Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Figlio dell’uomo: Gesù, chi credeva di essere?

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 4 di 7 nella serie Fede cristiana

 

Nei vangeli troviamo spesso l’espressione “Figlio dell’uomo” utilizzata da Gesù. Cosa significava? Gesù si riferiva a se stesso o ad un altro? E se si riferiva a se stesso, perché utilizzò quel termine? Insomma, Gesù, chi credeva di essere?

Vedremo che si tratta di un’espressione che non si riferisce alla semplice umanità come si potrebbe pensare a prima vista, infatti, nel modo in cui Gesù la utilizza, ha una connotazione ben più complessa.

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Nei vangeli, Gesù utilizza più di 80 volte l’espressione “Figlio dell’uomo”. Per questo motivo, fino alla fine del 19° secolo gli studiosi davano per scontato che “Figlio dell’Uomo” fosse  un titolo riferito ad una figura escatologica ben definita nel contesto giudaico, il figlio dell’uomo, una figura messianica di cui in particolare è scritto in Daniele 7:13, e di cui parleremo più avanti nel video.

A partire dal 1960 o giù di lì, gli studiosi hanno però messo in dubbio il fatto che si trattasse di un’espressione utilizzata regolarmente per indicare una figura escatologica precisa, infatti dai ritrovamenti archeologici, sebbene presente in qualche scritto, si è visto che non era un’espressione così ricorrente nella tradizione giudaica del secondo tempio, ovvero nel periodo in cui Gesù è venuto.

Gli studiosi hanno compreso che il “figlio d’uomo” in Daniele 7 è certamente un’importante figura messianica ma non era usuale per i Giudei utilizzare il termine tecnico “il figlio dell’uomo” per riferirsi a quella figura, come invece faceva Gesù. La cosa diventa quindi ancora più interessante, perché l’uso del termine “figlio d’uomo” sembra proprio un marchio di fabbrica di Gesù, un suo modo specifico e significativo per riferirsi alla figura di Daniele 7, ma non solo.  Come vedremo Gesù utilizzava questa espressione in un modo che stimolava la curiosità della gente ma, soprattutto, sarà l’espressione al centro del dialogo con il Sommo Sacerdote che porterà quest’ultimo ad accusarlo di bestemmia.

Ma, procediamo con ordine.  Innanzitutto, quando Gesù utilizzava questa espressione si riferiva a se stesso o ad un altro? 

Anche se c’è una piccola frangia di studiosi, tra i quali il noto Bart Ehrman, che, seguendo una teoria resa popolare dal teologo  Rudolf Bultmann nel secolo scorso, pensano che Gesù si riferisse ad una figura distinta da lui, quando parlava del “Figlio dell’uomo”, possiamo dire che la stragrande maggioranza degli studiosi oggi sono piuttosto unanimi nell’affermare che Gesù, quando utilizzava quell’espressione, si riferiva a se stesso.  Come vedremo, questo ha assolutamente senso nei vari contesti in cui Gesù usa l’espressione e anche le persone intorno a lui percepivano che egli stesse usando quell’espressione in riferimento a se stesso. Se non fosse così, alcune reazioni dei suoi interlocutori, come vedremo, sarebbero inspiegabili.

Vediamo un esempio classico  confrontando Luca 22:28-30 e Matteo 19:28.

In Luca 22:28-30 leggiamo:

Or voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele.

Sembra chiaro che Gesù si stia riferendo al suo regno e che stia promettendo ai dodici apostoli di essere con lui per giudicare le dodici tribù di Israele.

In Matteo 19:28 leggiamo invece:

E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.

In questo versetto Gesù si riferisce al regno del Figlio dell’uomo che sarà seduto sul suo trono, coadiuvato dagli apostoli seduti appunto su dodici troni. Ma se il Figlio dell’Uomo fosse una figura distinta da Gesù, in questo caso Gesù parla del trono degli apostoli, ma non fa nessun riferimento al proprio?  In Luca 22 Gesù parla del suo regno, mentre in Matteo si riferisce al regno del Figlio dell’Uomo. Onestamente, sembrano due regni diversi o sembra semplicemente che Gesù in Matteo e Luca parli della medesima realtà con parole diverse? 

