- Gesù Cristo è esistito? cosa ne pensano gli storici?
- Esistenza di Gesù: le fonti che gli storici non hanno
- Testimonianze antiche della storicità di Gesù
- I vangeli hanno un valore storico?
- Le lettere di Paolo e la storicità di Gesù
- Nazareth esisteva davvero?
- Pilato e Gesù: una storia credibile?
- Il processo di Gesù nel sinedrio è credibile?
- Gesù è un mito copiato da altri miti antichi?
La storia di Gesù è solo una copia elaborata da altri miti dell’antichità? Questa è una teoria che era in voga nel diciannovesimo secolo, ma ormai dovrebbe essere considerata superata dagli studi successivi, tuttavia è tornata alla ribalta negli ultimi decenni attraverso trasmissioni tv, film, libri…
Così, ancora oggi può capitare di imbattervi in qualcuno che , influenzato da vignette o video trovati sui social media, vi dice che la storia di Gesù non è originale ma solo una copia da varie divinità.
Queste teorie si possono riassumere così: la storia di Gesù è in fondo un mito copiato da altri miti, la nascita da una vergine, i miracoli, la morte e la risurrezione, i dodici apostoli. Tutte queste cose si troverebbero in realtà in altre storie antiche da cui sarebbero state copiate. Sono diverse le divinità dalle quali sarebbe stata attinta la storia di Gesù: Mitra, Horus, Osiride, Adone, Dionisio, Krishna… e chi più ne ha più ne metta.
Sono teorie che hanno un senso oppure no? Come possiamo rispondere?
Gesù è solo una copia di altri miti? Può capitare di imbattersi in vignette comparative tra Gesù e altre divinità con affermazioni che sembrerebbero mettere in evidenza strabilianti coincidenze inerenti la nascita, la morte, la risurrezione di Gesù, i miracoli, i dodici apostoli…
Il problema è che, come capita per altre cose che girano attraverso internet, è molto facile rimanere impressionati senza riuscire a distinguere se una notizia sia vera oppure falsa. Come possiamo sapere come stanno le cose?
Proviamo a dare alcuni consigli, che poi sono i consigli che gli studiosi seri danno per affrontare questo tipo di argomentazioni.
Quando ci si trova di fronte a queste affermazioni, ciò che non dobbiamo fare è prenderle per buone senza fare ulteriori ricerche. Questo è un consiglio che in generale vale per qualunque tipo di informazione che riceviamo attraverso i media. Il pericolo fake news è sempre dietro l’angolo.
Il primo consiglio è quindi quello di verificare sempre come stanno le cose. Bisogna andare alle fonti. Per quanto riguarda la storia di Gesù, nei paesi occidentali è piuttosto facile procurarsi un vangelo e verificare cosa c’è effettivamente scritto. Ma chi diffonde queste teorie, magari attraverso delle vignette su internet, sa che la maggior parte delle persone in occidente non sa nulla di Horus, Mitra, Osiride o Khrishna e la maggior parte delle persone non fa alcuno sforzo per verificare le informazioni in cui si imbatte.
L’unico modo per sapere se ciò che ci viene detto è vero è quindi quello di procurarci informazioni di prima mano, attraverso dei libri ad esempio, sui personaggi e le religioni in questione. Leggete la storia di queste divinità e vedrete con i vostri occhi come stanno davvero le cose. Non accontentatevi di qualche informazione trovata su internet o vista in un film, ma procuratevi, ad esempio, dei libri specifici che parlino della religione che volete approfondire.
