Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Perché ci sono 4 vangeli nella bibbia (e non altri)?

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Perché nel nuovo testamento ci sono quattro vangeli e non uno, o cinque, o sei?

Sappiamo che ci sono altri vangeli dei primi secoli che sono stati riportati alla luce in tempi recenti dall’archeologia, come i cosiddetti vangelo di Tommaso, vangelo di Maria, Vangelo di Filippo, Vangelo di Giuda e altri…  Perché tra tutti questi vangeli abbiamo solo Matteo, Marco, Luca e Giovanni nelle nostre bibbie? Chi li ha scelti e perché? Cosa avevano di speciale questi quattro vangeli? Ne parliamo in questo video…

Cosa hanno di speciale i quattro vangeli che troviamo nel nuovo testamento e che quindi vengono normalmente chiamati canonici, ovvero appartenenti al canone delle scritture cristiane? Perché ci sono proprio quei vangeli e non altri?

Oggi sta diventando popolare un’ipotesi controversa nata nel secolo scorso secondo cui questi quattro vangeli e il resto del nuovo testamento sarebbero stati imposti da una frangia del cristianesimo dei primi secoli che ha prevalso su altre fazioni stabilendo quindi cosa fosse ortodosso e cosa no. Questa ipotesi si fonda sulla teoria proposta per la prima volta da Walter Bauer nel secolo scorso e rielaborata poi in vari modi fino ai lavori più recenti di Bart Ehrman che hanno reso questa controversa teoria molto popolare anche al di fuori dell’ambito accademico, raggiungendo le masse.

Molte persone oggi, esposte a questo tipo di teorie, popolari ormai anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa, danno  per scontato che alla base del cristianesimo ci sia una sorta di complotto per far emergere una versione dei fatti piuttosto che un’altra. In altre parole, molti pensano che l’ortodossia all’interno del cristianesimo non sia nient’altro che una voce che ha prevalso tra tutte le eresie possibili. Secondo questa idea quindi i quattro vangeli canonici sono stati scelti arbitrariamente da un gruppetto di persone a scapito di altri scritti ugualmente validi almeno fino al quarto secolo, quando poi fu fissato il canone. Ma è davvero così? 

Innanzitutto, il fatto che nel quarto secolo il canone abbia trovato la sua forma definitiva ufficiale non significa che in precedenza gli scritti avessero tutti pari dignità. Nel quarto secolo è stato semplicemente ufficializzato ciò che nei secoli precedenti era stato accettato in modo informale dalla stragrande maggioranza delle comunità cristiane. Non si trattò di un’imposizione improvvisa che voleva mettere a tacere testi che fino a quel momento avevano avuto pari dignità degli altri. Si trattò piuttosto di confermare i testi che le comunità cristiane avevano ricevuto fin dalla fine del primo secolo, dalla tradizione apostolica, per distinguerli da tutti gli altri che erano proliferati a partire dal secondo secolo.  Si trattò quindi di riconoscere l’autorità che quei testi avevano, non di conferire loro autorità. Come facciamo a saperlo?

Innanzitutto c’è una questione pratica che riguarda i ritrovamenti archeologici. Se nel secondo e terzo secolo i testi avessero avuto tutti la stessa dignità e diffusione, prima dell’imposizione arbitraria di un canone, ci si aspetterebbe di trovare in giro per l’impero romano scritti di ogni genere in ugual misura. Ma non è così. Infatti i ritrovamenti archeologici di frammenti del secondo e terzo secolo sono 3 o 4 volte più numerosi per i vangeli canonici rispetto ad altri cosiddetti vangeli. Questo dimostra già che i vangeli che sarebbero poi diventati canonici avevano una diffusione maggiore nelle comunità cristiane perché erano considerati autorevoli ben prima di un canone riconosciuto ufficialmente.

