Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il cerchio della fede

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This entry is parte 2 di 8 in the series 2 Lettera di Pietro

(Testo di riferimento: 2 Pietro 1,5-11–  La Bibbia)

Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore. (1Pietro 1,5-7)

Cosa sono queste caratteristiche e come è possibile aggiungerle tutte alla propria fede? È davvero necessario?

Questo è il secondo episodio della serie “Fede sotto attacco” basata sulla seconda lettera di Pietro che troviamo nella bibbia.

Nella parte finale del primo episodio di questa serie avevamo visto che Pietro aveva ricordato ai cristiani la loro fede preziosa e il fatto che Dio li aveva resi partecipi della sua natura divina.

Avevamo detto che questo avviene tramite l’azione dello Spirito Santo nel credente.

C’è quindi un’interazione tra l’uomo e lo Spirito di Dio in lui. Ciò significa che lo Spirito di Dio può illuminare la coscienza dell’uomo ma non lo obbligherà a fare necessariamente la cosa giusta in ogni situazione.

Nella bibbia non è mai scritto che Dio annulli l’intelligenza dell’uomo, pertanto è necessario che l’uomo ascolti la voce dello Spirito.

Ecco perché Pietro esorta i suoi lettori a fare la loro parte, con impegno. Visto che Dio li ha resi partecipi della sua natura divina, essi dovevano interagire con Dio nel modo giusto manifestando delle caratteristiche che evidenziavano la genuinità della loro fede. Il credente dovrebbe mettere ogni cura nello sviluppare le caratteristiche descritte in questi versi, caratteristiche che si sviluppano come cerchi concentrici, l’uno dentro l’altro, dalla fede all’amore.

Ma è importante che il credente, basandosi sulla prima parte di questo capitolo, si ricordi sempre che non è solo! Tutte queste caratteristiche infatti sono già a sua disposizione perché lo Spirito Santo è in Lui! In un certo senso, è come se Dio ci invitasse a fare una corsa automobilistica per vincerla, dandoci però la migliore auto e il miglior pilota di formula uno, mentre gli altri concorrenti hanno una piccola utilitaria.

La fede non è un insieme vuoto, non può essere priva di contenuto. Immaginiamo quindi di disegnare un cerchio nel quale scriviamo “fede” e poi disegniamo un altro cerchio al suo interno in cui scriviamo “virtù”. Infatti la prima esortazione è proprio quella di aggiungere la virtù alla fede, ovvero la prima caratteristica attraverso cui la fede si esprime è la virtù, l’eccellenza morale, la quale è l’espressione più immediata della fede, quella che ci spinge verso le opere, verso azioni concrete, verso la pratica cristiana in tutti gli aspetti della nostra vita. Sarà infatti quello il modo in cui la fede , lungi dall’essere mero assenso intellettuale, si manifesterà in modo visibile come qualcosa che cambia l’essere umano.

D’altra parte la virtù deve essere caratterizzata dalla conoscenza, una conoscenza sperimentale di Dio nella vita di tutti i giorni anche attraverso la preghiera e la lettura della bibbia. Ecco perché possiamo idealmente disegnare un altro cerchio “conoscenza” all’interno del cerchio “virtù”. Le nostre azioni virtuose devono essere basate sulla conoscenza di Dio e della sua parola dalla quale se vogliamo davvero fare qualcosa che sia a Lui gradito..

Così, proprio come cerchi concentrici, si aggiungono l’una all’altra anche tutte le altre virtù, dall’autocontrollo del cristiano che non deve lasciarsi dominare dalle sue passioni, alla pazienza con la quale il cristiano è chiamato a sopportare anche la sofferenza. Ovviamente la pazienza del credente è un’espressione della pietà, ovvero della sua devozione a Dio che cresce sempre di più e che si manifesta in particolare attraverso l’affetto fraterno. Infatti è proprio nei rapporti fraterni che si sviluppa maggiormente il carattere del cristiano che impara ad amare gli altri cercando l’interesse comune piuttosto che il proprio.

Quindi aggiungendo questi cerchi concentrici l’uno dentro l’altro si arriva al cerchio più interno, quello che dà un senso a tutta la nostra vita cristiana…

Infatti cosa saremmo senza l’amore per eccellenza, quello che Gesù Cristo ci ha mostrato proprio sulla croce, quello di chi è pronto a sacrificarsi per l’altro?

