- Una fede preziosa
- Il cerchio della fede
- Testimoni efficaci
- Sai riconoscere una moneta falsa?
- Identikit di un falso profeta
- Fonti senz’acqua
- Dio non è in ritardo
- Verso la fine del mondo senza paura
(Testo di riferimento – 2 Pietro 2,1-9 – La Bibbia)
Però ci furono anche falsi profeti tra il popolo, come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si attireranno addosso una rovina immediata. (2 Pietro 2,1)
Mamma mia, che doccia fredda! eresie di perdizione, rinnegamento del Signore… Argomenti piuttosto pesanti… Ma di chi sta parlando Pietro?
Nel capitolo precedente Pietro aveva ricordato ai suoi lettori il fondamento della fede cristiana, la persona e l’opera di Gesù e poi li aveva esortati a progredire nella fede cristiana continuando a basarsi sulla testimonianza efficace degli apostoli e delle scritture.
In sostanza, Pietro, dopo aver spiegato qual’è l’antidoto e invitato i cristiani a procurarselo e ad averlo sempre con sé, è ora pronto a denunciare quali erano i serpenti velenosi contro i quali dovevano utilizzare quell’antidoto, cioè coloro che costituivano un pericolo per la fede. Questo è in effetti il tema centrale della seconda lettera di Pietro.
Pietro è cosciente che nella storia ci sono sempre state fedi alternative a quella nell’unico vero Dio Creatore dei cieli e della terra. Tutti i popoli dell’antichità erano idolatri e credevano in falsi dèi che spesso erano associati alle forze della natura.
Ma, per quanto possa sembrare strano, non sono quel tipo di religioni quelle che Pietro riteneva più pericolose per un cristiano. Infatti una persona che aveva abbracciato la fede cristiana e si era quindi identificata con Cristo e con la sua opera sulla croce, sapeva riconoscere piuttosto facilmente la differenza tra la sua fede e quella delle religioni idolatriche prevalenti in quell’epoca e in quella zona.
Ma qui Pietro sembra riferirsi a eresie che potevano infiltrarsi nella comunità cristiana e quindi potevano svilupparsi al suo interno.
Anche nell’antichità, i problemi più grossi in Israele erano venuti dalla presenza di falsi profeti all’interno del popolo di Israele più che dalla voce di quelli esterni.
Infatti Pietro si riferisce a eresie che si introducono occultamente nella comunità cristiana. In effetti la parola che in italiano viene tradotta “introdurre occultamente” deriva da un verbo che significa “portare dentro di nascosto”, quindi far filtrare all’interno in modo subdolo, senza dare nell’occhio. Penso sia facile comprendere che, quando la fede è sotto attacco dall’interno, diventa molto più complicato individuare il pericolo.
La parola “eresia” deriva semplicemente da una parola greca che non è direttamente associata al contesto cristiano, ma veniva usata in modo neutro ad esempio per riferirsi a differenti possibilità di pensiero, differenti scuole di pensiero filosofiche. Nel nuovo testamento viene normalmente usata in modo negativo per riferirsi a insegnamenti in contraddizione con l’insegnamento apostolico basato sui fatti di cui gli apostoli erano stati testimoni oculari e basato sull’insegnamento diretto di Gesù che gli apostoli avevano ricevuto.
L’apostolo Pietro si riferisce a eresie di perdizione, ovvero a insegnamenti che erano distruttivi per la fede cristiana e finivano per allontanare la gente dal vero vangelo di Gesù Cristo.
Queste eresie di fatto rinnegavano il Signore, ovvero minavano la persona e l’opera di Gesù Cristo. Gesù aveva dato la sua vita per loro, per riscattarli dai loro peccati, ma quelle persone si erano infiltrate in mezzo al popolo di Dio e si presentavano come fratelli, ma non si erano appropriati davvero dei benefici dell’opera di Cristo, quindi rimanevano nei loro peccati e andavano incontro alla rovina.
Il problema più grave era però l’influenza che quelle persone potevano avere anche su altri:
Molti li seguiranno nella loro dissolutezza; e a causa loro la via della verità sarà diffamata. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma la loro condanna già da tempo è all’opera e la loro rovina non si farà aspettare. (2 Pietro 2,2-3)
L’insegnamento e lo stile di vita di questi falsi profeti è evidentemente in contraddizione con la fede cristiana, ma in grado di influenzare altri. Di conseguenza la presenza di queste persone nella comunità era problematica perché il dilagare di insegnamenti e sopratutto di comportamenti immorali non coerenti con il vangelo di Cristo poteva addirittura mettere in cattiva luce tutto il messaggio cristiano agli occhi di coloro che si avvicinavano alla comunità.
Chiaramente Pietro usa parole molto dure, parole di condanna, perché non si stava riferendo a semplici opinioni o interpretazioni su argomenti difficili e secondari, ma proprio a insegnamenti e comportamenti che minavano la salvezza attraverso l’opera espiatoria di Gesù sulla croce e la speranza della risurrezione, fondamenta della fede cristiana. Si trattava quindi di insegnamenti che potevano impedire alle persone di realizzare la salvezza in Cristo pur trovandosi all’interno della comunità cristiana!
Pietro considera quelle persone dei falsi fratelli che non hanno realizzato la salvezza in Cristo e con le loro parole impediscono anche ad altri di essere salvati. Oltretutto essi usano le loro argomentazioni per avere un seguito traendo anche vantaggio, economico o di prestigio, nello sfruttare coloro che li seguono. Per questi motivi, Pietro non ha dubbi sulla rovina a cui andranno incontro quelle persone.