Inoltre, come sapete, nell’antichità gli scritti venivano conservati in rotoli, ma a partire dal secondo secolo cominciò a diffondersi, proprio tra i cristiani, il codice, molto più simile ai libri moderni, che permetteva di rilegare insieme anche  testi diversi, di conservarli e di maneggiarli in modo più agevole rispetto al rotolo. Sono stati ritrovati migliaia di codici, databili a partire dal terzo secolo, che contengono i quattro vangeli canonici tutti insieme, a dimostrazione del fatto che quei quattro vangeli avevano già un’autorità diversa dagli altri scritti che comunque circolavano. Anche se troviamo altri vangeli, non troviamo, ad esempio,codici diffusi per le comunità dell’impero con altri quattro vangeli. Perché? Chi aveva stabilito che dovevano essere proprio quei quattro?

Facciamo ancora un passo indietro. Già alla fine del secondo secolo, intorno al 180 d.c., Ireneo di Lione, in Francia, nel un suo scritto “Contro le Eresie”, riconosceva gli scritti di Matteo, Marco, Luca e Giovanni come gli unici vangeli a cui la chiesa avrebbe dovuto attenersi e offrì delle argomentazioni in proposito.  Ma, attenzione! Ireneo non scelse i quattro vangeli come alcuni suppongono, bensì si nota che nel suo scritto egli diede per scontato che i vangeli erano quelli e si dedicò soprattutto ad argomentare intorno al loro numero, al motivo per cui, secondo lui, dovevano essere proprio quattro. Bisogna riconoscere che Ireneo offrì delle argomentazioni che molti di noi considererebbero piuttosto speculative intorno al numero quattro, e potremmo anche non essere d’accordo fino in fondo con la sua spiegazione, ma resta il fatto che quei quattro vangeli di cui egli parlava erano già quelli che la maggioranza delle comunità cristiane riconosceva.

Quindi è bene ribadire che, a differenza di quanto a volte si sente dire da persone poco informate, Ireneo non impose i quattro vangeli a nessuno perché non aveva l’autorità per farlo.  Tantomeno incoraggiò a distruggere gli scritti eretici come si potrebbe supporre. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, egli pregò per coloro che avevano posizioni diverse, i cosiddetti eretici, e incoraggiò anche i leader cristiani dell’epoca a leggere quegli scritti che egli aveva denunciato come eretici affinché li conoscessero e si rendessero conto dei loro contenuti.

Ireneo era però preoccupato da una parte dalla proliferazione dei cosiddetti vangeli gnostici nel secondo secolo e dall’altra parte dalla riduzione ad un solo vangelo che altri gruppi proponevano, ad esempio i seguaci di Marcione. Egli diede quindi una sua interpretazione del perché i vangeli dovessero essere quattro, partendo dal fatto che erano proprio quei quattro i vangeli che si erano già imposti nella stragrande maggioranza delle comunità cristiane ai suoi tempi. 

Ma se non è stato Ireneo ad imporre i quattro vangeli canonici, allora chi è stato?. Tale idea fu semplicemente condivisa dalla maggioranza delle comunità cristiane che nel frattempo avevano comunque riconosciuto che quei quattro vangeli erano gli unici che avevano in se stessi un’autorità apostolica e li utilizzavano in maniera sempre più consistente.

Infatti un aspetto importante da considerare è che per i cristiani dei primi secoli si trattò di riconoscere, non di scegliere. Questo è un punto molto importante. Il linguaggio che troviamo nella patristica esclude l’idea che essi si sentissero in dovere di scegliere dei testi piuttosto che altri. Essi parlavano sempre di “riconoscere” o “ricevere”. Essi pensavano che quei testi avevano in sé un’autorità che andava riconosciuta, e non imposta da qualcuno. L’approccio moderno secondo cui il canone sarebbe emerso da discussioni interne al cristianesimo non è infatti l’idea che i cristiani dei primi secoli avevano. Essi non pensavano di dover imporre un’autorità ai testi, bensì pensavano di avere criteri sufficienti per riconoscere l’autorità di alcuni documenti rispetto ad altri. Essi sapevano che lo Spirito Santo li guidava nell’applicazione di quei criteri e li rendeva in grado di identificare le voci stonate. Quando emergevano voci fuori dal coro esse non venivano messe a tacere perché si voleva imporre una certa visione dell’ortodossia ma perché quelle voci, se le si esamina con attenzione, non rispondevano già ai criteri di ortodossia che la comunità aveva fin dal principio a partire dalle scritture ebraiche e dalle memorie degli apostoli. Torneremo su questo più avanti.

