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Una delle presunte contraddizioni nei vangeli più popolari ha a che vedere con il momento in cui Gesù entrò nel tempio scacciando i mercanti. Infatti il vangelo di Giovanni colloca un episodio di questo tipo all’inizio del ministero di Gesù in Giovanni 2:13-22, mentre i sinottici Matteo, Marco e Luca lo collocano proprio nell’ultima settimana di Gesù in Gerusalemme prima della sua crocifissione. La domanda degli scettici è: Gesù nel tempio ha scacciato i cambiavalute dal tempio all’inizio o alla fine del suo ministero? Come è possibile riconciliare questi episodi?
Partiamo dai sinottici. Matteo, Marco e Luca collocano l’episodio in cui Gesù scaccia i mercanti dal tempio inequivocabilmente nell’ultima settimana di Gesù a Gerusalemme. In tutti e tre i casi, infatti, in seguito a quell’episodio viene sottolineata la contrarietà della classe dirigente giudaica che poi li porterà a cercare il modo per toglierlo di mezzo il più presto possibile.
15 Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedute le meraviglie che aveva fatte e i bambini che gridavano nel tempio: «Osanna al Figlio di Davide!», ne furono indignati 16 e gli dissero: «Odi tu quello che dicono costoro?» Gesù disse loro: «Sì. Non avete mai letto: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode“?» (Matteo 21:15-16)
47 Ogni giorno insegnava nel tempio. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi e i notabili del popolo cercavano di farlo morire; 48 ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra. (Luca 19:47-48)
18 I capi dei sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farlo morire. Infatti avevano paura di lui, perché tutta la folla era piena d’ammirazione per il suo insegnamento. 19 Quando fu sera, uscirono dalla città. (Marco 11:18-19)
Che tutti e tre i sinottici si riferiscano allo stesso episodio è piuttosto chiaro, infatti tutti e tre gli episodi riportano la medesima frase tratta da Isaia 56:7 “La mia casa sarà una casa di preghiera“, pronunciata da Gesù per sottolineare la sua indignazione perché quella casa di preghiera era diventata un covo di ladri. E in tutti e tre i casi sostanzialmente egli scacciò quelli che commerciavano nel tempio, con Matteo e Marco che includono il dettaglio del rovescio delle tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi.
Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. 13 E disse loro: «È scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri». (Matteo 21:12-13)
Vennero a Gerusalemme e Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi; 16 e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio. 17 E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti“? Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni». (Matteo 11:15-17)
Poi, entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, 46 dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà una casa di preghiera“, ma voi ne avete fatto un covo di ladri». (Luca 19:45-46)
Il vangelo di Giovanni però, come dicevamo, colloca un episodio analogo in Gv 2:13-22 in un tempo molto più vicino all’inizio del ministero di Gesù. È una contraddizione? Oppure c’è qualche altra spiegazione?
Ci sono alcuni che pensano che si tratti dello stesso episodio ma pensano semplicemente che Giovanni lo abbia piazzato all’inizio del ministero di Gesù perché non era interessato ad inserirlo in modo cronologico ma piuttosto tematico. Onestamente questa spiegazione non convince, sembra piuttosto forzata, infatti se leggiamo tutto ciò che precede l’episodio e poi lo segue, l’episodio sembra ben inserito cronologicamente in quella sezione del vangelo di Giovanni. In Giov 2:13 infatti Giovanni introduce questo episodio con un’indicazione di tempo “La pasqua dei Giudei era vicina…” e apparirebbe davvero strano pensare che si riferisca ad una pasqua di circa tre anni dopo.
Molti studiosi credono invece che Giovanni si riferisca semplicemente ad un episodio diverso. E, dopo aver esaminato meglio il brano di Giovanni 2, devo dire che anche io concordo con questa proposta perché ci sono molti dettagli diversi, ma soprattutto sono diverse le conclusioni, in particolare la conversazione tra Gesù e i Giudei che segue l’episodio. Leggiamo quindi il brano di Giovanni:
La Pasqua dei Giudei era vicina e Gesù salì a Gerusalemme. 14 Trovò nel tempio quelli che vendevano buoi, pecore, colombi, e i cambiavalute seduti. 15 Fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio, pecore e buoi; sparpagliò il denaro dei cambiavalute, rovesciò le tavole, 16 e a quelli che vendevano i colombi disse: «Portate via di qui queste cose; smettete di fare della casa del Padre mio una casa di mercato». 17 E i suoi discepoli si ricordarono che sta scritto:
«Lo zelo per la tua casa mi consuma». (Giovanni 2:13-17)
Anche nel brano di Giovanni Gesù scacciò i venditori nel tempio, accusandoli di aver trasformato il tempio in una casa di mercato, tuttavia non c’ alcun riferimento al testo di Isaia 56:7 che abbiamo citato prima, presente in tutti e tre i vangeli sinottici. In Giovanni abbiamo invece una nota relativa ai discepoli che collegarono lo zelo di Gesù per il tempio al versetto 9 del salmo 69, un salmo con diverse connotazioni messianiche. In Giovanni c’è poi il dettaglio della sferza di cordicelle che Gesù usò per scacciare i mercanti fuori dal tempio, accusandoli di averlo trasformato in una casa di mercato.