Ad esempio se si parla di Horus od Osiride, al giorno d’oggi, è piuttosto facile attraverso internet procurarsi il cosiddetto “libro dei morti” egiziano in cui si parla di queste cose. E’ un documento scritto in originale con geroglifici ma ormai è stato tradotto da parecchio tempo. Cosa troverete? Troverete che le similarità non sono così marcate come vorrebbero farvi credere.Troverete che le similarità, qualora ci siano, sono molto esagerate da parte di chi diffonde queste teorie. Il più delle volte vengono enfatizzate similarità che sono appena abbozzate, ma altre volte addirittura si tratta di similarità completamente inventate, non riscontrabili in alcuna fonte. Il fatto è che a volte, chi prepara queste vignette da diffondere su internet per denigrare la storia di Gesù, a sua volta riporta semplicemente informazioni lette su siti internet senza nemmeno verificare egli stesso la fonte.
Una volta che avete accesso alla storia di questi personaggi, possibilmente attraverso fonti primarie come nel caso del “libro dei morti” egiziano, confrontatele con la storia di Gesù e vedrete voi stessi se le storie sono uguali.
Avete sentito dire che la tale divinità aveva 12 discepoli fidati, ha sacrificato se stesso per salvare il mondo, è stato messo in una tomba e dopo tre giorni è risorto? Bene, verificate se le cose stanno così. Ovviamente, diventa difficile farlo per qualunque religione possibile, ma potete farlo almeno per qualcuna giusto per capire come funzionano questo tipo di argomentazioni.
Faccio qualche esempio rapido inerente la risurrezione di Gesù. La risurrezione di Gesù è copiata da altre divinità? Qualcuno dice che è uguale alla storia di Osiride… Ma leggendo la sua storia, apprendiamo che Osiride muore e diventa dio del regno dei morti. E comunque, si tenga anche conto che ci si imbatte in versioni diverse relative a divinità come Horus od Osiride con l’evolversi delle dinastie egiziane. Ma comunque, in qualunque versione, la storia di Osiride non assomiglia per nulla alla tradizione cristiana inerente la risurrezione corporale di Gesù che si mostra ai suoi discepoli in questo mondo.
Oppure prendiamo Adone, un altro esempio classico. Il mito di Adone ci dice che Adone muore ogni anno e sta nel mondo dei morti per metà anno e risorge ogni anno per metà anno. Ma perché lo fa? Perché ci sono due divinità femminili che lo amano e se lo contendono .Persefone lo vuole nell’altro mondo mentre Afrodite lo vuole in questo mondo per l’altra metà dell’anno. Così Adone deve gestire il suo tempo tra queste due spasimanti. Ma, onestamente, vi sembra che ci sia davvero qualcosa di simile alla storia di Gesù?
Facciamo un altro esempio. Gesù è stato copiato da Mitra? Spesso si dice che Mitra è un culto molto antico e risale almeno a qualche secolo prima di Gesù… Ma in realtà gli studiosi evidenziano che ci sono diversi tipi di Mitraismo e nessuno di essi ha nulla a che vedere con il cristianesimo. Il Mitra a cui spesso ci si riferisce è quello del culto romano in cui in effetti ci sono alcune similitudini, proprio perché quel culto mitraico si sviluppa soprattutto quando il cristianesimo era già in essere.
Il fatto è che il culto mitraico non ha lasciato scritti di alcun tipo. Tutte le informazioni che si hanno sono basate su immagini trovate in qualche caverna, disegni, sculture. In realtà i primi documenti che parlano di mitraismo risalgono almeno al secondo secolo dopo Cristo e, la maggior parte delle informazioni che abbiamo sul Mitraismo sono proprio quelle del terzo e quarto secolo dove sono i cristiani stessi a denunciare questo culto perché scimmiotta alcuni riti cristiani. Comunque sia, quando si confronta la storia di Gesù dalla bibbia con ciò che si sa di Mitra, in realtà le similitudini sono molto meno di quanto si vorrebbe far credere.