A volte ci sono alcuni che dicono che mentre Ireneo fu intransigente, nella patristica troviamo altri più tolleranti di lui, Clemente piuttosto che Serapione, che  citarono anche altri vangeli a dimostrazione che le idee sui quattro vangeli non sarebbero state così chiare. Su questo punto però occorre fare una puntualizzazione.  È assolutamente vero che nella patristica anche fino al quarto secolo si trovano talvolta dei riferimenti ad altri scritti ma,  se si fa attenzione, i quattro vangeli avevano comunque un posto particolare. Ad  esempio Clemente stesso, pur citando talvolta altri testi, distingueva comunque i  quattro vangeli che sarebbero diventati canonici chiamandoli “i quattro vangeli che ci sono stati tramandati”. E la sua predilezione per i quattro vangeli è evidente se si considera che egli citò i vangeli canonici centinaia di volte di più  rispetto ad altri scritti. Leggevo in fatti che Clemente citò  757 volte Matteo, 402 volte Luca, 331 volte Giovanni, 182 volte Marco e solo 8 volte il cosiddetto vangelo degli Egiziani e solo 3 volte il cosiddetto vangelo degli Ebrei… Inoltre i famosi vangeli di Giuda, di Tommaso, di Pietro e di Maria di cui si fa un gran parlare oggigiorno, non sono mai stati citati da Clemente… E questo tipo di osservazione si può fare anche per altri scrittori come Tertulliano, Ippolito, Serapione, Giustino, Origene, Eusebio di Cesarea che citano migliaia di volte i vangeli canonici mentre le citazioni dei cosidetti vangeli apocrifi sono davvero poche. Tutti riconoscevano un’autorità particolare riservata ai quattro vangeli che poi sarebbero diventati canonici.

In sostanza, benché altri scritti, altri vangeli, venissero letti e circolassero, i quattro vangeli canonici furono gli unici che vennero largamente condivisi come quelli ricevuti, tramandati, riconosciuti già dal secondo secolo. 

Quindi al di là del pensiero di Ireneo che fu il primo a cercare di spiegare perché erano proprio quattro, c’era un’autorità intrinseca in quei quattro vangeli canonici che li distingueva dagli altri già ben prima del canone ufficiale del quarto secolo e anche prima di Ireneo stesso alla fine del secondo secolo. Si tenga presente infatti che già entro le ultime decadi della fine del secondo secolo in varie parti dell’impero, Lione, Alessandria, Antiochia, quei quattro vangeli avevano già un posto particolare nelle comunità. Altre voci importanti come Papia, Ignazio, Policarpo, Tertulliano, Origene, in zone completamente diverse da Ireneo dimostrano un posto particolare dato ai quattro vangeli che poi diventeranno canonici. Tra l’altro, la maggioranza dei frammenti più antichi ritrovati in Alessandria sono proprio relativi ai quattro vangeli, non ad altri, anche se quella zona era probabilmente la meno ortodossa di tutto l’impero… 

In sostanza, non si può dire che ci sia stato un momento nella storia del cristianesimo in cui i vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni siano stati scelti rispetto ad altri. La chiesa non creò il canone basandosi su sentimenti soggettivi ma riconobbe l’autorità di alcuni scritti rispetto agli altri basandosi su criteri largamente condivisi. Quei testi sono stati  riconosciuti fin dal principio dalla maggioranza come scritti che si distinguevano dagli altri. A questo punto ci chiediamo: “Quali furono i criteri utilizzati?”

