Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Come sono stati scritti i vangeli? I sinottici, la fonte Q, la tradizione orale

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

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Nello scorso episodio abbiamo visto che gli autori dei quattro vangeli canonici hanno scritto i loro testi entro poche decine di anni dai fatti avvenuti. Ma come hanno fatto a ricostruire con precisione tutti gli episodi? Ci possiamo fidare? Perché Matteo, Marco e Luca sono così simili ma non sono uguali?  Per rispondere a queste domande presenteremo varie ipotesi sulla formazione dei vangeli sinottici e vedremo anche come funzionava la tradizione orale a quel tempo. 

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Chiunque prenda in mano i vangeli si rende conto subito del fatto che il vangelo di Giovanni sia piuttosto diverso dagli altri, e chiaramente indipendente, mentre i vangeli di Matteo, Marco e Luca presentano molte similarità, molti brani paralleli che permettono di metterli l’uno a fianco all’altro per avere uno sguardo d’insieme alla buona notizia di Gesù, motivo per cui sono chiamati sinottici, da una parola greca che significa appunto “sguardo d’insieme”. 

Questa similarità di Matteo, Marco e Luca è nota ovviamente fin da quando i vangeli hanno cominciato a circolare e già nei primi secoli i teologi dibattevano sulla questione sinottica, ovvero su  quale dei tre fosse stato scritto per primo e sulla relazione con gli altri due. Fu infatti chiaro fin dai primi secoli che quei tre vangeli dovevano essere interdipendenti in qualche modo.

Spesso in episodi analoghi questi tre vangeli utilizzano le medesime parole in greco e condividono tra loro almeno il 50% delle parole. Ma in alcuni passaggi le parole sono le stesse addirittura al 90%. Ora, dobbiamo tenere presente che Gesù e i suoi discepoli parlavano aramaico tra loro, non greco. Pertanto sembra piuttosto difficile che in alcuni passaggi, due persone diverse, come Matteo e Marco ad esempio, abbiano tradotto alcune conversazioni nello stesso modo da aramaico in greco. Questo fa pensare per alcuni passaggi ad una versione di partenza comune. A volte, in alcuni passaggi troviamo addirittura lo stesso commento parentetico. Ad esempio leggete Matteo 24:15-16 e Marco 13:14 e vedrete una straordinaria somiglianza anche nell’inciso “chi legge faccia attenzione!”

Si evidenzia quindi  che c’è una relazione stretta tra Matteo e Marco, e si possono fare considerazioni analoghe per Luca.  Perché ci sono queste similarità tra questi tre vangeli? Sostanzialmente gli studiosi che hanno cercato di rispondere a questa domanda, coloro che si sono occupati della cosiddetta questione sinottica, hanno dato tre tipi di risposte:

  1. Matteo, Marco e Luca  sono versioni indipendenti della stessa storia tramandata attraverso la tradizione orale.
  2. Matteo, Marco e Luca sono interdipendenti tra loro, quindi due di loro hanno sostanzialmente preso il loro materiale dal primo dei tre che aveva scritto e hanno poi integrato con materiale a loro disposizione.
  3. C’era un protoevangelo a cui tutti essi hanno avuto accesso, ovvero una versione iniziale del vangelo che poi è andata perduta, a cui  ognuno di loro ha fatto riferimento integrandola poi con altre informazioni a propria disposizione. A volte potreste sentire alcuni studiosi che si riferiscono a questo ipotetico protoevangelo chiamandolo fonte Q, dall’iniziale della parola tedesca che si scrive QUELLE e  che significa SORGENTE, FONTE.

Come sempre, non saremo certo noi a dire qual è l’ipotesi corretta. Se non sono riusciti a mettersi d’accordo fior di studiosi, come potremmo avere noi la risposta giusta? Faccio però notare che tutte e tre le ipotesi hanno dei meriti.  Probabilmente la verità sta nel mezzo, ovvero è possibile che gli autori dei vangeli si siano appoggiati contemporaneamente a documenti a loro disposizione e alla tradizione orale che era giunta loro a partire dai testimoni oculari, integrando le informazioni in modo indipendente.

