- Abbiamo il testo originale del nuovo testamento?
- Il testo del nuovo testamento è corrotto?
- Marco 1:41 – Gesù si indignò? Che differenza fa?
- Le varianti del nuovo testamento influenzano la teologia cristiana?
- Testi da escludere dal nuovo testamento? La bibbia non è inerrante?
- Coincidenze “casuali” nei vangeli? Parliamone
- Quando e da chi sono stati scritti i 4 vangeli canonici?
- Come sono stati scritti i vangeli? I sinottici, la fonte Q, la tradizione orale
- Il libro degli Atti degli Apostoli è attendibile dal punto di vista storico e culturale?
- Perché ci sono 4 vangeli nella bibbia (e non altri)?
- Il vangelo di Tommaso: perché non è nella bibbia?
- L’antico testamento cita il nuovo testamento in modo errato?
- Fonti non ispirate?
Il testo del nuovo testamento è affidabile? Ci possiamo fidare del testo che abbiamo tra le mani quando sfogliamo le nostre bibbie?
La domanda può sembrare strana, ma vi assicuro che si tratta di una questione rilevante per molti scettici. Spesso ho ricevuto osservazioni da parte di persone che affermano con molta sicurezza che il testo del nuovo testamento è un testo manipolato, frutto di complotti, un testo di cui non possiamo fidarci.
In mezzo a una moltitudine di persone che semplicemente sono poco informate sull’argomento e parlano per sentito dire ritengo che ci sia una piccola percentuale di persone oneste che sono scettiche proprio perché si sono informate e hanno letto o ascoltato opinioni di studiosi che si esprimono in modo piuttosto negativo nei confronti del testo del nuovo testamento. Proprio a queste persone che cercano onestamente di capire come stanno le cose, voglio rivolgermi con questa serie di video.
Uno che con i suoi libri ha influenzato molte persone che si avvicinano a questi temi è Bart Ehrman, uno studioso che ha abbandonato la fede e ora si proclama agnostico tendente all’ateo. Ad esempio, nel 2005 ha scritto il libro “misquoting Jesus” tradotto in Italiano con il titolo “Gesù non l’ha mai detto” che assume una posizione piuttosto scettica sull’affidabilità del testo del nuovo testamento.
Giusto per renderci conto dei contenuti, riportiamo alcune frasi tratte dalla quarta di copertina del libro in italiano:
“La maggioranza di noi presume di leggere nel nuovo testamento, se non proprio le parole esatte pronunciate da Gesù, almeno quelle scritte dai vari autori dei testi che lo compongono. La verità, invece, è che di nessun vangelo possediamo il manoscritto originale, e per quasi millecinquecento anni, fino all’invenzione della stampa, le copie che tramandavano la tradizione cristiana subirono infinite vicissitudini e furono ripetutamente trascritte a mano da copisti talvolta distratti o stanchi, talaltra incolti, sempre, comunque, profondamente influenzati dalle controversie culturali, teologiche e politiche della loro epoca…”
Ora, si sa che la quarta di copertina di un qualsiasi libro, trovandosi sul retro di un libro, ha lo scopo di invogliare il lettore a comprare il libro, quindi volutamente è intrigante. In questo caso l’intrigo è creato giocando su una falsa dicotomia che potrebbe sconvolgere chi si avvicina alla bibbia per la prima volta…
Qual è la falsa dicotomia a cui mi riferisco? Essa è stata creata usando quel piccolo avverbio: “invece”. Infatti l’informazione secondo cui non abbiamo il manoscritto di nessun vangelo originale ma abbiamo delle copie scritte a mano è di un’ovvietà sconvolgente.Quando si parla di manoscritti originali, si intendono gli scritti che sono stati prodotti direttamente dal pugno dello scrittore. Ma, come sa chiunque conosca un minimo di storia, ogni scritto dell’antichità è pervenuto fino a noi attraverso delle copie fatte a mano, fino all’invenzione della stampa. E’ ovvio! Noi non abbiamo gli originali degli scritti di Plutarco, di Svetonio, non abbiamo l’Iliade o l’Odissea scritti direttamente da Omero, ma abbiamo delle copie o dei frammenti di copie che sono giunti fino a noi attraverso i secoli. Questo è vero per il nuovo testamento come è vero per qualunque scritto dell’antichità. Abbiamo quindi scoperto l’acqua calda.