Nel prosieguo del video assumiamo la posizione condivisa dalla maggioranza degli studiosi, ovvero che Gesù si riferisca a se stesso come al Figlio dell’Uomo.

Ma cosa significa “Figlio dell’Uomo?”

Una convinzione sbagliata, ma molto diffusa, è che quell’espressione utilizzata da parte di Gesù sia un modo umile di ammettere la sua semplice umanità,  la sua appartenenza alla razza umana. Secondo questa opinione sarebbe quindi una semplice dichiarazione di umanità che si contrapporrebbe all’altra espressione “Figlio di Dio” che si riferirebbe invece alla sua divinità. 


Come dicevo è una convinzione popolare tra le persone comuni come me e voi, ma non tra gli studiosi. Infatti uno studio approfondito di questi termini nella bibbia rivela che entrambe le espressioni “Figlio dell’uomo” e ”Figlio di Dio” sono utilizzate in vario modo nella bibbia, e contribuiscono entrambe a descrivere l’umanità o la divinità di Gesù, a seconda del contesto in cui sono utilizzate.

Chiariamo subito che è senz’altro vero che l’espressione “figlio dell’uomo” o “figlio d’uomo” sia un’espressione che viene molte volte utilizzata nella bibbia per riferirsi semplicemente alla discendenza dell’uomo, all’essere umano. Ad esempio  nel salmo 146:3 leggiamo

“Non confidate nei prìncipi, né in alcun figlio d’uomo, che non può salvare.”

Oppure in Geremia 49:18 

“Come avvenne al sovvertimento di Sodoma, di Gomorra e di tutte le città a loro vicine», dice il SIGNORE, «nessuno più abiterà in questo luogo, non vi risiederà più nessun figlio d’uomo.”

È chiaro che in questi casi l’espressione figlio d’uomo si riferisce proprio agli esseri umani in generale. Il salmo dice di non affidarsi ad alcun essere umano per la salvezza e Geremia dice che quel luogo non sarebbe più stato abitato da alcun essere umano. Questi esempi dimostrano che in alcuni contesti l’espressione “figlio d’uomo” indica semplicemente un discendente della razza umana. Ma non è sempre così.

Infatti, come vedremo da alcuni esempi, Gesù, quando utilizza questa espressione, non si riferiva ad un semplice uomo, un semplice mortale come tutti gli altri. Come vedremo, egli si riferiva ad una figura con caratteristiche specifiche, proprio come l’aveva utilizzata il profeta Daniele. Vediamo come gli studiosi arrivano a questa conclusione. 

Prendiamo Matteo 9:6 (e i paralleli in  Marco 2:10-11 e  Luca 5:24):

Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, àlzati», disse allora al paralitico, «prendi il tuo letto e va’ a casa tua» Matteo 9:6

(Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, 11 io ti dico», disse al paralitico, «àlzati, prendi il tuo lettuccio, e vattene a casa tua». Marco 2:10-11

Ora, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra il potere di perdonare i peccati, io ti dico», disse all’uomo paralizzato, «alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua».) Luca 5:24

In quale occasione Gesù pronunciò questa frase? Gesù aveva appena detto ad un paralitico che i suoi peccati erano perdonati e alcuni dotti avevano pensato che bestemmiasse perché solo Dio può perdonare i peccati. Allora Gesù aveva risposto guarendo quel paralitico, invitandolo ad alzarsi e ad andare a casa. E in quel modo aveva dimostrato che l’autorità che aveva per guarire era la medesima per perdonare i peccati. Ma per quanto riguarda il nostro tema è interessante l’espressione di Gesù :”affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati”… E’ chiaro che Gesù non si stava riferendo al fatto che qualunque essere umano poteva avere quell’autorità ma stava reclamando per sé stesso quell’autorità e si riferiva a se stesso come al “Figlio dell’uomo”. Quel personaggio che Gesù chiama “figlio dell’uomo” ha l’autorità di perdonare i peccati, un’autorità che spetterebbe solo a Dio.

