Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il vangelo di Tommaso: perché non è nella bibbia?

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is parte 11 di 13 in the series Affidabilità del Nuovo Testamento

Perché il vangelo di Tommaso non è nelle nostre bibbie? Fu escluso dal canone in modo arbitrario? Ce lo hanno tenuto nascosto?

Si sa, gli amanti dei complotti impazziscono per queste cose.

Mi spiace deludervi, ma probabilmente le motivazioni sono molto più semplici. Ne parliamo in questo video.

Qualche tempo fa ho realizzato un video in cui abbiamo visto perché nelle nostre bibbie ci sono quattro vangeli e perché i cristiani dei primi secoli riconobbero proprio quelli. Se non lo avete fatto, vi consiglio di vederlo perché vi aiuterà a seguire meglio questo video.

In questo video mi concentro su uno dei testi che non sono entrati a far parte del canone cristiano, un testo di cui negli ultimi decenni si è sentito parlare molto, il cosiddetto vangelo di Tommaso.

Il testo del cosiddetto “vangelo di Tommaso” è uno dei testi che sono venuti alla luce nel 1945 durante gli scavi archeologici condotti nella località di Nag Hammadi in Egitto. Da allora questo testo ha avuto molti estimatori, persone che hanno cominciato a paragonarlo ai vangeli canonici, ritenendolo un testo che i cristiani avrebbero dovuto prendere in considerazione, un testo che secondo alcuni potrebbe mettere in discussione la storia del cristianesimo perché, secondo costoro, il vangelo di Tommaso proporrebbe una versione di Gesù più vicina alla realtà. Ma su quali basi? È davvero così? Cosa dice questo testo su Gesù, sulla salvezza, sulla fede? È un testo affidabile? Addirittura sarebbe più antico dei vangeli canonici?

In realtà, leggendo  il vangelo di Tommaso ci si rende conto dei probabili motivi per cui i cristiani dei primi secoli non lo presero nemmeno in considerazione. 

Innanzitutto, la  caratteristica più lampante del vangelo di Tommaso che lo distingue in modo evidente dai vangeli canonici è il fatto che si tratta di una raccolta di detti attribuiti a Gesù in ordine sparso. Non c’è alcuna storia, non c’è un filo logico, non c’è un tema, non ci sono riferimenti storici, solo una raccolta di massime, una raccolta di 114 detti attribuiti a Gesù. Questo rende difficilissimo datarlo in quanto non ci sono punti fermi. Se da una parte i vangeli canonici hanno riferimenti storici precisi che possono essere indagati, questo testo non permette una vera indagine storica.  

Quindi abbiamo già un primo problema. Infatti la datazione di questo testo è difficile e i vari studiosi spaziano tra chi  lo collocherebbe addirittura tra il 50 e il 70 d.c. e chi invece lo colloca intorno al 180, verso la fine del secondo secolo. La maggioranza degli studiosi lo colloca tra il 120 e il 140 d.c., quindi diversi decenni dopo i vangeli canonici.

Un aspetto interessante è che questo vangelo presenta  diversi paralleli con i sinottici, Matteo, Marco e Luca, ma anche con altri libri del nuovo testamento. Questo è uno dei motivi per cui qualcuno ha ipotizzato che Tommaso abbia preceduto molti scritti del nuovo testamento tra cui i vangeli canonici.

Ma in realtà non è un’ipotesi che ha molta sostanza. Più passa il tempo e più questa ipotesi non trova molti sostenitori. Cosa è più probabile? Se davvero gli scrittori del nuovo testamento avessero conosciuto questo vangelo di Tommaso, e addirittura lo avessero usato, per quale ragione tale testo è sparito dalla circolazione al punto che solo nel 1945 è stato ritrovato? Inoltre perché tale testo viene citato solo pochissime volte nella patristica e solo a partire dal terzo e quarto secolo? Se esso fosse davvero esistito già alla fine del primo secolo, qualcuno ne avrebbe comunque parlato nel secondo secolo come hanno parlato dei vangeli canonici. 

Per la maggior parte degli studiosi è molto più probabile che questo pseudoepigrafo di Tommaso sia stato scritto nel secondo secolo e che lo scrittore conoscesse diversi scritti del nuovo testamento.  Ad oggi non ci sono davvero prove concrete per collocarlo addirittura prima dei canonici.

Anzi, sono proprio i contenuti del vangelo di Tommaso, di cui andiamo ora a parlare, a far pensare ad uno scritto dell secondo secolo, infatti  è un testo che risente di evidenti influssi gnostici , sicuramente successivi al cristianesimo delle origini. 

Tommaso include prospettive molto differenti dagli altri vangeli e dal resto del nuovo testamento ma soprattutto non si armonizza bene neanche con l’antico testamento, le scritture ebraiche a partire dalle quali si sviluppò il cristianesimo. 

