Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Trionfo sulle tenebre

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This entry is parte 10 di 15 in the series 1 lettera di Pietro
Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l’arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua. Quest’acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti.
(1 Pietro 3,18-22 – La Bibbia)

Indice della serie sulle lettere di Pietro


I cristiani devono seguire le orme di Cristo.

Questo è il filo conduttore di gran parte della lettera che abbiamo già esaminato. Pietro, rivolgendosi a persone che erano perseguitate per la loro fede, li aveva esortati a resistere con pazienza di fronte alle autorità, di fronte ad un padrone difficile, di fronte ad un marito non credente. La sua conclusione era stata  “meglio che soffriate per aver fatto il bene, se tale è la volontà di Dio, che per aver fatto il male.” (1 Pietro 3,17)

A questo punto egli ricorda ancora una volta, come aveva già fatto in 1 Pietro 2,21,  che anche Gesù ha sofferto ingiustamente e lo ha fatto proprio sulla croce, per portare su di sé la condanna per i peccati dell’umanità. Gesù lo ha fatto per amore nostro, per condurci a Dio, per darci la possibilità di essere riconciliati con Dio. I cristiani trovano quindi in Gesù il supremo esempio di sofferenze ingiuste.

Gesù fu messo a morte quanto alla carne, ma la morte non poteva trattenere il suo spirito! È chiaro il riferimento di Pietro alla risurrezione.

I versetti che seguono sono un po’ difficili a prima vista perché Pietro utilizza ciò che accadde ai tempi di Noè come un “tipo” di ciò che stava accadendo dopo la risurrezione di Gesù.

Innanzitutto Pietro,  sembra fare riferimento ad una storia che non troviamo in altri libri della bibbia ma è narrata in un libro molto popolare tra gli Ebrei in quel periodo, il libro di 1 Enoch (in particolare 6-15),  non ispirato e quindi non facente parte del canone biblico, che si riferisce  ai guardiani o veglianti (vedi anche Daniele 4,13,17) , angeli che non avevano rispettato il proprio compito di sorveglianza ma, parallelamente al racconto di Genesi 6,1-4,  avevano assunto forma umana e fornicato con le figlie degli uomini. Tali angeli sarebbero stati confinati in attesa di giudizio. Pietro tra l’altro si riferisce ancora a questi angeli, che qui chiama “spiriti trattenuti in carcere”  anche in 2 Pietro 2,4 dove li chiama proprio “angeli che avevano peccato”.

Quegli avvenimenti risalgono proprio ai tempi prima di Noè e, nel racconto della Genesi, fanno da preludio proprio alla decisione di Dio di condannare l’umanità con il diluvio (vedi Genesi 6,1-7).

Il libro di Enoch nel narrare quell’episodio si riferisce ad una richiesta di questi esseri ribelli per essere graziati da Dio e alla visita di Enoch presso di loro per confermare invece la condanna di Dio.

Pietro si riferisce quindi ad un racconto, per lo più sconosciuto a molti di noi, ma noto agli Ebrei del suo tempo, per fare un’analogia con quanto stava accadendo dopo la risurrezione di Gesù. Non deve stupirci il fatto che Pietro faccia riferimento a libri non ispirati. Sia nell’antico testamento che nel nuovo testamento ci sono riferimenti di questo tipo a sorgenti extra bibliche che, pur non essendo ispirate e non facendo parte del canone biblico, era ritenute attendibili dagli Ebrei o comunque utilizzabili per fare analogie. Si pensi ad esempio a Numeri 21,14 che cita il “libro delle guerre del Signore” o a Paolo che a volte cita anche poeti greci (vedi Tito 1,12).

In sostanza Pietro presenta Gesù che, un po’ come Enoch aveva fatto in quel racconto, era disceso proprio lì dove si trovavano quegli angeli ribelli per dichiarare il suo trionfo sulle tenebre,  la sua vittoria sulla croce e la loro definitiva condanna senza appello. Infatti, attraverso la croce,  Gesù aveva trionfato su Satana e su tutti gli angeli che lo avevano seguito nella sua ribellione (vedi Colossesi 2,15). Si noti il riferimento di Pietro, nel brano che stiamo esaminando, proprio al fatto che tutti gli angeli, principati e potenze sono sottoposti a Gesù Cristo dopo la sua risurrezione e ascensione al Padre.

Tutto questo doveva servire di incoraggiamento ai cristiani perseguitati che vengono paragonati a coloro che, proprio ai tempi di Noè, erano stati salvati da Dio attraverso l’arca, e così non erano periti nel giudizio di Dio.

Così i cristiani che avevano creduto in Gesù, e quindi avevano dichiarato la loro identificazione con Lui nella sua morte e nella sua risurrezione, identificazione che viene dichiarata proprio attraverso il battesimo, sarebbero stati salvati! Si noti che la salvezza non è conseguenza del battesimo come atto in sé, è una  conseguenza di quella  “richiesta di una buona coscienza verso Dio”, di quella dichiarazione di identificazione con Gesù nella sua morte e risurrezione e quindi anche nel suo trionfo sulle potenze delle tenebre!

Anche noi  troviamo consolazione in questi versetti.  Gli uomini, istigati dalle potenze delle tenebre, possono anche perseguitarci e farci soffrire ingiustamente ma noi abbiamo trionfato con Cristo nella sua risurrezione e nessuno potrà toglierci la vittoria e la salvezza che Gesù ha conquistato per noi.

1 lettera di Pietro

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