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- Quando e da chi sono stati scritti i 4 vangeli canonici?
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- L’antico testamento cita il nuovo testamento in modo errato?
- Fonti non ispirate?
Nel passato ci siamo occupati di presunte contraddizioni nei vangeli, tanto care agli scettici, e del modo in cui possono essere spiegate, ma questa volta ci dedicheremo ad una caratteristica dei vangeli,e degli altri testi del nuovo testamento, che fornisce una testimonianza interna della loro affidabilità. Tale caratteristica ,in un certo senso, è esattamente il contrario della contraddizione: sto parlando delle coincidenze “casuali” nei vangeli…
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Cosa intendiamo per coincidenze “casuali”? Intendiamo quelle parole, quelle frasi, presenti in un testo del nuovo testamento che non hanno alcun particolare scopo teologico eppure, involontariamente, “casualmente” si direbbe, gettano luce su un brano di un altro vangelo o di un altro testo indipendente del nuovo testamento. Questo crea una sorta di intertestualità interessante tra i vari testi del nuovo testamento che testimonia della coerenza che questi testi hanno tra loro, fornendo dettagli che si integrano tra loro.
In questo video mi concentrerò in particolare sui vangeli, ma considerazioni analoghe possono essere fatte per il libro degli Atti, considerando l’intertestualità che si crea , ad esempio, con le lettere di Paolo.
I vangeli sono stati scritti da autori diversi e sono indipendenti tra loro, infatti presentano differenze nel modo di raccontare, stili diversi, e anche quando raccontano episodi analoghi ognuno lo fa includendo dettagli diversi.
Pensiamo, ad esempio, ai vangeli sinottici, Matteo, Marco e Luca. Essi presentano molto materiale in comune a testimonianza del fatto che hanno sicuramente delle fonti comuni, eppure non si può dire che uno o due di loro abbiano semplicemente copiato dall’altro, infatti in alcuni casi si riferiscono ai medesimi episodi con dettagli diversi, con un taglio personale. Questo ci permette di confrontarli per vedere se i loro racconti sono coerenti tra loro.
Immaginate quattro persone che hanno assistito ad un incidente tra due auto. Se tre di loro dicono che l’incidente è avvenuto tra una macchina rossa e una macchina blu, mentre uno di loro dice che il medesimo incidente è avvenuto tra due macchine rosse, vi verrebbe il dubbio che quest’ultimo non stia dicendo la verità. Ma se un testimone dice che l’incidente è avvenuto tra una macchina rossa e una blu, il secondo dice che una macchina era rossa ed era un Fiat Punto, il terzo vi dice che una delle due auto era sicuramente una Opel Corsa e il quarto vi dice che una delle due auto era una una Opel Corsa blu, voi vi trovereste con quattro racconti diversi che però non si contraddicono ma semplicemente evidenziano dettagli diversi e vi permetterebbero di arrivare alla ragionevole conclusione che l’incidente sia avvenuto tra una Opel Corsa blu e una Fiat Punto rossa.
Questo è ciò che spesso accade anche con i vangeli. Quando si confrontano i vangeli tra di loro si trovano delle differenze che si integrano tra loro piuttosto che contraddirsi e in questo modo essi gettano luce l’uno sull’altro. Si tratta di dettagli che possono sembrare superflui in un vangelo, dettagli che non aggiungono nessuna verità teologica particolare, eppure involontariamente gettano luce e si integrano con brani analoghi di altri vangeli. Questo è esattamente ciò che ci si aspetta da testimoni indipendenti che riferiscono sui medesimi fatti.
Ci sono studiosi che hanno raccolto molte di queste coincidenze involontarie, di questi dettagli che creano una forte interconnessione tra questi testi. Il primo a raccoglierle in un libro fu l’anglicano John James Blunt intorno al 1830 nel suo testo “Undesigned Coincidences in the Writings Both of the Old and New Testaments”. In quel testo egli mise in luce queste coincidenze come evidenza interna a favore della veridicità dei vangeli. Per chi è interessato, negli ultimi anni questo tema è stato ripreso da Lydia McGrew nel suo testo “Hidden in plain view: undesigned coincidences in the gospels and Acts”.
Per comprendere di cosa stiamo parlando, nel resto di questo video farò alcuni esempi di coincidenze non ricercate eppure presenti nei vangeli, e poi trarremo alcune conclusioni.
Innanzitutto vediamo alcuni esempi di come i sinottici gettano luce l’uno sull’altro attraverso queste coincidenze non ricercate.
