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Tutti e 4 i vangeli riportano un episodio riguardante l’unzione di Gesù da parte di una donna. Si tratta dello stesso episodio raccontato in tutti i vangeli o di episodi diversi? Rispondiamo in questo video.
Matteo, Marco, Luca e Giovanni contengono tutti il racconto di una donna che versa dell’olio su Gesù. I racconti sono simili ma hanno anche delle differenze inconciliabili. Per questo motivo quasi tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che i vangeli non si riferiscono tutti al medesimo episodio.
Partiamo dal vangelo di Luca. Quasi tutti gli studiosi ritengono che Luca si riferisca ad un episodio che avvenne parecchio tempo prima ed in una locazione differente da quella narrata in Matteo, Marco e Giovanni.
Consideriamo quindi Luca 7:36-50:
Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37 Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; 38 e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
39 A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». 40 Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di’ pure». 41 «Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42 Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». 43 Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44 E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. 47 Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». 48 Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». 49 Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest’uomo che perdona anche i peccati?». 50 Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». (Luca 7:36-50)
Per brevità non leggo tutto il brano che sta scorrendo in sovraimpressione, ma metto in luce alcuni tratti che fanno ritenere questo episodio come un episodio piuttosto diverso da quello narrato negli altri vangeli:
Innanzitutto, il versetto 36 mette in evidenza che questo episodio si svolse a casa di un fariseo e al versetto 40 scopriamo che quel fariseo si chiamava Simone. Come vedremo, questo Simone il fariseo non può essere il medesimo padrone di casa dei brani di Matteo e Marco, anche perché il luogo è completamente diverso.
Al versetto 37, poi, è scritto che una donna, di cui non viene detto il nome, andò di proposito in casa del fariseo portando con se un vasetto di olio profumato. Di quale città si tratta? La città potrebbe essere Nain citata in Luca 7:11 oppure un’altra città della Galilea visto che tutta questa sezione di Luca si svolge in Galilea. Invece Matteo, Marco e Giovanni collocano l’episodio a cui si riferiscono in Giudea, a Betania.
Inoltre in Luca, a differenza degli altri vangeli, questo episodio sembra temporalmente molto distante dalla passione di Gesù, mentre gli altri vangeli collocano l’episodio a ridosso della crocifissione.
La donna viene indicata da Luca come una peccatrice e riconosciuta come tale anche da Simone il fariseo, quindi era probabilmente una donna che godeva di cattiva fama in quel paese. Gli episodi di Matteo, Marco e Giovanni non fanno riferimento a nulla del genere.
In questo episodio di Luca , poi, la donna piange ai piedi di Gesù e usa i suoi capelli per asciugarli, inoltre li unge con l’olio profumato. Come vedremo negli altri episodi la scena è descritta in modo diverso infatti la donna non piange ma si limita a ungere Gesù.
Gesù si rivolse al padrone di casa facendo notare che lui non aveva mostrato riguardo verso l’ospite ungendolo con olio o profumi come si usava fare, ma quella donna aveva mostrato più riguardi di lui. Questo dialogo con il padrone di casa è presente solo nell’episodio di Luca.
Abbiamo poi un discorso di Gesù sull’amore che deriva dall’essere perdonati e abbiamo una parola di perdono dei peccati rivolta alla donna e un apprezzamento per la sua fede, seguita da commenti dei presenti che si chiedono chi fosse costui che perdonava i peccati… Tutte queste cose caratterizzano esclusivamente il brano di Luca.
Come abbiamo visto, questo brano è piuttosto differente dagli altri. Sì, ci sono alcune caratteristiche in comune con gli altri brani, ma le somiglianze sono decisamente inferiori alle differenze. Praticamente l’unica cosa in comune è il fatto che c’è una donna che fa un gesto di particolare riguardo nei confronti di Gesù.
Generalmente si ritiene quindi che questo episodio di Luca sia distinto da quelli raccontati negli altri vangeli.
Concentriamoci ora sul vangelo di Giovanni che potete leggere in sovraimpressione.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 5 «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 6 Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». (Giovanni 12,1-8)
Qui l’episodio si svolge a Betania in Giudea, quindi in un luogo diverso da quello indicato da Luca. Ma soprattutto questa cena si svolge pochi giorni prima della crocifissione di Gesù. Infatti al versetto 1 è scritto che Gesù si era recato a Betania sei giorni prima della pasqua e questa cena viene collocata prima dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme dove venne accolto come un Re dalla folla festante.
In questo caso Giovanni non indica in quale casa si svolse la cena, è bene sottolinearlo, ma si concentra su tre personaggi di Betania che erano presenti alla cena, Marta, Lazzaro e Maria. Il motivo di questa scelta è abbastanza ovvio. Il vangelo di Giovanni è l’unico a descriverci la resurrezione di Lazzaro e quindi Giovanni si concentrò su quei tre personaggi che erano già noti ai suoi lettori dal capitolo precedente. Teniamo presente che Giovanni nel capitolo 11:2 aveva già anticipato che Maria, la sorella di Lazzaro, era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli. Ora nel capitolo 12 Giovanni descrive proprio quell’episodio.