A questo proposito, è molto interessante l’inizio del vangelo di Luca perché l’autore stesso ci dà diverse informazioni utili sul punto di partenza della sua composizione:

Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, 2 come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, 3 è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, 4 perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate. (Luca 1:1-4)

Come abbiamo letto, Luca ci da diverse informazioni:

  1. Ci dice che egli è a conoscenza di altri che hanno cominciato a mettere nero su bianco la storia di Gesù.
  2. Ci dice che sostanzialmente chi stava scrivendo lo stava facendo sulla base di narrazioni tramandate a voce da quelli che erano stati testimoni oculari, gli apostoli.
  3. Ci dice che anche lui si è informato, quindi ha raccolto materiale disponibile, intervistato persone, in modo da presentare una storia ordinata.
  4. Ci dice che stava facendo quel lavoro per un certo Teofilo per confermare che le cose stavano proprio come Teofilo le aveva già  ricevute per altra via. 

Luca quindi ammette di non essere stato il primo a scrivere e in effetti, come avevamo visto nello scorso video, tra i tre Luca è quello probabilmente più tardivo. Visto che lui stesso lo dice, prendiamo atto del fatto che ha scritto basandosi sulle narrazioni che erano state trasmesse a partire dai racconti dei  testimoni oculari, e sul lavoro di altre fonti di cui dice di essere  a conoscenza. Prendiamo anche atto del fatto che Teofilo, così come tanti altri discepoli nella prima generazione di cristiani, avevano creduto prima che venissero scritti i vangeli, quindi ciò conferma che una tradizione orale già consolidata a partire dai racconti dei  testimoni oculari.

Ma a chi si riferiva Luca dicendo che qualcuno aveva già cominciato a mettere per iscritto la buona notizia  inerente Gesù?  Non lo sappiamo, ma è possibile che Luca abbia avuto accesso proprio al vangelo di Marco o al vangelo di Matteo.

In effetti, come dicevamo la scorsa volta, gli studiosi credono che il primo vangelo sinottico ad esser scritto sia uno tra Marco e Matteo. Chi pensa che si tratti di Marco, generalmente si basa sul fatto che sia il vangelo più corto. Tuttavia, oggi  molti studiosi hanno rivalutato l’ipotesi augustiniana secondo cui  fu Matteo il primo evangelista a scrivere, infatti il fatto che Marco sia il più corto, quindi quello da cui gli altri sarebbero partiti, è una congettura che non tutti gli studiosi accettano come risoluzione della questione sinottica.

Diversi studiosi propendono per un vangelo di Matteo scritto in Giudea tra il 50 e il 60 d.c. in aramaico e poi tradotto in greco. Alla fine del primo secolo in effetti, già Papia si era riferito a  un Matteo che avrebbe scritto le parole di Gesù in ebraico prima di tradurlo in greco. Qualche studioso pensa che potesse esserci stata una versione prototipale di Matteo che potrebbe essere anche  la famosa fonte Q. Questa teoria può avere senso infatti occorre tenere conto che Matteo era stato uno degli apostoli  ed era stato uno dei primi a seguire Gesù, inoltre, Matteo, essendo un  pubblicano, ovvero un Giudeo che faceva il collettore delle tasse per conto dei romani, era di classe più agiata degli altri apostoli, sapeva certamente scrivere e aveva accesso a materiali su cui farlo. Matteo avrebbe quindi potuto prendere degli appunti durante il ministero di Gesù, dando vita quindi ad un protoevangelo, e poi in seguito li avrebbe rielaborati dopo la morte e la risurrezione di Gesù dando vita alla versione definitiva del vangelo di Matteo. 

L’ipotesi secondo cui Matteo possa essere stato il primo vangelo ad essere scritto potrebbe avere senso anche considerando i suoi contenuti. Appare evidente che il vangelo di Matteo contiene un sacco di riferimenti al vecchio testamento e si inserisce in un contesto profondamente giudaico, che sarebbe stato incomprensibile ai non Giudei. Se consideriamo il contesto culturale giudaico degli apostoli, sembra piuttosto ovvio che il primo vangelo ad essere scritto fosse rivolto soprattutto ai Giudei. Al contrario, è universalmente riconosciuto che il vangelo di Marco fosse stato scritto soprattutto per un pubblico di gentili, ovvero di persone non ebree, cosa che avrebbe particolarmente senso se, come la tradizione riporta, fosse stato scritto da Giovanni Marco in Roma.