Sentirete dire che Mitra è nato da una vergine, ma in realtà Mitra è nato da una roccia in una montagna con una torcia in mano e un pugnale nell’altra… Non è che asomigli proprio alla nascita da una vergine… Vi diranno che Mitra aveva 12 discepoli ma è un’invenzione infatti esiste un rilievo trovato in una caverna con Mitra circondato da 12 figure, ma gli studiosi di mitraismo spiegano che quelle figure probabilmente rappresentano lo zodiaco, Oltretutto si tratta di un rilievo posteriore alla nascita della cristianità quindi non sarebbe comunque rilevante per spiegare i dodici discepoli di Gesù. Sentirete poi dire che Mitra ha sacrificato se stesso per la pace nel mondo, ma Mitra non ha sacrificato se stesso, tutte le rappresentazioni che troverete lo raffigurano con un coltello in mano mentre uccide un toro, infatti il sangue della redenzione di cui si parlerebbe in una scritta del 200 d.c. sarebbe quello del toro… sentirete poi dire che Mitra è stato messo in una tomba ma è resuscitato dopo 3 giorni, ma come abbiamo già detto non risulta da nessuna tradizione mitraica che Mitra sia nemmeno morto, quindi se non è morto come potrebbe risuscitare? Riferimenti alla morte di Mitra sono senz’altro posteriori alla nascita del cristianesimo e quindi in tale caso sarebbe il mitraismo ad aver copiato dal cristianesimo.
Probabilmente sul canale farò alcuni video short di 1 minuto per un rapido confronto tra Gesù e diverse divinità a cui viene generalmente associato, giusto per dare qualche riferimento rapido. In questo video ho comunque voluto darvi qualche esempio per capire il meccanismo dietro questo tipo di affermazioni. A volte sono proprio informazioni inventate di sana pianta, mentre altre volte ci sono delle similitudini che vengono enfatizzate, ma poi quando si approfondisce l’aspetto specifico si vede che le differenze superano di gran lunga le similitudini.
Per quanto riguarda le similitudini, non bisogna dimenticare che uno studio comparativo delle varie religioni antiche porterebbe comunque ad identificare dei tratti comuni. Ad esempio molte religioni credono in una forma di aldilà, molte religioni si rendono conto che questo mondo ha un problema che in qualche modo deve essere risolto e , nel tentare di rispondere al male che c’è nel mondo, molte religioni ipotizzano che deve esserci qualcosa di più oltre a ciò che vediamo. Così l’idea di salvezza, di qualcuno che ci tiri fuori di qui potrebbe essere un pensiero comune a molte religioni. Questo tipo di pensieri si riscontrano in vari modi nel corso della storia dell’umanità.
In molte religioni si attribuiscono miracoli alle divinità, o si enfatizza la loro regalità. Ma tutto questo non deve stupire perché in tutte le civiltà dell’antico medio oriente era piuttosto comune che i Re fossero associati alla divinità ed era piuttosto ovvio che da una divinità ci si aspettasse miracoli, interventi soprannaturali. Anche se in molte divinità si possono trovare alcuni tratti vagamente simili a Gesù, non si può dire che ci sia una divinità antica da cui sia stata copiata la storia di Gesù. questo è semplicemente falso e nessuno studioso serio vi dirà mai una cosa del genere. Vedere alcune similarità non esaurisce la comparazione, occorre anche esaminare con attenzione i dettagli, le differenze.
Infatti chi diffonde queste idee per denigrare l’originalità di Gesù, tende ad esagerare le similitudini, scegliendo alcune informazioni e omettendone altre. E’ come se io vi dicessi che un cavallo e un elefante sono identici perché sono entrambi quadrupedi. Certo, sono entrambi quadrupedi ma hanno anche tante differenze che ci permettono di distinguerli! Allo stesso modo, nel contesto culturale antico, in tante religioni si trovano templi, credenze in divinità e forze miracolose, ma ci sono anche profonde differenze tra una religione e l’altra. In Atti 17, l’apostolo Paolo dà ad esempio per scontato che ci sia una base religiosa comune per gli esseri umani, tuttavia nel suo discorso agli Ateniesi mette in luce le differenze importanti tra gli dèi oggetto delle loro credenze e il vero Dio che ha fatto i cieli e la terra! Paolo si rendeva conto che essi cercavano Dio ma non lo conoscevano davvero! E per introdurre Gesù, egli si riferì ad un piano di Dio che si sviluppa nella storia e che coinvolge tutti gli esseri umani.
