- Una eredità incorruttibile
- Esultiamo nella salvezza!
- Una salvezza preziosa
- Una parola vivente
- Pietre viventi
- Stranieri e pellegrini
- Coraggio nell’esempio di Gesù
- Ornamento e onore
- Meglio fare il bene
- Trionfo sulle tenebre
- Il tempo che resta
- Soprattutto
- Quale sarà la fine?
- Rivestitevi di umiltà
- Resistete nella grazia
Anche voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti perché, se anche ve ne sono che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati, senza parola, dalla condotta delle loro mogli, quando avranno considerato la vostra condotta casta e rispettosa. Il vostro ornamento non sia quello esteriore, che consiste nell’intrecciarsi i capelli, nel mettersi addosso gioielli d’oro e nell’indossare belle vesti, ma quello che è intimo e nascosto nel cuore, la purezza incorruttibile di uno spirito dolce e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran valore. Così infatti si ornavano una volta le sante donne che speravano in Dio, restando sottomesse ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abraamo, chiamandolo signore; della quale voi siete diventate figlie facendo il bene senza lasciarvi turbare da nessuna paura.
Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché anch’esse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.(1 Pietro 3:1-7 – La Bibbia)
Indice della serie sulle lettere di Pietro
Ognuno di noi dovrebbe conquistare gli altri con l’amore. Questo è ancora più vero all’interno di una coppia.
L’apostolo Pietro aveva appena invitato i credenti appartenenti alle classi più umili a rimanere sottomessi ai loro padroni anche a quelli più difficili che potevano inasprirsi contro di loro anche a causa della loro fede (1 Pietro 2:18). L’idea era quella di conquistare la società con l’amore e non con la rivolta. Con la buona condotta c’era la possibilità di far riflettere anche i propri nemici predisponendoli a rispondere positivamente al Signore quando Egli avesse bussato alla porta del loro cuore (1 Pietro 2.12).
Ora in questa sezione lo stesso principio viene applicato alle donne cristiane nei confronti dei propri mariti, soprattutto quelli non credenti che potevano anche ostacolarle nella loro fede. In un mondo fortemente patriarcale come quella in cui vivevano Pietro e i suoi destinatari, in cui le donne, come purtroppo accade di frequente ancora oggi, non godevano di alcuna considerazione nella società, poteva essere forte la voglia di rivendicazione delle donne cristiane, il loro desiderio di giustizia stimolato dalla buona notizia di Gesù.
Anche loro vengono esortate da Pietro ad accettare il loro ruolo difficile, senza ribellarsi. Mentre, come si nota in seguito, Pietro si aspettava che il rapporto con un marito cristiano potesse essere decisamente più favorevole per la donna, la relazione con un marito incredulo poteva essere davvero complicata. Anche in questo caso il segreto era quello di accettare il proprio ruolo affidando a Dio la propria causa (vedi 1 Pietro 2.23). La speranza era che una buona condotta, fedele e rispettosa, potesse conquistare il marito incredulo e portarlo al ravvedimento, più di tante prediche. Anche in questo caso il comportamento poteva parlare più di mille parole.
Allora come oggi, purtroppo, le donne venivano spesso apprezzate dagli uomini più per la loro bellezza esteriore che per il loro carattere. Dio però era, ed è, interessato a ciò che è intimo e nascosto nel cuore sia in uomo che in una donna. Ecco perché Pietro ricorda che una donna cristiana avrebbe dovuto privilegiare la bellezza interiore piuttosto che curare solo l’esteriore. Pietro era convinto che in quel modo, attraverso uno spirito dolce e pacifico, esse avrebbero conquistato alla causa di Cristo i loro mariti non credenti! Esse dovevano ispirarsi alle “sante donne” del passato, come Sara, che avevano sperato in Dio, e avevano curato quindi l’ornamento interiore più di quello esteriore. Questo ornamento interiore le aveva aiutate ad accettare il loro ruolo nella società con intelligenza. Sara si riferiva ad Abraamo chiamandolo “mio signore” come si usava a quel tempo (vedi Genesi 18.12), ma questo non le impediva di svolgere un ruolo attivo e partecipativo nelle decisioni della famiglia (vedi ad esempio Genesi 21:9-12). Le donne cristiane potevano quindi essere “figlie di Sara”, interpretando il loro ruolo nella famiglia, in base alle convenzioni del proprio tempo e della propria società, senza paura, puntando a mettere in luce le proprie qualità interiori con le quali avrebbero conquistato maggiore considerazione da parte del marito.
Pietro si aspettava quindi che le donne cristiane mostrassero grande intelligenza e tatto con i loro mariti non credenti facendo tutto il possibile per essere testimoni di Cristo nei fatti più che nelle parole.
E se un marito era già credente?
Affinché un matrimonio funzioni, un marito e una moglie devono sempre fare un gioco di squadra. Come in qualunque relazione umana, se ognuno cerca gli interessi propri e non quelli comuni, le cose sono destinate ad andare male.
Quando la fede è comune, le cose dovrebbero essere più facili per entrambi. Entrambi dovrebbero aver imparato a seguire le orme di Gesù, mettendo da parte se stessi per cercare gli interessi dell’altro.
Pietro si aspettava quindi che un marito credente facesse la sua parte. Non si sarebbe comportato da despota, non avrebbe maltrattato la propria moglie, non l’avrebbe umiliata, come molti mariti facevano, e ahimè, fanno tuttora, indipendentemente dal fatto che la moglie fosse credente o non credente.
Un uomo credente non sarebbe stato così superficiale da scegliere la propria moglie solo in base alle sue caratteristiche esteriori, ma al contrario avrebbe cercato proprio quella bellezza interiore che una donna timorata di Dio possedeva. Avendo una moglie credente, egli avrebbe saputo apprezzare quello spirito dolce e pacifico e avrebbe onorato sua moglie facendola sentire amata, prendendosi cura di lei, trattandola proprio come si tratta un vaso delicato e di gran valore.
Un marito ed una moglie entrambi credenti condividono la stessa speranza e attendono la medesima eredità che il Signore ha preparato per loro. Se si sottomettono entrambi al Signore, saranno in grado di amarsi e rispettarsi a vicenda, rispettando ognuno il proprio ruolo nella società e nella famiglia, cercando ognuno di fare del bene all’altro.
Quando un uomo onora ed ama sua moglie, la donna a sua volta mostrerà in modo naturale il suo amore verso il marito, rispettandolo senza prevaricarlo, lavorando insieme come in una squadra vincente. Ma quando un uomo si comporta male verso la moglie, questo renderà davvero difficile l’esistenza di una donna che spesso, in una relazione malata, finirà per avere la peggio. Nel corso dei secoli gli uomini hanno spesso trattato duramente le donne ed è triste constatare che questo accade troppo spesso ancora oggi, anche tra le mura di insospettabili famiglie per bene.
Non dimentichiamo il monito finale di Pietro in questa sezione che ci avverte sulle conseguenze che può avere, anche nel proprio rapporto con Dio, un cattivo comportamento nei confronti della propria moglie. Quando qualcosa rovina le relazioni orizzontali, c’è sempre una conseguenza sulle relazioni verticali con Dio e questo vale anche all’interno della coppia. Cari uomini cristiani, quando ci avviciniamo a Dio per pregare, facciamo in modo che la nostra coscienza non sia macchiata da un atteggiamento sbagliato nei confronti della moglie che Dio ha messo al nostro fianco. Se ci aspettiamo che ella si curi del suo ornamento interiore, noi dovremmo preoccuparci di onorarla in ogni modo.

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