Già l’incipit di questo vangelo rivela l’influenza gnostica.  “Queste sono le parole segrete che Gesù il Vivente ha detto e Didimo Giuda Tommaso ha trascritto. 1.) Egli disse: “Chiunque trova la spiegazione di queste parole non gusterà la morte”.  “

Innanzitutto ci viene detto che l’autore sarebbe Tommaso. Nessuno studioso pensa che sia stato davvero Tommaso a scriverlo quindi come minimo ci troviamo di fronte ad uno pseudoepigrafo, e questo lo avrebbe già reso sospetto agli occhi dei cristiani dei primi secoli. Come abbiamo detto in un altro video, l’attribuzione ad un apostolo fatta in modo così diretto, nel testo, è proprio una caratteristica dei vangeli del secondo e del terzo secolo i cui autori, volendo promuovere meglio le proprie opere tra i cristiani, adottavano questo espediente.  Gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovani non usarono questo espediente e non firmarono le proprie opere.

In secondo luogo, come abbiamo letto,  è un testo che riguarda  parole segrete e la salvezza dalla morte sarebbe  per chi trova la spiegazione di queste parole di Gesù che Tommaso ha trascritto. 

L’importanza della  conoscenza, una conoscenza segreta, rivelata a pochi, è tipica degli scritti gnostici, a partire dal secondo secolo. Infatti parole simili all’incipit di Tommaso si possono trovare  in altri vangeli gnostici come il Libro di Tommaso: «Sono queste le parole segrete che il Salvatore ha detto a Giuda Tommaso … oppure il  Vangelo di Giuda: “Spiegazione segreta della rivelazione che Gesù rese conversando con Giuda per una settimana…”; o quelle dell’apocrifo di Giovanni: «Questi misteri nascosti egli [il Salvatore] li rivelò in un silenzio (…) e li insegnò a Giovanni, il quale vi prestò attenzione».

Come vedete l’idea di parole segrete che vengono rivelate è tipico di questi scritti. Perché? Perché sono tutti scritti che compaiono sulla scena a partire dal secondo secolo e cercavano quindi di attirare l’attenzione delle comunità cristiane facendo leva sul fatto che questi scritti apparivano così tardi perché erano stati tenuti nascosti… Tra l’altro inizialmente è proprio dalla parola greca “apokrifos”, ovvero “segreto, nascosto”, che derivò il termine apocrifo. Si tratta infatti di documenti che in prima battuta si presentavano proprio pretendendo di rivelare cose nascoste, segrete. Teniamo però presente che nessun documento gnostico viene datato anteriormente all’epoca neotestamentaria e normalmente gli elementi cristiani presenti negli scritti gnostici si comprendono meglio come influenze del cristianesimo sullo gnosticismo piuttosto che il contrario. 

Come vedremo esaminando alcuni detti del vangelo di Tommaso, questa pretesa di svelare parole segrete di Gesù e questo alone di mistero caratterizza un po’ tutto il documento, infatti molti detti di Gesù nel vangelo di Tommaso sono proprio criptici, di difficile interpretazione.

La salvezza sarebbe nella conoscenza, riservata a pochi, non passa per la fede in Gesù offerta a tutti. Ora, già questa caratteristica del vangelo di Tommaso lo rende diverso dai vangeli canonici e stride con lo stile di Gesù con cui erano famigliari i lettori dei vangeli canonici. Mentre il Gesù dei vangeli canonici è venuto per salvare gli esseri umani e si rivolge a tutta l’umanità con il suo messaggio, Il Gesù di Tommaso si rivolge a poche persone, usa un linguaggio per iniziati e taglia quindi fuori la maggioranza delle persone.

Un chiaro esempio lo troviamo nel detto 13 che leggiamo:

Gesù ha detto ai suoi discepoli: “ Cercate un paragone, e dite a chi somiglio.” Simon Pietro ha detto: “Somigli a un angelo giusto.” Matteo ha detto: “Somigli ad un uomo amante della saggezza e dal cuore retto.” E Tommaso gli dice: “Dolce Maestro, la mia bocca rifiuta di dire a chi somigli.” Gesù Cristo dice allora: “Non sono più il tuo Maestro da quando hai bevuto fino alla pienezza alla fonte ribollente che io stesso ho gustata.” E lo prese in disparte in un luogo nascosto e gli disse tre parole. Quindi Tommaso, essendo tornato ai suoi compagni, questi gli dissero: “Cosa Gesù ti ha rivelato?” 5 Il Vangelo di Tommaso E Tommaso rispose loro: “Se io vi dico una sola delle parole che Lui mi ha detto, prenderete pietre e mi lapiderete e un fuoco verrà fuori dalle pietre e vi brucerà.”

