- Abbiamo il testo originale del nuovo testamento?
- Il testo del nuovo testamento è corrotto?
- Marco 1:41 – Gesù si indignò? Che differenza fa?
- Le varianti del nuovo testamento influenzano la teologia cristiana?
- Testi da escludere dal nuovo testamento? La bibbia non è inerrante?
- Coincidenze “casuali” nei vangeli? Parliamone
- Quando e da chi sono stati scritti i 4 vangeli canonici?
- Come sono stati scritti i vangeli? I sinottici, la fonte Q, la tradizione orale
- Il libro degli Atti degli Apostoli è attendibile dal punto di vista storico e culturale?
- Perché ci sono 4 vangeli nella bibbia (e non altri)?
- Il vangelo di Tommaso: perché non è nella bibbia?
- L’antico testamento cita il nuovo testamento in modo errato?
- Fonti non ispirate?
Ho notato che molte persone, quando parlano dei quattro vangeli canonici, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, pensano che essi siano stati scritti da persone che non solo non erano testimoni oculari ma nemmeno hanno conosciuto i testimoni oculari, ovvero gli apostoli. Molti, ancora oggi, pensano erroneamente che questi quattro vangeli siano stati addirittura scritti nei secoli successivi e semplicemente selezionati tra chissà quanti altri durante un periodo lunghissimo, in modo da far emergere una storia più o meno coerente. Ma è davvero così? In futuro dedicherò anche un video per spiegare perché questi quattro vangeli sono unici nel loro genere e non possono essere confusi con altri cosiddetti vangeli, tipo quelli pseudepigrafi di Tommaso o di Giuda, molto più tardivi, come ogni evidenza storica mostra. Ma intanto focalizziamoci sui vangeli che abbiamo nel nostro nuovo testamento. Quando e da chi sono stati scritti i quattro vangeli canonici?
—-
Ci sono prove che i quattro vangeli canonici siano stati scritti mentre gli apostoli erano ancora vivi o parliamo di testi scritti chissà quanto tempo dopo?
In passato si erano diffuse ipotesi che collocavano il testo dei vangeli molto avanti nel tempo, e ogni tanto capita di ascoltare qualcuno che ancora cita queste teorie strampalate, ma più le ricerche sono andate avanti e più la datazione dei vangeli si è spostata all’indietro, sempre più vicina ai fatti narrati. Oggi anche gli studiosi più scettici collocano tutti e quattro i vangeli canonici entro la fine del primo secolo. I più conservativi tendono ad arrivare al più tardi fino al 70 d.c. per Marco, fino all’85 d.c. per Matteo e Luca e fino al 96 d.c. per Giovanni. Tuttavia, come vedremo, c’è abbastanza evidenza per spostare queste date anche alcuni decenni più indietro.
Ma prima di occuparci della datazione, parliamo degli autori. Alcuni dicono che non ci si può fidare dei vangeli perché gli autori non sono citati internamente. Chissà chi sono coloro che hanno scritto queste cose e chissà dove hanno preso le loro informazioni… Diciamo subito che non ci si deve stupire del fatto che i vangeli non siano firmati, infatti questo accade per la maggioranza delle biografie antiche che normalmente devono essere attribuite tramite evidenze esterne. Infatti nell’antichità si pensava che la storia non dovesse avere un autore nominato. Come è stato evidenziato da diversi studiosi, nel mondo antico l’autore che rimaneva anonimo era apprezzato perché non attirava le attenzioni su di sé ma solo sui fatti narrati e dava quindi una percezione maggiore di conoscenza e affidabilità. Quindi, in quella cultura e in quell’epoca, non possiamo aspettarci che gli scrittori dei vangeli iniziassero dicendo: “io sono Tizio e vi do la mia versione dei fatti”. Essi si tenevano fuori dalla storia e semplicemente narravano le cose che Gesù aveva detto e fatto come se fossero dei cronisti.
