Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Tutto pienamente in Cristo

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Questa voce fa parte 7 di 13 nella serie Lettera ai Colossesi
Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo; perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità; e voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza; in lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.
(Colossesi 2:8-15  – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Colossesi


Fin dai suoi albori, l’umanità si è fatta influenzare da forze spirituali che hanno portato l’uomo a peccare e ad allontanarsi da Dio. Dopo l’uscita dall’Eden, la malvagità dell’uomo è andata crescendo di pari passo con l’adorazione di falsi dèi dietro i quali si nascondevano appunto forze spirituali ribelli a Dio  (chiamati “demoni” in De 32:17, Salmo 106:37).

Paolo sapeva che queste forze spirituali si  nascondevano anche nelle filosofie e nelle tradizioni della cultura pagana che circondava i cristiani di Colosse.  Per questo motivo li mise in guardia invitandoli a non lasciarsi distogliere da Gesù Cristo.

Quando Paolo si riferì agli “elementi del mondo” utilizzò il termine “elemento” (greco: stoicheia) che poteva assumere una varietà di significati in base al contesto, potendo indicare i principi base della spiritualità così come le lettere dell’alfabeto o gli elementi di base della materia, ma anche potenze spirituali malvagie che stanno proprio alla base dell’idolatria.  In questo brano, l’utilizzo dell’espressione “elementi del mondo” è evidentemente riferito all’ultimo di questi significati, all’influenza di potenze spirituali contrapposte a Cristo.  Questo è confermato dal fatto che Paolo si riferì poi diverse volte in questo brano proprio ai “principati e alle potenze”, termini che nella tradizione ebraica erano riferiti a diverse categorie di creature angeliche.

Paolo sapeva che queste potenze spirituali potevano introdursi anche nella comunità cristiana attraverso idee filosofiche che, invece di esaltare Cristo come Colui nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza  (vedi Colossesi 2:3), favorivano pratiche che, con la falsa promessa di portare verso una conoscenza superiore, aprivano di fatto i credenti proprio all’influenza di forze spirituali estranee, promuovendo una ricerca spirituale che includeva appunto altre creature angeliche come mediatori. Come vedremo in seguito, Paolo si riferirà a queste pratiche come “culto degli angeli” in Colossesi 2:18.

Paolo volle ribadire che ogni altra creatura spirituale era inferiore a Cristo infatti egli presentò Cristo proprio come “capo di ogni potenza e di ogni principato”. Se si aveva una relazione con Cristo, perché ci si sarebbe dovuti rivolgere ad altri esseri spirituali inferiori per raggiungere la pienezza, la maturità?

Come Paolo affermò, Gesù non era paragonabile ad altri, infatti in Gesù il Messia abita corporalmente tutta la pienezza delle deità e i cristiani hanno già tutto pienamente in lui. Se hanno una relazione con Gesù, hanno quindi una relazione diretta con Dio stesso e non hanno bisogno di altro.

Coloro che ripongono la loro fede in Gesù non hanno bisogno della circoncisione, non hanno bisogno di un segno nella carne per identificarsi con il popolo di Israele come popolo di Dio, perché l’esperienza cristiana si basa sull’identificazione con l’opera di Cristo. 

I Colossesi, come tutti gli esseri umani, quando erano pagani, erano morti nei loro peccati, lontani da Dio e incirconcisi nella carne, quindi separati anche dal popolo di Israele che aveva ricevuto la rivelazione di Dio. Ma la buona notizia di Gesù aveva cambiato tutto! Infatti il Signore aveva perdonato tutti i loro peccati e aveva dato loro la vita eterna quando avevano riposto la loro fede in Gesù, identificandosi con la sua morte e la sua risurrezione.

Gesù aveva pagato il loro debito con Dio morendo al loro posto come sacrificio espiatorio per i loro peccati. Tale debito, in questo brano, è rappresentato da un documento in cui erano scritti i decreti di accusa e condanna nei confronti del condannato a morte, documento che quindi veniva affisso sulla croce con lui. Se il documento che decretava la nostra condanna, riportando tutti i nostri peccati, è stato inchiodato con Gesù sulla croce, è chiaro che noi non abbiamo più alcun debito con Dio! 

Paolo utilizzò infatti l’espressione “circoncisione di Cristo che consiste nello spogliamento del corpo della carne” ribadendo la realtà dell’incarnazione di Gesù (“corpo della carne”) e la sua morte (“spogliamento”) come fulcro dell’esperienza cristiana che non si  basa su un segno identificativo nella carne ma su un segno nel proprio interiore, ovvero sull’identificazione del credente proprio con la morte e la risurrezione di Gesù. 

Per fede, i cristiani si uniscono a Gesù nella sua morte, sono sepolti con lui, e per la medesima fede essi risorgono con lui,  credendo che Dio, nella sua potenza, ha appunto risuscitato Gesù dai morti.  Il battesimo in acqua, traslitterazione di una parola greca che significa appunto “immersione”,  rappresenta infatti il battesimo spirituale che ogni credente sperimenta , ovvero l’immersione totale nell’esperienza di Gesù, l’unione con il Messia nella sua morte e nella sua risurrezione.

Sulla croce Gesù ha sconfitto anche tutte quelle creature spirituali ribelli, Satana incluso, che hanno trascinato l’uomo nella ribellione. Attraverso la sua morte e la sua risurrezione, Gesù aveva trionfato pubblicamente proprio sui principati e sulle potenze, su quelle creature spirituali ostili a Dio, rendendoli inefficaci,  spogliandoli del loro potere. 

Se siamo cristiani, anche noi come i Colossesi, ci siamo identificati con Cristo nella sua morte e nella sua risurrezione. Nella nostra unione con Gesù abbiamo tutto ciò che occorre per la nostra salvezza, non abbiamo più alcun debito nei confronti di Dio, non abbiamo più alcun documento che ci accusi e ci condanni, e non abbiamo alcuna creatura del mondo spirituale che possa avanzare pretese nei nostri confronti.

Gesù ha trionfato sulla croce e noi siamo trionfanti con Lui. Non lasciamoci trascinare da filosofie, tradizioni, o esperienze spirituali di dubbia provenienza che non abbiano Gesù Cristo e la sua opera come unico fulcro, perché in lui abita tutta la pienezza della deità e noi abbiamo già ogni cosa pienamente in lui.

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