Il  primo criterio fu l’apostolicità.  Per  Apostolicità intendiamo che gli scritti dovevano essere degli apostoli o di loro discepoli, provenienti in ogni caso da una cerchia apostolica riconosciuta. Questo era fondamentale per i primi cristiani. I cristiani del primo secolo sapevano che gli apostoli erano stati coloro che erano stati più vicini a Gesù e avevano ricevuto da lui stesso il compito di mettere le fondamenta della comunità dei suoi discepoli, la chiesa, quindi non avrebbero mai accettato scritti tardivi per i quali un legame con gli apostoli poteva essere certamente escluso. Non a caso i quattro vangeli riconosciuti come canonici furono quelli attribuiti dalle comunità cristiane dei primi secoli a due apostoli, Matteo e Giovanni, e a due collaboratori della cerchia apostolica, Marco che si basò sulle parole di Pietro e Luca, che, come dicevamo qualche tempo fa in un video sugli Atti degli Apostoli,  fu un compagno di Paolo che a sua volta lavorò a stretto contatto e in comunione con gli altri apostoli. Come abbiamo visto nel video sul libro degli Atti, gli scritti di Luca sono storicamente ben delineati, come solo una persona del primo secolo avrebbe potuto scrivere.

Ho dedicato un video proprio a parlare della datazione dei vangeli canonici entro il primo secolo e chi vuole può andarlo a vedere. Questo però non è vero per nessun altro cosiddetto vangelo che sia stato ritrovato in  tempi recenti. Tutti gli altri  sono comparsi sulla scena solo in seguito e le loro caratteristiche sono piuttosto diverse perché risentono dell’influenza di filosofie del secondo secolo, ad esempio quella gnostica. Sono quindi scritti che vennero guardati con sospetto fin da subito; non deve stupire che non siano stati riconosciuti, dalla comunità cristiana, come autorevoli. Tra l’altro, molti di quei vangeli sono evidentemente pseudoepigrafi,  cioè falsamente attribuiti a persone che non potevano averli scritti, in quanto sono  tutti scritti dalla seconda metà del secondo secolo in poi. I cristiani dei primi secoli non erano sciocchi e  sapevano bene che i vangeli gnostici del secondo secolo, per lo più pseudoepigrafi, potevano solo essere meno accurati dei vangeli più antichi a loro disposizione. 

Si noti, che i vangeli canonici non sono nemmeno firmati, quindi ciò testimonia del fatto che la comunità cristiana non si lasciò influenzare da false attribuzioni incluse negli scritti stessi ma preferì basarsi sulla tradizione consolidata che identificava gli autori dei vangeli.  Il fatto che nei secoli successivi comparvero sulla scena diversi vangeli pseudoepigrafi, sotto falso nome, è  dovuto al fatto che alcuni gruppi tentavano di far circolare nelle comunità cristiane questi scritti nell’intento di far credere che fossero in qualche modo collegabili agli apostoli come i quattro vangeli canonici. 

Se, nel passato, alcuni studiosi avevano messo in dubbio l’apostolicità dei vangeli canonici perché pensavano che fossero troppo tardivi, oggi la datazione dei vangeli canonici entro la fine del primo secolo permette di dire che in effetti Matteo, Marco, Luca e Giovanni potrebbero essere in effetti  gli autori dei vangeli come la tradizione riporta, anche se ovviamente non possiamo dimostrarlo. Al contrario, i vangeli di Filippo o Tommaso o Giuda sono sicuramente  pseudoepigrafi perché non sono in alcun modo riconducibili ad un tempo in cui Filippo, Tommaso o Giuda potevano averli scritti. Capite la differenza? Quindi, già questo criterio di apostolicità, da solo, esclude praticamente tutti gli altri cosiddetti vangeli che l’archeologia ha riportato alla luce negli ultimi decenni. 