Vediamo un esempio di come Marco aiuta a comprendere un brano di Luca. Leggiamo Luca 9:36: “Mentre la voce parlava, Gesù si trovò solo. Ed essi tacquero e in quei giorni non riferirono nulla a nessuno di quello che avevano visto. “ Leggendo questo brano di Luca, uno potrebbe chiedersi perché i discepoli non raccontarono a nessuno ciò che avevano visto alla trasfigurazione. Sembra strano! Fu un’esperienza incredibile per loro, Perché non sono corsi subito dagli altri a raccontarla? Il brano di Luca non ce lo dice , ma in Marco 9:9-10 scopriamo il motivo di questo strano comportamento. “Poi, mentre scendevano dal monte, egli ordinò loro di non raccontare a nessuno le cose che avevano viste, se non quando il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Essi tennero per sé la cosa, domandandosi tra di loro che significasse quel risuscitare dai morti.” Dal brano di Marco comprendiamo che fu Gesù stesso a chiedere loro di non raccontare per il momento ciò che avevano visto. Questa precisazione di Marco ci aiuta quindi a comprendere meglio Luca.
Un altro esempio. In Matteo 14:1-2 leggiamo “ In quel tempo Erode il tetrarca udì la fama di Gesù, e disse ai suoi servitori: «Costui è Giovanni il battista! Egli è risuscitato dai morti; perciò agiscono in lui le potenze miracolose». Ma chiunque avesse in mano solo il vangelo di Matteo potrebbe chiedersi: “Dove è andato questo autore a prendere un’informazione del genere? Come può conoscere ciò che Erode all’interno del suo palazzo aveva detto ai suoi servitori?”
In effetti Matteo deve aver attinto ad una fonte interna al palazzo di Erode. Tra i discepoli di Gesù c’è qualcuno che corrisponde a questo profilo? Possiamo rispondere a questa domanda leggendo Luca 8:1-3 che parlando dei discepoli di Gesù ci dice che tra loro c’era Giovanna, moglie di Cuza, l’amministratore di Erode… ; Capito? Giovanna moglie di Cuza, amministratore di Erode. Si tratta di un dettaglio che sembrerebbe superfluo, ma ci aiuta a capire che proprio Giovanna poteva essere la fonte interna al palazzo di Erode in grado di riportare una frase che Erode aveva detto ai suoi servitori! In questo caso quindi Luca getta luce su Matteo.
Prendiamo un altro esempio. Questa volta vedremo che a volte i sinottici, con dettagli involontari, ci aiutano a comprendere meglio alcuni brani del vangelo di Giovanni.
In Giov 21:15 Gesù chiede a Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?». Perché una domanda del genere? Perché Pietro dovrebbe amarlo più degli altri discepoli? Leggendo il vangelo di Giovanni la risposta non è chiara, infatti non ci sono episodi che aiutano a rispondere. Ma il vangelo di Matteo 26:33, e il parallelo in Marco 14:29, gettano luce su questa questione. Scopriamo infatti che poco tempo prima Pietro aveva affermato: “Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me». La domanda che Gesù fece a Pietro, riportata solo nel vangelo di Giovanni, ha quindi molto senso. Pietro aveva tradito Gesù negando di conoscerlo e Gesù nel riabilitarlo vuole che egli consideri quanto le sue parole fossero state avventate. Certo Pietro amava Gesù, ma non poteva certamente dire di amarlo più degli altri. Fu una lezione importante per Pietro, una lezione che certamente lo aiutò a crescere. Quindi, in questo caso Matteo e Marco gettano luce su quel brano di Giovanni 21, fornendoci un importante antefatto.
Vediamo un esempio di come anche l’altro vangelo sinottico Luca getti luce su Giovanni. Nel famoso brano di Giovanni 13, unico nei vangeli, Gesù lava i piedi ai discepoli. Gli altri vangeli non ci parlano di questo episodio, tuttavia, all’interno dell’ultima cena, Luca 22:24-27 riporta un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli che aiuta a capire perché Gesù lavò i piedi ai discepoli. “Fra di loro nacque anche una contesa: chi di essi fosse considerato il più grande. Ma egli disse loro: «I re delle nazioni le signoreggiano, e quelli che le sottomettono al loro dominio sono chiamati benefattori. Ma per voi non dev’essere così; anzi il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve. Perché, chi è più grande, colui che è a tavola oppure colui che serve? Non è forse colui che è a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve. “ I discepoli aspiravano a dominare l’uno sull’altro, ma Gesù, pur essendo il Re, fu tra di loro come colui che serve. Ciò che leggiamo nel brano di Giovanni , con il lavaggio dei piedi, è la parte pratica dell’insegnamento che troviamo all’interno dell’ultima cena in Luca.