Mettiamo questa informazione da parte e vediamo velocemente altre circostanze in cui Gesù utilizzò questa espressione:

Giovanni 5:25-27  In verità, in verità vi dico: l’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l’avranno udita, vivranno. 26 Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso; 27 e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figlio dell’uomo. 

Anche qui non ci sono dubbi che Gesù stia parlando di se stesso come il Figlio di Dio e, allo stesso tempo ,come  il Figlio dell’Uomo. Gesù dice in sostanza che il Figlio di Dio ha l’autorità per far risorgere i morti e ha l’autorità di giudicare perché “è il Figlio dell’uomo”. Capite che se Gesù si stesse riferendo ad un semplice essere umano, non avrebbe senso la frase! Il Figlio ha autorità di giudicare perché è un essere umano? Non ha senso… Ha autorità di giudicare perché è quella figura specifica a cui Gesù si riferisce come “il figlio dell’uomo”. Come vedremo, il figlio d’uomo di Daniele 7 assume infatti un ruolo importante nel giudizio di Dio sull’umanità. 

Abbiamo poi Giovanni 6:62 in cui Gesù chiede ai discepoli: “E che sarebbe se vedeste il Figlio dell’uomo ascendere dov’era prima? “

Qui Gesù implica che la figura chiamata “il figlio dell’uomo” era preesistente all’incarnazione umana, infatti parla di ascendere “dov’era prima”.  

Da quanto abbiamo visto finora, per Gesù  la figura chiamata “Figlio dell’uomo” ha autorità di perdonare i peccati e autorità di giudicare gli altri esseri umani, inoltre è una figura che esisteva prima dell’incarnazione. Gesù non utilizzava quindi quell’espressione per riferirsi genericamente al suo essere umano, ma si riferiva ad un essere umano con caratteristiche divine. 

Ma attenzione! L’espressione “il Figlio dell’uomo” non è semplicemente un altro modo per indicare il Messia. Infatti gli stessi contemporanei di Gesù, come dicevamo all’inizio, non erano abituati ad usare l’espressione “il Figlio dell’uomo” per indicare il Messia, anzi era più comune che il Messia venisse proprio chiamato “Figlio di Dio”, per i motivi che chiariremo in un prossimo video in cui ci dedicheremo anche a questa espressione.

Lo comprendiamo da alcuni brani che troviamo nel vangelo di Giovanni. In Giovanni si allude alla crocifissione di Gesù già in Gv 3:14 con questa espressione:

«E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato Gv 3:14

In effetti anche Gesù usò quell’espressione per riferirsi alla sua imminente morte.Leggiamo in Gv 8:28:

Gesù dunque disse loro: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono, e che non faccio nulla da me, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato.

In Gv 12:23 leggiamo poi: Gesù rispose loro, dicendo: «L’ora è venuta, che il Figlio dell’uomo deve essere glorificato. Gv 12:23

Gesù si aspettava che il Figlio dell’uomo fosse innalzato, fosse glorificato passando attraverso la morte. Questo era un concetto difficile da comprendere per i suoi interlocutori. Infatti essi non si aspettavano che il Messia dovesse morire, quindi pensavano che questo “Figlio dell’uomo” di cui Gesù parlava  fosse qualcun altro.   Ecco perché in Gv 12:34 leggiamo:

La folla quindi gli rispose: «Noi abbiamo udito dalla legge che il Cristo dimora in eterno; come mai dunque tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?» Gv 12:34

La folla percepiva che Gesù dichiarava di essere il Messia, ma allo stesso tempo dichiarava di essere questa figura chiamata “il Figlio dell’uomo” che doveva passare attraverso la morte. Siccome il Messia che loro aspettavano doveva regnare per sempre, essi non si aspettavano che dovesse morire! Come poteva regnare per sempre se fosse morto?

