Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

In guerra sulle ginocchia

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 24 di 24 nella serie Lettera agli Efesini
pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi, e anche per me, affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, perché lo annunci francamente, come conviene che ne parli.
Affinché anche voi sappiate come sto e quello che faccio, Tichico, il caro fratello e fedele servitore nel Signore, vi informerà di tutto. Ve l’ho mandato apposta perché abbiate conoscenza del nostro stato ed egli consoli i vostri cuori.
Pace ai fratelli e amore con fede, da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. La grazia sia con tutti quelli che amano il nostro Signore Gesù Cristo con amore inalterabile.

(Efesini 6:18-24 – La Bibbia)

Indice della serie sulla lettera agli Efesini

Anche Paolo stava combattendo la sua battaglia e lo stava facendo in prima linea. La battaglia spirituale nel mondo invisibile, nel suo caso, si stava manifestando attraverso la persecuzione nel mondo visibile. Stava infatti pagando con la prigionia la sua scelta di ubbidire a Dio annunziando con franchezza il vangelo.

D’altra parte egli era determinato ad andare avanti ad annunziare il vangelo, il grande mistero che Dio aveva rivelato in maniera straordinaria attraverso la venuta del Re Gesù, il mistero che Paolo aveva già condiviso ampiamente con i destinatari della lettera nei capitoli precedenti.

Paolo voleva continuare a parlare del regno che il Re Gesù aveva inaugurato con la sua venuta, voleva parlare della sua morte e della sua resurrezione, del suo futuro ritorno per regnare ancora a Gerusalemme, della buona notizia secondo cui tutti gli uomini, siano ebrei o stranieri, potevano fare parte del regno di Dio riponendo la loro fede in Gesù che aveva dato la sua vita per i loro peccati.

Egli era un ambasciatore di Dio e avrebbe continuato a svolgere il suo compito anche in catene, ma certamente il suo desiderio era quello di essere rilasciato per poter avere più libertà nel suo raggio di azione e poter essere quindi ancora più efficace.

Ecco perché egli chiede ai suoi interlocutori di pregare per lui. La preghiera era parte integrante della battaglia spirituale in vista della quale lui li aveva appena esortati a rivestire la completa armatura di Dio. Cosa dovevano fare i soldati di Dio una volta indossata l’armatura? Dovevano pregare perché si trattava di una guerra che andava combattuta soprattutto sulle ginocchia.

Paolo aveva cominciato questa lettera con una bella preghiera per i suoi destinatari e la conclude chiedendo loro di pregare per tutti gli altri credenti e in particolare di combattere per lui con perseveranza in preghiera perché è la preghiera che ci permette di confidare e dipendere da Dio per ottenere la vittoria.

Qualunque battaglia spirituale affrontata basandoci sulle nostre forze sarebbe destinata al fallimento e Paolo lo sapeva bene. Ecco perché, prima dei saluti finali, chiude questa lettera esortando i credenti a combattere proprio attraverso la preghiera.

Paolo sapeva che, per poter pregare gli uni per gli altri, è necessario conoscere e condividere i pesi gli uni con gli altri, ed essi avrebbero ricevuto sue notizie da Tichico, probabilmente incaricato anche di portare loro questa lettera. È bene che anche noi credenti moderni impariamo a non vivere nell’isolamento ma a condividere e pregare gli uni per gli altri perché la battaglia spirituale non è solo individuale ma va affrontata tutti insieme. In un mondo che esalta l’individualismo è bello chiudere le riflessioni su questa lettera proprio ricordando anche la dimensione collettiva della fede che ci unisce in Cristo.

Paolo aveva dedicato una sezione importante della lettera descrivendo la pace con Dio e la pace che i credenti hanno gli uni con gli altri amandosi a vicenda, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica. Anche gli stranieri erano infatti i benvenuti nella famiglia di Dio come Paolo aveva rimarcato (Ef 2:19). Pace e amore sono gli ingredienti fondamentali della famiglia di Dio ed è bello che Paolo concluda proprio auspicandosi che i suoi fratelli abbiano pace e amore, nel vivere la loro fede, una pace e un’amore che possono venire solo da un rapporto con Dio Padre e con il Signore Gesù Cristo.

Il Padre ha benedetto i credenti con ogni benedizione spirituale in Cristo (Ef 1 :3), quindi Paolo era certo che Dio avrebbe continuato ad inondare con la sua grazia tutti coloro che avevano ricambiato l’amore di Cristo ed erano diventati essi stessi veicoli di quell’amore verso gli altri. Nel chiudere la serie su questa bellissima lettera mi unisco a Paolo e prego affinché anche tu che leggi o ascolti questi pensieri possa essere inondato dalla grazia di Dio e possa essere trasformato dall’incontro con Gesù. Che il tuo amore nei suoi confronti non possa venire mai meno perché puoi essere certo che lui non smetterà mai di amarti.

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