Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Una fede preziosa

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This entry is parte 1 di 8 in the series 2 Lettera di Pietro

(Testo di riferimento: 2 Pietro 1,1-4 –  La Bibbia)

Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate nella conoscenza di Dio e di Gesù, il nostro Signore. (2 Pietro 1,1-2) La seconda lettera di Pietro comincia in questo modo. Ma perché la fede è così preziosa? E poi, fede in che cosa?

Questo è il primo episodio della serie “Fede sotto attacco” basata sulla seconda lettera di Pietro che troviamo nella bibbia.

Mentre la prima lettera di Pietro era stata scritta per incoraggiare i cristiani nella persecuzione, quindi per incoraggiarli ad affrontare i pericoli che venivano dall’esterno della comunità cristiana, questa seconda lettera è focalizzata soprattutto sulla fede cristiana e sui pericoli che possono venire dall’interno, ovvero sulle possibili eresie che potevano portare le persone lontano dalla fede in Gesù.

Simon Pietro, rivolgendosi ai suoi lettori, si presenta umilmente come un semplice servo e come un apostolo, ovvero un inviato di Gesù nel mondo per portare il suo vangelo, la sua buona notizia.

Infatti la fede che avevano in comune Pietro e i suoi lettori era preziosa perché era fede nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo. Quella giustizia si era manifestata in modo straordinario sulla croce dove Gesù aveva dato la sua vita proprio per portare su di sé la condanna di morte che spettava a tutti gli uomini a causa del peccato. E se la condanna è stata pagata, giustizia è fatta e di quella giustizia potevano goderne i benefici tutti coloro che avevano fede in Gesù. Questa era davvero una buona notizia! Cominciate a capire perché è una fede davvero preziosa?

Ora, penso che abbiate notato che Pietro si riferisce a Gesù chiamandolo Dio e Salvatore. Poi, nel secondo versetto parla della conoscenza di Dio e di Gesù nostro Signore. Nel primo versetto Pietro sembra esprimere in modo molto evidente la doppia natura di Gesù, divina ed umana, mentre nel secondo versetto sembra più interessato a mettere in luce Gesù come persona distinta. Si noti però che anche nel secondo versetto la persona di Dio e la persona di Gesù nostro Signore sono poste sullo stesso piano, perché la conoscenza di uno deve andare di pari passo con la conoscenza dell’altro.

Questo è in effetti uno dei tanti passi del nuovo testamento che ci mette davanti alla doppia natura, umana e divina, di Gesù, un tema affascinante, che scatena sempre polemiche e scetticismo. Gesù era Dio o era una persona distinta? Nei primi secoli i cristiani hanno dibattuto molto la questione e hanno compreso che Gesù è entrambe le cose: è Dio ed è una persona distinta, una manifestazione distinta della divinità, come lo è anche lo Spirito Santo. Ecco perché poi i cristiani hanno definito il concetto di “trinità”, parola che non si trova nella bibbia, con la quale però hanno cercato di spiegare ciò che era difficile spiegare.

Vista la natura non tecnica di questi articoli, non ho intenzione di addentrarmi troppo in questo argomento che andrebbe approfondito a parte. D’altra parte la divinità di Gesù va ben oltre singoli versetti come questi. Ad esempio, faccio notare che nel nuovo testamento, dopo la risurrezione di Gesù, si può osservare che gli apostoli compresero che Gesù non era un semplice uomo e, pur essendo Ebrei monoteisti, cominciarono ad invocarlo e anche a rivolgergli delle preghiere rivolgendosi a lui proprio come ci si rivolgeva a Dio stesso. Questo è un indizio molto importante.

Si veda ad esempio in Atti 7,59 l’invocazione di Stefano morente rivolta a Gesù: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» o si pensi al fatto che il nome di Gesù nel libro degli Atti viene continuamente invocato anche per compiere miracoli e guarigioni. Era un atteggiamento considerato blasfemo dagli altri Ebrei che non avevano creduto in Gesù, i quali ovviamente non si sarebbero mai rivolti in preghiera ad un angelo o ad un’altra creatura ma solo a Dio stesso. Se gli apostoli, Ebrei, pregavano Gesù, lo facevano quindi convinti della divinità di Gesù e si assumevano il rischio di essere considerati blasfemi dagli altri.

