Essi sono delle macchie nelle vostre agapi
quando banchettano con voi senza ritegno, pascendo sé stessi;
nuvole senza acqua, portate qua e là dai venti;
alberi d’autunno senza frutti, due volte morti, sradicati;
onde furiose del mare, schiumanti la loro bruttura;
stelle erranti, a cui è riservata l’oscurità delle tenebre in eterno.
Anche per costoro profetizzò Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo:
«Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi
per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi
di tutte le opere di empietà da loro commesse e di tutti gli insulti
che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui».
—
(Giuda 1:12-15 – La Bibbia)
Quasi tutti noi tendiamo a guardare nel piccolo orticello della nostra vita, pensando che in fondo non è un nostro problema quello che fanno gli altri.
Facciamo bene, è ovvio, a preoccuparci prima di noi stessi e del nostro rapporto con Dio, e guai se non fosse così, ma come membri della comunità cristiana dovremmo anche imparare a tenere gli occhi aperti su ciò che accade intorno a noi.
Infatti, Giuda in questi versi, ispirato dal Signore, sembra volerci mettere in guardia circa la pericolosità della presenza nella chiesa di elementi che hanno un’apparente religiosità ma non hanno sperimentato una vera trasformazione interiore.
I toni che Giuda utilizza in questi versi sono piuttosto forti e manifestano una certa preoccupazione per la presenza di “infiltrati” nella chiesa.
Infatti, come abbiamo letto, Giuda paragona gli empi, che si mimetizzano nella chiesa, ad agenti inquinanti, macchie che sporcano e turbano la comunità perché invece di promuovere l’amore e l’aiuto reciproco essi pensano solo a soddisfare sé stessi senza ritegno, ovvero senza alcun timore di Dio. Non temono il giudizio di Dio né hanno alcuna riverenza nei suoi confronti. In una comunità fondata sull’amore, queste macchie si riconoscono per l’egoismo che le contraddistingue.
Giuda utilizzò alcuni esempi tratti dalla natura che mettono in luce le caratteristiche della falsa religiosità:
- Sono nuvole che non portano nulla, ovvero sono senza pioggia, creano un’illusione ma sono improduttive.
- Sono alberi senza radici, non radicati nel Signore e quindi sterili, che non portano frutto e sono destinati alla distruzione.
- Sono onde agitate e schiumanti quindi pericolose per l’intera comunità.
- le stelle dovrebbero essere fisse, ma questi falsi insegnanti sono stelle erranti, instabili e portano l’intera comunità all’instabilità.
Questi sono i risultati di una religiosità apparente: illusione, mancanza di frutti, instabilità e quindi pericolo.
Questa è la religione che insulta Dio più di ogni altra perché ha solo l’apparenza della pietà, una religione che parla di Dio ma lo rinnega nei fatti, dice di credere in Cristo ma non è influenzata dalla vita di Cristo.
Ecco perché Giuda conclude questo passaggio con le parole dure tratte da 1 Enoc (una delle varie referenze extrabibliche presenti nella piccola lettera di Giuda), applicando agli infiltrati nella chiesa, a coloro che si mimetizzano tra i credenti, le antiche parole di Enoc riferite al giudizio di Dio.
Con quelle parole Giuda ci ricorda che ci si può anche mimetizzare nella chiesa, utilizzare un linguaggio religioso, ma alla fine dei tempi, Dio metterà in luce ciò che c’è nel profondo di ogni uomo, giudicherà l’empio e svelerà ogni bugia mettendo in luce “tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui”.
Ognuno di noi quindi esamini sé stesso. La nostra è una religione che parla di Dio ma lo rinnega nei fatti? L’uomo può ingannare i suoi simili ma non può ingannare Dio: la religione che insulta Dio alla fine verrà giudicata dal Signore stesso.
Che Dio ci dia di essere tra coloro che non si sono semplicemente mimetizzati tra le panche di un locale di culto ma che hanno ricevuto la vita di Cristo in loro per essere alberi che portano frutto, nuvole che portano con sé la benedizione della pioggia.


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