Qual’è quindi la vera questione che viene sollevata e alla quale dobbiamo dare una risposta? La questione è quella del modo in cui le copie sono state trasmesse. Normalmente gli scettici mettono in dubbio il fatto che i copisti abbiano fatto un buon lavoro. Nella quarta di copertina che abbiamo riportato si allude a copisti distratti o stanchi, incolti, ma soprattutto profondamente influenzati dalle controversie culturali, teologiche e politiche della loro epoca.
È davvero così? Ci sono delle prove? Ci possiamo davvero fidare di copisti di questo genere?
Il tema è davvero affascinante, ma non semplice. Come sempre, per non fare video troppo lunghi e pesanti, affronterò questo tema dell’affidabilità del nuovo testamento attraverso una serie in cui affronteremo le varie argomentazioni una alla volta, in modo che siano digeribili anche per chi si avvicina per la prima volta a questi argomenti.
In questo primo video, cerchiamo quindi di gettare le basi.
Abbiamo stabilito che ovviamente le copie del nuovo testamento giunte fino a noi sono delle copie, ma abbiamo anche detto che questo è vero per qualunque scritto dell’antichità. Eppure non dubitiamo della bontà dell’Iliade, dell’Odissea o della storia romana giunta a noi attraverso gli scritti di Plutarco o Svetonio.
Perché allora questo scetticismo nei confronti delle copie del nuovo testamento giunte fino a noi? Le copie della bibbia contengono così tanti errori da rendere impossibile stabilire cosa ci fosse scritto nei manoscritti originali?
Come fanno gli studiosi a rispondere a queste domande? Negli ultimi secoli si è sviluppata una branca della filologia chiamata critica testuale che, attraverso attività di ricerca e di studio, cerca di ricostruire l’integrità di un testo, riportandolo il più vicino possibile alla sua forma originaria, quella voluta dall’autore.
La critica testuale viene applicata a qualunque tipo di testo e, quindi, è stata utilizzata anche per i testi che troviamo nel nuovo testamento. Bart Ehrman è un esperto di critica testuale e di questo parla nei suoi libri, ma occorre dire che molti altri esperti di critica testuale pur avendo a disposizione i medesimi dati, non condividono le sue conclusioni. Infatti Ehrman arriva ad affermare che visto che possediamo copie di copie di copie degli scritti originali, non possiamo essere sicuri di ciò che era il testo originale. In sostanza le copie del nuovo testamento sarebbero troppo tardive e piene di errori…
Un concetto che Ehrman ripete spesso nei suoi libri e nelle sue conferenze è che non abbiamo i testi originali del nuovo testamento, e non abbiamo le prime copie degli originali, e non abbiamo nemmeno copie di copie di copie degli originali, ma abbiamo solo copie di copie di copie di copie di copie che furono fatte centinaia e centinaia di anni dopo la morte di Gesù. Inoltre tutte queste copie differiscono tra loro in migliaia di punti, infatti ci sono almeno 400.000 varianti.
Quando qualcuno sente parlare di 400.000 varianti e di copie di copie di copie, pensa a una specie di telefono senza filo in cui alla fine i testi tramandati sarebbero completamente diversi dagli originali e quindi non si riesce più a ricostruire il testo originario. Ma è davvero così? E’ un giusto modo di ricostruire i dati a disposizione? Le eventuali incertezze su alcune parti del testo del nuovo testamento hanno degli effettivi risvolti teologici? Molti studiosi, esperti di critica testuale, non concordano con le tesi di Ehrman e in questa serie di video cercheremo di capire perché. Procederemo gradualmente, facendo un passo alla volta, perché non si tratta di un argomento semplice.
Ho dovuto leggere diversi testi per approfondire questa questione e un libro che mi sento di consigliare perché piuttosto scorrevole è “Dethroning Jesus” di Darrell Bock e Daniel Wallace. Questi studiosi rispondono molto bene a diverse questioni sollevate dal libro di Ehrman e alcune informazioni che utilizzerò sono tratte proprio dal loro testo.
A grandi linee, come procedono gli esperti di critica testuale? Analizzano tutti i testi a disposizione, cercando di individuare le copie più antiche, e cercando di ricostruire una vera e propria storia del testo lì dove si trovassero delle differenze.
Ovviamente non è un lavoro facile, ma, come potete immaginare, più manoscritti antichi si hanno a disposizione e più gli studiosi sono in grado di ricostruire il testo avvicinandosi sempre di più alla sua forma originale.
E qui dobbiamo considerare il primo dato importante che potrebbe sorprendere chi si avvicina per la prima volta a questi temi. Il nuovo testamento è il testo di cui abbiamo più copie pervenute fino a noi di qualunque altro scritto dell’antichità, pertanto gli studiosi hanno tantissimo materiale su cui lavorare.