Questa struttura che abbiamo ottenuto, che io chiamo “il cerchio della fede”, evidenzia una realtà che deve essere chiara a ogni credente. Non possiamo accontentarci infatti di manifestare una di queste caratteristiche e rinunciare ad un’altra, perché tutte queste caratteristiche fanno già parte del cerchio della fede, dal momento in cui abbiamo ricevuto la vita di Dio in Dio attraverso il suo Spirito Santo. Ciò che siamo chiamati a fare è mettere ogni cura nello svilupparle, come un seme che cresce e porta frutto.

Ognuno di noi fa un percorso diverso ed è possibile che questi cerchi concentrici si sviluppino in modo e proporzioni diverse, ma essendo caratteristiche dello Spirito Santo, comunque fanno parte di noi.

Queste caratteristiche sono importanti per la crescita cristiana. Infatti Pietro infatti prosegue così nel versetto 8:

Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo. (2 Pietro 1,8)

Dalla fede all’amore, cerchio dopo cerchio, goccia dopo goccia, ingrediente dopo ingrediente, il cristiano non sarà né pigro né sterile ma sarà fervente e porterà frutto, conoscendo sempre meglio Gesù Cristo proprio sviluppando un carattere che assomiglia sempre di più a quello del proprio salvatore.

E, cosa succede se un credente non manifesta queste caratteristiche nella sua fede? Pietro spiegò questa situazione con un’analogia che troviamo nel versetto 9

Ma colui che non ha queste cose, è cieco oppure miope, avendo dimenticato di essere stato purificato dei suoi vecchi peccati.  (2 Pietro 1,9)

Sostanzialmente è come se quella persona si fosse dimenticata di ciò che Dio ha fatto per lui. È come una persona miope, dalla vista corta. Può succedere davvero?

Queste parole di Pietro suonano come una provocazione ironica. Non credo che una persona possa dimenticarsi davvero di ciò che Dio ha fatto per lui se è un vero credente che ha ricevuto lo Spirito di Dio, però a volte i credenti possono essere talmente presi da cose secondarie da trascurare la loro vita spirituale, la loro comunione con il Signore, e allora non ci mettono tanto impegno nel manifestare queste virtù cristiane.

Il risultato di questa trascuratezza è una vita cristiana misera, non soddisfacente.

Infatti se una persona non sviluppa bene queste caratteristiche ma a comunque fede nel Signore Gesù, nessuno potrà comunque mettere in dubbio che Gesù è morto per i suoi peccati. La vita eterna non dipende dal modo in cui queste caratteristiche si sviluppano, ma dipende dalla persona e dall’opera di Gesù.

Quindi perché impegnarsi? Possiamo dire che se queste caratteristiche sono ben sviluppate, ci accompagneranno nella nostra vita con il Signore e renderanno la nostra vita più serena fino alla fine dei nostri giorni. Ricordiamoci che il peccato nella vita di un credente porta sempre dei problemi e ogni credente che non ha cura della sua vita spirituale e di questo “cerchio della fede” non vivrà mai pienamente le gioie della vita cristiana.

Ecco perché Pietro conclude così questa sezione:

Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai. In questo modo infatti vi sarà ampiamente concesso l’ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. (2 Pietro 1,10-11)

Tutti i credenti arrivano al traguardo che il Signore Gesù ha conquistato per loro, ma c’è modo e modo di arrivare.

Tutte queste caratteristiche che troviamo in questo cerchio ideale che abbiamo disegnato aiutano proprio a non inciampare. Se non ci curiamo di queste cose, inciamperemo continuamente e la nostra vita da cristiani sarà quasi indistinguibile da quello di un non credente. Purtroppo ho conosciuto molti cristiani in queste condizioni, persone che non riuscivano davvero a gustare la gioia della vita cristiana.

Il desiderio di Pietro era però che i suoi lettori avessero una vita piena di soddisfazioni, una vita durante la quale il loro rapporto con Dio progredisse sempre di più in modo che essi potessero arrivare alla fine della loro vita, pronti a incontrare il Signore senza paura. Essi si preparano a fare il loro ingresso nel regno di Dio non in modo incerto e timido, come tizzoni scampati per un pelo dal fuoco, ma come Figli di Dio che sono confidenti e sereni, consci di aver servito il Signore, consci del premio che il Signore ha riservato per loro.

Spero proprio che quello possa essere il tipo di ingresso nel mondo a venire che accompagni la mia e la tua vita.

2 Lettera di Pietro

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