- Partecipi della grazia
- Gioia nell’annuncio del vangelo
- Per me il vivere è Cristo
- La gioia dell’unità
- Il sentimento di Gesù
- Testimoni efficaci
- Tutti cercano i propri interessi
- Un mucchio di spazzatura
- Corro verso la mèta
- Facciamo la pace?
- Dall’ansia alla pace
- Posso ogni cosa in Lui
- Sono contento per voi!
Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore.
Io non mi stanco di scrivervi le stesse cose, e ciò è garanzia di sicurezza per voi.
Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare; perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesù, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne; benché io avessi motivo di confidarmi anche nella carne. Se qualcun altro pensa di aver motivo di confidarsi nella carne, io posso farlo molto di più; io, circonciso l’ottavo giorno, della razza d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio d’Ebrei; quanto alla legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. Ma ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato come un danno, a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.(Filippesi 3:1-11- La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Filippesi
A volte i cristiani, durante la loro vita, per sentirsi più spirituali o superiori ad altri, rincorrono insegnamenti che sembrano più profondi, ambiscono a esperienze che possono dare un significato nuovo alla loro vita. In realtà tutto diventa insignificante se lo confrontiamo con la gioia della salvezza in Cristo. Se abbiamo Cristo nella nostra vita, abbiamo già tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Infatti, se siamo cristiani, qual’è la fonte della nostra gioia, se non il Signore Gesù e la sua opera per noi? Ecco perché Paolo invitò i Filippesi a rallegrarsi esclusivamente nel Signore! Egli non si stancava di riportare continuamente l’attenzione dei suoi interlocutori su Gesù, l’unica realtà che contava davvero. I Filippesi non avevano bisogno di novità per rassicurare la propria anima, ma avevano bisogno di crescere sempre di più nel loro rapporto con Gesù.
Leggendo anche altre lettere di Paolo, ad esempio quella scritta ai Galati, apprendiamo che inizialmente all’interno della comunità cristiana, gravavano sugli stranieri delle pressioni da parte della componente ebraica della comunità per imporre la circoncisione come segno di appartenenza al popolo di Dio. L’apostolo Paolo manifestò sempre apertamente il suo dissenso verso questo modo di pensare che, sostanzialmente, obbligava gli stranieri a diventare parte del popolo di Israele, negando quindi che la salvezza era stata già offerta a tutti, ebrei e gentili!
Paolo in questo brano utilizza parole molto dure verso chi portava avanti queste idee. Addirittura egli utilizzò la parola “cani” per indicare coloro che predicavano la circoncisione tra gli stranieri. Si tratta di una chiara provocazione visto che tale parola veniva normalmente utilizzata dagli Ebrei per designare gli stranieri pagani (si veda anche Mt 15:26). Egli utilizzò anche la parola “mutilare” in modo provocatorio per riferirsi proprio alla circoncisione. L’intento di Paolo non era quello di offenderli usando queste parole ma piuttosto di farli riflettere in maniera profonda sull’insensatezza del proprio operato. Infatti continuare a proporre la circoncisione agli stranieri significava negare la “vera circoncisione”, quella che Dio aveva operato nel cuore di tutti coloro che erano nati di nuovo attraverso l’opera dello Spirito Santo in loro, sia ebrei che stranieri, i quali potevano adorare Dio con sincerità vantandosi esclusivamente dell’opera di Cristo e non confidando nell’appartenenza ad un gruppo etnico particolare.
Se per essere a posto con Dio contassero la propria nazionalità, la propria famiglia di provenienza, la propria posizione sociale, le proprie opere, chi più di Paolo avrebbe potuto vantarsi? Egli era ebreo figlio di ebrei, Israelita della tribù di Beniamino, fariseo che conosceva e osservava la legge con diligenza… Prima di conoscere Gesù Cristo egli era così attaccato alle tradizioni farisaiche da diventare addirittura un persecutore degli altri ebrei che seguivano Gesù, convinto così di onorare Dio e il suo popolo. Insomma agli occhi della gente del suo popolo egli era una delle persone più rispettabili che potessero esserci.
Ma quando conobbe Cristo, Paolo comprese che tutto ciò che egli poteva presentare a Dio per essere trovato giusto non era altro che un mucchio di spazzatura! Ciò che sembrava un vantaggio non era altro che un ostacolo. Chi pensa dunque di essere a posto con Dio basandosi sui propri meriti, affermando quindi la propria giustizia, rischia di non sentire il bisogno di affidarsi alla grazia divina per la propria salvezza! Paolo aveva invece messo da parte tutto ciò che poteva costituire un vanto e aveva semplicemente riposto la sua fede in Gesù Cristo per essere giustificato davanti a Dio.
Insomma, la sua relazione con Gesù era diventata talmente importante da far sembrare tutto il resto insignificante nella sua vita. L’obiettivo di Paolo era quello di identificarsi sempre di più con il suo Salvatore e con la sua opera sulla croce, conoscendolo sempre di più e sperimentando la potenza della sua risurrezione nella sua vita. Infatti, come il Signore Gesù aveva rinunciato ai suoi privilegi (vedi Fi 2:6-11) per soffrire e morire per l’umanità peccatrice, così Paolo stava rinunciando ai suoi privilegi di Fariseo, accettando anche la persecuzione e il disprezzo, pur di onorare Gesù e camminare sulle orme del suo salvatore. Così Paolo stava rinunciando a sé stesso, divenendo quindi conforme a Gesù “nella sua morte”. Paolo non aveva paura e non aveva rimorsi pensando a ciò a cui aveva rinunciato. Perciò anche se avesse dovuto dare la sua vita per il vangelo, egli sapeva bene che ciò che aveva guadagnato era infinitamente superiore. In qualunque modo Dio avesse guidato le cose, Paolo sarebbe giunto alla risurrezione dei morti, alla meta finale, per vivere sempre con il suo Signore.
E noi, siamo pronti a considerare un mucchio di spazzatura tutta la nostra sapienza, il nostro ceto sociale, tutto ciò che ci rende onorabili nella società, per identificarci completamente con il nostro Salvatore Gesù e rallegrarci solamente in Lui? Liberiamoci dal peso di dover essere qualcuno, di dover fare qualcosa, e confidiamo solamente in Gesù, ringraziandolo per ciò che Lui ha fatto. Ci sentiremo molto più felici e leggeri.


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