Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Gioia nell’annuncio del vangelo

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is part 2 of 13 in the series Lettera ai Filippesi
 Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo; al punto che a tutti quelli del pretorio e a tutti gli altri è divenuto noto che sono in catene per Cristo; e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nell’annunciare senza paura la parola di Dio.
Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità; ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo. Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incaricato della difesa del vangelo; ma quelli annunciano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene. Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunciato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora;
(Filippesi 1:12-18 – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Filippesi


In alcune situazioni della vita è quasi impossibile riuscire a trovare un aspetto positivo. Eppure Paolo trovò dei motivi di gioia anche mentre si trovava in carcere. Vediamo come ci riuscì.

Ciò che era accaduto a Paolo avrebbe scoraggiato chiunque. Infatti Paolo era un apostolo, ovvero un inviato di Dio incaricato di predicare il vangelo e la prigionia era un forte impedimento per portare avanti la sua missione. Inoltre teniamo presente che a quei tempi le prigioni erano davvero inospitali. Basti pensare che al carcerato non veniva neanche provveduto il cibo ed era quindi essenziale che ci fossero degli amici a provvedere cibo, vestiti e quant’altro fosse necessario.

Ma Paolo vide il bicchiere mezzo pieno. Nonostante le circostanze, la sua missione proseguiva con successo. Infatti la sua prigionia stava contribuendo al progresso del vangelo. Le voci correvano e tutti avevano sentito che egli era in catene per aver predicato Cristo, per aver proclamato che c’era un Re superiore a Cesare, a cui tutti si sarebbero dovuti sottomettere! Per i pretoriani ma anche per gli altri prigionieri pagani queste voci dovevano davvero sembrare stravaganti e alimentavano la loro curiosità. 

Inoltre buone notizie erano arrivate a Paolo dall’esterno della prigione, dai suoi fratelli, infatti molti stavano annunciando Gesù Cristo senza paura, incoraggiati dall’esempio di Paolo. Essi predicavano il nome di Cristo di buon animo, per amore del Signore e anche per amore di Paolo, affinché non si abbattesse ma fosse incoraggiato dal fatto che la battaglia spirituale procedeva vittoriosa nonostante la sua momentanea assenza dalla prima linea.

Ma non c’erano solo buone notizie. C’erano anche persone che parlavano di Cristo solo per invidia e rivalità nei confronti di Paolo. Ci sono ipotesi discordanti sull’identità di costoro: alcuni pensano che si trattasse di credenti che non erano d’accordo al cento per cento con la predicazione di Paolo e quindi volevano approfittare della prigionia di Paolo per attirare verso di loro alcuni discepoli, altri credono che possa trattarsi di pagani che parlavano del vangelo per discreditarlo.

Personalmente la reazione di Paolo mi fa propendere più per la prima ipotesi. Se si trattasse di persone che parlavano male di Cristo, Paolo non avrebbe potuto gioire perché quello predicato non sarebbe stato il vero vangelo, ovvero la buona notizia di Cristo. Paolo  invece si rallegrava perché in un modo o nell’altro il Signore Gesù era annunciato, il Re dei Re era proclamato. Per quanto possa sembrare strano, c’erano persone che proclamavano il vangelo di Cristo come Paolo lo aveva annunciato, ma lo facevano mossi da motivi sbagliati.

La reazione di Paolo è sorprendente. Altri al suo posto si sarebbero lamentati e avrebbero maledetto quei cattivi operai che non erano mossi da amore genuino ma dal desiderio di ferire Paolo mentre egli si trovava in carcere. Ma Paolo considera tutto ciò di poco conto se paragonato al fatto che il vangelo stava raggiungendo un numero sempre maggiore di persone.

“Che importa?”, si chiede Paolo.

“Che importa se alcuni pensano di farmi del male?”

“Che importa se queste persone si stanno comportando da ipocriti e non sono mossi da amore in ciò che fanno?”

“Io gioisco perché comunque il nome di Gesù viene predicato e sempre più persone credono in lui!”

Paolo riuscì a mettere da parte le sue motivazioni personali e le sue pendenze con quelle persone per trovare davvero la sua gioia nel fatto che Gesù veniva annunciato. Di questo egli si rallegrava e avrebbe continuato a farlo. 

Dobbiamo ammettere che spesso siamo così ripiegati sui nostri problemi che non riusciamo più nemmeno a gioire per il fatto che il nome di Gesù viene annunciato. Eppure il Signore Gesù disse che “v’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede” (Luca 15:10), quindi niente dovrebbe darci più gioia del sentire che qualcuno ha udito il vangelo e ha ottenuto la salvezza in Cristo.  

Che il Signore ci dia di essere in grado di mettere da parte i problemi personali anche con altri credenti con i quali non andiamo d’accordo per qualche ragione, per  trovare la nostra gioia nell’espansione della buona notizia inerente Gesù.

 

Lettera ai Filippesi

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