Inoltre, diciamo la verità, anche se gli autori dichiarassero il loro nome, comunque ci sarebbe chi dubiterebbe comunque della loro buona fede. Prendiamo quindi atto del fatto che gli autori dei vangeli siano anonimi e cerchiamo di capire comunque su quali evidenze esterne ci si basa per credere che siano attribuibili a Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Diciamo che tutti gli scritti della patristica sono unanimi nell’attribuire questi vangeli a Matteo discepolo di Gesù, Marco come trascrittore e interprete delle parole di Pietro, Luca il compagno di viaggio di Paolo, e infine il discepolo Giovanni, il cosiddetto discepolo che Gesù amava. Se prendiamo Tertulliano nel 200 d.c., Ireneo intorno al 180 d.c., Clemente di Alessandria nel 180 d.c. e così via, vediamo che si trattava di una tradizione già piuttosto consolidata. Molto interessante è uno scritto databile intorno al 170 d.c., il cosiddetto frammento muratoriano che costituisce una lista di un canone molto prematuro del nuovo testamento. Purtroppo la prima pagina è andata persa, ma la seconda inizia con riferimenti a Luca , il ben conosciuto medico e Giovanni, uno degli apostoli come autori di Luca e Giovanni.
Andando ancora più indietro, Papia nel 125 D.C. già diceva che Marco non era stato seguace di Gesù ma aveva trascritto ciò che Pietro gli aveva raccontato. A suo dire, Pietro adattava il suo insegnamento senza fare un arrangiamento sistematico dei detti del Signore, per cui Marco non aveva fatto un racconto strettamente cronologico ma comunque si era preoccupato di non tralasciare nulla ci ciò che aveva ascoltato da Pietro. Papia si riferisce anche a Matteo che, a suo dire, aveva fatto la prima stesura del suo vangelo non in greco ma in dialetto ebraico, ipotesi che tra l’altro, come vedremo nel prossimo video, è considerata verosimile da molti studiosi.
Qualcuno dirà: “Ma dobbiamo fidarci di ciò che hanno scritto Papia, Clemente, Tertulliano o Ireneo o altri?” Beh, teniamo presente alcuni dati interessanti. Innanzitutto tutti questi personaggi non vivevano nella medesima area geografica, infatti essi erano erano sparsi in varie zone dell’impero romano, Francia, nord africa, Egitto, moderna Turchia. Abbiamo quindi persone in luoghi molto differenti che dicono sostanzialmente le stesse cose, segno che a tutti loro, attraverso percorsi indipendenti era pervenuta una tradizione analoga circa gli autori dei vangeli. Non c’è alcuna evidenza che essi si siano messi preventivamente d’accordo tra loro. Ma soprattutto, se si fossero messi d’accordo, perché avrebbero indicato persone come Marco e Luca che non erano nemmeno tra i dodici apostoli? Se proprio bisognava inventare dei nomi, sarebbe stato più logico prenderli tra gli apostoli, no? Questo evidenzia che non hanno cercato di manipolare questi nomi ma li hanno riportati semplicemente come li avevano ricevuti. Inoltre teniamo presente che nel nuovo testamento sono rimasti anonimi scritti come la lettera agli Ebrei perché neanche i primi cristiani erano riusciti a determinarne l’autore con certezza. capite bene che se i cirstiani dei primi secoli avessero cercato di attribuire a tutti i costi ogni libro del nuovo testamento a persone eccellenti, lo avrebbero semplicemente fatto. Ma non c’è alcuna evidenza di qeusto.
Insomma il fatto che nella patristica ci sia convergenza nell’indicare come autori personaggi di secondo piano come Marco e Luca come scrittori dei vangeli che oggi portano il loro nome, fa semplicemente pensare che siano stati proprio loro. Dal punto di vista storico, non ci sono particolari motivi per dubitarne. C’è poi un altro punto importante da non trascurare. Infatti, non esistono tradizioni concorrenti, ovvero non abbiamo altri scritti dello stesso periodo che attribuirebbero i vangeli ad altri. Se così fosse, sarebbe lecito avere dei dubbi, ma per quanto ne sappiamo fin dal secondo secolo in modo indipendente, in varie parti dell’impero, diverse persone attribuivano i vangeli alle stesse persone. E questo fa semplicemente pensare che tutti avevano ricevuto già dal secolo precedente le medesime informazioni.