Occorre dire che, ad oggi, non si hanno ritrovamenti  della sorgente Q, di questo proteevangelo che alcuni studiosi ipotizzano, quindi rimane un’ipotesi  e nulla più.  

L’interdipendenza di Matteo, Marco e Luca,  è a tratti molto evidente, però occorre dire che ci sono anche delle differenze importanti tra i tre vangeli con episodi anche diversi, a testimonianza del fatto che si tratta comunque di tre lavori indipendenti anche se la base di partenza potrebbe essere comune. Come si spiegherebbero le differenze? Perché se avessero avuto una fonte in comune essi non si sono limitati a copiare perfettamente dalla fonte almeno le parti comuni?

Se ripensiamo al modo in cui Luca ha introdotto il suo vangelo, ci rendiamo conto che ha senso aspettarsi una forte somiglianza in alcune parti, ma ha anche senso aspettarsi delle differenze. Infatti Luca ammette di essere a conoscenza di altri scritti, ma allo stesso tempo afferma di aver condotto un’indagine personale, ad esempio intervistando persone, pertanto è lecito aspettarsi un’integrazione delle informazioni.

Ancora più interessante è il vangelo di Giovanni che appare completamente indipendente eppure ha anch’esso qualche episodio in comune che si integra perfettamente con gli altri. Si pensi ad esempio alla moltiplicazione dei pani per 5000 uomini  senza contare le donne e i bambini di cui tutti e quattro i vangeli parlano. episodio del quale abbiamo parlato nel video relativo alle cosiddette  coincidenze “casuali” nei vangeli.

È chiaro a tutti gli studiosi che i quattro vangeli sono comunque opere di mani indipendenti e lo si percepisce anche dal modo in cui il materiale è stato organizzato da ogni evangelista anche in base al proprio pubblico iniziale di destinazione. Matteo ha costruito il suo vangelo intorno a cinque grandi discorsi di Gesù, ad esempio. Marco e Luca, pur essendo molto simili a Matteo in gran parte dei contenuti, hanno seguito altre strade dando un taglio diverso. Il taglio di Giovanni è poi completamente diverso ed è noto per dare particolare enfasi alla divinità di Gesù. Quindi i vangeli hanno materiale in comune ma anche differenze che testimoniano di un lavoro indipendente.

Per quanto riguarda il materiale in comune, in effetti, aldilà del fatto che ci sia o non ci sia una sorgente Q, molti studiosi pensano che gran parte del materiale incluso nei vangeli circolasse già tra i cristiani in forma orale nei primi decenni dopo la risurrezione di Gesù..

Ma qualcuno potrebbe dire: “Come ci si può fidare del racconto di alcune persone? Come potevano le persone raccontare con sicurezza episodi accaduti anche decine di anni prima?” Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare qualche considerazione sul modo in cui funzionava la tradizione orale nel mondo antico perché vi assicuro che sul tema della memoria, gli antichi avrebbero molto da insegnare a noi uomini e donne del ventunesimo secolo.

Oggi, rimaniamo tutti a bocca aperta quando in TV vediamo delle persone che hanno imparato tecniche come il noto “palazzo della memoria” che permette di ricordare grandi quantità di dati anche a distanza di tempo. Ci sono persone in grado di memorizzare sfilze lunghissime di numeri, ad esempio, osservandole per pochissimo tempo. Usano sostanzialmente delle tecniche che permettono al nostro cervello di  memorizzare informazioni in modo molto efficiente. Come dicevo, rimaniamo a bocca aperta perché la maggioranza di noi non utilizza in modo efficiente la propria memoria non essendo allenati a farlo.

