- Abbiamo il testo originale del nuovo testamento?
- Il testo del nuovo testamento è corrotto?
- Marco 1:41 – Gesù si indignò? Che differenza fa?
- Le varianti del nuovo testamento influenzano la teologia cristiana?
- Testi da escludere dal nuovo testamento? La bibbia non è inerrante?
- Coincidenze “casuali” nei vangeli? Parliamone
- Quando e da chi sono stati scritti i 4 vangeli canonici?
- Come sono stati scritti i vangeli? I sinottici, la fonte Q, la tradizione orale
- Il libro degli Atti degli Apostoli è attendibile dal punto di vista storico e culturale?
- Perché ci sono 4 vangeli nella bibbia (e non altri)?
- Il vangelo di Tommaso: perché non è nella bibbia?
- L’antico testamento cita il nuovo testamento in modo errato?
- Fonti non ispirate?
Ciao a tutti,
siamo già al quinto video della serie sull’affidabilità del testo del nuovo testamento. Nei video precedenti abbiamo cercato di spiegare cosa sono le varianti e abbiamo visto gli esempi principali di varianti sulle quali la critica testuale non ha espresso verdetto unanime. Abbiamo visto che si tratta di testi per i quali nelle varie traduzioni è possibile trovare differenze senza che ciò influisca sulla teologia cristiana nel suo insieme.
Ricordo quanto abbiamo ribadito più volte. Una teologia cristiana sana si basa sempre sull’insieme della rivelazione biblica e non sul significato di un singolo versetto ed è proprio questo principio che ci ha aiutato a trarre le nostre conclusioni.
Ci sono però alcune varianti particolari, che spesso vengono additate dagli scettici, per le quali le ricerche con i metodi della critica testuale porterebbero gran parte degli studiosi ad escludere che tali testi fossero presenti nella stesura originale degli autori del nuovo testamento. Cosa accadrebbe se togliessimo quei testi dal nuovo testamento? Il cristianesimo crollerebbe? La bibbia perderebbe il suo valore?
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Quali sono questi testi che per gli studiosi potrebbero non appartenere alla stesura originale del nuovo testamento? Ci sono sostanzialmente tre testi importanti di questo genere, uno molto breve e due più corposi. Senza entrare nella discussione se sia giusto oppure no lasciare oppure togliere quei testi, nel resto di questo video vedremo che, comunque, il nuovo testamento starebbe in piedi lo stesso anche senza quei testi e la loro assenza non avrebbe alcun impatto di rilievo sulla teologia cristiana.
Il primo famoso testo di cui parliamo è 1 Giovanni 5:7-8.
Nella Nuova riveduta leggo: Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e i tre sono concordi.
Nella versione CEI sostanzialmente la traduzione è la medesima. C’è però una versione italiano, la nuova diodati, che segue la diodati originale e quindi il testo greco disponibile nel diciassettesimo secolo. Leggendola, notiamo che c’è qualcosa in più:
7 Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza nel cielo: il Padre, la Parola e lo Spirito Santo; e questi tre sono uno. 8 Tre ancora sono quelli che rendono testimonianza sulla terra: lo Spirito, l’acqua e il sangue; e questi tre sono d’accordo come uno.
Avete notato che in questa versione leggiamo un paio di righe in più : “nel cielo: il Padre, la Parola e lo Spirito Santo; e questi tre sono uno. 8 Tre ancora sono quelli che rendono testimonianza sulla terra:”
Ehrman nel suo testo “Gesù non l’ha mai detto” del 2005 cita questo passo come se esso fosse un importante soggetto di discussione ancora nel nostro secolo. In realtà, come potete verificare voi stessi aprendo una bibbia, praticamente nessun testo moderno include queste parole. Infatti la nuova Diodati è l’unica a conservarlo perché si tratta sostanzialmente di un aggiornamento nel linguaggio della nota traduzione Diodati. Diodati aveva tradotto così basandosi sui testi a sua disposizione all’inizio del diciassettesimo secolo, ma con i manoscritti ritrovati nei secoli successivi è emerso chiaramente che quella parte aggiuntiva si ritrova solo in manoscritti latini molto tardivi e non è presente in nessun manoscritto greco. Non c’è praticamente nessuno studioso moderno che considera originale quella lettura, e coerentemente con quanto scoperto, praticamente nessuna bibbia moderna riporta queste frasi nel testo. Al più vengono riportati in nota per spiegare che in alcuni manoscritti tardivi sono presenti.