Si hanno più di 5800 manoscritti in greco, più di diecimila manoscritti in latino. Ci sono poi anche tra i 5000 e i 10000 manoscritti in altre lingue come arabo, siriaco, copto e tantissime altre.
Quando parliamo di manoscritti intendiamo testi completi, oppure parti del nuovo testamento, frammenti di libri o anche solo frammenti di una sola pagina. Ma il materiale a disposizione è davvero tanto per ricostruire il nuovo testamento con accuratezza.
Tutti questi manoscritti provengono da aree geografiche diverse e questo è molto importante perché ci fa comprendere come il testo si è diffuso e permette anche di individuare se una lettura corrotta si è originata ad un certo punto della trasmissione del testo. I testi possono essere comparati tra loro proprio per vedere se ci sono delle differenze e dove si sono originate.
Ma, a parte i manoscritti del nuovo testamento vero e proprio, è impressionante la quantità di citazioni tratte dalla patristica dei primi secoli, i cui scritti contengono più di 1.000.000 di citazioni che possono essere usati per ricostruire praticamente tutto il nuovo testamento. Tali citazioni sono molto utili alla critica testuale perché le citazioni possono essere confrontate con i manoscritti a disposizione fornendo ulteriore materiale per una ricostruzione puntuale del testo.
Con tutti questi dati a disposizione, se ci sono delle corruzioni nel testo, o addirittura delle modifiche intenzionali, attraverso la critica testuale è possibile ricostruire il testo originale in modo piuttosto accurato.
Ripeto, il numero di manoscritti a disposizione è molto più grande di qualunque altro testo dell’antichità. Pensate che l’Iliade di Omero con 1757 manoscritti è il secondo testo dell’antichità con più manoscritti, . Poi abbiamo Svetonio con circa 200 copie. Eppure, nonostante un numero di manoscritti molto più bassi, nessuno di noi mette in dubbio il testo dell’Iliade e basiamo la nostra conoscenza della storia in modo piuttosto fiducioso nei confronti di Svetonio.
Ma, l’accusa nei confronti del nuovo testamento è che tutte queste copie sarebbero troppo tardive, troppo distanti dagli originali.È davvero così?
Per rispondere dobbiamo renderci conto di quanto normalmente hanno gli storici a disposizione per qualunque testo dell’antichità e confrontare i dati a disposizione con quelli inerenti il nuovo testamento.
A questo proposito pensate che ci sono frammenti del nuovo testamento che possono essere datati addirittura tra il 90 e il 125 d.c., altri nel secondo e nel terzo secolo. Molto interessante è il manoscritto catalogato come P75 con 102 pagine tratte da Luca e Giovanni… Invece il nuovo testamento completo più antico a disposizione può essere datato entro trecento anni dagli originali.
A qualcuno potrebbe sembrare tanto, ma riflettiamo. Avere più di 24000 manoscritti in totale tra cui il frammento più antico entro 70 anni dagli originali e molti frammenti entro 150 anni dagli originali che permettono di ricostruire almeno il 43% del nuovo testamento solo con manoscritti entro il secondo secolo, e circa 120 manoscritti entro trecento anni dagli originali che permettono di ricostruire tutto il testo è qualcosa di incredibile se paragonato con il materiale a disposizione per qualunque altro scritto dell’antichità.
Tenete presente che la copia più vicina agli originali dell’Iliade è datata almeno 500 anni dall’originale e la copia più vicina agli scritti di Svetonio originali è addirittura datata 800 anni dopo l’originale. Eppure basiamo le nostre conoscenze della storia del mondo antico su Svetonio e Plutarco… Perché tanto scetticismo nei confronti del nuovo testamento? Perché le copie vengono considerate così tardive?
Degli scritti del secondo secolo potrebbero tranquillamente essere copie di prima o al più di seconda generazione degli originali infatti gli scritti su papiro che venivano usati per la lettura pubblica duravano in media più di un secolo, quindi dello stesso testo potevano essere fatte numerose copie.Quando veniva fatta la copia di un testo, non veniva buttato via l’originale, ma è logico assumere che venissero fatte più copie dallo stesso originale. Anche se si fossero generate delle varianti a causa di un errore del copista, ci sarebbero comunque state in circolazione altre copie degli originali che non avrebbero avuto l’errore e questo avrebbe permesso di individuare l’errore. Quindi i copisti non facevano semplicemente copie di copie di copie, ma finché ne ebbero l’opportunità copiarono gli originali e poi le copie più antiche a loro disposizione, minimizzando quindi la distanza dagli originali. Questo fenomeno è evidente, tanto che gli studiosi di critica testuale trovano talvolta manoscritti più recenti che risultano però essere copie di manoscritti che risalgono a più di un secolo prima.