Detto questo, proseguiamo considerando che Cristo, o Messia come lo chiamavano gli Ebrei, è una parola che significa “Unto” e si riferiva appunto a uno che doveva essere Unto Re discendente del Re Davide, per ristabilire il Regno di Israele e per governare il mondo con giustizia. Gli Ebrei si aspettavano quindi un Re che, in particolare secondo la profezia di Daniele 7, avrebbe vissuto per sempre. quindi faticavano a conciliare tale concetto con la figura di un uomo che dava la sua vita per i peccati del popolo. Ecco perché molti non avevano creduto. Ma Pietro aveva compreso che Gesù era un Re speciale, un Re che era venuto per servire il suo popolo dando la sua vita per i suoi sudditi e poi era risorto dalla morte, dimostrando che era proprio quel Re destinato a vivere e regnare per sempre! Le aspettative messianiche degli Ebrei erano quindi state soddisfatte dalla risurrezione di Gesù, ma quelli che si erano fermati solo alla morte di Gesù, ovviamente erano rimasti delusi e lo avevano rifiutato.

Pietro saluta i suoi lettori che condividevano quella fede preziosa in Gesù con i consueti “grazia e pace” , che erano i caratteristici saluti greco ed ebraico rispettivamente, ma Pietro esprime qualcosa che va oltre il saluto, infatti egli crede che la grazia e la pace possano essere sperimentate dai suoi lettori proprio attraverso la conoscenza di Dio e di Gesù, ovvero attraverso un rapporto stretto con il Signore.

Poi continua così:

La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù.  (2 Pietro 1,3)

La fede in Gesù, la fede nella sua opera salvifica sulla croce era preziosa perché attraverso la conoscenza sperimentale della sua gloriosa persona e della sua opera virtuosa, il Signore ci ha donato con la sua potenza divina tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra vita spirituale e per la manifestazione concreta di tale vita nell’esperienza quotidiana, la cosiddetta pietà, una parola che significa “devozione al bene”.

La persona gloriosa di Gesù e la sua opera virtuosa sono infatti il mezzo attraverso cui possiamo appropriarci delle promesse di Dio.

Pietro continua infatti così:

Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza. (2 Pietro 1:4)

Prima di conoscere Cristo, tutti gli esseri umani vivono in quella che Pietro definisce la “corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza”. È una straordinaria definizione della realtà in cui l’uomo vive dopo la caduta. L’essere umano dopo il peccato vive infatti una condizione di corruzione, ovvero di disfacimento, che lo porta inesorabilmente verso la morte. Si trova in quella condizione a causa della concupiscenza, ovvero dei suoi desideri incontrollati che lo hanno portato a disubbidire a Dio. Hanno cominciato Adamo ed Eva, ma è un problema che tutto il genere umano si porta dietro.

Ma Dio vuole darci vita eterna, vuole ribaltare gli effetti del peccato. Gesù ha promesso vita eterna a tutti coloro che avrebbero creduto in Lui e poi ha dato la sua vita perché ciò potesse realizzarsi. Ha quindi senso che Pietro affermi che la persona di Gesù e la sua opera, la sua gloria e la sua virtù, siano il mezzo attraverso cui possiamo appropriarci delle promesse di Dio.

Quando riponiamo la nostra fede in Gesù, Dio ci dona la vita eterna, ci rende fruitori delle sue grandissime promesse ma fa anche molto di più! Infatti, come abbiamo letto, ci rende partecipi di se stesso. Sembra incredibile vero? Sembra incredibile che Dio possa renderci partecipi della sua natura divina, eppure è esattamente ciò che Gesù aveva detto quando aveva promesso ai suoi discepoli:

e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi. (Giovanni 14,16-17)

Gesù aveva detto che lo Spirito della verità, ovvero lo Spirito Santo, avrebbe dimorato con i suoi discepoli, anzi sarebbe stato in loro.

Infatti quando riponiamo la nostra fede in Gesù, sperimentiamo la nuova nascita con la quale lo Spirito Santo irrompe nella nostra vita, rendendoci partecipi della natura divina.

Molti pensano di potersi appropriare della vita eterna dandosi da fare per migliorare se stessi, per diventare delle brave persone. Ma le promesse di Dio possiamo riceverle solo come un suo dono attraverso la gloria e la virtù di Gesù. Ecco perché la fede in Gesù è una fede preziosa che cambia completamente le nostre prospettive e ci libera dal pensare di poterci guadagnare in qualche modo la vita eterna. La vita eterna è un dono di Dio che dobbiamo accettare.

Sì, è una fede preziosa quella che Pietro condivideva con i suoi lettori. E se abbiamo una relazione con Gesù, possiamo anche noi condividere quella medesima fede preziosa.

2 Lettera di Pietro

Il cerchio della fede

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