A sua volta anche Giovanni a volte getta involontariamente luce sui sinottici. Ad esempio, in Marco 15:29 e Matteo 27:40 i Giudei accusano Gesù, mentre egli è sulla croce, di aver detto di voler distruggere il tempio e ricostruirlo in tre giorni, ma in nessuno dei vangeli sinottici è descritto da dove possano aver sentito una tale affermazione di Gesù. Però, quando leggiamo Giovanni 2:13-21, in un contesto totalmente differente, vediamo in effetti che Gesù aveva parlato di distruzione del tempio e di ricostruzione in tre giorni, ma stava riferendosi al suo corpo. Leggendo Giovanni comprendiamo quindi perché in Matteo e Marco i Giudei avevano utilizzato quella strana accusa contro Gesù, fraintendendo comunque le sue affermazioni.
Ancora un esempio con Luca e Giovanni che gettano luce a vicenda l’uno sull’altro con dettagli che si integrano tra loro.
In Giovanni 18:33, vediamo che Pilato chiese a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?» . Ma se leggete i versetti precedenti, Giovanni non riporta nemmeno che quella fosse l’accusa precisa contro Gesù, che viene semplicemente accusato di essere un malfattore. Ma in Luca 23:2 leggiamo questa accusa: «Abbiamo trovato quest’uomo che sovvertiva la nostra nazione, istigava a non pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re»” Questa accusa precisa ci fa comprendere meglio la domanda di Pilato in Giovanni 18:33.
Però, allo stesso tempo, anche Giovanni 18 getta luce su Luca 23. Infatti in Luca 23:4 vediamo che dopo averlo interrogato e aver ricevuto la conferma da parte di Gesù di essere re, Pilato affermò di non trovare alcuna colpa in quell’uomo. Come è possibile che Pilato voglia liberare un uomo che dichiara di essere re? Dal racconto succinto di Luca non lo capiamo. Ma in Giovanni 18:33-38 leggiamo un ampliamento del dialogo tra Gesù e Pilato che ci aiuta a comprendere. In quel dialogo Gesù parla di un regno che non è di questo mondo e dice di essere un re venuto per testimoniare della verità. Solo a quel punto Pilato aveva affermato di non trovare colpa in lui. Sembra chiaro che per Pilato Gesù fosse solo un religioso privo di senno che sembrava parlare a vanvera, di verità e di un regno che non era di questo mondo, quindi non sembrava costituire un pericolo per Cesare. Questi dettagli di Giovanni aiutano quindi a comprendere meglio il comportamento di Pilato descritto anche da Luca. Così Luca e Giovanni , in questo dialogo tra Gesù e Pilato, gettano luce l’uno sull’altro a vicenda.
Infine voglio riportare un esempio in cui tutti e quattro i vangeli gettano luce l’uno sull’altro fornendo dettagli che casualmente si integrano perfettamente tra loro. Sarò rapido per non allungare troppo il video, ma voi potete fermare il video e leggere i passi con calma.
In Matteo 11:21 Betsaida viene citata tra le città condannate da Gesù perché avevano visto tante opere potenti e non avevano creduto. Eppure Matteo non riporta nessun episodio particolare accaduto in Betsaida. Ma Luca 9:10-13 ci conferma che uno dei miracoli più famosi di Gesù, la moltiplicazione dei pani per 5000 uomini era in effetti avvenuto proprio nei pressi di Betsaida. Ma potremmo chiederci perché mai c’erano folle di più di 5000 persone in quella zona, vicino a una cittadina così piccola. Non sembra normale.. In effetti, il brano parallelo di Marco 6:30-31 lo conferma e ci dice che Gesù si era spostato in disparte, fuori dal paese, proprio perché era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare. Ma Betsaida era una cittadina piccola come dicevamo… Perché ci sarebbe dovuta essere tutta quella gente che andava e veniva da quelle parti? La risposta ce l’abbiamo in Giov 6:4 che ci dice che era il periodo di Pasqua. A Pasqua la gente si spostava in Israele lungo le strade di comunicazione principale che portavano a Gerusalemme e questo spiegherebbe il gran movimento anche dalle parti della piccola Betsaida.