Quando si legge la bibbia, ci si rende conto che gli Israeliti stessi, il popolo dal quale è venuto Gesù, vivevano nell’antico medio oriente e condividevano molti tratti con quelle culture. Non devono quindi stupirci le similarità in alcune cose. Ma sono proprio le differenze che contano!
Ad esempio, anche se nel culto stesso di Israele si ritrovano dei rituali che possono ricordare rituali di altre religioni, sono proprio le particolarità del Dio di Israele e del suo culto che dovrebbero attirare la nostra attenzione.
Il mondo che circondava Israele, il mondo in cui i miti antichi sono fioriti, era caratterizzato infatti da una visione del mondo basata sulla “continuità”, un assunto filosofico che asserisce che le cose che si vedono sono in continuità con ciò che non si vede. Tutto ciò che esiste è parte di altro e non c’è una vera distinzione tra il divino e l’umano. Badate bene che questo assunto lo si ritrova ancora oggi in alcune filosofie e religioni moderne…
Come alcuni studiosi spiegano, in tale concezione non c’era un confine netto tra divinità, natura e umanità. Spesso queste religioni si basano sul ciclo della vita per cui l’inverno è la morte e la primavera è la risurrezione. Ci sono poi un sacco di riferimenti sessuali nei miti pagani connessi con la fertilità della terra. La natura è parte della divinità e ha anche parte delle caratteristiche umane. Spesso i re, i governanti diventano divini. Ripeto, non c’è un vero confine tra l’umano e il divino, infatti spesso ci si imbatte in semidei.
Il fatto che non ci sia un confine netto è particolarmente evidente negli idoli costruiti dagli esseri umani. Tali idoli di legno o di altro materiale rappresentano il Dio, sono un’immagine di Dio. Normalmente, dopo la costruzione dell’idolo c’erano rituali attraverso i quali si pensava che il dio invisibile venisse ad abitare nell’idolo e quindi nel tempio. Di fatto l’idolo diventava Dio perché il simbolo diventava realtà. Dio e l’idolo avevano quindi la medesima essenza. Ciò che veniva fatto all’idolo era come se venisse fatto al dio stesso che stava dietro all’idolo. Oltretutto normalmente i popoli dell’antichità credevano in un rapporto con la divinità basato su una sorta di simbiosi. Essi dovevano fare stare bene la divinità affinché la divinità facesse stare bene loro. Si creava una certa interdipendenza. Ecco perché essi portavano da mangiare o offrivano sacrifici direttamente a quegli idoli aspettandosi che in tal modo la divinità si mostrasse favorevole. L’uso della magia o di danze rituali veniva spesso utilizzato per interagire con la realtà spirituale, con l’obiettivo di manipolare la divinità e costringerla ad essere favorevole. Se il rito era fatto in un certo modo, il risultato era in qualche modo garantito.
La bibbia normalmente è molto critica proprio nei confronti di quel modo pagano di interpretare la realtà, infatti propone una visione del mondo molto diversa. Innanzitutto il Dio che si rivela nella bibbia, il Dio che si rivela al popolo di Israele, è un Dio trascendente. Un Dio trascendente non è mai da confondersi con la creazione, non c’è continuità tra lui e la creazione. Ecco perché gli Israeliti non dovevano costruire immagini da mettere in un tempio. Infatti la divinità non sarebbe mai andata ad abitare nell’idolo come credevano invece i popoli circostanti. Dio permise ad Israele di costruirgli un tempio come facevano anche le altre civiltà, ma l’assenza di un’immagine, ovvero di un idolo che rappresentasse, la divinità differenziava il culto di Israele dai vicini. La trascendenza ci parla di una barriera tra Dio e la creazione, tra il divino e l’umano. Per la bibbia un idolo rimane un pezzo di legno e non può essere Dio. Dio non può essere nel pezzo di legno e non può essere manipolato attraverso rituali magici. Il mondo esiste come creazione di Dio e Dio è presente nel mondo, ma Dio non fa parte del mondo, non fa parte dell’universo che ha creato. Dio esiste fuori dal tempo e non è limitato dallo spazio.