Comprendiamo quindi che Gesù stava utilizzando l’espressione “Il Figlio dell’uomo” in un modo particolare, che non era pienamente comprensibile nemmeno ai suoi contemporanei. Come possiamo sapere che si riferiva in particolare alla figura di Daniele 7?

Per chiudere il cerchio prendiamo il brano chiave di Matteo 26:63-66 (e il parallelo in Marco 14:60-64)  quando Gesù viene giudicato dal sommo sacerdote. La conversazione tra i due è molto significativa:

Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». 64 Gesù gli rispose: «Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo». 65 Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la sua bestemmia; 66 che ve ne pare?» Ed essi risposero: «È reo di morte». 

Il Sommo Sacerdote chiese a Gesù se lui era il Messia, il Figlio di Dio. Come vi dicevo prima, i Giudei si riferivano al Messia come Figlio di Dio basandosi sulle scritture, ad esempio il salmo 2, in cui il Messia, il Figlio di Davide veniva adottato da Dio come figlio. Per loro però, questa espressione non implicava divinità da parte del Messia.

Dobbiamo considerare infatti che per molti giudei contemporanei di Gesù il Messia doveva essere una figura umana, un discendente di Davide, un Re,  un condottiero guidato da Dio per liberare il popolo, ma non necessariamente una figura divina. Dal testo dell’antico testamento emergevano diverse figure messianiche che non era scontato dovessero confluire in un’unica persona. Tra gli Ebrei c’erano divergenze e varie interpretazioni delle profezie.  Come abbiamo già anticipato non era nemmeno scontato che il Messia e il cosiddetto “Figlio dell’uomo” a cui Gesù si stava riferendo fossero la medesima persona.

Se scorriamo le pagine della bibbia, vediamo che fin dall’inizio, è profetizzata in qualche modo una figura umana che avrebbe dovuto sconfiggere le forze della malvagità per portare l’umanità a  riprendersi il posto d’onore che Dio aveva affidato loro nella creazione, riversando gli effetti del peccato. Gli Ebrei sapevano che già in Genesi 3:15, dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio aveva detto al serpente che proprio un discendente della donna, quindi un essere umano, un figlio d’uomo, gli avrebbe schiacciato il capo e che lui sarebbe solo riuscito a ferirgli il calcagno. 

Questa idea appena abbozzata in Genesi si sviluppa nel resto dell’antico testamento. Dio aveva poi formato un popolo, Israele, perché questo popolo avesse una relazione con Lui e fosse la luce di tutti gli altri popoli che invece adoravano falsi idoli.. Scorrendo il vecchio testamento, ci rendiamo conto che comincia a prendere vita l’idea del Messia, il Re Figlio di Davide, promesso ad Israele che alla fine dei tempi avrebbe ristabilito il suo popolo e avrebbe trionfato sul male stabilendo un regno di pace. Alla luce del Messia e del suo popolo si sarebbero rifugiate tutte le altre nazioni per ottenere guarigione, ristabilendo una relazione con l’unico vero Dio. Tuttavia, tra gli Ebrei era, ed è tuttora, diffusa l’idea prevalente che quella figura dovesse essere un uomo, non una figura divina. Ed è qui che invece Gesù, con il suo modo di utilizzare l’espressione “Figlio dell’uomo”, confermò al Sommo Sacerdote di avere un’opinione completamente diversa sulla natura del Messia.

Gesù sostanzialmente rispose affermativamente, confermando di essere il Messia, ma aggiunse un dettaglio importante che sconvolse il Sommo Sacerdote facendolo gridare alla bestemmia: “vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo”

Perché il Sommo Sacerdote reagì così? In cosa consiste la bestemmia?