Questi dettagli potrebbero comunque essere complementari e riferirsi al medesimo episodio? Sì, potrebbe anche esser così. Ma, come abbiamo sottolineato in precedenza, nei sinottici quell’episodio portò a un inasprimento del rapporto di Gesù con la classe dirigente la quale pochi giorni dopo riuscì a farlo condannare a morte. Ed è qui che le cose non tornano con il vangelo di Giovanni.
In Giovanni abbiamo infatti una conversazione con toni molto diversi. Leggiamola:
18 I Giudei allora presero a dirgli: «Quale segno miracoloso ci mostri per fare queste cose?» 19 Gesù rispose loro: «Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere!» 20 Allora i Giudei dissero: «Quarantasei anni è durata la costruzione di questo tempio e tu lo faresti risorgere in tre giorni?» 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22 Quando dunque fu risorto dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva detto questo; e credettero alla Scrittura e alla parola che Gesù aveva detta. (Giovanni 2:18-22)
Dal tipo di risposta che Gesù diede loro, “distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere”, i Giudei dedussero che Gesù non sapesse ciò che dicesse, che fosse uno squilibrato. Quindi si presero gioco di lui : «Quarantasei anni è durata la costruzione di questo tempio e tu lo faresti risorgere in tre giorni?” Ma nella conversazione non c’è nulla che possa far pensare che vogliano ucciderlo.
Questa risposta dei Giudei ha senso proprio perché Gesù era al principio del proprio ministero, non aveva ancora compiuto molti miracoli in mezzo a loro e non era ancora conosciuto bene. L’impressione è che la sua risposta li abbia indotti a minimizzare ciò che era accaduto nel tempio. Uno che dice di poter ricostruire il tempio in tre giorni non doveva sembrare tanto a posto ai loro occhi…
Nei sinottici invece la fama di Gesù è ben assestata quando scaccia i mercanti dal tempio, molti del popolo sono dalla sua parte e la tensione con i capi del popolo è già ai massimi livelli. Essi non lo fanno arrestare solo perché temono la reazione del popolo che lo ammira come sottolinearono Matteo e Luca.
47 Ogni giorno insegnava nel tempio. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi e i notabili del popolo cercavano di farlo morire; 48 ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra. (Luca 19:47-48)
18 I capi dei sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farlo morire. Infatti avevano paura di lui, perché tutta la folla era piena d’ammirazione per il suo insegnamento. 19 Quando fu sera, uscirono dalla città. (Matteo 11:18-19)
In conclusione, dobbiamo considerare che Gesù andò a Gerusalemme nel tempio diverse volte durante gli anni del suo ministero, soprattutto nel periodo di pasqua o in altre feste. Probabilmente tutte le volte che si recava lì nel tempio vedeva cose che non gli piacevano e lo rattristavano. Non dovrebbe sembrarci strano che Gesù all’inizio del suo ministero abbia fatto un gesto simile e poi, alla fine del suo ministero, vedendo che le cose nel tempio non cambiavano, sapendo che sarebbe stata la sua ultima volta lì a Gerusalemme, abbia reagito di nuovo in modo simile. Nella prima occasione i Giudei lo avevano preso semplicemente per pazzo, ma nell’episodio narrato nei sinottici, la classe dirigente giudaica lo conosceva già piuttosto bene e quel gesto fu per loro l’ennesima provocazione che li portò a decretare la sua morte.
Considerando tutti i dati a disposizione, la spiegazione più logica sembra proprio questa: due episodi simili ma non identici in due momenti diversi del ministero di Gesù, all’inizio e alla fine del suo ministero, proprio a sottolineare che in tre anni, nonostante tutti i segni che lui aveva fatto, nel tempio di Gerusalemme non era cambiato nulla. Anzi c’era stato solo un peggioramento nella classe dirigente. Mentre molte persone del popolo lo ammiravano, i capi del popolo si erano inaspriti nei suoi confronti sempre di più al punto che volevano toglierlo di mezzo. E sappiamo infatti cosa accadde nei giorni seguenti.
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