Una cosa è certa: dalla quantità di manoscritti ritrovati si deduce che quei testi erano considerati importanti dalla chiesa dei primi secoli che cercò di produrne più copie possibili . Quegli scritti erano particolarmente importanti per loro e quindi cercavano di trasmetterli accuratamente, non si ha evidenza del contrario.
Leggendo la patristica del secondo e terzo secolo si percepisce molto bene l’importanza che veniva data ai testi del nuovo testamento, al punto che Ireneo di Lione già nei suoi scritti alla fine del secondo secolo descrive la sua preoccupazione di trovare testi più vicini possibili agli originali, esaminando diversi manoscritti del libro dell’Apocalisse, quindi già facendo egli stesso una sorta di critica testuale. Tertulliano nei suoi scritti lascia intendere che gli originali erano ancora circolanti alla fine del secondo secolo e si trovavano in alcune chiese e invitava gli scettici del suo tempo ad andarli a leggere se non fossero stati convinti. Deduciamo che i cosiddetti padri della chiesa consideravano questi scritti molto importanti e cercarono di preservarli il più possibile, cercando anche di copiarli con cura e di utilizzarli proprio per contrastare le eresie del loro tempo.
Per illustrare quanto detto fin qui, utilizziamo un esempio tratto dai manoscritti stessi che evidenziano una copia molto curata e forte accordo anche tra testi molto distanti tra loro. Il manoscritto P75 e il manoscritto B, il cosidetto Codex Vaticanus, sono molto concordi tra loro. Eppure risulta che P75 è 125 anni più vecchio di B. Ma la cosa incredibile è che gli studiosi di critica testuale hanno evidenza che B sia una copia di un manoscritto antecedente P75. Capite? P75 è più vecchio di B di 125 anni, eppure B è stato copiato da un manoscritto antecedente, scritto quindi più di 125 anni prima… La distanza tra gli originali e le copie non è quindi così grande come si potrebbe pensare. Questi due manoscritti sono in forte accordo tra loro e si rifanno a un testo che doveva circolare già all’inizio del secondo secolo. Quindi , dire che le copie disponibili sono troppo tardive non regge, soprattutto se poi si finisce per accettare per altri tipi di letteratura copie molto più tardive. La critica testuale dimostra che sono disponibili testi che non sono così distanti dagli originali.
Ma allora, non è vero che entro trecento anni dagli originali abbiamo un telefono senza filo di copie di copie di copie, perché in realtà sono sufficienti poche generazioni di copie per attraversare diversi secoli visto che c’erano diverse copie degli stessi originali e ogni copia poteva essere in circolazione anche per più di un secolo. Ci sono diversi controlli incrociati che possono essere fatti sui testi che permettono di mettere in evidenza la conservazione piuttosto accurata del testo. Come abbiamo detto, ci sono poi i testi citati nella patristica che permettono un controllo sui testi che erano a disposizione in un determinato periodo storico e quindi altri controlli incrociati sono possibili.
Ma allora qual’è il problema? Dire che le copie a disposizione del nuovo testamento siano troppo tardive, anche confrontando i manoscritti a disposizione per altri testi dell’antichità, ha poco senso.
Il problema secondo gli scettici sarebbe la differenza tra le copie e il fatto che ci siano tanti errori che hanno generato tante varianti. Dicevamo che si parla di più di 400.000 varianti e questo sembra un numero piuttosto alto a prima vista. Bene, nel prossimo video cercheremo di spiegare in cosa consistono queste varianti e perché non ci si deve fare impressionare troppo dai numeri quando poi li si valuta in modo corretto.
Infatti il numero di varianti, o differenze nel testo, che talvolta possono anche consistere in una sola lettera che varia, sono tanti perché ci sono tanti manoscritti. Per capire se sono tante o poche, dobbiamo calcolare quante sono le varianti rispetto al numero di manoscritti e al numero di pagine del nuovo testamento che sono giunte fino a noi. Inoltre per la stragrande maggioranza delle varianti, come vedremo, è facilmente individuabile attraverso la critica testuale quale sia la lettura originale. La prossima volta faremo i conti e così capiremo meglio di cosa si sta parlando.
Mi raccomando, non perdetevi il prossimo video in cui parleremo di varianti e corruzioni del testo del nuovo testamento e vedremo che, alla fin fine, tanto scetticismo nei confronti del testo del nuovo testamento è davvero ingiustificato!
Alla prossima


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