Questo però non costituisce un problema! Ehrman utilizza questo versetto come se da esso dipendesse la dottrina della trinità ma è ovvio che non sia così. Infatti, anche senza questo testo aggiunto, anche se oggi molti non sanno neppure che in alcune versioni della bibbia del passato era presente, i cristiani credono comunque nella dottrina della trinità, al più con diverse sfumature. Infati tale dottrina che riguarda la natura di Dio e la sua manifestazione come Padre, Figlio e Spirito Santo non si basa su questo versetto ma sull’evidenza del resto del nuovo testamento e, se anche tra i cristiani ci sono diversi modi di intenderla, comunque il testo di 1 Giovanni 5:7-8 non è essenziale per un eventuale dibattito.
Nella patristica non si trova mai questo versetto eppure tutti i cosiddetti padri della chiesa dibattevano sulla natura di Dio basandosi su altri testi e arrivando comunque alle conclusioni che più tardi vennero riassunte nella definizione di trinità. La parola “trinità” sappiamo che non è mai presente nella bibbia ma fu una parola usata nei secoli successivi per descrivere in qualche modo ciò che comunque emerge dal testo del nuovo testamento, ovvero il fatto che Dio pur essendo Uno, si manifesta in tre persone. Anche se tale variante di 1 Giovanni 5:7-8 non era presente quando ci fu il concilio di Costantinopoli nel 381 d.c., ciò non impedì ai cristiani di affermare la trinità in modo esplicito perché essi conoscevano testi come Matteo 28:19-20, Efesini 1:3-14 e i capitoli 14-16 del vangelo di Giovanni, ad esempio.
Quindi non è sulla base di questo versetto che si fonda la dottrina della trinità, ma semmai qualche copista ha introdotto questo versetto tardivamente, molti secoli dopo, come una nota, basandosi su qualcosa di già assodato da altri testi. Il fatto che le traduzioni moderne non includano questa aggiunta nel testo dimostra che i cristiani hanno recepito le evidenze provenienti dalla critica testuale, non hanno tentato di nasconderle come qualcuno vorrebbe far credere!
Rimangono infine le due più grandi varianti in assoluto, gli unici due testi di media lunghezza presenti nel nuovo testamento che abbiamo fra le mani, per i quali c’è un grandissimo consenso tra i critici testuali nel ritenere che non appartengano alla stesura originale. Il primo di questi testi è il finale del vangelo di Marco 16:9-20. Il secondo è il brano riguardante la donna adultera, in Gv 7:53 – 8:11 i quali sono assenti dai più antichi manoscritti. Attenzione, ciò non vuol dire che questi testi affermino cose false, ma che l’evidenza porta a pensare che si tratti comunque di aggiunte successive alla stesura originale degli autori.
Per quanto riguarda il finale di Marco, Marco 16:9-20, non si tratta di un testo che dica cose false, infatti se lo leggete trovate informazioni che potete tranquillamente desumere dagli altri vangeli e dal libro degli Atti. Ad esempio, in questo finale di Marco, si chiede Ehrman, Gesù disse davvero ai suoi discepoli che potevano bere veleno senza subirne le conseguenze? Ma, che importanza ha? Il fatto è che, se leggiamo il libro degli Atti, vediamo che ad un certo punto, in Atti 28:3, un testo consolidato, Paolo viene morso da una vipera e non gli succede nulla, a dimostrazione del fatto che Dio può assolutamente intervenire miracolosamente anche in un caso come quello. Questo lo crediamo comunque, indipendentemente dal fatto che il finale di Marco sia un’aggiunta posteriore oppure no. Capite cosa voglio dire? Sulla base di tutto il testo biblico, noi crediamo nel fatto che Dio possa intervenire miracolosamente anche nel caso in cui uno venga morso da una vipera, così come potrebbe intervenire miracolosamente per guarire una persona da un tumore anche se nel nuovo testamento non si parla di tumori.