Quindi, la verità è che i vangeli sono stati scritti in modo anonimo, ma la tradizione più antica a nostra disposizione mostra una certa coerenza nell’identificare Matteo, Marco, Luca e Giovanni come autori.Dobbiamo fidarci di queste evidenze esterne? Beh, è esattamente quello che facciamo per ogni altro scritto antico! Se confrontiamo con altre biografie antiche, i vangeli del nuovo testamento hanno evidenze e testimonianze esterne comunque superiori a molti altri lavori. Pensate che gli annali del famoso Tacito hanno la loro prima attribuzione a Tacito ben 300 anni dopo l’originale. I lavori di Tucidide sono per la prima volta attribuiti a lui da Polibio ben 200 anni dopo. Per il nuovo testamento stiamo invece parlando di testimonianze del secolo successivo e, nel caso di Ppaia, addirittura entro 50 anni dagli originali. Per questo motivo, anche se a volte mi capita di sentire persone che danno per scontato il contrario, ad oggi, non ci sono motivi seri per dubitare dell’attribuzione tradizionale degli autori dei vangeli come Matteo, Marco, Luca e Giovanni, due apostoli e due persone molto vicine agli apostoli. Nei confronti di Tacito o di altri scrittori dell’antichità nessuno dubita sulla base di informazioni molto più tardive, mentre sui vangeli dubitiamo nonostante si abbiano testimonianze decisamente più vicine alla loro stessa stesura?
Parliamo ora della datazione perché è proprio la datazione che rende questi vangeli così importanti, a differenza di quanto molti erroneamente ipotizzavano, essi sono stati scritti esattamente nel periodo in cui gran parte degli apostoli erano ancora vivi e quindi c’era accesso a testimoni oculari primari. È ormai piuttosto evidente agli studiosi che tutti e quattro i vangeli canonici sono stati scritti entro la fine del primo secolo. Non ci sono dubbi. I dubbi rimasti sono sulla decade precisa in cui ogni vangelo è stato scritto.
Gli studiosi che propongono date più tardive credono che Marco sia stato il primo vangelo ad essere scritto, credono che Matteo e Luca si siano basati su Marco e credono che più tardi sia sorto Giovanni da una fonte completamente indipendente. Però teniamo presente che non si ha assolutamente la certezza che il vangelo di Marco sia stato il primo ad essere scritto, anzi molti studiosi oggi non concordano con questa tesi. Normalmente gli studiosi che lo credono si basano sul fatto che Marco è il vangelo più corto, quindi ipotizzano che Matteo e Luca abbiano in qualche modo costruito i loro vangeli aggiungendo a Marco. Essi datano normalmente Marco intorno al 70 d.c., non tanto perché non possa essere stato scritto oggettivamente prima, ma perché nel 70 d.c. Gerusalemme è stata distrutta ed è evidente per loro che Marco 13 contiene una profezia di Gesù su tale distruzione. Quindi, essendo scettici sul fatto che Gesù possa davvero aver previsto la distruzione di Gerusalemme, pensano che il vangelo di Marco sia stato scritto dopo. Tuttavia non tutti concordano con un simile ragionamento e bisogna dire che ci sono anche studiosi che, sebbene atei, concordano sul fatto che il vangelo di Marco è stato scritto molto tempo prima, anche tra il 40 e il 50 d.c. Ovviamente gli studiosi non cristiani i quali non credono che Gesù potesse prevedere il futuro pensano che semplicemente si stava riferendo alla prima distruzione del tempio descritta in in 2 Re 24, utilizzandola come modello profetico per il futuro.
Ma attenzione! Come dicevo, non tutti gli studiosi concordano con il fatto che Marco sia stato scritto per primo. Infatti il problema sinottico, ovvero il problema della relazione e dell’interdipendenza tra i vangeli di Matteo, Marco e Luca non è così banale come potrebbe sembrare, al punto che ci sono sempre state teorie diverse tra loro per spiegare la similitudine e , allo stesso tempo, le differenze tra questi vangeli.
Ad esempio, nel suo libro “redating Matthew, Luke and Mark” già negli anni novanta, John Wenham aveva proposto un’interessante tesi che in sostanza riattualizza la cosiddetta ipotesi augustiniana, secondo cui Matteo fu il primo ad essere scritto e fu seguito da Marco e Luca. Combinando evidenze interne ed esterne, Wenham, nel suo lavoro, partendo dal libro degli Atti che si colloca nella prima metà degli anni 60 d.c., prima della morte dell’apostolo Paolo, arriva a proporre una datazione per i vangeli intorno al 40 d.c. per Matteo, 45 d.c. per Marco e 55 d.c. per Luca.
In effetti, a pensarci bene, ci sono abbastanza evidenze interne ai vangeli che fanno pensare che i sinottici, Matteo, Marco e Luca siano tutti stati scritti prima del 70 d.c.
