- Compagni d’armi
- Mi ricordo di te
- Chiedetemi tutto ma non questo!
- I fantasmi del passato
- Anche gli altri cambiano
- Compagni di prigionia
Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace
nel farti riconoscere tutto il bene
che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo.
Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore,
perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato.
Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo
di comandarti quello che conviene fare,
preferisco fare appello al tuo amore,
semplicemente come Paolo, vecchio,
e ora anche prigioniero di Cristo Gesù;
io ti prego per mio figlio
che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo,
un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.
Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.
Avrei voluto tenerlo con me,
perché in vece tua mi servisse
nelle catene che porto a motivo del vangelo;
ma non ho voluto far nulla senza il tuo consenso,
perché la tua buona azione non fosse forzata, ma volontaria…
—
(Filemone 1:6-14 – La Bibbia)
Tutti, prima o poi, possiamo trovarci davanti ad una scelta difficile, costretti a fare qualcosa che non avremmo mai voluto fare, un momento della vita in cui ci viene voglia di gridare: “Chiedetemi tutto, ma non questo!”.
Per Filemone, quel momento era giunto.
Filemone era un buon collaboratore di Paolo (v. 1) e aveva già dimostrato grande amore per Dio e per il prossimo nel suo servizio (v. 5,7) (A questo proposito si legga il pensiero “Mi ricordo di te”). Ora Paolo gli stava proponendo una sfida che avrebbe permesso a Filemone di mostrare il suo amore in maniera ancora più evidente.
Paolo desiderava che Filemone, il quale già aveva dato buona prova del suo amore, andasse oltre il proprio limite e diventasse un campione assoluto di amore. Filemone era come un atleta già forte nella sua specialità, chiamato a battere il proprio record personale.
In cosa consisteva questa sfida? Filemone avrebbe dovuto accogliere l’ultima persona che avrebbe voluto ritrovarsi davanti: Onesimo.
Onesimo era probabilmente uno schiavo, scappato qualche tempo prima da Filemone, che si era convertito attraverso la testimonianza di Paolo mentre quest’ultimo si trovava in carcere (“in catene”). Paolo avrebbe voluto tenere con sé questo figlio spirituale, perché Onesimo poteva rendergli un servizio utile mentre lui continuava ad essere in carcere, ma non volle farlo senza il permesso di Filemone, per questo motivo rimandò Onesimo da quest’ultimo, probabilmente con questa lettera in mano.
Ora Filemone avrebbe dovuto accogliere e perdonare quell’uomo che aveva tradito la sua fiducia. E Paolo gli stava chiedendo tra le righe non solo di accoglierlo come un fratello in Cristo, ma anche di lasciarlo ritornare da lui, lasciandolo, di fatto, andare libero. Invece di punirlo come avrebbe fatto qualunque altro padrone del suo tempo, Filemone avrebbe dovuto concedergli la libertà!
Capiamo quindi quale sfida Filemone si trovava ad affrontare. Egli aveva mostrato amore verso molte persone, facendo del bene a tanti (v.7), ma, per una serie di coincidenze guidate da Dio, sarebbe stato in Onesimo che la sua fede si sarebbe mostrata in tutta la sua efficacia, facendogli riconoscere tutto il bene che poteva compiere per onorare Cristo. Con l’aiuto di Dio, avrebbe scoperto che poteva fare molto di più di quanto avesse mai immaginato! Questo era ciò che Paolo si aspettava da lui.
Nelle parole di Paolo notiamo che egli non volle utilizzare la sua autorità apostolica per obbligare Filemone, ma si rivolse a lui come un vecchio amico, per di più in carcere, confidando nel fatto che Filemone, il quale condivideva la medesima visione di Paolo, avrebbe compreso da solo qual’era la cosa giusta da fare. Per il vangelo Paolo era finito in prigione; il suo amico Filemone per il medesimo vangelo non avrebbe liberato Onesimo?
Paolo fece leva proprio sull’amore di Filemone perché preferiva che la buona azione di Filemone fosse volontaria. L’ubbidienza ad un ordine sarebbe stata comunque ammirevole, ma l’azione volontaria basata sull’amore implica la comprensione, il riconoscimento del bene e produce un cambiamento interiore che dura nel tempo. Questo è vero anche per noi: le azioni migliori sono quelle che facciamo con piena convinzione, non quelle che facciamo solo perché qualcun altro ce lo impone.
Pensiamo forse di aver già imparato molto sull’amore? Pensiamo di aver già fatto molto di più di quanto altri avrebbero fatto? Il Signore prima o poi ci metterà davanti proprio l’ultima persona che vorremmo amare, proprio il nostro “Onesimo”.
Cosa faremo?
Come reagiremo alla sfida?
Fin dove siamo disposti ad arrivare nel fare il bene?
Risponderemo: “chiedetemi tutto ma non questo”?
Riverseremo su di lui tutto il nostro rancore per le cose passate o lo lasceremo andare “libero”?
[bctt tweet=”Fin dove siamo disposti ad arrivare nel fare il bene?”]
Quando questo avverrà, nessuno ci obbligherà a prendere la decisione giusta ma dovremo essere noi a farlo. In attesa che il nostro “Onesimo” si presenti davanti alla nostra porta, preghiamo quindi il Signore perché la fede si sviluppi efficacemente in noi per farci riconoscere tutto il bene che possiamo compiere alla gloria di Cristo.


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