Ma nel mondo antico la memoria era fondamentale. La trasmissione orale non aveva nulla a che vedere con il gioco del telefono senza filo in cui l’informazione si degrada da un interlocutore all’altro. Nel mondo antico trasmettere le informazioni e imparare a memoria era parte integrante della propria appartenenza ad un popolo. I popoli dell’antichità non avevano la nostra tecnologia e quindi erano costretti ad imparare a memoria per ritenere le informazioni.  Nel mondo antico gli insegnamenti venivano spesso trasmessi in pubblico per tutta la comunità e venivano ripetuti molte volte affinché la comunità potesse memorizzare. Considerate che alla tradizione orale erano affidate non solo le proprie credenze ma anche la propria storia, le informazioni sulla propria famiglia, sui propri avi, sulle proprie tradizioni.  Gli studiosi che si sono occupati di queste cose ci dicono  che fino all’epoca medievale le comunità trasmettevano normalmente attraverso le varie generazioni migliaia di detti popolari. 

Se oggi per noi imparare a memoria dei testi è considerato quasi superfluo, a quei tempi tutta l’educazione avveniva attraverso la memorizzazione di interi testi anche perché la maggioranza delle persone non sapeva leggere o scrivere.  La memoria non era affidata solo al singolo ma all’intera comunità, quindi se uno non ricordava qualcosa, c’erano tanti altri che potevano aiutare a ricostruire e correggere l’informazione. Gli antichi insegnanti ripetevano le proprie lezioni più e più volte e gli studenti dovevano recitare a memoria per dimostrare di aver compreso. Questo non valeva solo per i Giudei ma anche per gli altri popoli. A 14 anni gran parte dei ragazzi ebrei conosceva già a memoria vaste parti dell’antico testamento e, allo stesso modo, per i ragazzi greci era normale imparare a memoria grandi parti di famosi poemi come l’Iliade e l’Odissea. 

Cosa possiamo dire  del valore della tradizione orale per la trasmissione dei contenuti dei vangeli? Come abbiamo detto nello scorso video, sappiamo che essi sono stati scritti tutti entro qualche decina di anni dagli eventi narrati. Gli studiosi stimano che l’affidabilità di una tradizione orale può durare anche oltre un secolo prima che ci si possa aspettare un certo grado di corruzione, ma ci sono studiosi che spostano quel limite anche a  150 o 200 anni. Anche  se accettassimo le più tardive datazioni per il nuovo testamento, resteremmo comunque entro il primo secolo, quindi ben prima che una tradizione orale consolidata possa deteriorarsi.

Gli apostoli e Gesù stesso sono vissuti in quella cultura ed erano quindi abituati a memorizzare grandi quantità di informazioni. Gesù aveva instaurato un rapporto con i suoi discepoli come quello di un rabbino con i suoi studenti, quindi Gesù si aspettava che i suoi discepoli imparassero i suoi insegnamenti e lo imitassero e questo emerge in modo chiaro dal suo insegnamento. Oltretutto Gesù utilizzava tecniche di insegnamento che aiutavano la memorizzazione, infatti usava parabole, immagini visuali e memorabili, giochi di parole, parallelismi. Ancora oggi molti di noi lettori moderni non faticano a ricordare gli insegnamenti di Gesù proprio perché parabole, iperboli, immagini visive sono abbondanti. Addirittura alcuni detti di Gesù sono entrati nell’uso comune anche oggi in un mondo laico come il nostro. Pensate ad esempio all’espressione “lupo trasvestito da pecora” o  al porgere l’altra guancia. 

Gesù aveva insegnato per alcuni anni ed è piuttosto ovvio che spostandosi da una località all’altra ripeteva anche molte volte i medesimi insegnamenti che i suoi discepoli hanno avuto il tempo di assimilare bene. Possiamo ben pensare che Gesù abbia raccontato i suoi insegnamenti centinaia di volte, anche con diverse variazioni ogni volta.  Ciò che contava in quel tipo di insegnamento era la memorizzazione di insegnamenti importanti attraverso le illustrazioni, più che le esatte parole.   Questo spiegherebbe, ad esempio, anche perché ci sono versioni leggermente diverse del Padre Nostro come quella che leggiamo in  Mt 6:9-13 e quella che leggiamo in Lc 11:2-4.

