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- Gesù è davvero Dio? Parte 2 di 6: Nuovo testamento e monoteismo
- Gesù è davvero Dio? Parte 3 di 6: Il pensiero di Gesù nel vangelo di Marco
- Gesù è davvero Dio? Parte 4 di 6: Divinità di Gesù in giovanni e Apocalisse
- Gesù è davvero Dio? Parte 5 di 6: Quando il Dio invisibile diventa visibile
- Gesù è davvero Dio? Parte 6 di 6: Primogenito? Unigenito? Creatura? Conclusioni
Ricordo che per questo video non è disponibile tutta la trascrizione. Qui sotto trovate solo un riassunto ma è fondamentale vedere il video per comprendere il contenuto.
Perché è importante chiedersi cosa pensava Gesù?
E’ ovvio. Se Gesù non credeva di essere Dio, perché dovremmo crederlo noi?
Gesù diventò Dio in seguito all’esaltazione dei suoi discepoli? I discepoli avrebbero divinizzato Gesù se lui non lo avesse detto?
Se Dio aveva risuscitato Gesù, allora davvero Gesù era ciò che aveva detto. Ma dopo la risurrezione, Gesù stette 40 giorni con i discepoli e c’era tutto il tempo di comprendere che non era Dio. Ma allora perché cominciarono a pregarlo e a fare azioni tipo guarire le persone e scacciare i demoni nel suo nome, ovvero appellandosi alla sua autorità?
E poi, come abbiamo visto nella prima parte, cosa li portava a scrivere di Gesù in quel modo?
Atti 7:59 E continuarono a lapidare Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito».
Atti 3:6 Ma Pietro disse: «Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!»
L’unica spiegazione ragionevole è che essi cominciarono a comportarsi in questo modo perché stando con Gesù anche dopo la sua risurrezione avevano compreso che certamente potevano rivolgersi a lui direttamente in preghiera.
Quindi nei vangeli dobbiamo trovare elementi che possono averli portati a quel comportamento.
Marco il più antico e meno divino? Conosciamo tutti le affermazioni di Gesù nel vangelo di Giovanni. Ma partiremo dal vangelo di Marco per un motivo.
Coloro che ritengono che la divinità di Gesù si sviluppi con la successiva stesura dei vangeli e con il passare del tempo, da Marco a Matteo e Luca e infine a Giovanni, ritiene che il vangelo di Marco sia quello più scarno, quello che parlerebbe di Gesù solo come un umano, al più come il Messia o un predicatore del regno dei cieli. Molti scettici dicono che c’è una evoluzione da Marco a Giovanni e che in Marco sostanzialmente Gesù viene presentato come un predicatore del regno dei cieli e poco più.
In realtà vedremo che non è così.
La maggior parte degli studiosi ritiene Marco una biografia antica come genere. In particolare una biografia greco-romana. Questo tipo di scritti ha una lunghezza piuttosto breve come quella dei vangeli e non raccontano la storia estesa ma si concentrano sulla vita pubblica di un personaggio principale che viene illuminato tramite le sue parole e le sue opere.
Ha senso che i vangeli siano diversi tra loro, siano scritti con stili diversi, perché intendono mettere in luce aspetti diversi di Gesù, senza essere esaustivi. Il bello dei vangeli è che questi quattro ritratti sono complementari ma non si contraddicono. In questo modo vediamo in che modo Marco ci parla della divinità di Gesù… Egli ci dà dei suggerimenti, ci spinge a chiederci chi era Gesù e, alla fine, non possiamo che dare una risposta univoca: Gesù è l’incarnazione di YHWH.


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