Ma, un momento… Se era Pasqua siamo in primavera, uno dei pochi periodi in cui quelle zone l’erba poteva essere verde. Ciò è coerente con ciò che ci dice Marco che infatti in Marco 6:39 ci dice che quelle folle si sedettero proprio sull’erba verde.
Quante persone c’erano? Matteo 14:21 dice c’erano circa cinquemila uomini esclusi donne e bambini… Ma come faceva a dirlo con certezza? Sembra strano… qualcuno si era messo a contare solo gli uomini? Marco 6:40 ci aiuta a capire, infatti ci dice dice che si sedettero divisi in Gruppi di 50 e di 100, quindi era piuttosto facile contare circa cinquemila uomini, contando semplicemente i gruppi. Come si usava, le donne seguivano di più i bambini che molto probabilmente correvano liberi nei prati, mentre gli uomini si erano evidentemente seduti per poi distribuire alle proprie famiglie.
Infine, tutti i vangeli ci dicono che in quell’occasione, prima di compiere il miracolo, Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli come potevano fare per sfamare tutte quelle persone, invitandoli a dare loro stessi da mangiare alla folla, per metterli alla prova. Ma Giov 6:1-5 ci dà un dettaglio diverso, infatti ci dice che Gesù si rivolse in modo specifico a Filippo. Perché proprio Filippo che normalmente non è un discepolo in primo piano nei vangeli? Semplice, perché come abbiamo letto in Luca, ci si trovava nei pressi di Betsaida e aveva quindi senso che Gesù chiedesse a qualcuno della zona. Infatti Gv 1:43-44 di dice che Filippo era di Betsaida.
Insomma, mi rendo conto che tutti questi collegamenti possono aver fatto girare la testa a qualcuno. Tuttavia spero che siano stati utili per comprendere a cosa ci riferiamo parlando di coincidenze involontarie con le quali i vangeli gettano luce l’uno sull’altro.
Chiediamoci: Perché dei testi indipendenti tra loro dovrebbero funzionare così bene dal punto di vista dell’intertestualità? Non è affatto scontato. Ciò che rileviamo in questi autori va decisamente oltre ciò che ci si dovrebbe aspettare. Si sono messi d’accordo per produrre testi che si incastrano perfettamente l’uno nell’altro? No, non c’è evidenza che fossero così sofisticati. Anzi, come abbiamo già detto all’inizio, gli evangelisti non si sono preoccupati di includere gli stessi dettagli e non danno evidenza di alcun tentativo di armonizzazione tra loro.
Ora, voi capite bene che se i vangeli parlassero di storie inventate, o anche di storie vere ma comunque basate su una trasmissione orale imperfetta, se non ci fosse una mano divina che avesse vegliato sul loro lavoro, quel processo che normalmente viene chiamato “ispirazione”, sarebbe piuttosto logico aspettarsi delle contraddizioni vere. A distanza di anni, qualcuno avrebbe riportato almeno un dettaglio sbagliato che smentirebbe un altro vangelo. Ad esempio se uno avesse detto che c’era l’erba verde e l’altro avesse detto che ci si trovava in un periodo diverso dell’anno, o se uno avesse detto che erano cinquemila uomini e l’altro che erano diecimila… Giusto per fare degli esempi…
Invece, al contrario, ci troviamo davanti a testi che attraverso dettagli quasi superflui, coincidenze involontarie, coincidenze casuali, l’erba era verde, era pasqua, c’era gente che andava e veniva, erano seduti a gruppi di 50 e 100… invece di contraddirsi essi gettano luce l’uno sull’altro in un modo affascinante che li rende interconnessi tra loro. Chi è l’autore di questa interconnessione? Tutto fa pensare proprio che una mano divina abbia guidato questi autori in modo indipendente per gettare luce l’uno sull’altro. Ma anche chi non crede in un intervento divino, deve comunque ammettere che queste coincidenze costituiscono un’interessante prova interna dell’affidabilità del testo dei vangeli.
Il risultato è che i vangeli sono diversi tra loro, eppure si integrano tra loro come testimoni, proprio come i testimoni oculari di un incidente… I dialoghi talvolta sono diversi, i racconti sono più sintetici in alcuni mentre altri si soffermano di più sui dettagli, a volte qualcuno di loro riferisce di episodi sui quali gli altri tacciono, ma ciò che conta è che alla fine non si rilevano davvero contraddizioni e il quadro di Gesù che emerge mettendoli l’uno accanto all’altro è un quadro piuttosto coerente.
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