Molti studiosi, in base alle evidenze a disposizione, pensano in effetti che il vangelo di Marco sia stato concepito con un finale aperto e dovrebbe concludersi al versetto 8 del capitolo 16, come si concludono tutti manoscritti più antichi. Gesù è risorto, le donne sono state informate dall’angelo del fatto che Gesù era risorto e sono state incaricate di avvisare i discepoli di precederlo in Galilea dove sarebbe apparso loro. Le donne scappano impaurite e inizialmente non lo dissero a nessuno. Un finale di questo genere crea suspance e avrebbe lasciato il lettore a chiedersi cosa fosse successo dopo… Le donne ne hanno parlato? Gesù è apparso ai discepoli? Insomma, cosa è successo in seguito? Ovviamente la risposta a queste domande dei lettori era ovvia ed essi stessi erano in grado di scrivere il finale quando il vangelo cominciò a circolare, infatti c’erano i cristiani stessi a testimoniare di ciò che era accaduto dopo, di ciò che gli apostoli avevano visto, di ciò che era accaduto a pentecoste e la loro testimonianza accompagnava il vangelo stesso.
Gli altri vangeli, in effetti descrivono comunque queste cose e vi ricordo che, anche se molti pensano che il vangelo di Marco possa essere stato il primo vangelo ad essere scritto, come vedremo in un altro video, questo non è assolutamente sicuro, infatti fin dal secondo secolo c’è una forte tradizione in favore di Matteo come primo vangelo ad essere stato scritto e il vangelo di Matteo contiene nel suo finale diverse risposte alle domande lasciate eventualmente aperte da Marco.
Molti pensano che questo finale di Marco sia stato aggiunto dopo da qualche collaboratore di Marco stesso o da qualche scriba per l’esigenza di avere una conclusione basata comunque su informazioni note nella comunità cristiana. Ripeto, non ho le competenze e non intendo nemmeno entrare in questo dibattito, ma ciò che mi preme precisare per gli scopi di questi video è che per il cristianesimo non cambierebbe assolutamente nulla. Le informazioni presenti nel finale di Marco non costituiscono comunque nulla di rivoluzionario rispetto a quanto troviamo negli altri vangeli e nel libro degli Atti.
L’altro brano, quello inerente la donna adultera, appare in vari manoscritti del nuovo testamento in posizioni diverse in Luca o Giovanni a testimonianza del fatto che si trattava di una storia nota, una storia vera tramandata attraverso la tradizione orale, probabilmente materiale che gli stessi evangelisti conoscevano o avevano addirittura scritto, ma che per qualche motivo non avevano incluso nella stesura originale. Ci sono comunque studiosi che ritengono che invece quel testo faccia parte della stesura originale.
Non entriamo nei detagli, ma, anche in questo caso, ciò che ci interessa davvero è quale rilevanza abbia quel brano sulla teologia cristiana. Cosa impariamo da quel testo? Ehrman tra le sue domande alla fine del libro “Gesù non l’ha mai detto” chiede: “Gesù lasciò che un’adultera se la cavasse con nient’altro che un blando ammonimento?” come se dalla risposta a questa domanda dipendesse la percezione che abbiamo di Gesù. Ma, per quanto conosciamo di Gesù e leggiamo nel resto dei vangeli il comportamento di Gesù nei confronti dell’adultera è senz’altro in linea con il suo carattere. Teniamo presente che non fu Gesù a mandarla via con un blando ammonimento ma furono i suoi accusatori a ritirarsi dopo essere stati provocati da Gesù con la famosa frase: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra!” . E il perdono nei confronti dell’adultera e l’invito a non peccare più, a quel punto, è esattamente ciò che ci aspetteremmo dal Gesù che abbiamo conosciuto nei vangeli. Di certo non ci aspettiamo che dopo aver fatto andare via i suoi accusatori, Gesù stesso prenda delle pietre per lanciarle alla donna. Quindi, nessuna dottrina cristiana verrebbe intaccata dall’assenza di questo testo.
