Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il testo del nuovo testamento è corrotto?

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 2 di 13 nella serie Affidabilità del Nuovo Testamento

Abbiamo concluso lo scorso video parlando di varianti del nuovo testamento. Ci sono così tante varianti che non possiamo essere sicuri di quale sia la lettura originale dei testi del nuovo testamento? Il testo del nuovo testamento è irrimediabilmente corrotto? 

Come vedremo non è così, infatti il testo originale del nuovo testamento  è passato al vaglio della critica testuale, ed è stato comunque ricostruito con grande accuratezza. Ci sono davvero pochissimi testi su cui oggi sono rimasti dei dubbi, e come vedremo, in questo video e nei prossimi,  tali dubbi non hanno comunque nessuna implicazione per la teologia cristiana.

Iniziamo con il parlare della quantità di varianti, poi parleremo della qualità.

Esistono più di 400.000 varianti nei manoscritti del nuovo testamento. Questo numero può sembrare grande, ma quando si va a vedere in cosa consistono queste varianti e si fa una riflessione più ampia,  tenendo conto del numero totale di manoscritti a disposizione si arriva ad una conclusione ben diversa.

Ora, se pensiamo che si hanno circa 5800 manoscritti in greco per un totale di pagine di circa 2.600.000, ci si rende conto che 400.000 varianti corrispondono più o meno a una variante ogni 6 pagine e mezzo. Naturalmente questa è solo un’approssimazione ma serve solo a rendersi conto che in realtà le varianti, non sono poi così tante se si considera una quantità così grande di manoscritti. Quindi abbiamo tante varianti perché abbiamo tanti manoscritti.

Quando si parla di varianti si considera qualunque tipo di differenza nei manoscritti, omissioni di parole o aggiunte frutto semplicemente di errori di copiatura, intere righe saltate per errore dal copista, o cose molto piccole come  singole lettere diverse all’interno di una parola.

La maggioranza di questi errori sono facilmente individuabili attraverso la critica testuale e quindi è possibile determinare la lettura originale.

Cito un esempio tratto dal libro “Dethroning Jesus” di Wallace e Bock per far comprendere quanto, per gli esperti,  siano talvoltabanali da individuare questi errori.

Prendiamo 1 Tessalonicesi 2:7 “invece, siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i suoi bambini.”

La parola qui tradotta “mansueti” in alcuni manoscritti antichi varia di una singola lettera in greco, ma quella singola lettera porta ad una differenza di lettura che suonerebbe “siamo stati piccoli bambini in mezzo a voi”. Qui abbiamo due varianti per una sola lettera di differenza. Le due letture potrebbero entrambe avere senso ed è compito della critica testuale approfondire per stabilire quale delle due sia la lettura originale.

Ma esiste addirittura una singola copia di un copista in epoca medievale che ha scritto, confondendosi con una parola molto simile, la parola “cavalli”.

Ora è chiaro che  la variante “Noi siamo stati cavalli in mezzo a voi” non ha proprio senso ed è facilmente individuabile come un errore. Conta come una variante, ma non si hanno dubbi sul fatto che non possa essere la lettura originale. Le altre due che abbiamo citato potrebbero avere entrambe senso, ma comunque non altererebbero il senso del versetto dal punto di vista teologico. 

Capite molto bene, quindi, come si fa ad avere un numero grande di varianti e come molte di queste varianti siano facilmente identificabili  come errori di copiatura.

A parte la quantità delle varianti, gli esperti sono chiamati a valutare la qualità delle varianti. Ci sono varianti che influenzano il significato del testo? Quante di queste varianti potrebbero in effetti riflettere le parole originali e quante invece sono ovviamente degli errori? Come fa la critica testuale a stabilire la lettura originale?

Ovviamente la critica testuale cataloga tutte le varianti e cerca di ricostruire la storia del testo. Cosa emerge se si cerca di catalogare tutte le varianti?

Si scopre che il 75% di queste varianti sono errori che non influiscono sul significato del testo. Si tratta ad esempio di lettere aggiuntive alla fine di una parola che però non cambiano il significato di una parola ma sono solo un modo diverso di scriverla. 

Il 15% sono variazioni che riguardano sinonimi di parole greche, oppure problemi di trasposizione nell’ordine delle parole. 

il 9% sono effettive variazioni che influiscono sul significato del testo e sono perlopiù presenti in documenti molto tardivi, molto lontani dagli originali. Tali variazioni sono però quasi sempre evidenti per gli esperti di critica testuale e normalmente non è difficile ristabilire la lettura originale presente nei manoscritti più antichi. 

Si pensi all’esempio fatto in precedenza per quanto riguarda la parola “cavalli” scritta da un copista medievale. Si tratta di un errore chiaramente individuabile visto che quel copista medievale è l’unico che ha tradotto così!