Qualcuno potrebbe dire che negli ultimi decenni si è sentito parlare molto del vangelo di Tommaso per il quale alcune parti, secondo alcuni studiosi, potrebbero essere state scritte nel primo secolo. Ma il problema del vangelo di Tommaso, come vedremo in un prossimo video, è che esso è una collezione di insegnamenti di Gesù che hanno molto materiale in comune con i sinottici, Matteo, Marco e Luca, quindi materiale del primo secolo, ma c’è anche evidenza di influenze gnostiche, già dalle prime battute di quel testo, influenze che risalgono al secondo secolo. Infatti la stragrande maggioranza degli studiosi non ritiene nemmeno il vangelo di Tommaso come un vangelo del primo secolo. 

Oltre all’apostolicità, altri due criteri importanti che vennero adottati dalla cristianità sono l’ortodossia e l’uso liturgico. 

Per quanto riguarda l’ortodossia, si intende che  gli scritti dovevano essere conformi, come dicevamo in precedenza,  alla dottrina trasmessa oralmente dagli apostoli e conservata dalla comunità cristiana in conformità anche con la storia redentiva narrata nelle scritture ebraiche. Non potevano essere accettati scritti che palesemente contraddicevano l’insegnamento degli apostoli ma neanche scritti che, ad esempio, presentavano una visione del mondo palesemente in contraddizione con quanto rivelato nelle scritture dell’antico testamento. A questo proposito, non dimentichiamo infatti che nei cosiddetti vangeli gnostici, dal secondo secolo in poi,  si trova una visione di Dio, della conoscenza, della creazione, della natura della materia, che il più delle volte non sono riconciliabili con la rivelazione delle scritture ebraiche dell’antico testamento. 

Inoltre, se si considerano i contenuti dei quattro vangeli e li si compara con quelli di altri vangeli ritrovati, ci si accorge piuttosto facilmente del fatto che i racconti più  tardivi, dal secondo secolo in poi, contengono storie arricchite di elementi riconoscibilmente leggendari, abbellimenti evidenti, lì dove le storie dei vangeli canonici sono molto più asciutte. Per fare un esempio, nel cosiddetto vangelo falsamente attribuito a Pietro,  troppo tardivo per essere realmente stato scritto da Pietro, Gesù emerge dalla tomba come un gigante la cui testa raggiunge le nuvole ed è seguito dalla croce mentre lui parla…

Quando leggete i racconti della risurrezione nei vangeli canonici vi rendete conto che descrivono piuttosto sommariamente ciò che accadde, perché gli evangelisti sapevano che Gesù era risorto ma non avevano troppi dettagli se non quelli che avevano ricevuto.  Quando le donne arrivarono alla tomba, la trovarono già vuota, quindi non troviamo racconti troppo dettagliati sul momento della risurrezione se non il fatto che essi presero atto dell’avvenuta risurrezione di Gesù e poi, in seguito, se lo ritrovarono davanti. Racconti come quello che troviamo nello pseudepigrafo vangelo di Pietro sono considerate evidenti invenzioni tardive, del secondo secolo, per riempire il racconto lì dove si pensava che non ci fossero abbastanza informazioni. Quindi è piuttosto logico che la comunità cristiana non li abbia mai considerati racconti degni di essere presi in considerazione seriamente.  

Per quanto riguarda l’uso liturgico, si intende che gli scritti da ricevere dovevano essere ricercati fra quelli già individuati e letti dalle varie comunità locali. A differenza di quanto molti sembrano pensare, non ci fu infatti un ristretto gruppo di persone che imposero i quattro vangeli e il resto del canone a tutti gli altri, bensì ci fu un riconoscimento largamente condiviso nella cristianità già esistente, poi ratificato in seguito in modo ufficiale. 