Come ho detto, Giovanni non ci dice dove si svolse la cena. Non dobbiamo dare per scontato, come alcuni fanno, che la cena avvenne a casa di Lazzaro, così come non dobbiamo dare per scontato che Lazzaro, Marta e Maria vivessero tutti insieme. L’unica cosa che sappiamo è che erano tutti e tre presenti a quella cena. Marta addirittura stava aiutando nel servire la cena, e questo è piuttosto coerente con il personaggio laborioso delineato in Luca 10. Ma il fatto che Marta si sia offerta per aiutare a servire non indica necessariamente che quella sia casa sua.
Lazzaro era uno dei commensali, probabilmente uno degli invitati principali della cena, vista la celebrità che aveva lì a Betania dopo la sua risurrezione dai morti. E poi, è presente anche Maria. Ma di lei non ci viene mai detto nei vangeli che era una donna di cattiva fama, a differenza della donna di cui abbiamo letto nel vangelo di Luca. Inoltre ella non si mise a piangere ma semplicemente versò olio profumato di vero nardo sui piedi di Gesù e poi, buttandosi ai suoi piedi, glieli asciugò con i capelli.
Poi, la conversazione che segue tra Gesù e Giuda è completamente diversa dalla conversazione che abbiamo trovato in Luca. In questo brano non si parla di perdono dei peccati ma del fatto che l’olio aveva un grande valore e per Giuda sembrava uno spreco. Inoltre in questo caso Gesù fa riferimento alla sua sepoltura, tema totalmente assente in Luca.
Insomma Luca e Giovanni sembrano essere proprio due episodi completamente diversi che coinvolsero persone diverse in luoghi diversi. Essi hanno in comune solo una cosa: il fatto che una donna si getti ai piedi di Gesù e che i suoi capelli finiscano sui piedi di Gesù andando ad asciugare l’olio in eccesso. Può un episodio così specifico essere accaduto due volte?
Innanzitutto, ungere un ospite con oli e profumi era qualcosa che si usava fare in quel contesto culturale, infatti Gesù stesso nel parlare con Simone il Fariseo, in qualche modo lo rimproverò per non aver mostrato l’attenzione dovuta ad un ospite di riguardo.
Certamente però il fatto di utilizzare i capelli per asciugare è qualcosa di piuttosto singolare. Nel brano di Luca, gettandosi ai piedi di Gesù in lacrime, asciugando i suoi piedi con i propri capelli , baciandoli e ungendoli di olio profumato, quella donna stava mostrando grande umiltà e amore per Gesù, come Gesù stesso rimarcò.
Leggendo i vangeli e in particolare Luca 10:38-42, ci rendiamo conto che Maria sorella di Lazzaro era diventata discepola di Gesù da parecchio tempo quando Gesù partecipò alla cena in Betania pochi giorni prima della crocifissione, quindi possiamo pensare che ella conoscesse da tempo la storia di quella peccatrice che aveva pianto ai piedi di Gesù, asciugando i suoi piedi con i capelli . È quindi possibile che Maria sia rimasta colpita da quella storia e, in prossimità della morte di Gesù, si sentì spinta a fare un gesto analogo.
Rimangono infine i brani di Matteo 26:1-16 e Marco 14:1-11 che sono molto simili tra loro e descrivono il medesimo episodio. Tale episodio è certamente distinto da quello di Luca perché anche esso è situato in Betania. Ci sono alcuni che pensano che possa trattarsi addirittura di un terzo episodio distinto anche da quello di Giovanni, ma dopo aver fatto alcune ricerche e aver esaminato con cura il contesto mi sento di condividere l’opinione di quegli studiosi che ritengono Matteo e Marco come facenti riferimento al medesimo episodio narrato da Giovanni.
È infatti vero che Matteo e Marco offrono un racconto sintetico rispetto a Giovanni, ma tutto sommato potrebbero essere ricondotti all’episodio di Giovanni.
6 Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso, 7 gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. 8 I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco? 9 Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!». 10 Ma Gesù, accortosene, disse loro: «Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un’azione buona verso di me. 11 I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. 12 Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura. 13 In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei». (Matteo 26,6-13)
3 Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. 4 Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? 5 Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
6 Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona; 7 i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. 8 Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto». (Marco 14:3-9)
Infatti Matteo e Marco, i cui brani stanno scorrendo in sovraimpressione, ci dicono che l’episodio si svolse sempre a Betania in casa di un certo Simone il lebbroso, da non confondersi con l’altro Simone il fariseo di cui abbiamo letto in Luca. Teniamo presente che il nome Simone era piuttosto usuale all’epoca così come il nome Maria o Giovanni quindi non c’è nulla di sorprendente nel trovare due persone diverse che si chiamano Simone. L’episodio è compatibile con il racconto di Giovanni che non ci dice chi era il padrone di casa.
