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- Il testo del nuovo testamento è corrotto?
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- Perché ci sono 4 vangeli nella bibbia (e non altri)?
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- L’antico testamento cita il nuovo testamento in modo errato?
- Fonti non ispirate?
Se gli scritti del nuovo testamento sono stati scritti nel primo secolo ci si aspetta che la cultura, l’ambiente, gli eventi storici a cui ci si riferisce, siano narrati in modo corretto. Aspetti geografici, politici, culturali ed eventi storici dovrebbero essere ben inseriti nel contesto del primo secolo e dovrebbero essere confermati, ad esempio, da scoperte archeologiche.
In questo video, in particolare, mi voglio occupare del libro degli Atti che è davvero ricco di riferimenti storici e culturali. L’autore del libro degli Atti ha fatto un buon lavoro? Ci troviamo davanti ad un libro scritto molti anni dopo i fatti narrati come molti pensavano fino a poco tempo fa, o ci troviamo di fronte all’opera di qualcuno che aveva vissuto in prima persona molti di quegli eventi ?
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Luca è impreciso in ciò che scrive nel libro degli Atti o abbiamo evidenza di trovarci davanti ad una persona che sapeva esattamente di cosa stava parlando al punto da farci pensare che, quasi certamente, era stato testimone oculare di gran parte delle cose di cui scrisse?
Luca è considerato l’autore del vangelo di Luca e del Libro degli Atti. Che l’autore sia il medesimo è confermato dallo stile con cui scrive. Lui stesso presenta la composizione che noi conosciamo come Libro degli Atti o dei Fatti apostolici, come una sorta di secondo tempo del vangelo. Rileggiamo l’introduzione del vangelo di Luca a cui accennavo prima:
Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, 2 come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, 3 è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, 4 perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate. (Luca 1:1-4)
Leggiamo ora l’introduzione del libro degli Atti:
Nel mio primo libro, o Teofilo, ho parlato di tutto quello che Gesù cominciò a fare e a insegnare, 2 fino al giorno che fu elevato in cielo, dopo aver dato mediante lo Spirito Santo delle istruzioni agli apostoli che aveva scelti. (Atti 1:1)
Il libro degli Atti comincia proprio lì dove si era interrotto il vangelo di Luca, al momento dell’ascensione di Gesù. Come abbiamo letto, nel vangelo Luca non dice di essere stato lui stesso un testimone della risurrezione ma di essersi informato di ogni cosa dall’origine, quindi ammette di aver utilizzato delle fonti. Di quali fonti abbia avuto a disposizione abbiamo parlato nello scorso video inerente proprio le fonti dei vangeli.
Per quanto riguarda il libro degli Atti però, la situazione è diversa. Infatti Luca, anche se non lo dice in modo esplicito, sembra essere proprio un testimone diretto dei fatti che accadono nella seconda parte degli Atti, quelli relativi a Paolo e al suo viaggio verso Roma.
Perché diciamo questo? In primo luogo perché nella seconda parte degli Atti, in particolare, negli ultimi 16 capitoli, descrivendo Paolo nei suoi viaggi, Luca mostra un’incredibile conoscenza di dettagli locali di una vasta area dell’impero romano del primo secolo che non sarebbero stati accessibili a qualcuno che non fosse un contemporaneo di Paolo e che non fosse stato nei medesimi luoghi.
In secondo luogo perché egli stesso ci dà un indizio in tal senso utilizzando proprio nella seconda parte del libro degli atti, molte volte, la prima persona plurale. Un esempio lo trovate nel capitolo 16, quando Paolo va a Filippi:
Appena ebbe avuta quella visione, cercammo subito di partire per la Macedonia, convinti che Dio ci aveva chiamati là ad annunciare loro il vangelo. 11 Perciò, salpando da Troas, puntammo diritto su Samotracia, e il giorno seguente su Neapolis; 12 di là ci recammo a Filippi, che è colonia romana e la città più importante di quella regione della Macedonia; e restammo in quella città alcuni giorni. (Atti 16:10-12)
Luca utilizza l’espediente letterario di parlare in prima persona come un modo sottinteso per fare intendere che ad un certo punto egli si era aggiunto alla comitiva dei compagni di viaggio di Paolo.