D’altra parte la storia narrata nelle scritture, confermava che Dio , a tempo debito, sarebbe intervenuto, come aveva già fatto in passato :
Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio; se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone, Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi; se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro opere inique), ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio; (2 Pietro 2:4-9)
Il ragionamento di Pietro è chiaro. Dio aveva agito nel passato imprigionando gli angeli che avevano peccato secondo quanto raccontato in Genesi 6.
A questo proposito ricordo che, come accade anche in 1 Pietro 3:18-22, Pietro, sembra fare riferimento ad una storia che è narrata in un libro molto popolare tra gli Ebrei in quel periodo, il libro di 1 Enoch (in particolare 6-15). Pur non essendo un libro ispirato da Dio e pur non appartenendo al canone, era molto conosciuto e tenuto in grande considerazione nel primo secolo anche dagli scrittori del nuovo testamento. In quel libro ci si riferisce ai guardiani o veglianti (secondo una terminologia usata anche nel libro di Daniele 4:13,17). Tali veglianti erano angeli che non avevano rispettato il proprio compito di sorveglianza ma, parallelamente al racconto di Genesi 6,1-4, avevano assunto forma umana e fornicato con le figlie degli uomini. Secondo quel racconto, tali angeli sarebbero stati confinati in attesa di giudizio, proprio ciò che Pietro afferma in questo brano.
Come ho già detto in altre occasioni, non deve stupirci il fatto che Pietro faccia riferimento a libri non ispirati. Sia nell’antico testamento che nel nuovo testamento ci sono riferimenti di questo tipo a sorgenti extra bibliche che, pur non essendo ispirate e non facendo parte del canone biblico, era ritenute attendibili dagli Ebrei o comunque utilizzabili per fare analogie. Si pensi ad esempio a Numeri 21,14 che cita il “libro delle guerre del Signore” o a Paolo che a volte cita anche poeti greci (vedi Tito 1,12).
Tra l’altro quegli avvenimenti risalgono proprio ai tempi prima di Noè e, nel racconto della Genesi, fanno da preludio alla decisione di Dio di condannare l’umanità con il diluvio (vedi Genesi 6,1-7). Pietro utilizza proprio il riferimento al diluvio come ulteriore esempio del giudizio di Dio sugli empi.
Un ulteriore esempio di giudizio è quello che Dio aveva attuato nei confronti di Sodoma e Gomorra.
Tutti questi esempi del modo in cui Dio aveva agito nel passato dovevano servire come esempi anche per il futuro. Pertanto Pietro si aspettava che, allo stesso modo, coloro che si stavano comportando empiamente, disprezzando Cristo e introducendo nella comunità cristiana insegnamenti e comportamenti che sminuivano l’opera di Gesù, sarebbero stati condannati da Dio.
Ovviamente c’è anche l’altro lato della medaglia. Noè si era distinto dai suoi contemporanei per la sua fede nel Signore e Lot si era distinto dai suoi concittadini di Sodoma, non condividendo le loro opere ma soffrendo a causa della malvagità che lo circondava. Come Dio aveva risparmiato Noè e i suoi famigliari al tempo del diluvio e aveva risparmiato Lot quando venne giudicata la città di Sodoma in cui abitava, il Signore avrebbe saputo distinguere i giusti dagli ingiusti, coloro che confidano in Lui da coloro che sono ribelli nei suoi confronti.
Pietro non aveva dubbi sul fatto che il giudizio di Dio sarebbe stato giusto e alla fine coloro che avevano vissuto la loro fede cristiana confidando nella salvezza di Cristo e camminando seguendo le sue orme, sarebbero stati ben distinti da coloro che, pur infiltrandosi nella comunità cristiana, di fatto avevano disprezzato il vangelo che gli apostoli avevano predicato, vivendo in modo empio e seguendo le proprie vie.
In conclusione Pietro, ispirato dal Signore, fu spinto ad avvertire la comunità cristiana da possibili infiltrazioni che potevano danneggiare la comunità dall’interno e quindi potevano essere particolarmente pericolose. Probabilmente già nel primo secolo, nell’epoca in cui queste parole sono state scritte, c’era questo pericolo, ma ovviamente si tratta di un pericolo che ha sempre accompagnato la comunità cristiana nei secoli fino ai nostri giorni.
Si potrebbe spendere molto tempo a descrivere tutte le eresie che si sono infiltrate nella comunità cristiana nel corso dei secoli, ma sarebbe come tentare di descrivere tutte le monete false, un compito impossibile.
Pietro nel primo capitolo di questa lettera ha invece scelto di descrivere bene la moneta vera che si basa sulla salvezza che può essere ottenuta solo ed esclusivamente per fede attraverso la persona gloriosa e l’opera virtuosa di Gesù (vedi 2 Pietro 1:3). Tale fede si manifesta poi, tramite l’opera dello Spirito Santo nel credente, con virtù, conoscenza, autocontrollo, pazienza, pietà, affetto fraterno, amore, tutte quelle caratteristiche descritte in 2 Pietro 1:5-7.
Quando ci imbattiamo in insegnamenti e comportamenti che esaltano i meriti dell’uomo e sminuiscono la completezza e la sufficienza dell’opera di Gesù per la salvezza o promuovono il peccato in tutte le sue forme e non producono il buon frutto che lo Spirito Santo dovrebbe produrre nella vita delle persone, facciamo bene ad insospettirci: tutte queste cose puzzano di monete false.
Che Dio ci dia sempre il discernimento per distinguere l’unica moneta vera da tutte quelle false.


Lascia un commento