Inoltre Il Re, nella storia di Israele, rappresenta Dio ma il re rimane comunque un uomo, non è mai Dio. Non a caso, l’unico Re che viene presentato come Dio, avente in se stesso l’essenza di Dio, è proprio Gesù stesso che infatti i cristiani riconoscono come vero uomo ma anche vero Dio.
Come abbiamo detto le religioni che si basano sulla continuità tra umano e divino si riferiscono spesso a rituali che hanno proprio lo scopo di manipolare, di condizionare la divinità. Nella bibbia vediamo invece un Dio che porta avanti il suo piano nella storia, ma non ha bisogno dell’uomo per la sua sussistenza e non si lascia manipolare da nessuno. Non c’è una vera simbiosi tra Dio e l’uomo, Dio non ha bisogno di essere nutrito dall’uomo e i sacrifici che gli vengono presentati non possono manipolarlo per renderlo favorevole. Da cosa lo sappiamo? Negli scritti profetici troviamo spesso i profeti che denunciano l’incoerenza del popolo di Israele che dal punto di vista rituale sembra ineccepibile, offrendo i sacrifici, ma in effetti la loro relazione con Dio risulta superficiale. Il Dio della bibbia è più interessato alla loro fede in Lui e, al loro comportamento nelle cose di tutti i giorni, piuttosto che ai loro sacrifici. In brani come Isaia 1:11, Geremia 6:20, Dio attraverso i profeti esprime infatti disprezzo per i loro sacrifici quando non sono accompagnati da un cuore che lo onora. In brani come deuteronomio 10:16 l’invito è a circoncidere i propri cuori, quindi ad essere rinnovati nell’interiore. Non è solo una questione di fare dei riti ed ottenere qualcosa in cambio, ma è una questione di stabilire un rapporto di fiducia e dipendenza nei confronti di Dio. Dio vuole che essi abbiano delle aspettative nei suoi confronti come un figlio ha delle aspettative nei confronti di un padre, non come qualcuno che esegue dei riti in modo automatico aspettandosi che Dio faccia la sua parte.
Anche se Dio permette all’uomo di costruirgli un tempio, non lo fa perché ne ha bisogno, ma viene incontro alle esigenze dell’uomo con una struttura che gli è familiare, una struttura che l’uomo può comprendere. In realtà, il Dio della bibbia non ha bisogno di templi, come lo stesso apostolo Paolo argomenterà nel presentare il Dio creatore dei cieli e della terra agli Ateniesi. In atti 17:24-25 leggiamo infatti: “ Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo; e non è servito dalle mani dell’uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa.”
Tutte le civiltà antiche avevano templi in cui la realtà spirituale incontrava quella visibile, in cui la divinità veniva ad abitare per stare in mezzo agli uomini. Il tempio in Israele era quindi culturalmente comprensibile anche agli altri popoli, ma non sono le similitudini quelle che devono colpire, piuttosto le differenze: infatti, come dicevamo prima, non c’erano idoli, non c’erano immagini di Dio nel tempio e questo lo rendeva unico nel suo genere.