Gesù nella sua risposta non solo confermò di essere il Messia, ma andò ben oltre. Collegò infatti  la figura del Messia ad una figura che si sarebbe seduta alla destra della Potenza, ovvero di Dio, e che sarebbe venuta sulle nuvole del cielo, una figura chiamata “il Figlio dell’uomo”.  Nella sua risposta Gesù sembra alludere a due brani dell’antico testamento che vengono praticamente fusi insieme: Daniele 7:13-14 a cui abbiamo già accennato e  il salmo 110:1.

Il Salmo 110:1 dice:  Il SIGNORE ha detto al mio Signore: «Siedi alla mia destra finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi».

Il Salmo 110  era normalmente applicato al Messia e dice quindi che il Messia ha un posto di assoluto rilievo al punto che Dio lo invita a sedersi alla sua destra.  Ma molti interpretavano quel brano in modo figurato, come un modo che Dio utilizza per esaltare il Messia, ma non credevano davvero che il Messia andasse letteralmente a sedersi alla destra di Dio. Come potrebbe un uomo arrivare a tanto? Come potrebbe Dio dividere il suo trono con un uomo o con qualunque altra creatura? Sarebbe inconcepibile e blasfemo! Gesù in modo piuttosto sorprendente applica questo versetto del salmo 110 in modo letterale al “Figlio dell’uomo” che in Daniele 7 è una figura umana che viene però esaltata fino al trono di Dio nel contesto del giudizio di Dio sui regni di questo mondo. 

Leggendo il contesto di Daniele 7, ci rendiamo conto che I regni umani vengono rappresentati come bestie terribili che uccidono e sbranano, e in particolare nel contesto di Daniele assoggettano il popolo giudaico, ma poi c’è il giudizio di Dio, Israele ottiene giustizia e tutti questi governi umani vengono sbaragliati e giudicati. Ma la cosa incredibile è che vengono collocati dei troni per Dio e per un altra figura che viene esaltata fino a Dio,  il figlio dell’uomo appunto.

Leggiamo Daniele 7:9-14:

Io continuai a guardare e vidi collocare dei troni, e un vegliardo sedersi. La sua veste era bianca come la neve e i capelli del suo capo erano simili a lana pura; fiamme di fuoco erano il suo trono, che aveva ruote di fuoco ardente. 10 Un fiume di fuoco scaturiva e scendeva dalla sua presenza; mille migliaia lo servivano, diecimila miriadi gli stavano davanti. Si tenne il giudizio e i libri furono aperti. 11 Io guardavo ancora, a motivo delle parole arroganti che il corno pronunciava; guardai fino a quando la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto, gettato nel fuoco per essere arso. 12 Le altre bestie furono private del loro potere; ma fu loro concesso un prolungamento di vita per un tempo determinato. “Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; 14 gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto.

Non voglio qui entrare in tutti i dettagli della visione. Comunque, ovviamente, l’antico di giorni, il vegliardo,  che va a sedersi su uno dei troni è un riferimento a Dio stesso che giudica tutti questi governi bestiali. Ma la cosa incredibile è che nel giudizio viene affiancato, evidentemente su uno dei troni che erano stati collocati, da una figura umana, uno simile a un figlio d’uomo che viene sulle nuvole del cielo e riceve un regno eterno, dominando sulle genti di ogni popolo, nazione e lingua.

Chi è questa figura umana? Anche Daniele se lo stava chiedendo e questa fu l’interpretazione che ricevette in Da 7:27: 

Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutte le potenze lo serviranno e gli ubbidiranno.

Da questa risposta comprendiamo che questa figura umana rappresenta il popolo dei santi dell’Altissimo che, nel contesto di Daniele, era un riferimento ad Israele, il popolo messo a parte dal signore per appartenergli. Perché il popolo sarebbe rappresentato da una singola figura simile ad un figlio d’uomo? Già il famoso rabbino medievale Rashi, quasi mille anni fa,  aveva scritto che quel figlio dell’uomo è il Messia di Israele che riceve il regno come rappresentante del popolo di Israele. Quando il Messia, il Re di Israele,  guida il suo popolo, anche il suo popolo regna con Lui! 