Ma, dirà qualcuno, dobbiamo fidarci di questo passaggio alla prima persona? Se non ci fidiamo, allora leggiamo ciò che scrive e giudichiamolo da ciò che scrive. Egli dimostra infatti
una conoscenza di dettagli che non sarebbero stati accessibili a qualcuno che avesse scritto decenni dopo, e tra un attimo vedremo degli esempi.
Consideriamo che ci sono dettagli che solo un testimone oculare potrebbe descrivere con estrema precisione. Non è assolutamente vero che chiunque potrebbe fare una ricerca e scrivere un romanzo ambientato in qualunque epoca. Certo, oggi abbiamo molti mezzi per fare una buona ricerca, ma occorre comunque grande attenzione per non commettere errori e comunque duemila anni fa non sarebbe nemmeno stato possibile fare ricerche così estese, infatti ogni tanto si scoprono scritti antichi con numerose imprecisioni proprio perché chi scriveva dimostra di non conoscere bene i fatti di cui stava parlando.
Faccio un esempio nel nostro tempo per farvi capire. Se andate nel quartiere in cui io ho vissuto negli anni 80, troverete che molti negozi non ci sono più, molte persone non ci sono più. Troverete viabilità diversa, servizi dislocati in modo diverso e tante altre cose. Eppure sono passati solo poco più di trent’anni da allora. Ma in soli trent’anni tante cose cambiano in un quartiere.Se qualcuno scrivesse oggi un romanzo in cui ambienta la sua storia nel mio quartiere in quel tempo, non potrebbe mai descrivere in modo preciso ogni dettaglio del mio quartiere perché non avrebbe alcuna possibilità di reperire tutte le informazioni. Certamente potrebbe fare delle ricerche sulla viabilità o su altri dettagli, ma se non ha vissuto nel mio quartiere in quegli anni, potrebbe facilmente commettere degli errori. Ad esempio, potrebbe commettere degli anacronismi introducendo del mio quartiere cose o persone che in quegli anni non c’erano. E tutto questo potrebbe accadere anche in un’epoca come la nostra in cui abbiamo una tecnologia che ci agevola molto nelle ricerche.
Ecco, tornando al nuovo testamento, e in particolare al libro degli Atti, si ha invece evidenza che quelle persone stavano parlando di cose che conoscevano, includendo dettagli che non sarebbero stati alla portata di scrittori dei secoli successivi. E le scoperte archeologiche recenti continuano a gettare luce e a confermare cose che nel nuovo testamento erano già descritte come parte del loro mondo.
Gli autori del nuovo testamento, ad esempio, avrebbero avuto estrema difficoltà a scrivere di cose accadute in Gerusalemme e dintorni prima della caduta di Gerusalemme nel 70 d.c. se non fossero stati testimoni oculari o avessero almeno avuto informazioni dirette da parte di testimoni oculari. La distruzione di Gerusalemme nel 70 d.c. fu infatti un evento che spazzò via quella città quasi completamente lasciando pochissimi documenti utili. A parte i testi del nuovo testamento, se non fossero sopravvisuti almeno alcuni scritti di Giuseppe Flavio, oggi su quella zona in quel periodo avremmo davvero poco o niente. Non sarebbe stato possibile per nessuno vissuto secoli dopo ricostruirne la topografia, descrivere le monete utilizzate, i tassi di cambio delle monete, le porte della città, luoghi specifici all’interno della città, la successione delle varie cariche politiche romane e giudaiche, fino ad un’epoca molto recente in cui le scoperte archeologiche hanno permesso di ricostruire molte cose del mondo di allora.
Uno dei punti a favore degli scritti del nuovo testamento in generale è proprio il fatto che fino a pochi decenni fa c’erano molte persone scettiche nei confronti di quei testi proprio perché non era facile reperire informazioni su quel mondo attraverso altre fonti. Ma con l’avanzamento dei ritrovamenti archeologici, molte cose sono ora più chiare e , guarda caso, ciò che si ritrova finisce spesso con il confermare i testi del nuovo testamento. Un esempio classico è il nome del governatore Ponzio Pilato che fino al secolo scorso risultava solo citato nei testi del nuovo testamento, fino a che delle scoperte archeologiche intorno agli anni sessanta hanno confermato che Ponzio Pilato era prefetto della Giudea proprio in quel tempo.
