- Una eredità incorruttibile
- Esultiamo nella salvezza!
- Una salvezza preziosa
- Una parola vivente
- Pietre viventi
- Stranieri e pellegrini
- Coraggio nell’esempio di Gesù
- Ornamento e onore
- Meglio fare il bene
- Trionfo sulle tenebre
- Il tempo che resta
- Soprattutto
- Quale sarà la fine?
- Rivestitevi di umiltà
- Resistete nella grazia
Infine, siate tutti concordi, compassionevoli, pieni di amore fraterno, misericordiosi e umili; non rendete male per male, od oltraggio per oltraggio, ma, al contrario, benedite; poiché a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione.
Infatti: «Chi vuole amare la vita e vedere giorni felici, trattenga la sua lingua dal male e le sue labbra dal dire il falso; fugga il male e faccia il bene; cerchi la pace e la persegua; perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alle loro preghiere; ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male».
Chi vi farà del male, se siete zelanti nel bene? Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi!
Non vi sgomenti la paura che incutono e non vi agitate; ma glorificate il Cristo come Signore nei vostri cuori.
Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni. Ma fatelo con mansuetudine e rispetto, e avendo la coscienza pulita; affinché quando sparlano di voi, rimangano svergognati quelli che calunniano la vostra buona condotta in Cristo. Infatti è meglio che soffriate per aver fatto il bene, se tale è la volontà di Dio, che per aver fatto il male.(1 Pietro 3:8,17 – La Bibbia)
Indice della serie sulle lettere di Pietro
Chi vi farà del male se cercate in ogni modo di fare il bene?
Nelle sezioni precedenti , l’apostolo Pietro aveva incoraggiato i servi ,che potevano essere maltrattati dai padroni per la loro fede, e le donne che, allo stesso modo, potevano avere una vita difficile con i mariti increduli, invitandoli a non ribellarsi ma a cercare di conquistare la fiducia e il rispetto facendo il bene, in modo che l’altra parte potesse anche disporsi a riflettere sulla propria posizione davanti a Dio. Insomma, il credente doveva essere paziente e pronto a compiere un sacrificio pur di tentare di portare l’incredulo verso la salvezza.
Ora, in questa sezione, l’apostolo Pietro dà alcune indicazioni circa il comportamento che ogni cristiano doveva avere in un mondo ostile.
“Siate tutti concordi, compassionevoli, pieni di amore fraterno, misericordiosi e umili; non rendete male per male, od oltraggio per oltraggio, ma, al contrario, benedite; poiché a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione.”
Le parole di Pietro sono coerenti con quelle di Paolo che in 1 Corinzi 4,12 scrisse: “ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; diffamati, esortiamo“. Non è facile benedire qualcuno che ci sta maltrattando. La natura umana ci porterebbe a restituire male per male, a maledire chi ci perseguita, ma Cristo produce in noi, attraverso lo Spirito Santo, un carattere diverso, per certi versi sorprendente, che risponde al male con il bene. D’altra parte Dio ha fatto lo stesso con noi benedicendoci con una grande eredità che ci aspetta, anche se non non lo meritavamo affatto. I cristiani sono stati chiamati quindi a mostrare in ogni situazione un carattere umile, misericordioso, pieno di affetto fraterno, compassionevole ed incline alla concordia. Non è difficile realizzare queste qualità quando c’è una fede comune, ma è molto più difficile farlo in un contesto in cui si è perseguitati e maltrattati.
Si tenga presente che Pietro, così come Paolo, quando parla di affetto fraterno non si riferisce solo a quello verso i fratelli in fede, più immediato da comprendere per noi; infatti gli scrittori Ebrei del nuovo testamento si riferiscono spesso ai loro connazionali Giudei, anche quelli increduli, chiamandoli fratelli (si veda ad esempio Romani 9,3). Per i credenti del primo secolo, che spesso erano Giudei e venivano perseguitati proprio dai loro connazionali, comprendiamo quanto fosse sfidante continuare a mostrare affetto fraterno verso parenti e amici che voltavano loro le spalle e li maltrattavano.