I discepoli più vicini a Gesù avevano certamente già imparato grandi quantità di materiale a memoria durante il ministero di Gesù e avevano assimilato i suoi insegnamenti. Dopo la sua morte e la sua risurrezione, quando si resero conto che non solo Gesù era il Messia proveniente da Dio ma cominciarono a rivolgersi a Lui anche in preghiera considerandolo Dio stesso, possiamo pensare che non abbiano messo tutta la cura possibile nel ricordare i suoi insegnamenti e nel trasmetterli a coloro che si convertivano? Certamente mentre alcuni credi venivano trasmessi a memoria in modo fedele, nei racconti l’enfasi non era sui dettagli, che potevano anche essere omessi, ecco perché nei vari vangeli a volte le parole usate variano anche quando l’insegnamento è il medesimo. L’insegnamento veniva preservato mentre i dettagli al contorno potevano anche essere inclusi od omessi nelle varie versioni che la tradizione orale conservava.. 

Come abbiamo visto nel video sulle strane coincidenze nei vangeli, ciò che stupisce confrontando tutti e quattro i vangeli è che persino le diversità nei dettagli si integrano piuttosto bene tra loro, andando anche oltre ciò che ci si aspetterebbe da racconti indipendenti basati sulla tradizione orale. Ecco perché aldilà del fatto che gli evangelisti abbiano usato fonti a loro disposizione, una sorgente Q, tradizione orale, alla fine è a mio avviso piuttosto evidente una mano invisibile che lega insieme tutte queste composizioni ed è per questo che crediamo che Dio li abbia ispirati, ovvero guidati nel loro lavoro. Se così non fosse, onestamente, ci aspetteremmo di trovare vere e proprie contraddizioni piuttosto che le variazioni minime che ci troviamo davanti, che come abbiamo visto in numerosi video, hanno sempre una spiegazione piuttosto ragionevole.

Alcuni, pur riconoscendo il valore della tradizione orale, potrebbero comunque pensare che si tratti di racconti creati appositamente dalla comunità cristiana. Ma per quale motivo avrebbero dovuto farlo? Perché una comunità già esistente avrebbe dovuto creare questo tipo di tradizione, questo tipo di vangeli?  Che questa ipotesi non abbia senso lo vediamo dagli stessi contenuti dei vangeli. Se gli insegnamenti di Gesù fossero stati inventati in seguito, addirittura decenni o secoli dopo, perché non riflettono i problemi che la comunità cristiana  dei primi secoli stava affrontando? Ci sono molte questioni dibattute nella chiesa, addirittura qualcuna presente nel nuovo testamento stesso come la circoncisione degli stranieri dibattuta in Atti 15, di cui Gesù non ha mai parlato. Avrebbe fatto comodo inventare una tradizione che avrebbe messo in bocca a Gesù le parole giuste, no? Ma non c’è evidenza di questa sofisticazione nei vangeli, non c’è evidenza che le parole di Gesù siano  state preservate per soddisfare i bisogni di una comunità tardiva. 

C’è anche da dire che gli studiosi hanno identificato all’interno delle lettere del nuovo testamento, soprattutto nelle lettere di Paolo ma non solo, diversi credi che sembrano proprio tradizioni orali già presenti prima della stesura dei vangeli. D’altra parte, le lettere di Paolo sono state scritte tra la fine degli anni 40 e la metà degli anni 60. I credi lì contenuti dovevano quindi  esistere prima di quel periodo e ha senso che risalgano proprio alla testimonianza dei testimoni oculari della risurrezione. Poi, gli evangelisti hanno cominciato a mettere nero su bianco ciò che era stato affidato alla memoria collettiva e in questo modo la buona notizia di Gesù, così preziosa, è giunta fino a noi anche a distanza di venti secoli rimanendo sostanzialmente inalterata dal primo secolo. Sicuramente alcune parti sono in comune tra alcuni vangeli, a partire da una medesima sorgente, ma c’è abbondante evidenza di un diverso stile, di un diverso scopo, di un diverso modo di raccogliere il materiale, integrazione di episodi diversi, che rendono i quattro vangeli così ben integrati tra loro nel dipingere quella figura straordinaria che è Gesù, il nostro Salvatore e Signore.

Spero che questo video vi sia stato utile. Un abbraccio a tutti. Alla prossima.

Affidabilità del Nuovo Testamento

Quando e da chi sono stati scritti i 4 vangeli canonici? Il libro degli Atti degli Apostoli è attendibile dal punto di vista storico e culturale?

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