Rimanendo sul libro degli Atti, nel 1990, lo studioso Colin Hemer nel suo libro “Book of Acts in the Setting of Hellenistic History”, il libro degli Atti nella cornice della storia ellenistica, ha analizzato con accuratezza il lavoro di Luca nel libro degli Atti. Hemer ha individuato 84 fatti negli ultimi 16 capitoli degli Atti che sono stati confermati da ricerca storica e archeologica.
Teniamo presente che Luca non aveva accesso a mappe moderne e carte nautiche come potremmo fare noi oggi. Luca scrisse duemila anni fa, eppure descrisse le cose con un linguaggio preciso che poteva usare solo un testimone oculare o almeno qualcuno che aveva avuto stretto contatto con i testimoni oculari.
Non possiamo elencare in questo video tutti e 84 i fatti descritti da Hemer nel suo libro, però chi vuole può trovarne un elenco in lingua inglese nell’indirizzo che compare in sovraimpressione:
Facciamo però alcuni esempi:
Luca cita variazioni locali nei nomi delle cariche pubbliche. Sembra una cosa da poco ma non lo è per nulla. Egli utilizza infatti parole differenti per riferirsi alle varie cariche in giro per l’impero e utilizza parole specifiche anche per posti piuttosto sperduti dell’impero tipo l’isola di Malta.
In Atti 13:7-8 e Atti 18-12 si riferiscono correttamente con il termine “anthypathos” al proconsole di due province senatoriali a Cipro e a Corinto
in atti 16:20-22 abbiamo i governatori (pretori),
in Atti 17:8 le autorità della città di Tessalonica sono chiamati nell’originale “politarchi”
in Atti 19:35 in Efeso il capo dei magistrati viene chiamato “grammateus” , poi tradotto segretario nella nostra traduzione.
In Atti 24 e 24, Felice e Festo sono chiamati con il nome corretto per indicare che erano governatori della Giudea.
In Atti 28:7 In Malta abbiamo “l’uomo principale”, un modo specifico per riferirsi al capo dell’isola.
In Atti 17:34 abbiamo il termine aeropagita per indicare il membro dell’aeropago.
Atti 18:12 ci parla di Gallio come proconsole di Corinto.
…
e così via
Insomma, in ogni luogo c’era una terminologia locale precisa per riferirsi a queste cariche e Luca dimostra di sapersi muovere molto bene utilizzando i termini corretti. Onestamente è difficile essere così precisi se non si è molto familiari con ciò che è accaduto, e questo è possibile solo se hai vissuto in quell’epoca, se eri presente o se hai almeno avuto stretto contatto con qualcuno che era presente.
Un altro semplice esempio. Luca dimostra conoscenza delle Industrie locali in certe regioni. In Atti 16 egli parla di Lidia commerciante di porpora e la associa alla città di Tiatiri che oggi noi sappiamo essere stata in quel tempo una città dove l’industria tessile era fiorente.
Luca evidenzia poi certe caratteristiche culturali specifici di alcune località. In Atti17:32, ad esempio, si fa riferimento alla reazione degli ateniesi quando Paolo parla di risurrezione e noi sappiamo dalla storia che in effetti la risurrezione corporale da parte degli ateniesi era qualcosa di assolutamente inaccettabile.
Sempre ad Atene, nel capitolo 17, in Atti 17:18 Paolo viene definito un cianciatore, un ciarlatano e il termine greco che Luca utilizza è la parola spermologos che era proprio tipica di quelle zone per definire quel tipo di figura.
In Atti17:23 si fa poi riferimento ad un altare al dio sconosciuto che si inserisce molto bene nella mentalità ateniese come confermato dall’archeologia.
Un altro aspetto interessante è il fatto che Luca riporta variazioni locali dei linguaggi in modo assolutamente preciso. Ad esempio in Atti 14:11 si fa riferimento preciso alla lingua licaonica che veniva parlata proprio in quella zona, a Listra. Perché essere così precisi su un dettaglio che non ha nessuna valenza teologica?
In Atti 21:27-36 si ha l’arresto di Paolo, accusato di aver profanato il tempio perché pensavano che egli avesse portato uno straniero nel tempio. In effetti noi oggi abbiamo la conferma da ritrovamenti archeologici che c’erano proibizioni per gli stranieri affinché non entrassero nei cortili più interni dell’area del tempio.
In Atti 18:2 si fa accenno al fatto che Claudio aveva espulso tutti i Giudei da Roma per un certo tempo e noi sappiamo in modo indipendente da Svetonio che in effetti le cose erano andate proprio così.