Ma, come dicevo, normalmente gli Ebrei non considerano quelle parole in modo letterale. Essi non pensano che il Messia debba letteralmente andare sulle nuvole del cielo per ricevere il regno e tanto meno pensano che Egli si debba andare letteralmente a sedere alla destra di Dio. Gli uomini normalmente non cavalcano le nuvole, d’altra parte anche nell’antico testamento è Dio Colui che viene rappresentato al di sopra delle nubi. Ad esempio in isaia 19:1 leggiamo: “Ecco, il SIGNORE cavalca una nuvola leggera ed entra in Egitto…”

Gesù non lascia quindi molto spazio interpretativo al Sommo Sacerdote . È come se Gesù stesse dicendo al Sommo Sacerdote: “ Sì, sono il Messia eppure tu stai per giudicarmi e per farmi uccidere. Ma sappi che io non rimarrò nella tomba perché da ora in poi sarò esaltato alla destra di Dio, proprio come dissero i profeti,  e comincerò a stabilire il mio regno, perché sono letteralmente quel Figlio dell’uomo, di cui aveva parlato Daniele, che viene sulle nuvole del cielo fino al trono di Dio e che giudicherà il mondo. Tu oggi giudichi me, ma un giorno sarò io a giudicare te!”

Gesù stava dichiarando che il Messia è letteralmente quel Figlio dell’uomo che sale al cielo per ricevere dominio, gloria e un regno eterno ed è infatti lo stesso Messia del salmo 110 che si siede letteralmente alla destra di Dio.  Gesù non stava intendendo quei brani in modo figurato ma era davvero convinto di poter essere esaltato fino a sedersi alla destra di Dio. Gesù sta quindi implicando che il Figlio dell’uomo, il Messia, di cui era scritto in Daniele 7 non era una semplice figura umana ma era una figura con caratteristiche divine, che viene assunto letteralmente in cielo. Tutto questo alle orecchie del sommo sacerdote non poteva che suonare come una bestemmia, erano infatti le parole di un uomo che pensa di poter essere esaltato fino a condividere il Potere di Dio!

Abbiamo quindi visto che con l’uso dell’espressione “il figlio dell’uomo” Gesù intendeva una figura che non era assolutamente un semplice uomo e questo fu chiaro anche al Sommo Sacerdote che lo condannò a morte per quelle parole.

Che Gesù intendesse quelle profezie in modo letterale fu in seguito chiaro anche ai suoi discepoli, non a caso, prima di morire, il primo martire Stefano dichiarò: “Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio”, e poi si rivolse a Gesù direttamente in preghiera, proprio come un Ebreo avrebbe fatto solo con Dio stesso,  dicendo «Signore Gesù, accogli il mio spirito»., mentre la folla lo stava lapidando..

Come abbiamo detto, l’interpretazione giudaica tradizionale si discosta dall’interpretazione cristiana. Infatti per la religione ebraica quell’immagine è figurativa e non implica l’esaltazione letterale di un uomo fino al trono di Dio. Ma Gesù ha applicato a se stesso quelle parole in senso letterale implicando quindi la sua risurrezione e la sua ascensione per regnare per sempre. 

Gran parte degli Ebrei, ancora oggi,  ritiene che Gesù non possa essere il Messia perché, dal loro punto di vista, Gesù  non ha stabilito un regno eterno per il suo popolo Israele, ma è morto e sepolto. Molti di loro credono che Gesù sia oggi semplicemente il Dio che adorano gli stranieri, non il Messia promesso ad Israele, visto che a quanto pare non ha fatto nulla per Israele. Ma è proprio così? Se ci pensiamo bene,  Gesù ha fatto esattamente quello che aveva promesso al suo popolo Israele.