D’altra parte se pensiamo al modo in cui il cristianesimo si sviluppò fin dalle sue origini, fin dal primo secolo, e riflettiamo sul tipo di movimento che era, ci rendiamo conto che questi criteri di ortodossia erano parte integrante del loro modo di essere.

Pensiamo al contesto in cui il cristianesimo nacque, in Giudea nel primo secolo. Non era un movimento nato dal nulla, basato semplicemente su alcuni detti di un certo Gesù, ma era profondamente radicato nella storia di Israele, nei patti tra Dio e l’uomo descritti nelle scritture, in quello che oggi noi chiamiamo antico testamento. Quelle erano le scritture per i primi cristiani, quello era il loro riferimento ancora prima che i vangeli o altri scritti del nuovo testamento fossero scritti. 

Quelli che oggi noi chiamiamo cristiani erano inizialmente chiamati “la via”, un movimento nato all’interno del Giudaismo. Dopo la morte e la risurrezione di Gesù, i suoi primi discepoli, e in particolare gli apostoli, dovettero rielaborare ciò che era accaduto alla luce delle scritture che già avevano a loro disposizione e alla luce dell’intera storia redentiva che emergeva da quelle scritture. I cristiani del primo secolo non vedevano se stessi come un movimento nuovo alla ricerca di un’identità e di nuove scritture che aiutassero a definirla, ma piuttosto vedevano il loro movimento in continuità con ciò che si leggeva in Mosé, nei salmi, nei profeti.  

Questo è evidente dalle parole stesse di Gesù, dopo la sua risurrezione, riportate in Luca 24:44-49: “Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme…” 

È quindi piuttosto logico aspettarsi che qualunque scritto avessero ricevuto in futuro sarebbe stato valutato alla luce di ciò che era già consolidato, ovvero l’ortodossia aveva le sue basi nella storia redentiva del popolo di Israele narrata nelle sue scritture perché Gesù si inseriva con continuità nella storia profetica e redentiva di Israele.

Non dimentichiamo che nei primi decenni dopo la morte e la risurrezione di Gesù, furono i Giudei la maggioranza tra coloro che si convertivano a Gesù. Era quindi ovvio che, tanto per cominciare,  essi non avrebbero mai accettato il messaggio cristiano se esso fosse stato in contrapposizione a ciò che già conoscevano dalla loro storia e dalle loro scritture.

Ad esempio, nel libro degli  Atti al capitolo 17:11-12 leggiamo quale fosse l’atteggiamento dei giudei di Berea nei confronti dell’insegnamento dell’apostolo Paolo: “ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così. Molti di loro dunque credettero, e così pure un gran numero di nobildonne greche e di uomini…”.  Essi confrontavano gli insegnamenti di Paolo con le loro scritture, con l’antico testamento, proprio per vedere se il messaggio di Paolo si contrapponeva alle scritture o era compatibile con esse. Molti di loro credettero dopo aver fatto questo tipo di verifica.

Inoltre le prime comunità cristiane conoscevano la testimonianza degli apostoli che avevano passato con lui diversi anni. Non dimentichiamo che il cristianesimo non nacque con gli scritti del nuovo testamento, ma nacque con la testimonianza orale degli apostoli subito dopo la morte e la risurrezione di Gesù. Nei primi anni dopo la morte e la risurrezione di Gesù si formò una tradizione orale consolidata  basata sull’insegnamento degli apostoli, prima ancora che i vangeli scritti cominciassero a circolare. Quindi, quando cominciarono a circolare degli scritti che raccoglievano gli insegnamenti di Gesù e diversi episodi del suo ministero, le comunità avevano già dei criteri condivisi per riconoscere l’autorità e l’autenticità di quegli scritti, confrontandoli con ciò che già sapevano. 