In conclusione, oggi molti studiosi non considerano questi due passi di Giovanni e Marco come appartenenti alla stesura originale, tuttavia ci sono alcune evidenze che potrebbero favorire l’autenticità di questi due passi e infatti ci sono ancora studiosi che propendono per la loro autenticità e anche per la loro appartenenza ai testi originali.
Nelle bibbie italiane moderne normalmente questi testi vengono lasciati comunque nel testo del nuovo testamento, ma vengono giustamente segnalati in qualche modo per indicare che non si trovano nei più antichi manoscritti. Ad esempio nella nuova riveduta che io utilizzo normalmente, vengono utilizzate delle mezze parentesi quadre per segnalare quei testi.
Come sempre, noi non vogliamo addentrarci nella discussione che è giusto sia fatta in ambito accademico, né pronunciarsi su come i traduttori dovrebbero gestire queste varianti. Sarei un presuntuoso a voler dare un mio parere. Io sono un ingegnere, non un critico testuale. Lasciamo che ognuno faccia il suo mestiere.
Una traduzione potrebbe ad un certo punto fare una scelta diversa e rimuovere quei testi, come accade normalmente per 1 Giovanni 5:7-8 di cui abbiamo parlato prima, mettendo i testi rimossi in una nota a margine come varianti presenti in manoscritti tardivi. Questo cambierebbe qualcosa per la fede cristiana? Al di là del fatto che amiamo quei testi e siamo abituati a leggerli nelle nostre bibbie, la loro assenza non muterebbe il quadro generale che abbiamo di Gesù, questo è il punto che voglio fare notare. Se anche non ci fossero questi due passi nelle nostre bibbie, cosa cambierebbe? Se noi non ne fossimo nemmeno a conoscenza, quali dottrine cambierebbero? Certamente questi passi sono molto famosi e molto usati nelle chiese, e ci sono delle belle applicazioni che possono essere fatte, tuttavia nessuna dottrina cristiana verrebbe intaccata dall’assenza di questi testi.
In conclusione, quelle di cui ho parlato in questi video fino ad ora sono le principali varianti del nuovo testamento su cui ci sono dubbi, ma, come abbiamo visto, nessuna di queste varianti minaccia la dottrina cristiana nel suo insieme. Le varianti non costituiscono un’informazione segreta, qualcosa che la chiesa cerca di tenere nascosto, come potrebbe sembrare leggendo le affermazioni di qualche scettico, infatti non c’è nulla di vergognoso in quelle varianti, nulla che metta a repentaglio la dottrina cristiana, infatti fanno parte del processo di trasmissione del testo. Si trovano ormai nelle note di qualunque bibbia moderna e non cambiano nulla nella percezione che abbiamo del nuovo testamento.
Qualche scettico però potrebbe dire: “Ma come possiamo dire che la bibbia è inerrante se non possiamo essere sicuri che ogni sua singola lettera sia stata conservata per sempre?”
Non dobbiamo cadere in questo equivoco. Quando parliamo di testo ispirato e inerrante ci riferiamo ovviamente ai testi scritti originalmente dagli autori. Essi, ispirati da Dio, hanno scritto un testo con lo scopo di preservare e trasmettere ai posteri la fede, la testimonianza apostolica. Il loro scopo, mentre scrivevano, non era quello di creare un testo da venerare come una reliquia, ma un testo che rendesse testimonianza di Gesù, di ciò che lui aveva fatto e delle conseguenze per l’umanità. E il loro scopo è stato senza dubbio raggiunto.
Il fatto che siano passati duemila anni dalla stesura del nuovo testamento e comunque, attraverso la critica testuale, siamo in grado di ricostruirlo con grande accuratezza dimostra anche che Dio ha comunque vegliato sulla trasmissione del testo nonostante le imperfezioni e gli errori umani. Ricordiamoci infatti che non siamo in grado di ricostruire nessun altro testo di duemila anni fa con il medesimo grado di accuratezza.
