Gesù abbia mangiato la pasqua un giorno prima, seguendo un calendario diverso addirittura riconducibile agli Esseni di Qumran, altre addirittura negano che Gesù abbia consumato la cena pasquale con i suoi discepoli nell’ultima cena, negando la lettura più naturale del testo, altre suggeriscono che ci sia da considerare un doppio sabato, quello della festa e il sabato settimanale per far quadrare i conti. Ma tutte queste assunzioni sono improbabili e soprattutto non sono necessarie se si considera la spiegazione più semplice che è , tra l’altro, quella più attestata anche storicamente, ovvero che Gesù mangiò la pasqua con i discepoli il giovedì sera, fu crocifisso il venerdì, il giorno di preparazione all’interno della settimana di pasqua, e risorse la domenica. D’altra parte ricordiamo che nel nuovo testamento è indicato più volte chiaramente che Gesù risuscitò il terzo giorno. E, come abbiamo ribadito nello scorso video, contando in maniera inclusiva anche il giorno in cui è stato crocifisso, come si usava fare, la domenica era il terzo giorno a partire dal venerdì, non a partire dal giovedì e tanto meno dal mercoledì.
Questa ricerca mi è stata molto utile per chiarirmi le idee e spero che lo sia stato anche per qualcuno di voi. Un abbraccio. Alla prossima.
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