- Interesse sincero
- Il tuo problema è un mio problema
- Ricordati le promesse
- Preghiera istantanea?
- Mentre attendi… preparati!
- Obiettivi realistici
- Non ti arrendere!
- Lavorare fianco a fianco
- Problemi e opportunità
- Muratori a mano armata
- Ingiustizia sociale
- Il coraggio di rinunciare
- Resisti alle malelingue!
- Sotto il fuoco amico
- Un’impresa di Dio
- Persone giuste al posto giusto
- Tu non sei un numero
- Il senso della parola di Dio
- Riflettere per agire
- Dall’ascolto all’azione
- Adorazione e confessione
- Un Dio misericordioso
- O Dio nostro, liberaci!
- Un impegno davanti a Dio
- Non trascurare la casa di Dio
- Cercasi volontari
- Una squadra che loda Dio!
- Gioia incontenibile!
- Un servizio apprezzato
- Tutto da rifare?
- Gli stessi errori del passato
Le mura furono portate a termine il venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni.
E quando tutti i nostri nemici lo seppero, tutte le nazioni circostanti furono prese da timore,
e provarono una grande umiliazione perché riconobbero che questa opera si era compiuta con l’aiuto del nostro Dio.
—
(Neemia 6:15-16 – La bibbia)
Nonostante tutti gli ostacoli esterni ed interni posti sul cammino di Neemia e degli altri costruttori, le mura furono ricostruite in cinquantadue giorni.
Il ritmo con cui Neemia e il suo popolo lavorarono per ricostruire le mura è incredibile. Neemia aveva lasciato Susa in primavera, nel mese di Nisan e, considerando il viaggio per arrivare a Gerusalemme, potrebbe essere arrivato là intorno a metà luglio e, all’inizio dell’autunno, i lavori delle mura erano completati.
Fu un’impresa davvero straordinaria. Certamente, per ottenere questo risultato giocarono un ruolo importante la quantità di persone che lavorarono insieme con costanza e zelo. All’epoca le mura di Gerusalemme che furono ricostruite erano lunghe meno di 4 km ma si trattava comunque di un grosso lavoro per le persone coinvolte, che richiese sicuramente molto impegno e determinazione.
Furono importanti anche la fermezza di Neemia, il suo modo di resistere di fronte all’opposizione esterna ed interna, la sua rinuncia al profitto personale, il suo impegno in prima persona per la buona riuscita dell’impresa, la collaborazione tra molte persone non solo residenti a Gerusalemme ma anche provenienti dal territorio circostante.
Tutto questo contribuì all’impresa, ma Neemia si rendeva conto che tutto questo non sarebbe comunque stato sufficiente se non ci fosse stato un ingrediente determinante: la mano di Dio.
Al di là delle forze messe in campo, al di là della saggezza con cui Neemia guidò i lavori, Neemia riconobbe infatti che l’opera era stata portata a compimento con l’aiuto di Dio. Ma, cosa importante, furono soprattutto i nemici a doverlo riconoscere, provando una grande umiliazione e un grande timore. Come accadde altre volte nella storia di Israele i nemici dovettero riconoscere che Neemia e il suo popolo avevano una marcia in più, qualcosa che andava oltre le loro capacità naturali. Non fu un’impresa solo umana, fu un’impresa di Dio, che fu possibile completare solo attraverso l’intervento e il sostegno di Dio.
In un tempo in cui siamo tutti molto bravi a vantarci delle nostre capacità e a dare la colpa ad altri quando le cose vanno male, abbiamo molto da imparare da Neemia il quale seppe confidare in Dio e seppe anche dare i meriti a Dio per la sua impresa. Ma soprattutto diede un’occasione di riflessione ai nemici.
Quando coloro che non credono in Dio sono costretti ad ammettere che c’è qualcosa di diverso in noi, qualcosa di diverso nel nostro modo di agire, nel nostro modo di pensare, nel nostro modo di affrontare la vita, essi sono stimolati a riflettere. Se, come Neemia, ci mettiamo a disposizione di Dio affinché Lui compia la sua opera, le persone intorno a noi si accorgeranno che c’è qualcosa di speciale, qualcosa che non capiscono fino in fondo. Quando questo accade, che Dio ci guidi a non attirare l’attenzione su di noi e sulle nostre capacità, ma spostare l’attenzione su Colui che è il vero artefice. Riconosciamo di fronte agli altri che non è nostro merito ma è un’impresa di Dio. Diamo a Dio la gloria in modo che anche gli altri possano riflettere e riconoscere il potente Dio creatore dei cieli e della terra, capace di compiere meraviglie ancora oggi anche attraverso strumenti talvolta deboli come noi.


Lascia un commento