C’è poi un altro aspetto importante che differenzia il racconto biblico e anche la storia di Gesù nel nuovo testamento da tutti i miti delle religioni antiche. Tutte le figure mitiche esistono in un passato molto distante e vago, un po’ come nelle favole. c’era una volta… Non ci sono mai riferimenti precisi di tempo e di luogo. Nessuno si preoccupa nemmeno di verificare che siano davvero esistiti, perché non ci sarebbero nemmeno riferimenti per farlo.
La bibbia invece si riferisce alla storia, si inserisce nella storia, presenta una relazione tra Dio e l’uomo, una relazione che si evolve nella storia… Sia nell’antico che nel nuovo testamento troviamo riferimento a città, a popoli, a governi, molti dei quali sono stati poi confermati dalle scoperte archeologiche. Nella bibbia abbiamo l’importanza dell’attività umana nella storia e c’è un’interazione nella storia tra l’uomo e Dio.
Gesù non è un personaggio collocato come tanti miti in un passato remoto non identificabile e in un luogo imprecisato. Gesù è inserito nella storia, nel primo secolo in Giudea. Viene collocato al tempo di Augusto, la sua crocifissione è avvenuta sotto Ponzio Pilato, e così via… Gesù è inserito nella storia come personaggio storico. E’ quindi una storia indagabile e i ritrovamenti archeologici la confermano continuamente. Ad esempio, parlando di Ponzio Pilato, non si sapeva nulla di lui fino al 1960, ma poi ritrovamenti archeologici, quindi testimonianze esterne alla bibbia, hanno messo in luce che quel personaggio era davvero esistito in quel periodo e in quella zona.
Ma che dire di Mitra, Osiride, Adone o altri? Nessuno è in grado di collocarli nella storia in un tempo e luogo precisi, perché la natura dei miti è proprio quella di essere delle storie non collocabili storicamente. Spesso nelle storie mitiche ci si riferisce ad eroi che sono simboli più che persone vere.
Se si è onesti non c’è proprio confronto tra parlare di una figura mitica e parlare di una figura storica. Mentre i vangeli assomigliano di più a racconti biografici dell’era greco-romana, i racconti mitici assomigliano più a delle fiabe collocate in un tempo lontano lontano, in un mondo che non è mai esistito. E’ proprio una letteratura di tipo diverso, quindi non ha senso dire che Gesù è semplicemente un mito copiato da altri miti. Non funziona.
Normalmente poi, nei miti troviamo dei che combattono tra loro, troviamo dei che devono lottare contro il caos per stabilire l’ordine. Nella bibbia Dio non ha avversari validi. Anche se talvolta qualcuno potrebbe pensare che Satana lo sia, di fatti, se ci fate caso, mai Satana viene considerato nella bibbia come qualcuno che possa davvero creare dei problemi a Dio. La vittoria di Dio non è mai messa in discussione. Nei miti si parla sempre di caos e di ordine che lottano, ma Gesù Gesù risorse senza che nessuno potesse davvero opporsi. Gli dei della mitologia combattono, supplicano, hanno bisogno delle intercessioni degli amanti, non sono in controllo della loro vita. Ma Gesù ebbe persino il controllo sul momento in cui rese lo spirito. Egli viene presentato come qualcuno che aveva autorità di deporre la sua vita e di riprendersela come affermato in Giovanni 10:17.
La bibbia presenta dei problemi nel mondo a causa della ribellione dell’uomo. Ma tale ribellione non impedisce a Dio di realizzare il suo piano e di portarlo avanti nella storia. Nella bibbia abbiamo la descrizione del rapporto tra Dio e l’uomo dalla creazione fino ai nuovi cieli e nuova terra, e vediamo che la storia di Gesù si inserisce in un piano preciso in continuità tra antico e nuovo testamento. La storia di Gesù si inserisce nella trascendenza, in quel modo di concepire la storia e il rapporto della divinità con la creazione. Se la storia di Gesù non fosse in continuità con la storia dell’antico testamento, ma fosse semplicemente una copia di divinità pagane, tutto il racconto dei vangeli avrebbe poco senso. Essendo Ebrei, i primi discepoli di Gesù non avrebbero mai potuto pensare di inventare una storia su Gesù, copiando semplicemente dai miti pagani, pensando addirittura di convincere anche i loro connazionali a credere. Eppure il vangelo si è diffuso inizialmente soprattutto in Giudea tra i Giudei. Solo in un secondo tempo si è esteso altrove.