Matteo e Marco non ci dicono nemmeno il nome della donna che unse Gesù e non ci dicono che ella versò l’olio sui piedi di Gesù ma sul suo capo. Se l’episodio si riferisce al medesimo raccontato da Giovanni, ha senso pensare che, versando l’olio sul capo di Gesù, esso sarebbe comunque sceso sui piedi piedi e sia poi stato asciugato con i capelli da Maria. Il fatto che Matteo e Marco non ne parlino indica solo che non erano interessati nella loro sintesi a mettere in evidenza quell’aspetto.
In effetti, Matteo e Marco nel raccontare l’episodio sembrano più interessati a descrivere lo sdegno dei discepoli per lo spreco di denaro al quale seguì la risposta di Gesù. Infatti l’episodio in Matteo e Marco sembra essere stato inserito più che altro per mettere in evidenza la molla che fece scattare il tradimento di Giuda.
Infatti, l’episodio è inserito sia da Matteo, sia da Marco, in una sezione che comincia con una riunione dei capi del popolo, due giorni prima della Pasqua, per decretare la morte di Gesù e per trovare un modo per arrestarlo.
Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: 2 «Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
3 Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, 4 e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo morire. 5 Ma dicevano: «Non durante la festa, perché non avvengano tumulti fra il popolo».(Matteo 26,1-5)
Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo. 2 Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo». (Marco 14:1-2)
La sezione si conclude con Giuda che si offre per consegnare loro Gesù.
14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti 15 e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. 16 Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. (Matteo 26,14-16)
10 Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11 Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo. (Marco 14, 10-11)
In mezzo a questa sezione, Matteo e Marco inseriscono l’episodio della donna che unse Gesù, non necessariamente in ordine cronologico, infatti l’episodio può essere accaduto anche qualche giorno prima come descritto dal vangelo di Giovanni. Lo scopo di Matteo e Marco, nell’inserire l’episodio, sembra più tematico, volto a fare comprendere cosa portò Giuda a tradire Gesù.
Infatti in questo senso il vangelo di Giovanni ben si integra con i racconti di Matteo e Marco. Matteo e Marco descrivono lo sdegno dei discepoli mentre Giovanni sottolinea che fu proprio Giuda quello che si indignò più di tutti. L’episodio dell’unzione da parte di quella donna sembra aver esasperato Giuda in modo particolare. Probabilmente Giuda, più di tutti gli altri, non aveva digerito i continui riferimenti di Gesù alla propria morte e quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Evidentemente per lui un Messia che continuava a fare riferimento alla propria sepoltura non poteva essere un vero Messia e quindi egli probabilmente pensò che, dopo aver sprecato alcuni anni a seguire un falso messia, valesse la pena almeno guadagnare qualcosa consegnandolo alle autorità.
I racconti di Matteo e Marco sembrano complementari a quello di Giovanni, non sembrano esserci gli estremi per pensare addirittura ad un terzo episodio di unzione di Gesù, anche se, ovviamente non possiamo escluderlo visto che l’unzione di ospiti di riguardo era comunque una pratica comune.
In conclusione, per la maggioranza degli studiosi il vangelo di Luca si riferisce ad un episodio diverso in un luogo ed in un tempo diverso, mentre i vangeli di Marco e Matteo potrebbero essere ricondotti al medesimo episodio a Betania narrato da Giovanni, che vede come protagonista Maria, la sorella di Lazzaro pochi giorni prima della crocifissione di Gesù. I brani di Matteo, Marco e Giovanni sono compatibili tra loro, riportando dettagli diversi che possono comunque integrarsi tra loro. In Matteo, Marco e Giovanni, l’episodio sembra essere quello che fa scattare in Giuda la decisione definitiva di tradire Gesù. Giovanni descrive in modo specifico il gesto umile di Maria che si butta ai piedi di Gesù con i capelli che vanno ad asciugare l’olio in eccesso, e tale gesto rievoca quello di una donna sconosciuta che, tempo prima, in una località diversa della Galilea aveva mostrato il suo amore in tal modo verso Gesù, ottenendo da quest’ultimo l’assicurazione sul fatto che i suoi peccati erano perdonati. Matteo e Marco, si concentrano invece sull’unzione sul capo di Gesù senza soffermarsi sul dettaglio della donna che si getta ai suoi piedi.
Che si tratti di due o tre episodi diversi, non ci sono problemi. Non è certo un argomento sul quale azzuffarsi. Ciò che importa nel considerare questi episodi è l’amore e l’umiltà che alcune donne hanno mostrato nei confronti di Gesù facendo gesti che Gesù riconobbe come gesti di grande affetto nei suoi confronti, gesti molto toccanti. La peccatrice di cui si parla in Luca fu certamente sollevata dalle parole di Gesù: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». E Maria di Betania ricevette dal Signore una promessa: “dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto.”. Visto che stiamo leggendo questo racconto a distanza di duemila anni, non possiamo che confermare che la promessa di Gesù si è realizzata.
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