- Una eredità incorruttibile
- Esultiamo nella salvezza!
- Una salvezza preziosa
- Una parola vivente
- Pietre viventi
- Stranieri e pellegrini
- Coraggio nell’esempio di Gesù
- Ornamento e onore
- Meglio fare il bene
- Trionfo sulle tenebre
- Il tempo che resta
- Soprattutto
- Quale sarà la fine?
- Rivestitevi di umiltà
- Resistete nella grazia
Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo. Benché non l’abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime.
Intorno a questa salvezza indagarono e fecero ricerche i profeti, che profetizzarono sulla grazia a voi destinata. Essi cercavano di sapere l’epoca e le circostanze cui faceva riferimento lo Spirito di Cristo che era in loro, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, amministravano quelle cose che ora vi sono state annunciate da coloro che vi hanno predicato il vangelo, mediante lo Spirito Santo inviato dal cielo: cose nelle quali gli angeli bramano penetrare con i loro sguardi.(1 Pietro 1:6-12 – La Bibbia)
Indice della serie sulle lettere di Pietro
Colui che ha conosciuto la salvezza di Dio in Gesù Cristo ha buoni motivi per esultare anche nelle prove. Le prove non sono piacevoli eppure sono necessarie, così come è necessario che l’oro passi attraverso il fuoco per essere purificato dalle scorie.
Prima o poi affronteremo una malattia o sopporteremo la morte di un nostro caro o perderemo il posto di lavoro, o saremo perseguitati per la fede. Non è vero che essere cristiani ci mette al riparo dalla sofferenza, infatti c’è tanta sofferenza nel mondo, anche per i cristiani.
I credenti del primo secolo a cui si rivolge la prima epistola di Pietro, in particolare, erano perseguitati. Molti di loro avevano visto amici o parenti uccisi o torturati per la propria fede. Lo stesso accade oggi in molti paesi del mondo dove dire di essere un cristiano significa mettere a repentaglio la propria vita o comunque prepararsi a soffrire molto.
Pietro voleva che i suoi destinatari non si scoraggiassero ma, nonostante le prove, fossero confermati nella loro fede. Infatti i discepoli di Gesù potevano e possono esultare in virtù di ciò che Gesù ha fatto per loro e in virtù dell’eredità che li aspetta, di cui Pietro aveva parlato nei primi versetti della lettera.
Essi dovevano affrontare le difficoltà sapendo che la sofferenza è spesso il mezzo con cui la fede viene messa alla prova per uscirne ancora più forte di prima, proprio come l’oro viene affinato quando passa attraverso il fuoco. Secondo Pietro, attraverso le prove, la fede si affina in vista dell’incontro con il nostro salvatore Gesù Cristo. Anche nella lettera di Giacomo troviamo un pensiero analogo:
“Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti.” (Gc 1:2-4)
Si noti anche che le prove sono sempre limitate nel tempo, e per quanto possano essere estese sono sempre un “breve tempo” quando le si paragona all’eternità!
Quanto cambia la nostra prospettiva quando vediamo le prove in questo modo! Ovviamente nessuno cerca la sofferenza volontariamente, ma quando la sofferenza entra a far parte della nostra vita almeno possiamo essere consolati e gioiosi ricordando che, come l’oro, stiamo passando attraverso il fuoco per uscirne molto più affinati, sempre più costanti, più completi, più rafforzati nella fede, pronti ad incontrare il nostro Signore.
Anche se non lo vedono con i loro occhi, i credenti amano il Signore Gesù ed esultano di una gioia ineffabile e gloriosa, una gioia che non può essere compresa da coloro che non conoscono Dio. Essi infatti sanno che otterranno ciò che il Signore ha promesso loro, l’obiettivo della loro fede: la salvezza.
La salvezza che si ottiene mediante la fede in Gesù è il centro della rivelazione biblica. Quando si legge l’antico testamento, ci si rende conto che fin dalla Genesi il Signore aveva cominciato a rivelare il modo in cui gli esseri umani peccatori sarebbero stati redenti e sarebbero entrati nel suo regno. Si tratta però di una rivelazione progressiva, con i vari elementi che vengono aggiunti nei vari scritti profetici non in modo lineare, ma come elementi di un puzzle che andava ricostruito. Solo dopo la venuta di Gesù il Messia, quel puzzle è stato ricomposto in maniera chiara e lo ha fatto Gesù stesso insegnando ai suoi discepoli, dopo la risurrezione. Leggiamo infatti:
“Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.” (Luca 24:44-47)
Fino a quel momento i discepoli di Gesù non avevano compreso il piano di Dio che passava attraverso la morte e la risurrezione del Messia. Tutti coloro che erano venuti prima, tutti coloro che avevano profetizzato, tutti coloro di cui Dio si era servito per scrivere i libri dell’antico testamento, avevano parlato del Messia,delle sue sofferenze e delle glorie che dovevano seguirle, ma essi stessi non avevano compreso tutti i dettagli. Guidati dal Signore, essi avevano compreso che quelle rivelazioni erano per un tempo futuro rispetto al loro. Si noti l’espressione “Spirito di Cristo” utilizzata per indicare l’azione dello Spirito di Dio in tutti quei credenti che avevano vissuto nell’antichità, a dimostrazione che Cristo era presente anche prima dell’incarnazione, una conferma della divinità di Gesù.
Pietro voleva sottolineare, con queste parole, il privilegio che avevano i credenti a cui stava scrivendo! Essi infatti erano la prima generazione che aveva ascoltato la predicazione degli apostoli e avevano ricevuto lo Spirito Santo che li aveva guidati nella comprensione della rivelazione di Dio. Essi erano venuti a conoscenza di cose di cui persino le potenze angeliche avrebbero voluto sapere di più, cose per le quali avevano dovuto aspettare la realizzazione alla venuta di Gesù. Che meraviglia era il piano di Dio! Che sorpresa era stata anche per i suoi nemici la vittoria che Gesù ottenne sulla croce! Che grande salvezza aveva preparato Dio per quelli che riponevano in Lui la loro fede!
I credenti avevano quindi grandi motivi per gioire, nonostante le prove. E così dovremmo fare anche noi. Esultiamo nella salvezza che Dio ci ha donato per mezzo di Gesù!

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