Un esempio di tradizione orale che circolava  la troviamo nelle parole con cui Paolo introduce il capitolo 15 della 1 Corinzi, una lettera che viene datata entro la fine degli anni quaranta, quindi  prima che i vangeli cominciassero a circolare: “Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano.  Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture;  che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici…”

La formula utilizzata da Paolo “vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io” è la formula tipica con cui in quel contesto culturale  si riportava una tradizione ricevuta oralmente e infatti oggi qualunque studioso del nuovo testamento riconosce in quei versetti di 1 Corinzi, così come in altri brani del nuovo testamento, la traccia di credi che venivano trasmessi oralmente a memoria.

Ora, se teniamo conto di queste considerazioni, ovvero del fatto che le prime comunità cristiane avevano già le scritture dell’antico testamento e la tradizione orale basata sull’insegnamento apostolico, comprendiamo che la teoria di tante fazioni cristiane che si svilupparono in parallelo, fino all’emergere di  un’ortodossia che venne semplicemente imposta a posteriori qualche secolo più tardi,  non ha molto senso.

Anche se ci stiamo concentrando sui vangeli, discorsi analoghi valgono per il resto del nuovo testamento. Non ha senso pensare che la questione del canone sia un’idea nata semplicemente nel quarto secolo per far tacere voci discordanti in modo artificioso. Certamente nel quarto secolo il canone assunse in modo ufficiale la forma definitiva che conosciamo oggi ma si trattò solo di rendere ufficiale  ciò che nei secoli precedenti si era già consolidato in modo naturale, ufficioso attraverso l’uso nelle comunità.

In conclusione, i cristiani dei primi secoli non scelsero i vangeli ma semplicemente riconobbero quelli che avevano in sé un’autorità che altri non avevano.  I quattro vangeli canonici portavano con sé l’autorità degli apostoli perché erano stati scritti da apostoli o da persone che erano stati a stretto contatto con loro. Nella storia del cristianesimo non ci sono mai stati altri vangeli che hanno soddisfatto i criteri della comunità cristiana come quei quattro che oggi conosciamo come canonici. Come abbiamo detto, c’è evidenza storica del fatto che i quattro vangeli che oggi chiamiamo canonici sono gli unici che circolarono fin dalla fine del primo secolo in modo piuttosto consistente nelle varie chiese sparse per l’impero. Quando altri vangeli emergevano essi venivano ignorati o condannati. A parte qualche voce fuori dal coro, come Marcione, non abbiamo infatti liste diverse di altri vangeli canonici che circolavano e avevano una larga condivisione. Già nel frammento muratoriano datato intorno al 180 d.c. abbiamo una lista di 22 dei 27 libri che costituiscono il canone del nuovo testamento e tra questi 22 ci sono già questi quattro vangeli. 

Si noti che la comunità cristiana rifiutò anche i tentativi di armonizzare i quattro vangeli, riducendoli ad uno, come il famoso Diatessaron di Taziano. Infatti essi  riconoscevano che quei quattro vangeli, anche se a volte presentavano delle differenze, ad esempio nel modo di presentare la genealogia di Gesù, andavano preservati così com’erano, così come erano stati ricevuti. E in effetti, come ho mostrato anche in una serie di video, oggi possiamo dire che gran parte di quelle differenze hanno trovato una possibile spiegazione senza alcuna armonizzazione artificiosa. 

Infine un altro aspetto fondamentale dei vangeli canonici è che essi si inseriscono nella storia, come accade anche per le scritture ebraiche. Mentre molti dei vangeli gnostici sono più che altro un elenco di massime o di detti di Gesù, i quattro vangeli non sono un semplice elenco di insegnamenti, ma parlano di azione, di ciò che Gesù ha fatto, non solo detto, qualcosa che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità, in particolare i racconti della passione di Gesù. E tali racconti sono inseriti in un periodo storico specifico con riferimenti specifici, cosa che normalmente non troviamo in altri scritti. La comunità cristiana non è sostenuta solo da insegnamenti, o da conoscenza fine a se stessa,  ma da una storia, da fatti che l’hanno plasmata fin dal principio.

Affidabilità del Nuovo Testamento

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