Le cariche romane sono ben distinte. Abbiamo Cornelio come centurione in Atti 21:31 e Claudio Lisia come tribuno in Atti 23:36 che sono stati confermati dall’archeologia in epoca recente.
In Atti 21:37 Paolo viene messo in una fortezza e noi sappiamo che in effetti i soldati romani stazionavano in modo permanente nella fortezza antonia, all’angolo nord-est della cinta muraria del tempio, un luogo dal quale potevano osservare i movimenti della folla intorno al tempio, pronti a sedare ogni tumulto.
In Atti 19:29-41 abbiamo la descrizione accurata di come in effetti avveniva un’assemblea cittadina in occasione del tumulto di Efeso.
Infine, consideriamo quanti riferimenti geografici precisi, termini corretti per i confini, nomi corretti dei porti e dei percorsi nautici coerenti con quanto sappiamo dell’epoca, nomi specifici per alcune etnie, sono inclusi nel libro degli Atti.
Ad esempio leggiamo Atti 13:4-5:
Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là salparono verso Cipro…
Poi al versetto 13: Paolo e i suoi compagni, imbarcatisi a Pafo, arrivarono a Perga di Panfilia…
Tutti percorsi nautici coerenti con ciò che sappiamo dell’epoca, Anche In atti 14:25 viene citata Attalia come sede portuale appropriata per quella zona in quel tempo.
In atti 27:5-6 viene citata Mira di Licia come porto corretto dove si poteva salpare verso l’Italia. E nel versetto dopo c’è un riferimento ad un vento particolare che rendeva difficoltosa la navigazione, tipico della zona di Cnido.
E così in Atti 17:1 vengono citate Amfipoli ed Apollonia come luoghi di passaggio per recarsi a Tessalonica e in effetti quelle località sono proprio quelle che venivano utilizzate dai viaggiatori per fare delle fermate durante il viaggio su quel particolare percorso.
Teniamo presente che tutte queste informazioni non sono necessarie a Luca per dare un valore teologico al suo lavoro, infatti dal punto di vista teologico non aggiungono nulla, ma vengono inserite semplicemente per dovere di cronaca e si rivelano tutte precise.
Come dicevo prima, potete continuare voi per ore a scorrere questa lista di fatti e a verificarne l’attendibilità storica, ma per quanto mi riguarda passo alle conclusioni.
Il modo in cui Luca descrive tutte queste cose porta a pensare che fu testimone oculare di molti di questi eventi o come minimo doveva aver accesso a testimoni oculari affidabili. Non è il linguaggio di qualcuno che scrive di cose sentite dire da qualcuno decenni dopo, riferite a eventi lontani nel tempo e nello spazio.
Lo storico romano A. N. Sherwin-White, nel suo testo di diverse decine di anni fa, “Roman Society and Roman Law in the New Testament” già diceva: “ Per il libro degli Atti la conferma storica è abbondante… Ogni tentativo di rigettare la sua storicità dovrebbe ormai sembrare assurda. Gli esperti di storia romana da molto tempo la danno per scontata”.
Lo studioso e archeologo William M. Ramsay aveva cominciato a investigare il libro degli Atti con grande scetticismo, ma le sue scoperte archeologiche gli avevano fatto cambiare idea. Egli scrisse:
“Cominciai con una mente scettica nei confronti degli Atti . . .non avevo nemmeno intenzione di investigare il soggetto in modo accurato; ma recentemente mi sono trovato in sintonia con il libro degli Atti come un’autorità per quanto riguarda la topografia, le antichità, le società dell’Asia Minore in quel tempo. Gradualmente mi sono ritrovato a considerare che in molti dettagli la narrativa mostrava meravigliose verità.
Infatti , l’accuratezza di Luca è piuttosto sorprendente. E, nel suo vangelo Luca fa la stessa cosa. Mette un sacco di dettagli. Ad esempio, nei primi tre capitoli del suo vangelo Luca cita per nome undici personaggi storici tra cui Erode il Grande, Cesare Augusto, Quirinio, poi si noti la precisione con cui all’inizio del capitolo 3 scrive:
“Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, ed Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene, 2 sotto i sommi sacerdoti Anna e Caiafa, la parola di Dio fu diretta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.”(Luca 3:1-2)…
Questo non è il linguaggio che si utilizza nella letteratura in cui si parla di leggende. Le leggende dei popoli antichi sono sempre situate in modo incerto nel tempo e nello spazio, volutamente. Ma Luca sta scrivendo con il linguaggio degli storici, dando riferimenti precisi che solo in epoca moderna sono stati confermati. Luca ha rischiato tantissimo mettendo tutti questi dettagli. Se fosse stato uno sprovveduto, una persona che non sapeva di cosa stava parlando, non avrebbe rischiato tanto. Se uno vuole veicolare un messaggio falso non rischia citando questo tipo di dettagli. Eppure quanto sappiamo ad oggi conferma tutte quelle affermazioni fatte al principio del capitolo 3 del vangelo così come tutte le altre.
