- Partecipi della grazia
- Gioia nell’annuncio del vangelo
- Per me il vivere è Cristo
- La gioia dell’unità
- Il sentimento di Gesù
- Testimoni efficaci
- Tutti cercano i propri interessi
- Un mucchio di spazzatura
- Corro verso la mèta
- Facciamo la pace?
- Dall’ansia alla pace
- Posso ogni cosa in Lui
- Sono contento per voi!
Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, con i vescovi e con i diaconi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino a ora. E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Ed è giusto che io senta così di tutti voi, perché io vi ho nel cuore, voi tutti che, tanto nelle mie catene quanto nella difesa e nella conferma del vangelo, siete partecipi con me della grazia. Infatti Dio mi è testimone come io vi ami tutti con affetto profondo in Cristo Gesù. E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.
(Filippesi 1:1-11 – La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Filippesi
La lettera di Paolo ai Filippesi è sicuramente una di quelle in cui l’apostolo esprime più gioia e affetto nei confronti dei destinatari. Non a caso, molti si riferiscono ad essa chiamandola “l’epistola della gioia”.
D’altra parte Filippi era stato uno dei primi luoghi in Europa in cui Paolo aveva predicato la buona notizia inerente Gesù il Re dei Re (Vedi Atti 16) e con i Filippesi si era creato un legame forte che aveva accompagnato Paolo negli anni successivi. L’apostolo si trovava in prigione quando scrisse la lettera e, dai contenuti della lettera, si presume che essa sia stata scritta proprio per ringraziare i Filippesi del loro supporto spirituale e materiale in quella situazione difficile.
Paolo scrisse questa lettera affiancato da Timoteo, d’altra parte Filippi fu uno dei primi luoghi in cui Timoteo aveva accompagnato Paolo dopo essersi unito a lui (Atti 16:1-13).
La lettera è indirizzata a tutti i credenti di Filippi a cui Paolo si riferisce chiamandoli “santi in Cristo Gesù”. A questo proposito si consideri che “santi” è un termine che significava “separati, dedicati”, quindi indicava semplicemente tutti coloro che avevano creduto in Gesù e per questo motivo appartenevano al Signore, ovvero erano stati messi da parte (separati) per il Signore. In particolare, tra di essi Paolo cita coloro che svolgevano un compito di responsabilità e servizio, qui indicati con i termini “vescovi” e “diaconi”.
Teniamo presente che le parole “vescovo” e “diacono” non sono da considerarsi dei titoli particolari ma esprimevano semplicemente una funzione. In particolare la parola “vescovo” potrebbe essere tradotta “sorvegliante” ed indicava quindi dei credenti che, possedendo l’esperienza e i doni necessari, svolgevano un compito di sovrintendenti nella comunità, aiutando gli altri nella crescita (in altri brani del nuovo testamento vengono chiamati “anziani”). La parola “diacono” invece significa “servitore” ed indica quindi tutti coloro che svolgevano servizi di vario tipo all’interno della comunità (nel nuovo testamento questa parola è utilizzata in modo vario).
Come dicevamo, la gioia permea tutta la lettera. Fin dalle prime battute Paolo esprime tutta la sua gioia per la partecipazione al vangelo da parte dei credenti di Filippi. Egli ringraziava Dio e gioiva per loro perché si erano rivelati dei partner affidabili fin dal giorno della loro conversione. D’altra parte, Paolo aveva speso la propria vita per predicare il vangelo ed era logico che la sua gioia più grande fosse quella di vedere dei frutti tangibili nella vita di coloro che si erano convertiti.
I frutti che Paolo vedeva in loro erano la dimostrazione che essi erano partecipi della medesima grazia che Paolo aveva conosciuto. Paolo sapeva che Dio aveva operato nella loro vita e quindi era certo che Dio non avrebbe lasciato a metà il lavoro cominciato. Infatti se la vita cristiana si basasse solo sullo sforzo umano non potremmo mai sapere come andrà a finire, ma Dio è fedele e quando Dio comincia un’opera buona la porta anche a compimento fino al giorno in cui Gesù Cristo tornerà. Ecco perché Paolo era pieno di gioia!
Paolo era sincero e poteva chiamare Dio come testimone del grande affetto che provava per i Filippesi. Egli li sentiva davvero vicini anche mentre si trovava in prigione. Affrontare la prigione a causa del vangelo era un’esperienza davvero difficile, ma sapere che c’erano dei fratelli che gli volevano bene, pregavano per lui, gli inviavano dei doni materiali e continuavano a predicare il vangelo che lui gli aveva insegnato, era un grande incoraggiamento per Paolo. I Filippesi avevano mostrato a Paolo il loro amore che dimostrava proprio il loro incontro con Dio, il loro essere partecipi della grazia di Dio. Infatti ogni persona che incontra l’amore di Dio manifesta come frutto amore verso gli altri.
Paolo, a quel punto, cosa poteva chiedere di più per loro nella sua preghiera a Dio? Che continuassero a crescere nella conoscenza e nel discernimento in modo che fossero in grado di fare le scelte migliori in ogni situazione, in vista del ritorno di Cristo.
Ciò che Paolo chiese a Dio per i Filippesi è ciò che ogni operaio del Signore vorrebbe per coloro a cui ha predicato il vangelo. Appena una persona si converte, normalmente la fede produce un desiderio immediato di fare qualcosa di buono, di mostrare amore in modo pratico verso Dio e verso il prossimo, così come aveano fatto i Filippesi. Poi, continuando a servire con amore, la persona cresce nella conoscenza di Dio e della sua parola e impara ad onorare il Signore sempre meglio in ogni ambito della sua vita. L’aspetto pratico e quello teorico procedono normalmente insieme: più conosciamo il Signore e più lo serviamo meglio.
Il Signore vuole che siamo alberi che producono frutti di giustizia grazie all’opera che Gesù Cristo compie in noi attraverso lo Spirito Santo.
I Filippesi avevano cominciato bene il loro cammino con il Signore e Paolo era certo che avrebbero proseguito il loro cammino a gloria e lode di Dio.
Se anche noi siamo partecipi della grazia di Dio, che il Signore dia ad ognuno di noi di essere limpidi e irreprensibili in attesa del ritorno di Gesù. Che non ci sia in nessuno di noi alcun ostacolo nella crescita, che possiamo onorare il Signore ogni giorno della nostra vita servendolo con gioia.


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