Un’evidenza importante, che non dobbiamo trascurare, è che nessuno dei vangeli menziona la caduta di gerusalemme nel 70 d.c.. Se si legge i vangeli ci si accorge che essi tendono sempre a mettere in evidenza quando ci sono fatti che si erano già verificati al momento della stesura. Ad esempio tutti e tre i sinottici, quando citano Giuda per la prima volta (Mt 10:4, Mc 3:19. Lc 6:16) anticipano il fatto che si trattava di colui che avrebbe tradito Gesù, in quanto essi avevano già quell’informazione al momento della stesura. Anche l’altro vangelo Giovanni, tende a spiegare tramite informazioni in suo possesso, alcuni episodi. Ad esempio, in Gv 2:19-22 Gesù parla del suo corpo paragonandolo ad un tempio distrutto e poi ricostruito in tre giorni, e al versetto 22 Giovanni menziona proprio il fatto che la predizione di Gesù si era realizzata alla sua crocifissione e risurrezione.
Ora in Mt 24, Marco 13, Luca 21, è chiaro che Gesù stia predicendo in modo chiaro la distruzione del tempio di Gerusalemme che sarebbe poi avvenuta nel 70 d.c. Sembra quindi piuttosto strano che gli evangelisti, se avessero scritto dopo il 70 d.c., non abbiano approfittato per mettere in evidenza la realizzazione della profezia di Gesù che in qualche modo avrebbe favorito la loro argomentazione a favore di Gesù… Eppure nessuno dei vangeli si riferisce alla caduta di Gerusalemme nel 70 d.c., il che fa pensare che siano stati scritti prima.
Inoltre il linguaggio dei vangeli e del libro degli Atti indica che sono stati scritti in un tempo che precedette la prima grande persecuzione dei cristiani sotto Nerone, a partire dal 64 d.c.. Infatti non si percepisce nei vangeli particolare risentimento verso il persecutore romano, cosa che non sarebbe stata facile evitare se la persecuzione fosse stata già in corso al momento della stesura. La stessa cosa si può dire del libro degli Atti nel quale la persecuzione dei cristiani è quella iniziale ad opera dei loro connazionali Giudei, mentre l’esperienza di Paolo con le varie cariche politiche romane è ancora inserita in un periodo in cui Roma non è particolarmente ostile ai cristiani. Inoltre il libro degli Atti si conclude senza specificare cosa accadde a Paolo in Roma, senza riferirsi al suo processo, cosa che fa pensare che sia stato scritto prima del processo in una data entro il 64 d.c. sicuramente prima della persecuzione di Nerone. Ma l’autore del libro degli Atti presenta il suo lavoro, nel capitolo 1, proprio come una continuazione del vangelo di Luca, il che porterebbe a concludere che anche il vangelo di Luca era già stato scritto almeno entro il 64 d.c.
Insomma, ci sono tante considerazioni che portano a pensare a datazioni sicuramente anteriori al 70 d.c..e chi vuole può approfondire per conto proprio. Ad esempio Matteo scrive per i Giudei e cita dettagli topografici e culturali che potevano essere compresi solo da persone che vivevano ancora in Gerusalemme, mentre non sarebbero nemmeno stati citati da uno scrittore che avesse scritto dopo la caduta di Gerusalemme. Si pensi ad esempio a Matteo 27:8 in cui si parla del nome del campo in cui era stato sepolto Giuda o in Matteo 28:13-15 in cui si parla delle dicerie che si erano diffuse a Gerusalemme circa il fatto che i discepoli di Gesù avevano trafugato il suo corpo. Matteo scrive che quel campo si chiamava ancora così e quelle dicerie erano in essere ancora nel momento in cui stava scrivendo. Questo per i suoi primi lettori avrebbe avuto senso solo prima della distruzione di Gerusalemme con quel campo ancora identificabile e quelle dicerie ancora in circolazione.