Bruce Metzger, che ricordo essere stato mentore di Bart Ehrman, in un’intervista in cui gli veniva chiesto quali effetti avessero avuto sulla sua fede le scoperte fatte come esperto di critica testuale del nuovo testamento rispose così: “Ha accresciuto la base della mia fede personale il vedere la fermezza con cui questi materiali sono giunti fino a noi, con una molteplicità di copie, alcune delle quali sono molto antiche. Lo studio non ha diluito la mia fede, al contrario ha contribuito a rafforzarla. Mi sono fatto domande tutta la vita, mi sono immerso nel testo, ho studiato tutto questo in modo approfondito, e oggi io so con confidenza che la mia fede in Gesù è ben riposta, molto ben riposta.”. È quindi chiaro il fatto che uno dei suoi migliori allievi, Ehrman, ha fatto un percorso diverso non tanto per l’evidenza che proviene dalla critica testuale, ma attraverso altri argomenti che hanno contribuito alle sue scelte, come emerge chiaramente dalla sua biografia.
Prendere atto delle scoperte della critica testuale non pone nessun problema ad ogni sincero cristiano perché è evidente che il testo del nuovo testamento preserva comunque il messaggio che gli autori originari volevano veicolare e lo fa in modo chiaro e ridondante. Basti pensare che abbiamo ben quattro vangeli indipendenti che narrano i punti salienti del ministero di Gesù. Come vedremo nel prossimo video in cui parleremo di evidenze interne del nuovo testamento, questi quattro vangeli presentano interconnessioni e gettano luce l’uno sull’altro in un modo che va ben oltre l’opera umana.
Mentre noi oggi ci perdiamo in discussioni pensando che la variante di una parola nella trasmissione di un testo possa generare chissà quali problemi, è noto che gli autori stessi del nuovo testamento citavano, ad esempio, sia la traduzione dei settanta, una traduzione in lingua greca dell’antico testamento ebraico molto utilizzata nel primo secolo, sia il testo in ebraico, pur accorgendosi ovviamente che i due testi in alcuni punti presentavano delle divergenze interpretative dovute alla traduzione. Ma questo non sembrava preoccuparli.
Evidentemente, per gli scrittori del nuovo testamento ciò che contava era preservare il messaggio che quei testi veicolavano piuttosto che stabilire quale versione fosse la migliore. L’interesse di ogni cristiano dovrebbe essere quello di comprendere il messaggio che Dio ci fa pervenire attraverso le scritture, un messaggio chiaro, inequivocabile e ridondante nonostante le poche incertezze che alcune varianti hanno introdotto nel processo di conservazione e trasmissione del testo.
Guardiamo le cose da un altro punto di vista. Nel corso di millenni avremmo potuto avere molti più problemi come accade per altri testi antichi, mentre la critica testuale ha sollevato seri dubbi solo su una manciata di testi come abbiamo visto. Come dicevo, questo dimostra che il Signore ha comunque vegliato affinché un testo scritto, conservato, copiato e trasmesso attraverso veicoli umani, preservasse comunque un messaggio importante per noi. Infatti ogni dottrina fondamentale del cristianesimo non si basa su un singolo versetto ma sulla ridondanza delle informazioni.
Ripeto quanto già detto in un video precedente,. Ci sono solo 40 righe del nuovo testamento non risolte e abbiamo quindi il 99,5% di accuratezza. Il messaggio del vangelo è giunto fino a noi e quel messaggio è stato preservato in modo chiaro, nonostante il fatto che nel corso dei secoli ci siano stati degli errori dei copisti. La nostra fede non si basa sulla capacità degli uomini di preservare un testo antico ma sull’essenza del messaggio della predicazione apostolica, la morte e la risurrezione di Gesù che non sono mai messi in dubbio dalle varianti. La buona notizia di Gesù, ciò che lui ha fatto per l’umanità, è stata preservata nei secoli ed è giunta fino a noi.
Nella prossima puntata proseguiremo il nostro viaggio e parleremo di evidenze interne che testimoniano dell’affidabilità dei testi del nuovo testamento.


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