In manoscritti tardivi è possibile anche individuare note a margine dei copisti,o addirittura tentativi di armonizzare il testo dei vangeli lì dove i testi originali avevano delle differenze. Insomma è chiaro che in duemila anni di storia in mezzo a copisti professionali e scrupolosi che hanno semplicemente cercato di riprodurre fedelmente i testi, ci sono stati anche copisti che hanno lavorato meno bene per un motivo o per l’altro.. Ma, se ne stiamo parlando, è perché questi cambiamenti intenzionali oppure no, sono quasi sempre facilmente individuabili e non impediscono la ricostruzione del testo nella sua forma originale. 

La categoria che interessa davvero è il rimanente 1%. Sono infatti meno dell’1% le varianti che influenzano davvero il significato del testo, ma anche in questo caso molte volte non si tratta di variazioni con importanti implicazioni teologiche. Non si tratta di varianti che modificano il credo cristiano.

Un esempio è Romani 5:1: “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”

Alcune varianti, per una sola lettera di differenza, risultano in  due modi diversi per il verbo greco, quindi abbiamo qualcosa che può suonare come un’esortazione  ad avere pace con Dio piuttosto che come un’osservazione secondo cui i cristiani hanno pace con Dio, un po’ come se in italiano avessimo un imperativo o un semplice presente  indicativo.   Gli esperti di critica testuale devono cercare di capire quale sia la lettura originale anche in casi come questi, ma entrambi potrebbero avere senso nel contesto del brano e dal punto di vista teologico per noi lettori non cambierebbe nulla. La lettura scelta non avrebbe alcun impatto sulla dottrina cristiana, ma solo sulla precisa comprensione del senso inteso dall’apostolo Paolo in quel contesto. 

Fatte queste considerazioni qual è la conoscenza del nuovo testamento che abbiamo oggi? Sono rimaste delle parti non ancora risolte dalla critica testuale? Sì, ci sono. Ma quante sono e quali effetti hanno sulla teologia cristiana?

Praticamente  ci sono solo 40 righe del nuovo testamento che non sono ancora state risolte con la critica testuale. Il testo del nuovo testamento a nostra disposizione ha quindi un’accuratezza del 99,5%. 

 Per fare un confronto, si consideri che il testo dell’Iliade è stato ricostruito con il 95% di accuratezza con ben  764 righe corrotte…

Qualcuno, a questo punto,  potrebbe dire: “Ma se non abbiamo il 100% di sicurezza su tutto il testo, comunque abbiamo un problema!”. Qualunque tipo di ricerca storica su documenti antichi avrà sempre una piccola percentuale di incertezza e questo è comunemente accettato dagli storici. Il punto è capire se quella piccola percentuale di incertezza, per quanto riguarda il testo del  nuovo testamento, è davvero significativo oppure no.

Perché c’è tanto scetticismo da parte di alcuni verso il testo del nuovo testamento nonostante i numeri di cui vi ho appena parlato che testimoniano di un grado di accuratezza nella ricostruzione del testo così elevata?

Purtroppo alcuni tra gli studiosi più scettici fanno delle assunzioni che non tutti gli studiosi condividono. Siccome il più alto tasso di variazione si ha nei manoscritti tra il terzo e il secondo secolo, loro dicono: ”Chi può dirci che nel primo secolo non ci sia stata anche una variazione più elevata?” 

Il fatto è che non abbiamo evidenza di questa variazione elevata, ma gli scettici hanno un immotivato sospetto nei confronti dei copisti del primo secolo. Pensano che questi copisti abbiano volontariamente alterato il testo anche se in effetti non abbiamo alcuna evidenza in tal senso. Ma loro dicono: “siccome abbiamo evidenza che qualche copista dei secoli successivi ha alterato alcune parti del testo, allora potrebbero averlo fatto anche i primi copisti del primo secolo…”

Ma questo sospetto è ingiustificato per diversi motivi. Teniamo conto di quanto abbiamo già detto nello scorso video, ovvero che la prima generazione di copie era ancora in circolazione per essere controllata per gran parte del secondo secolo. Entro la fine del primo secolo, addirittura, c’erano ancora apostoli e discepoli della prima chiesa cristiana che potevano prevenire che ci fossero distorsioni ed errori. 

Inoltre, nonostante gli errori dei copisti dei secoli successivi, abbiamo detto che praticamente non ci sono varianti che alterino la dottrina cristiana nella sua essenza, quindi a maggior ragione non è lecito aspettarsi grosse variazioni da parte dei copisti del primo secolo.

Alcuni scettici dicono che la prima e la seconda generazione di cristiani non considerava sacri quei testi e quindi non sarebbe stata attenta a copiarli con cura. Ma questa obiezione ha poco senso. Infatti persino un copista di un documento secolare avrebbe fatto attenzione a copiare con cura un testo. Ma comunque dire che per loro non erano testi sacri, testi importanti da conservare, non corrisponde all’evidenza dei fatti. Infatti scrittori a cavallo tra il primo e il  secondo secolo come Clemente di Roma, Ignazio, Policarpo, Giustino Martire citano molte volte il nuovo testamento dimostrando il grande rispetto per quei testi fin dagli albori della chiesa cristiana. Policarpo cita Efesini come scrittura e Giustino Martire si riferisce al nuovo testamento come “le memorie degli apostoli”. Quindi sicuramente possiamo dire che i primi cristiani consideravano quegli scritti autorevoli e degni del loro rispetto.