Ma la debolezza più grande delle argomentazioni che vorrebbero ricondurre Gesù ai miti dell’antichità, è proprio la risurrezione. Si dice che la risurrezione sarebbe stata copiata da quella o da quell’altra divinità… Ma questo non è possibile per un motivo molto semplice. Infatti in tutti i racconti antichi sentiamo parlare di divinità che vagano in un ipotetico regno dei morti, ma non tornano mai in vita in questo mondo visibile con un corpo reale. Nei miti si trovano assunzioni verso il cielo o persone che compaiono alla vista, o richiami al ciclo di morte e rinascita rappresentato dal perpetuo avvicendarsi delle stagioni, ma nessun mito antico è veramente un parallelo del concetto di risurrezione dei morti associato alla tradizione giudeo-cristiana.
Prendiamo Osiris. Osiris era stato fatto a pezzi ed era tornato in vita attraverso gli incantesimi di diverse divinità per regnare sull’aldilà, nel soggiorno dei morti, non per tornare in questo mondo. Infatti gli Egiziani volevano andare con Osiride nel regno dei morti.
Ma i vangeli si riferiscono ad una risurrezione corporale di Gesù che non era concepita in alcuna religione dell’antichità. Non abbiamo paralleli di qualcuno che sia risorto con un corpo, interagendo con gli esseri umani in questo mondo. Era un pensiero che le culture antiche non concepivano nemmeno. C’erano religioni che potevano concepire una vita dopo la morte in un ipotetico regno dei morti ma non una risurrezione corporale.
La difficoltà degli antichi ad accettare la resurrezione corporale è particolarmente evidente anche negli scritti di Paolo, ad esempio in 1 Corinzi 15 in cui lui argomenta per fare capire che la risurrezione è proprio qualcosa di fisico. Egli insistette per fare capire che quando i morti risorgono hanno un corpo, un nuovo corpo, ma pur sempre un corpo. Gesù era visibile e aveva un corpo quando risorse e allo stesso modo i cristiani credono che alla risurrezione avranno un nuovo corpo immortale, incorruttibile e vivranno nei nuovi cieli e nuova terra di cui è scritto in apocalisse. I cristiani si aspettano quindi una nuova creazione e dei nuovi corpi ma non si aspettano semplicemente di vivere nel regno dei morti. Il cristianesimo non si riferisce genericamente ad un aldilà spirituale ma afferma una risurrezione reale con corpi reali e visibili in un mondo reale e visibile. qualcosa che non assomiglia a nessun mito del passato.
Tenete presente che il concetto di risurrezione cristiano era talmente diverso da quello che i popoli antichi si aspettavano, che quando Paolo ad Atene e cominciò a parlare della risurrezione, in Atti 17, essi pensarono che la parola “risurrezione” fosse un modo per identificare una divinità straniera. Non hanno nessuna idea di cosa stia parlando. Leggiamo in Atti 17:18: “ E anche alcuni filosofi epicurei e stoici conversavano con lui. Alcuni dicevano: «Che cosa dice questo ciarlatano?» E altri: «Egli sembra essere un predicatore di divinità straniere», perché annunciava Gesù e la risurrezione.”
L’idea di risurrezione che troviamo nella bibbia non ha paralleli nella storia antica. Gesù è risorto , si è mostrato ai discepoli in questo mondo, con un corpo che potevano vedere e toccare, e proprio da quell’esperienza i discepoli sono partito con rinnovato entusiasmo per parlare di lui agli altri, non come un morto, ma come uno che è vivente!
