Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Relazioni trasformate

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This entry is parte 11 di 13 in the series Lettera ai Colossesi
Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui. Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come si conviene nel Signore. Mariti, amate le vostre mogli, e non v’inasprite contro di loro. Figli, ubbidite ai vostri genitori in ogni cosa, poiché questo è gradito al Signore. Padri, non irritate i vostri figli, affinché non si scoraggino. Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore.  Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l’eredità. Servite Cristo, il Signore! Infatti chi agisce ingiustamente riceverà la retribuzione del torto che avrà fatto, senza che vi siano favoritismi. Padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone nel cielo. 
(Colossesi 3:18-4:1  – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Colossesi


Le relazioni umane sono spesso caratterizzate dall’egoismo. Ognuno di noi è portato a cercare i propri vantaggi  e non quelli degli altri. Ma Gesù ci ha insegnato una via diversa, infatti egli ha messo da parte i propri vantaggi e ha cercato i nostri quando è andato sulla croce per dare la sua vita per ognuno di noi.  

Se abbiamo ricevuto la vita di Cristo in noi, è quindi logico aspettarsi che cominciamo a manifestare il suo carattere in tutti gli ambiti, a partire da quello domestico.

Ecco perché in questo brano l’apostolo Paolo esplicitò una sorta di “codice domestico” simile a quelli che erano piuttosto in voga nel mondo greco-romano. Nei codici domestici del mondo greco-romano la figura dell’uomo era preponderante in tutti gli ambiti. Era lui come marito, padre e padrone della servitù il soggetto che esercitava l’autorità e dettava le regole della casa.  La società greco-romana guardava quindi con sospetto le religioni che in qualche modo potevano attrarre donne e schiavi andando a minare quella struttura consolidata della famiglia e dello stato. Paolo sapeva che molti si stavano chiedendo se il cristianesimo poteva costituire una minaccia in tal senso e la sua risposta non poteva essere più chiara di così.

In modo molto intelligente, guidato dal Signore, l’apostolo Paolo dimostra infatti che i cristiani non avevano intenzione di rivoluzionare la società destabilizzando la famiglia o il rapporto tra schiavi e padroni ma, allo stesso tempo propone un “codice domestico” con una peculiarità che non poteva passare inosservata, infatti mette in evidenza non solo le responsabilità di mogli, figli e schiavi, ma anche le responsabilità dell’uomo come marito, padre e padrone. Insomma non solo i cristiani non erano una minaccia ma potevano essere una benedizione per la società facendo anche meglio di quello che la società proponeva!

Era però necessario che in ogni loro parola o azione agissero nel nome di Gesù, come suoi rappresentanti sulla terra, avendo il Signore come punto di riferimento, come supremo esempio, con continua riconoscenza per ciò che Egli aveva fatto nella loro vita. Essi dovevano quindi compiere ogni parola o azione come per il Signore e non per gli uomini avendo per obiettivo l’eredità che il Signore, e non gli uomini, aveva in serbo per loro.

Così le mogli cristiane erano chiamate a non ribellarsi ma a mostrare rispetto per il marito, accettandone l’autorità, salvaguardando quindi ciò che la società si aspettava, “come si conviene nel Signore”, ovvero proprio perché era quello il modo migliore di testimoniare della loro fede nel Signore nella società in cui si trovavano.

Ma allo stesso tempo i mariti dovevano fare la propria parte, amando le proprie mogli e non comportandosi in modo “aspro” con loro. Questa seconda parte non era affatto scontata per la società di allora, infatti a dispetto di ciò che molti erano soliti pensare, i mariti non potevano pensare di disporre a loro piacimento delle loro mogli, maltrattandole, umiliandole, o tradendole con altre donne. Anzi, dovevano mostrare vero amore verso di loro, l’amore che solo Cristo poteva mettere nei loro cuori.

I figli a loro volta erano chiamati ad ubbidire ai genitori, e questo era assolutamente in linea con ciò che la società si aspettava, ma dovevano farlo soprattutto perché era una cosa buona e il Signore stesso lo gradiva.

Ma allo stesso tempo i padri non potevano maltrattare i figli a loro piacimento, anzi non dovevano irritarli per evitare che si scoraggiassero. Solo un padre cristiano poteva sviluppare una simile sensibilità in un mondo in cui i padri dettavano legge senza preoccuparsi della personalità del figlio.

Molti schiavi poi si stavano avvicinando al cristianesimo e questo poteva incutere un certo sospetto nella società visto che questa religione parlava molto di libertà. Ma l’apostolo Paolo non invitò gli schiavi a ribellarsi, anzi li esortò a servire con maggior cura considerando che il loro vero padrone, il Signore,  li poteva vedere sempre anche quando il padrone umano non era presente. Lavorando sodo e con coscienza avrebbero dimostrato che la loro fede in Gesù non era una minaccia per i loro padroni ma una benedizione e così avrebbero reso buona testimonianza ai loro padroni.

Ma allo stesso tempo i padroni dovevano fare attenzione a non comportarsi in modo ingiusto con i servi perché gli schiavi erano esseri umani come loro, creature del medesimo Dio a cui anche i padroni avrebbero dovuto rendere conto delle proprie azioni prima o poi. 

Tutti, mogli o mariti, figli o padri, schiavi o padroni, avrebbero un giorno reso conto della loro condotta all’unico Vero Dio, il quale avrebbe retribuito ciascuno senza alcun favoritismo di sorta. I cristiani lo sapevano molto bene e proprio per onorare il Signore potevano vivere le relazioni tra marito e moglie, tra figli e padri e persino tra schiavi e padroni in un modo equilibrato, in un modo nuovo per la società di allora, in un modo in cui ognuna delle parti mostrava rispetto e amore per l’altra parte, proprio l’amore che Cristo aveva insegnato loro.

Il mondo ha bisogno anche oggi di vedere relazioni trasformate dall’amore di Cristo. È ormai all’ordine del giorno sentire di uomini che abusano delle loro donne, di padroni che approfittano dei propri sottoposti, di padri che maltrattano i propri figli. Ma allo stesso tempo sentiamo di donne che disprezzano e tradiscono i mariti, di figli che fanno del male ai loro genitori, di lavoratori che rubano il salario non facendo il proprio dovere. Quanto abbiamo bisogno di vedere famiglie in cui l’amore e il rispetto reciproco trionfano e luoghi di lavoro in cui datori di lavoro e lavoratori fanno ognuno la propria parte con senso di responsabilità. Questa sarebbe una vera rivoluzione silenziosa, un assaggio del mondo a venire in cui il Signore Gesù regnerà con giustizia.

 

Lettera ai Colossesi

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