Quindi l’evidenza è che Luca sapeva di cosa stava scrivendo, non ha scritto chissà quanti decenni dopo, anzi l’evidenza, come accennavo anche nel video sulla datazione dei vangeli, porta a pensare che Luca e gli Atti siano stati scritti entrambi prima del 70 d.c. visto che in essi non c’è alcun accenno alla distruzione di Gerusalemme, evento che Luca, se ne fosse stato a conoscenza al momento della stesura, avrebbe certamente incluso perché avrebbe avvalorato il discorso profetico di Gesù. Gesù aveva detto delle cose che Luca aveva riportato nel capitolo 21 del suo vangelo e quelle cose si erano verificate puntualmente. Quale migliore occasione di puntualizzarlo, se avesse scritto dopo il 70 d.c.? Invece nel vangelo ma anche nel libro degli Atti troviamo un tempio ancora funzionante a Gerusalemme e non troviamo traccia, ad esempio, della persecuzione dei cristiani da parte di Roma a partire dalla seconda parte degli anni sessanta.
C’è chi pensa che Luca scrisse questo testo proprio mentre viaggiava con Paolo e lo scrisse proprio come memoria da utilizzare durante la difesa che Paolo avrebbe sostenuto a Roma. Se così fosse, avrebbe particolarmente senso il fatto che il libro finisce proprio in modo anomalo, lasciando una certa suspense, infatti finisce quando Paolo arriva a Roma ma non descrive il suo processo.
Come molti hanno fatto notare, tutto sembra mostrare che Luca sia stato uno storico di prim’ordine, e questa è un’ulteriore conferma dell’affidabilità dei suoi scritti che troviamo nel nuovo testamento. Infatti, come abbiamo detto, il libro degli Atti parla in maniera precisa dal punto di vista della società e della cultura dell’epoca in varie zone dell’impero romano. Luca fu accurato nel descrivere città, porti, cariche pubbliche, linguaggi… Il libro degli Atti non appare come un romanzo nel linguaggio ma piuttosto come un tentativo di descrivere in modo accurato ciò che era accaduto.
Persino quando parla di miracoli , Luca non utilizza quel tipico abbellimento che accompagna i racconti fantastici e leggendari, ma ne parla nello stesso modo in cui parla del resto, senza dare neanche troppa enfasi, come se parlasse semplicemente di cose che stavano accadendo sotto i suoi occhi e che lui si limita a descrivere. Si pensi ad esempio al momento in cui Paolo viene morso da una vipera, a Malta, e se ne sbarazza muovendo il braccio. Luca non fa nessun commento ma si limita ad osservare la reazione sbigottita degli abitanti di Malta! Luca parla di quei miracoli semplicemente come cose vissute, facenti parte della storia che sta raccontando.
Il fatto è che molti cercano di di screditare il nuovo testamento dal punto di vista storico per avere una scusa per screditarne anche il messaggio. Ma se non credete, dovete farlo per altri motivi, non perché il libro degli Atti non sia attendibile storicamente e non sia stato scritto da qualcuno che aveva vissuto quelle cose in quell’epoca.
Spero che questo video vi sia stato utile per apprezzare di più il libro degli Atti e il modo in cui si inserisce nella cornice storica del suo tempo. In questo libro Luca descrive gli inizi del movimento dei discepoli di Gesù che diede il via al cristianesimo in un mondo molto diverso da quello attuale. Ma il Dio che operava in quel tempo è il medesimo che opera ancora oggi e che ancora oggi vuole essere conosciuto da ciascuno di noi. Sta a noi aprire gli occhi e scorgerlo, perché egli si mostra talvolta proprio lì dove e quando non ce lo aspettiamo.
Un caro saluto a tutti. Al prossimo video.


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