Se vogliamo comprendere il concetto di risurrezione cristiano dobbiamo inserirlo nel contesto giudaico del primo secolo. I primi discepoli di Gesù erano infatti tutti Giudei e, anche se potevano essere familiari con le storie mitiche dei poli circostanti, essi detestavano quelle idee, non le consideravano fonte di ispirazione. Non si trova infatti traccia di culto dei morti e di dei che risorgono nel Giudaismo del primo secolo. I discepoli non se ne sarebbero mai venuti fuori con una storia ispirata al paganesimo, con la convinzione di poter anche convincere i propri connazionali. Come vediamo nei vangeli, i discepoli stessi avevano infatti difficoltà inizialmente a comprendere la risurrezione di Gesù e, oltretutto non si aspettavano un messia che dovesse morire e risorgere, quindi fu necessario che Gesù, dopo la sua risurrezione, spiegasse loro che la sua morte e la sua risurrezione adempivano le scritture che loro conoscevano, come leggiamo in Luca 24:44-49. La storia raccontata nei vangeli non nasconde le difficoltà degli apostoli a credere, ma allo stesso tempo ci spiega che hanno creduto perché si sono trovati di fronte ad una realtà che non potevano negare: Gesù risorto era lì davanti a loro.
In conclusione, Gesù sarebbe una semplice copia di miti pagani antichi? Lo stesso apostolo Paolo che conosceva le credenze del mondo pagano che lo circondava, si rendeva conto che il vangelo era qualcosa di completamente diverso che sarebbe apparso inaccettabile alle persone, se non fosse per l’opera di Dio in loro. Scrive infatti Paolo in 1 Corinzi 1:21-25:
Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. 22 I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; 24 ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 25 poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. (1 Corinzi 1:21-25)
Paolo sapeva bene che la buona notizia inerente Gesù era qualcosa di unico che avrebbe potuto scontentare tutti, giudei e greci, per motivi diversi. I Giudei si aspettavano infatti un Messia che vivesse per sempre, ma non avevano compreso la necessità di un Messia che doveva morire e risorgere per poi regnare per sempre. Allo stesso tempo i pagani, come abbiamo già rimarcato, avevano una concezione completamente diversa della divinità e della simbiosi tra umanità e divinità e, come abbiamo visto nell’esempio di Atene, avevano enormi difficoltà a seguire il ragionamento di Paolo inerente la risurrezione.
Eppure , in Atti 17:34, leggiamo che, anche ad Atene, mentre la maggioranza si beffava di lui, “alcuni si unirono a lui e credettero; tra i quali anche Dionisio l’areopagita, una donna chiamata Damaris e altri con loro.” Insomma, nonostante si tratti di un messaggio unico e per certi versi difficile da accettare, è un messaggio che penetra nell’intimo delle persone che sono alla ricerca della verità.
La storia di Gesù non è semplicemente ricavata da altri miti, non vi lasciate trarre in inganno da chi diffonde messaggi di questo tipo. Quando vi imbattete in questo tipo di materiale, verificate le fonti, confrontate le storie con quella di Gesù e traete le vostre conclusioni. Troverete tratti generali comuni in varie religioni ma non troverete mai una storia uguale a quella di Gesù. La storia di Gesù è la storia di Dio che si fa uomo, si fa vedere, vive fianco a fianco con gli uomini, poi muore e risorge entro il terzo giorno, dimostrando proprio la sua divinità. Poi si mostra ai suoi discepoli ed essi cominciano a parlare di Lui ad altri, e poi ad altri ancora finché il vangelo è arrivato fino a noi dopo duemila anni di storia.
E tu, cosa ne farai di questo messaggio? Ti identificherai con Lui e la sua opera, riconciliandoti con Dio, ringraziandolo per ciò che ha fatto per te, o alzerai le spalle e proseguirai la tua vita come se niente fosse? La palla è nel tuo campo.


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