Pietro cita Il Salmo 34,13-17 che conferma le sue esortazioni:
“Trattieni la tua lingua dal male e le tue labbra da parole bugiarde. Allontànati dal male e fa’ il bene;
cerca la pace e adoperati per essa. Gli occhi del SIGNORE sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti al loro grido.
Il volto del SIGNORE è contro quelli che fanno il male per cancellare dalla terra il loro ricordo.
I giusti gridano e il SIGNORE li ascolta; li libera da tutte le loro disgrazie. ” (Salmo 34,13-17)
I credenti dovevano proprio essere pazienti e misurare le proprie parole anche nei confronti dei loro persecutori cercando la pace con tutti, per quanto dipendeva da loro,e affidandosi al Signore che avrebbe ascoltato le loro preghiere. D’altra parte coloro che fanno il male, ne avrebbero risposto al Signore.
L’idea, ancora una volta, è quindi quella di conquistare coloro che fanno il male, facendo loro del bene. Se facciamo del bene a qualcuno, può quello rispondere con il male? Purtroppo anche l’apostolo Pietro sapeva che in taluni casi c’erano persone disposte a far del male anche a chi avrebbe cercato di fare loro del bene. In tal caso il credente doveva essere pronto a soffrire pur essendosi comportato nel miglior modo possibile davanti a Dio.
Non era una sfida facile da affrontare. Immaginiamo di trovarci di fronte a qualcuno che ci minaccia e che è pronto a farci del male se proclamiamo la nostra fede in Gesù, come capita ancora oggi in paesi dove i cristiani vengono perseguitati… Non avremmo paura? Certamente sì. A nessun credente fa piacere essere trattato male, tuttavia l’apostolo Pietro sapeva che Gesù Cristo si sarebbe preso cura di loro e avrebbe dato loro il coraggio necessario per affrontare gli oppositori, e quindi essi avrebbero dovuto continuare ad onorare Gesù attraverso la loro fede.
Si noti che, anche sotto pressione, il credente avrebbe dovuto mantenere un atteggiamento mansueto e rispettoso nei confronti degli avversari, rispondendo alle loro domande inerenti la fede con sincerità, con una coscienza pulita, senza paura. D’altra parte essi non avevano nulla da nascondere. Abbiamo esempi di questo atteggiamento nel libro degli Atti, dove Paolo più volte si è trovato a dover dare spiegazioni della propria fede anche di fronte alle autorità (es. Atti 24,10-21), e lo ha sempre fatto con il dovuto rispetto ma senza rinunciare alla franchezza.
Come Pietro aveva già osservato in precedenza (vedi 1 Pietro 2,12), se i credenti hanno la coscienza pulita e si comportano nel miglior modo possibile anche nei confronti di coloro che li perseguitano, la loro testimonianza sarà particolarmente efficace perché potrebbe mettere in crisi la coscienza dei propri avversari che dovrebbero vergognarsi di infliggere sofferenza a chi non ha fatto nulla di male.
La storia dell’umanità ci mostra purtroppo che talvolta gli uomini sembrano essere in grado di mettere a tacere la propria coscienza e sono in grado di infliggere indicibili sofferenze a persone inermi che non hanno fatto nulla di male. Quindi, nonostante la buona condotta, è possibile che i cristiani vengano maltrattati ugualmente. Pietro lo sapeva bene, tuttavia la sua conclusione non lascia adito a dubbi: “Infatti è meglio che soffriate per aver fatto il bene, se tale è la volontà di Dio, che per aver fatto il male.”
Anche noi potremmo trovarci nella difficile posizione di dover rispondere a persone pronte a maltrattarci per la nostra fede. Talvolta possono essere persone a noi vicine, forse i nostri stessi parenti. Chiediamo al Signore di essere sempre in grado, con il suo aiuto, di benedire coloro che ci ingiuriano. Davanti a Dio è meglio fare il bene che il male, sempre e comunque.

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