Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato.
(Colossesi 1:15-18 – La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Colossesi
Come dovremmo considerare Gesù? Alcuni potrebbero dire che si è trattato di un grande uomo. Altri potrebbero riferirsi a lui come ad un profeta, qualcuno, già ai tempi di Paolo, poteva pensare che si trattasse di un essere angelico… Ma qual’è la verità?
Questo brano ci dice che Gesù è molto di più. Infatti notiamo che in questo testo l’apostolo Paolo utilizzò appositamente dei termini che esaltano Gesù distinguendolo non solo dalla creazione visibile, ma anche da quella invisibile, escludendo quindi che si possa trattare di un semplice essere angelico.
Innanzitutto Gesù viene presentato come l’immagine del Dio invisibile. La scrittura ci dice che l’uomo è stato creato ad immagine di Dio, quindi come suo rappresentante sulla terra per dominare sul creato (Ge 1:27-28), ma in questo caso non si sta indicando che Gesù è immagine di Dio in quanto semplice uomo, cosa che non lo distinguerebbe dal resto dell’umanità, piuttosto viene messo in risalto il fatto che Dio è invisibile ma, attraverso l’immagine, è possibile vederlo. Questo versetto richiama alla mente quanto leggiamo in Giovanni 1:18: “Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.”
L’apostolo Paolo presenta Gesù esaltandolo al di sopra della creazione, indicandolo come “primogenito di ogni creatura”. L’espressione “primogenito” viene utilizzata in questo brano non come la si utilizzerebbe in un contesto famigliare, ovvero il primo nato tra diversi figli, ma in coerenza con l’uso ebraico che troviamo in diversi casi anche nell’antico testamento per esprimere superiorità, primato, unicità. Infatti viene utilizzata qui in modo analogo a quanto viene fatto nel Salmo 89:27 quando Dio dichiara di aver costituito Davide come suo primogenito, indicando che avrebbe avuto una posizione unica al cospetto di Dio, non comparabile con gli altri re della terra. Così in esodo 4:22 Israele viene chiamato “figlio di Dio, primogenito di Dio” per indicare che si trattava di una nazione che aveva un posto di preminenza nel suo piano.
Gesù è quindi il primogenito di ogni creatura perché ha la supremazia su tutta la creazione. L’apostolo Paolo distingue però Gesù dalla creazione così come il Creatore è distinto dalla creatura. Lo presenta infatti come Colui attraverso il quale sono state create tutte le cose nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili!
Chi è che ha creato tutte le cose? L’antico testamento è pieno di versetti in cui Dio reclama il diritto ad essere riconosciuto come autore della creazione. Ad esempio in Isaia 45:12 leggiamo: “Io ho fatto la terra e ho creato l’uomo su di essa; io, con le mie mani, ho spiegato i cieli e comando tutto il loro esercito.”
Comprendiamo quindi quanto grande sia la portata dell’affermazione di Paolo quando, a riguardo di Gesù, dice che “tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui”. Gesù viene presentato come creatore e non come creatura! Inoltre la creazione stessa è “in vista di lui” quindi Gesù è l’origine ma anche il fine della creazione. Ma non dovrebbe essere Dio stesso il principio e la fine, il primo e l’ultimo?
Infatti Dio, già nell’antico testamento, si riferisce a se stesso come “il primo e l’ultimo”, ad esempio leggiamo: “Così parla il SIGNORE, re d’Israele e suo redentore, il SIGNORE degli eserciti: <<Io sono il primo e sono l’ultimo, e fuori di me non c’è Dio.>>” (Isaia 44:6). Anche nel nuovo testamento in apocalisse il Signore afferma: «Io sono l’alfa e l’omega», dice il Signore Dio, «colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente». (Ap 1:8). Alfa e Omega sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, quindi questa è una espressione analoga a “il primo e l’ultimo”, “il principio e la fine”, Colui in cui tutto ha origine e in cui tutto trova il suo compimento. Eppure proprio nell’Apocalisse Gesù utilizza la stessa espressione riferendosi a se stesso: “Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine.” (Apocalisse 22:13)
L’apostolo Paolo sta quindi parlando di un personaggio distinto e preesistente rispetto alla creazione (“Egli è prima di ogni cosa”), autore della creazione e fine stesso della creazione (“create per mezzo di lui e in vista di lui”), capace non solo di creare ma di sostenere la stabilità del creato (“tutte le cose sussistono in Lui”). Tutte queste caratteristiche, se confrontate con quanto leggiamo nelle scritture dell’antico e del nuovo testamento, possono riferirsi solo a Dio stesso.
Si noti che Gesù è indicato come autore delle cose visibili, e quindi degli esseri umani, ma anche delle cose invisibili esemplificate dall’apostolo Paolo come troni, signorie, principati, potestà, tutte espressioni con le quali ci si riferiva normalmente a creature angeliche. Alcune idee che cominciavano a svilupparsi già nella seconda parte del primo secolo presentavano Gesù come un angelo di rango elevato, come una creatura più eccelsa delle altre creature e ancora oggi ci sono movimenti che si riferiscono a Gesù in questi termini. Ma l’apostolo Paolo sottolineò che Gesù non era un angelo, come alcuni pensavano, ma il Creatore anche degli esseri angelici, quindi la sua supremazia non riguardava solo la terra e gli esseri umani ma si estendeva su tutto il creato visibile e invisibile nella sua globalità.
La seconda parte del testo estende il primato di Cristo anche sulla nuova creazione, ovvero al mondo a venire, al regno di Dio nel quale vivranno tutti coloro che hanno ricevuto vita eterna. Gesù viene quindi presentato come capo della chiesa ovvero della comunità formata da tutti coloro che hanno creduto in Lui e sono diventati suoi discepoli. Come accade anche in altri brani, la chiesa viene paragonata ad un corpo di cui Cristo rappresenta il Capo, ovvero Colui che la guida proprio come il cervello guida il corpo.
Il suo primato nella nuova creazione viene ribadito utilizzando l’espressione ” il principio, il primogenito dai morti”. Se è vero che nella storia dell’umanità ci sono state diverse persone che sono state dichiarate morte e poi sono tornate in vita, è anche vero che si tratta di persone che prima o poi sono comunque morte di nuovo! Ma nel caso di Gesù, dopo la sua morte egli è risorto con un corpo diverso , un corpo che non può morire più. Quello è il corpo con il quale risorgeremo anche noi che abbiamo riposto la nostra fede in Lui. Quindi Gesù ha anche il primato nella risurrezione dai morti, in questo senso è il “primogenito dai morti”.
In conclusione, questo brano presenta il primato di Cristo su ogni cosa passata, presente e futura. Colui che ha dato la sua vita per noi affinché noi potessimo avere vita eterna si è fatto uomo come noi per poterci salvare, ma allo stesso tempo è molto più di un uomo, infatti Egli è l’immagine del Dio invisibile, Colui che ha creato ogni cosa e che, come ribadito anche in Ebrei 1:3, “sostiene ogni cosa con la parola della sua potenza”. Chi potrebbe essere Costui se non Dio stesso?


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