(Testo di riferimento – 2 Pietro 2,17-22 – La Bibbia)
Carissimi, questa è già la seconda lettera che vi scrivo; e in entrambe io tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria, perché vi ricordiate le parole già dette dai santi profeti, e il comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli. (2 Pietro 3,1-2)
Pietro ha scritto due lettere per tenere desta la mente dei suoi lettori affinché rimanessero fermi nella fede. Lo abbiamo detto fin dai primi episodi. Essi dovevano conoscere bene la moneta vera per saper riconoscere quelle false. Ma Pietro sapeva che, con il passare del tempo, sarebbe stato sempre più difficile. Perché?
Nella prima parte di questa lettera Pietro aveva insistito sui fondamenti, sul valore delle scritture e quindi della parola profetica, e sull’insegnamento di Gesù trasmesso dagli apostoli.
Nell’avvicinarsi alla conclusione di questa seconda lettera, Pietro ribadisce la necessità di essere ancorati alle scritture e all’insegnamento apostolico per resistere agli attacchi.
La fede cristiana è sempre stata sotto attacco ma, più sarebbe passato del tempo, peggio sarebbero andate le cose.
Oggi, a distanza di duemila anni, possiamo capire molto bene questa esortazione finale di Pietro perché siamo costantemente immersi in un clima di scetticismo nei confronti del cristianesimo.
Leggiamo come prosegue il brano.
Sappiate questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi e diranno: «Dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione». (2 Pietro 3:3-4)
Dov’è la promessa della sua venuta? Gesù ha promesso che sarebbe tornato ma il tempo passa e non succede proprio nulla. Possiamo fidarci delle sue promesse?
Nel primo secolo la testimonianza apostolica, come vediamo nel libro degli Atti, aveva una forza straordinaria perché erano ancora vivi i testimoni oculari. Coloro che erano stati testimoni oculari della morte di Gesù e poi lo avevano visto risorto, non potevano avere dubbi. La loro fede era basata su fatti concreti e quindi anche la loro speranza era ben fondata. Se Gesù era risorto, essi sapevano per certo che egli aveva il potere di far risorgere anche loro.
Ma Pietro sapeva che presto quella generazione se ne sarebbe andata e i credenti delle generazioni seguenti, sempre più lontani dai testimoni oculari, si sarebbero trovati a lottare con lo scetticismo presente intorno a loro.
Oggi, a distanza di duemila anni, dalla prima venuta di Gesù, a maggior ragione, lo scetticismo sembra sempre più crescente. Il cristianesimo è considerato ormai superato da molti, assimilato ad una religione come tante altre che in qualche modo ha fatto il suo tempo. Il mondo va per la sua strada e del ritorno di Gesù sembra non esserci traccia. Ha ancora senso essere cristiani? Ha ancora senso fidarsi delle promesse di Gesù?
Ecco perché i fondamenti sono importanti. Ecco perché le scritture e l’insegnamento apostolico dovevano e devono essere il riferimento della comunità cristiana ancora oggi. Persino lo scetticismo è previsto nella bibbia. Dio non è colto di sorpresa.
Ma qual’è la risposta di Pietro alle domande provocanti degli scettici?
Ma costoro dimenticano volontariamente che nel passato, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall’acqua e sussistente in mezzo all’acqua; e che, per queste stesse cause, il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì; mentre i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi. (2 Pietro 3,5-7)
Pietro ritorna all’inizio della storia umana. Egli ricorda che l’universo e in particolare la terra su cui abitiamo esiste per volere di Dio. Tutti i processi naturali che conosciamo si sono messi in moto per volere di Dio, tramite la sua parola. All’inizio della Genesi la terra è descritta come ricoperta dalle acque, ma poi Dio stabilì che era il momento di fare ordine mettendo in moto, tra l’altro, i meccanismi che portarono all’emergere delle terre asciutte. Ma quando , dopo alcune generazioni, Dio vide che l’uomo si stava sempre più allontanando da lui, intervenne nello stesso modo, tramite la sua parola e tramite l’acqua, ricoprendo con il diluvio la terra che, in qualche modo, ritornò ad una condizione analoga a quella di partenza.
Pietro non ha dubbi. Molti possono essere scettici, ma la medesima parola che in poco tempo fu in grado di annientare gli uomini ai tempi di Noè, quando meno essi se l’aspettano, sarà in grado di giudicare gli empi e annientarli di nuovo alla fine dei tempi. L’immagine del fuoco fa pensare ad alcune profezie dell’antico testamento ma soprattutto all’Apocalisse che descrive lo stagno di fuoco con cui il giudizio di Dio si manifesterà in maniera definitiva contro tutti i suoi nemici prima che i cieli e la terra attuali lascino il posto a nuovi cieli e nuova terra (vedi Apocalisse 20-21).
Insomma Dio ha già dimostrato in passato di poter intervenire nel momento più opportuno. Perché allora ciò non è ancora avvenuto? Dio si è dimenticato? Perché Gesù non è ancora tornato? Perché sono già passati circa duemila anni dalla sua prima venuta?
La risposta di Pietro è sorprendente.
Ma voi, carissimi, non dimenticate quest’unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno. Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento. (2 Pietro 3,8-9)
Meraviglioso. Per il Signore quello che a noi sembra un grande periodo di tempo è invece un tempo irrilevante. Mille anni o un giorno… che differenza fa per Lui? Egli esiste al di fuori del tempo, Egli è Eterno.
Il tempo è la dimensione in cui noi viviamo, è la dimensione attraverso cui noi misuriamo le nostre vite, qualcosa che Dio ha creato proprio per noi. Ma il Signore ha il passato, il presente e il futuro contemporaneamente davanti agli occhi. Dio non è in ritardo. Dio non si è dimenticato. Piuttosto, Dio ci ama e vuole dare ad una grande quantità di esseri umani la possibilità di riconciliarsi con Lui.
Questa è la straordinaria conclusione di Pietro. Dio è paziente proprio perché vuole che molti che ora sono scettici abbiano invece la possibilità di ravvedersi e di conoscerlo. Questo è il Dio di cui parla la bibbia, un Dio che ama le sue creature e vuole che tante di esse possano andare verso di Lui.
La comunità cristiana di oggi, così’ come la comunità del primo secolo, si trova costantemente a difendere, a fornire ragioni per la propria fede in un mondo scettico. Ma è incoraggiante sapere che lo scopo finale di Dio è proprio quello di conquistare gli scettici, di dare ad ognuno di loro la possibilità di conoscerlo.
Rimanendo fermi nella nostra fede, conoscendo le scritture e i fatti che ci sono stati tramandati dagli apostoli e che sono arrivati fino a noi, non lasciamoci smuovere e non lasciamoci scoraggiare dai contestatori. La fede è sotto attacco? Certo. Allora difendiamola. La verità non ha mai paura di essere smentita perché saranno sempre i fatti a darle ragione. E, se nel passato, Dio attraverso i fatti ha confermato le sue promesse, possiamo essere certi che lo farà anche in futuro.


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