Nei vangeli poi sono presenti nomi di persone specifiche e relazioni di parentela che per qualcuno che avesse scritto o letto in seguito non avrebbero avuto alcuna importanza, mentre erano evidentemente importanti per i primi lettori che potevano eventualmente verificare con gli interessati. Pensate ad esempio a Marco 15:21 in cui si parla di Simone di Cirene che aiutò Gesù a portare la croce e viene detto che si tratta del padre di Alessandro e di Rufo. Ma chi sono Alessndro e Rufo? È un dettaglio che l’autore non avrebbe messo se Alessandro e Rufo non fossero stati noti ai primi lettori, quindi ancora in vita mentre scriveva. Infatti non si tratta di personaggi famosi e a noi non dicono nulla, ma probabilmente erano dei discepoli noti alla cerchia dei primi lettori per cui l’autore aveva pensato bene di inserire quei dettagli. Accade un po’ ciò che troviamo nelle lettere di Paolo dove alla fine egli aggiunge saluti per persone che a noi non dicono nulla, ma evidentemente erano noti ai suoi lettori.
Non voglio appesantire troppo questo video con argomentazioni che potete comunque ricercare per conto vostro, infatti è tutto materiale di pubblico dominio. Ciò che ci tengo a ribadire è che sostanzialmente, al contrario di tante idee che potete aver sentito qua e là, normalmente basate su ipotesi superate, molti studiosi pensano che il materiale dei vangeli sia stato raccolto e composto tra il 30 e il 60 d.c., quindi subito dopo i fatti narrati.
La tradizione che emerge dagli scritti della patristica collocherebbero il vangelo di Marco come scritto in Roma da parte di Giovanni Marco che si era basato sostanzialmente sulla predicazione di Pietro, probabilmente tra il 56 e il 60 d.c.. Evidenze interne fanno pensare che Luca si sia basato molto su Marco e sulle sue fonti, e dovrebbe quindi collocarsi tra il 60 e il 64 d.c., visto che, come si diceva, sembra comunque essere stato scritto prima della persecuzione avviata da Nerone.
Probabilmente solo il vangelo di Giovanni può essere collocato dopo il 70 d.c., anche se per certi versi anch’esso presenta alcune evidenze che favorirebbero una stesura anteriore. Ad esempio, Gv 5:2 parla della porta delle pecore che non esisteva più dopo il 70 d.c.. Ma Giovanni può comunque aver scritto di quella porta semplicemente perché era stato a Gerusalemme nella sua gioventù. In generale, tenendo conto delle varie possibilità, Giovanni è comunque il più tardivo, ma viene comunque datato tra il 66 e il 96 d.c., quindi sempre prima della fine del secolo. C’è da dire che Eusebio nella sua storia ecclesiastica scritta nella prima parte del quarto secolo cita addirittura una tradizione che sposterebbe ancora più indietro la scrittura dei vangeli, portando Matteo, Marco e Luca addirittura verso l’inizio degli anni quaranta. Ma altri scritti della patristica sembrano suggerire datazioni più tardive come quelle che abbiamo già indicato, quindi non spingiamoci troppo oltre.
In conclusione, la datazione dei quattro vangeli canonici è oggi più che mai oggetto di studio, ma più passa il tempo e più ci sono studiosi che tendono ad avvicinarla sempre più ai fatti narrati, fino ad arrivare a pochi anni dopo la crocifissione di Gesù. Pertanto non ha davvero senso pensare ancora che si tratti di scritti tardivi, ed è proprio questo che li distingue da altri cosiddetti vangeli, tutti evidentemente posteriori. In questo video ci siamo occupati soprattutto dei 4 vangeli canonici, ma si tenga presente che altri scritti del nuovo testamento, come le lettere di Paolo, ad esempio, sono state scritte anche prima dei vangeli. Si può quindi dire che tutto il nuovo testamento si è ragionevolmente formato durante la vita degli Apostoli.
Per quanto riguarda gli autori, quelli indicati dalla tradizione rimangono ad oggi gli unici disponibili, perché come abbiamo detto non ci sono altre tradizioni concorrenti, e, considerando il tempo in cui i vangeli sono stati scritti, sicuramente si tratta di un’epoca in cui c’erano ancora testimoni oculari disponibili come fonti da consultare.
Qualcuno dirà: “Ok, ammettiamo che questi siano gli autori e che abbiano scritto entro poche decine di anni dai fatti avvenuti. Tuttavia era passato del tempo, e alcuni di loro, come Luca, non erano nemmeno di quelle zone. Come possiamo essere sicuri del fatto che abbiano trascritto informazioni corrette? Quali fonti hanno utilizzato? Insomma come hanno fatto a scrivere questi vangeli?”. Mi sembra una curiosità lecita, quindi di questo parleremo nel prossimo video. Mi raccomando, non perdetevelo.


Lascia un commento