 L’interpretazione di Gesù inerente “il figlio dell’uomo” di cui si parla in Daniele è infatti illuminante alla luce di ciò che poi è avvenuto. Anche se oggi i regni della terra conservano ancora parte del loro potere fino alla fine dei tempi, Gesù ha inaugurato il regno di Dio e Israele è pienamente coinvolto nella redenzione del mondo attraverso il suo Messia, proprio come le profezie indicavano. Gesù è morto, ma è anche risorto trionfando sulle potenze delle tenebre,  e quindi può regnare per sempre! I primi cristiani, i suoi discepoli,  furono tutti Israeliti fedeli che credettero in lui e sono proprio loro che lo affiancheranno sui troni nel suo regno. Gesù non ha messo da parte Israele, non ha creato una religione alternativa,  ma ha reso Israele ancora protagonista della storia dell’umanità attraverso un residuo fedele, come aveva promesso attraverso i profeti! Grazie a loro la buona notizia ha cominciato a espandersi nel mondo a partire dal primo secolo. In questo senso tutto il mondo guarda verso Israele e il suo Messia  per la propria salvezza, proprio come le profezie indicavano. Gesù è il Messia, è il Figlio dell’uomo e ha già  ricevuto un regno eterno. Tutta la profezia di Daniele si sta già realizzando ma il regno si sta formando e sta crescendo fino alla sua manifestazione finale alla fine dei tempi. Questo regno si sta espandendo proprio come un seme che viene piantato e comincia a crescere, come Gesù aveva detto nelle sue parabole, ma solo alla fine dei tempi, quando Gesù tornerà, ci sarà il completamento della redenzione di tutta la creazione per entrare nel mondo a venire, nella pienezza del regno di Dio, con nuovi cieli e nuova terra. E tutto questo è avvenuto proprio a partire da Israele e dal suo Messia, il Figlio dell’uomo che si siede alla destra della Potenza e viene sulle nuvole del cielo.

Gesù non è il dio degli stranieri. È quel Figlio d’uomo che è il Re di Israele e che ha stabilito un regno eterno. E tutti, Ebrei e stranieri, devono prepararsi ad incontrarlo quando tornerà.

In Isaia 45:18  in un contesto in cui Dio giudica gli idoli di questo mondo, leggiamo:

Infatti così parla il SIGNORE che ha creato i cieli, il Dio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perché rimanesse deserta, ma l’ha formata perché fosse abitata: «Io sono il SIGNORE e non ce n’è alcun altro.

E qualche riga sotto, al versetto 23 leggiamo:

Per me stesso io l’ho giurato; è uscita dalla mia bocca una parola di giustizia, e non sarà revocata: Ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ogni lingua mi presterà giuramento.

Il Signore, Jahvè,  il Dio di Israele è Colui che dichiara di essere l’unico Signore davanti al quale ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua presterà giuramento. Eppure nel nuovo testamento, parlando di Gesù, Paolo scrive queste parole ai Filippesi:

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, 7 ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. 9 Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.  Filippesi 2:5-11

Il Dio di Israele si presenta come l’unico vero Dio,  eppure i primi cristiani,  compresero di trovarsi di fronte a qualcuno che aveva rinunciato alle sue prerogative divine, prendendo forma umana, morendo su una croce, e poi essendo innalzato e  ricevendo il nome che è al di sopra d’ogni nome. Infatti in questi versetti Gesù viene presentato come la persona più elevata di tutte, talmente elevata da ricevere il medesimo trattamento che nel brano precedente, in Isaia,  era previsto solo per Dio stesso… Se Gesù fosse solo un uomo e non condividesse la natura divina che senso avrebbe dire che “ nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre“?  I primi cristiani avevano capito che il Figlio dell’uomo era ben più di un semplice essere umano, e avevano infatti cominciato ad adorare Gesù e a rivolgersi a lui in preghiera. Avevano compreso che il Figlio dell’uomo poteva solo  essere divino e umano allo stesso tempo, vero Dio e vero uomo. Ecco chi credeva di essere Gesù. E  noi cosa crediamo?

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