Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Riconciliati con Dio

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This entry is part 4 of 13 in the series Lettera ai Colossesi
Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. E voi, che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere malvagie, ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili, se appunto perseverate nella fede, fondati e saldi e senza lasciarvi smuovere dalla speranza del vangelo che avete ascoltato, il quale è stato predicato a ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato servitore.
(Colossesi 1:19-23  – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Colossesi


Molte religioni presentano Gesù come qualcuno che gioca un ruolo importante per la riconciliazione dell’uomo con Dio. Ma è fondamentale comprendere che Gesù non è solo importante, non è solo necessario, ma è anche sufficiente. In Gesù Cristo abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra salvezza! Questo è il tema principale di tutta la lettera su cui Paolo tornerà a più riprese.

In questi versetti l’apostolo Paolo utilizza il concetto di “pienezza” di cui i Colossesi, influenzati dalla filosofia greca e dalla religione pagana, avevano probabilmente un concetto sbagliato. Infatti  essi  pensavano probabilmente alla “pienezza” come a uno stato superiore, uno stato di maturità raggiungibile attraverso passi successivi. Applicando questo al cristianesimo, essi potevano pensare che Gesù fosse il punto di partenza della fede ma potevano essere necessarie esperienze successive legate al mondo spirituale per raggiungere  la maturità, la completezza, la “pienezza” appunto.

L’apostolo Paolo voleva assolutamente evitare che essi pensassero cose di questo genere, infatti Gesù non era solo un punto di partenza ma in lui abitava tutta la pienezza, ovvero tutta l’esperienza cristiana ruotava esclusivamente intorno a Lui e a nessun altro!

La riconciliazione dell’uomo con Dio passava infatti esclusivamente per la croce di Cristo. Donando il suo sangue, ovvero dando la propria vita, morendo sulla croce al posto dell’uomo, Gesù ha pagato per i peccati dell’uomo ed è diventato quindi come un ponte attraverso cui l’uomo può raggiungere Dio facendo la pace con Lui.

Con un solo gesto Dio ha risolto una volta per sempre il problema della ribellione dell’uomo, provvedendo li perdono per i peccati del passato ma anche garantendo una speranza per il futuro perché Gesù Cristo non è rimasto nella tomba ma è risorto, diventando anche il primogenito dai morti, il prototipo della nuova umanità destinata alla vita eterna. Tale nuova creazione non potrà più essere influenzata da forze spirituali ribelli a Dio come accadde nel giardino dell’Eden, infatti come sappiamo tali forze spirituali sono state sconfitte attraverso la morte e la risurrezione di Gesù (Col 2:15) e verranno annientate completamente quando Egli tornerà (Ap 20:10). 

La vittoria di Gesù Cristo sulla croce introduce quindi una pace che ha una portata totale,  la sua influenza si estende non solo alle cose che sono sulla terra ma anche a quelle che sono nei cieli, non solo alle cose presenti ma anche a quelle future che Dio ha preparato, non solo alle cose visibili ma anche alle invisibili.

L’apostolo Paolo era certo che anche i Colossesi erano diventati partecipi di tale riconciliazione con Dio attraverso il sacrificio di Cristo. Con l’espressione “nel corpo della carne di lui”  Paolo sottolineò la realtà dell’incarnazione, la vera umanità di Gesù  che diverse correnti di pensiero mettevano in dubbio. Come sottolineato anche nel resto del nuovo testamento era fondamentale comprendere non solo la divinità di Gesù ma anche la sua perfetta umanità. Il connubio perfetto tra le due nature è proprio la caratteristica che rende unico Gesù il Messia.

I Colossesi erano stati nemici di Dio, dediti all’adorazione di falsi idoli, con una percezione errata della realtà che li teneva lontani dall’unico vero Dio. Ma ora, solo per i meriti di Gesù Cristo, essi potevano comparire davanti a Dio come santi, senza difetto e irreprensibili, ovvero Dio li vedeva con le stesse caratteristiche di Gesù stesso! 

Se qualcuno dei Colossesi stava pensando di dover aggiungere qualcosa alla fede in Cristo per poter crescere e raggiungere la maturità, si stava sbagliando di grosso! Essi non avevano bisogno di altro per raggiungere la pienezza, perché in Gesù Cristo raggiungevano già lo stato più alto che si potesse ottenere davanti a Dio. In sostanza, se avevano conosciuto Cristo essi dovevano solo continuare a coltivare quel rapporto con Cristo,  rimanendo  saldi nella loro fede senza lasciarsi smuovere in alcun modo dalla speranza del vangelo che avevano ascoltato.

Quello era il vangelo, ovvero la buona notizia, che Paolo predicava, quello era il messaggio che gli era stato affidato come servitore di Dio, un messaggio di liberazione e di riconciliazione con Dio che non era destinato solo ad alcuni ma era destinato al mondo intero, ad ogni creatura di Dio.

Quel messaggio ha attraversato i secoli per raggiungere anche me e te. Non lasciamoci smuovere dalla speranza di cui ci siamo appropriati attraverso Cristo, rimaniamo saldi nella fede e proseguiamo il nostro cammino con Lui. In lui siamo riconciliati con Dio, in lui abita tutta la pienezza, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra vita eterna.

Lettera ai Colossesi

Il primato di Cristo Cristo in voi

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