Aldilà di questo, se diciamo che il testo del nuovo testamento è stato drammaticamente cambiato fin dal primo secolo, questo richiede delle prove, prove che non esistono. 

Spesso gli scettici parlano di una chiesa dei primi secoli che aveva interesse a manipolare dei testi, ma quando si parla della chiesa dei primi secoli occorre tenere presente che si trattava  di una chiesa perseguitata, una chiesa che non aveva alcun potere né alcun controllo politico, quindi da non confondere con la chiesa che ritroveremo nei secoli successivi. I cristiani dei primi due secoli dovevano pensare a salvarsi la pelle, non avevano certamente la capacità di ordire un complotto per manipolare i testi del nuovo testamento, infatti non si ha evidenza di questo. 

C’erano molte linee di trasmissione che si sono diffuse nell’impero e tutte confermano lo stesso messaggio. Copie del nuovo testamento erano diffuse per gran parte del mondo antico, e sono stati ritrovate manoscritti del secondo e terzo secolo in varie regioni nonostante la persecuzione che i cristiani stavano subendo. Quei cristiani erano disposti a morire pur di preservare il messaggio degli apostoli, figuriamoci se avevano interesse a manipolarlo. Infatti i manoscritti più antichi ritrovati non rivelano alcun cambiamento dottrinale ma sono concordi tra loro.

Non c’è quindi alcuna evidenza che i cristiani dei primi secoli abbiano prodotto cambiamenti drastici nel testo. Avremo modo in un successivo approfondimento di ritornare su questi temi, ma per ora diciamo che l’ipotesi secondo cui ci sono state variazioni antecedenti e quindi non possiamo sapere qual’era il messaggio è un’ipotesi basata sul sospetto più che sull’evidenza. Tutte le linee di trasmissione verso aree geografiche diverse portano infatti allo stesso messaggio. Le letture non sono identiche, infatti come dicevamo, si trovano delle varianti che sono inevitabili nel processo di copia, ma il messaggio del nuovo testamento viene preservato.

Quindi, per concludere, le prove storiche a disposizione dimostrano che nonostante le varianti presenti, attraverso la critica testuale il 99,5% del testo del nuovo testamento è stato ricostruito con accuratezza. Non sono stati trovati nei manoscritti più antichi varianti tali da far sospettare un cambiamento drastico nel testo e  non  c’è alcuna evidenza che le principali dottrine cristiane siano affette dalle varianti nei manoscritti. Il problema per molti scettici nasce più dal sospetto nei confronti dei primi copisti che da reali prove a disposizione. 

Ovviamente ci sono ancora dibattiti su alcuni passaggi per capire come fossero in origine. Non possiamo negarlo. La critica testuale non ha risolto ancora tutti i dubbi sui testi originali, è vero, ma abbiamo un elevatissimo grado di accuratezza, più elevato di qualunque altro scritto antico. Come abbiamo detto, Ci sono solo meno dell’1% di tutte le varianti che influiscono sul significato del testo e arrivano da manoscritti più antichi. Si possono stimare circa un migliaio di queste corruzioni del testo, ma anche se alcuni di questi  testi non sono del tutto risolti, come dimostreremo nei prossimi video, non mettono in crisi la cristianità nelle sue dottrine fondamentali.

Lo scetticismo nei confronti del testo del nuovo testamento è quindi così  giustificato? Se non possiamo essere certi al 100% di tutto il testo, non si può neanche essere scettici più del dovuto. Il vero problema non è l’affidabilità del testo del nuovo testamento, ma il fatto che molti hanno nei confronti del testo del nuovo testamento uno scetticismo ingiustificato che va aldilà delle prove a disposizione.

Per comprendere meglio perché tanto scetticismo è ingiustificato, nel prossimo video leggeremo un passaggio tratto dalla conclusione del  libro di Bart Ehrman “Misquoting Jesus”, “Gesù non l’ha mai detto” nella traduzione italiana, in cui lui afferma che ci sono implicazioni teologiche e cita proprio alcune di queste implicazioni tratte da passaggi specifici non risolti.  Prenderemo uno per uno proprio quei passaggi e vedremo che, in realtà, qualunque fosse l’esito degli studi e dei dibattiti in corso,ciò che cambierebbe è la comprensione di quei specifici testi  ma non la dottrina cristiana che comunque non dipende mai da singoli testi ma si basa su una visione d’insieme di tutto il testo biblico. 

Per ora fermiamoci qui per non aggiungere troppa carne al fuoco. Se questo video vi è stato utile , non dimenticate di lasciare il vostro pollice in SU per aiutare il video ad avere più visibilità. Se avete delle osservazioni o dei suggerimenti sui temi trattati potete lasciare il vostro commento. Alla prossima.

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