Vedete cosa accade qui? Troviamo un Gesù che rivela cose particolari sulla sua persona privatamente solo a Tommaso il quale ha accesso ad una conoscenza superiore, infatti Gesù non si considera nemmeno più il suo maestro. Gesù dice a Tommaso tre cose  che Tommaso tiene per sè. Mentre il Gesù dei vangeli canonici cerca sempre di ricondurre i suoi discepoli al servizio reciproco, il Gesù di Tommaso mette egli stesso Tommaso in contrapposizione con gli altri apostoli, provocando quindi egli stesso divisione all’interno della cerchia apostolica. 

Come dicevamo la salvezza in Tommaso passa per la conoscenza e la comprensione di queste parole segrete di Gesù. Gesù è sfuggente, usa un linguaggio per iniziati e solo chi riesce a comprendere queste parole criptiche può elevarsi ad un livello superiore agli altri. Nel detto 108 questo è lampante:

Gesù ha detto: “Colui che beve alla mia bocca, diventa come Me e Io divento Lui e ciò che è nascosto gli è rivelato.”

La persona che comprende i detti segreti di Gesù diventa come lui, quindi la divinità di Gesù è qualcosa di cui diventa partecipe chi comprende le sue parole. A proposito di divinità, in quale senso il Gesù  del vangelo di Tommaso si considera divino? Nel detto 77 leggiamo: Gesù ha detto: “Io sono la luce che si diffonde su tutti. Io sono il Tutto. Il tutto esce da Me. E il Tutto ritorna in Me. Tagliate del legno: io sono lì. Sollevate una pietra, mi troverete lì.”

Insomma secondo questo brano Gesù non è il creatore di tutto come apprendiamo nel nuovo testamento, ma è addirittura tutto e può essere trovato dappertutto, addirittura sotto una pietra. La nozione di divinità che propone fa pensare più ad una visione panenteistica che stride parecchio con il contesto ebraico in cui Gesù è vissuto..

A proposito di contesto ebraico, leggendo il vangelo di Tommaso ci si accorge che non è richiesta alcuna fede,  ciò che Gesù ha fatto non ha nessuna rilevanza, si tratta sempre solo di comprendere parole segrete che in qualche modo portano ad un livello superiore.  Vi sembra che questo tipo di nozioni si avvicinino anche solo lontanamente ad una visione giudeo-cristiana della relazione tra Dio e l’uomo?

La tradizione giudeo-cristiana in cui si inseriscono i vangeli è completamente diversa. Negli scritti dell’antico e del nuovo testamento, la conoscenza fine a se stessa, la comprensione di parole segrete,  non è mai  mezzo di salvezza.  L’accento  non è mai sulla comprensione di parole segrete riservate a pochi iniziati che sarebbero quindi la chiave della salvezza, ma sulla partecipazione attiva degli uomini al piano di Dio che si sviluppa nella storia.

Il Gesù dei vangeli canonici in Matteo 10:26,27 si esprime così: “ …non c’è niente di nascosto che non debba essere scoperto, né di occulto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti.”  Gesù aveva insegnato ad un gruppo di suoi discepoli in modo specifico, ma non con lo scopo di creare una casta di iniziati, piuttosto con il desiderio che essi poi proclamassero agli altri la buona notizia, fino a raggiungere il mondo intero.

Tutte le scritture dell’antico testamento , e poi del nuovo, parlano di una relazione tra Dio e l’uomo, di un Dio che vuole essere presente nella vita degli uomini, di un regno di cui Dio vuole fare partecipi gli esseri umani.  Nella visione giudeo-cristiana il regno è un vero regno e il Re di questo regno è il Messia, Gesù stesso.  Ma di questo non troviamo traccia in Tommaso. Il Gesù di questo documento arriva a dire che la conoscenza di se stessi è la chiave per la salvezza e il regno è solo qualcosa di interiore da ricercare in se stessi.

Nel detto 3 del vangelo di Tommaso leggiamo: Gesù ha detto: “Se chi vi guida vi dice: sì, il Regno è nei Cieli, allora gli uccelli del cielo saranno in vantaggio, se vi dicono che è nel mare, allora i pesci saranno in vantaggio. Ma il Regno è dentro voi e fuori di voi. Quando voi vi conoscerete, allora sarete consci, e saprete che siete voi i figli del Padre Vivente. Ma se vi capita di non conoscere voi stessi. allora restate poveri e siete la povertà stessa!”

Il detto 70 dice: Gesù ha detto: “Quando voi realizzerete questo in Voi, questo che voi avete si salverà. Ma se vi capita di non averlo in voi, questo che voi non avete vi ucciderà.”

Per essere salvati devono scoprire se stessi, conoscere se stessi, tirare fuori ciò che hanno dentro…La salvezza dipende da loro e non ha nulla a che vedere con la fede in Gesù e in un salvatore…

Nel vangelo di Tommaso, inoltre,  Gesù non parla mai in maniera profetica e sembra poco interessato ai tempi della fine. Nel detto 18 leggiamo: I discepoli dissero a Gesù: “Dicci quale sarà la nostra fine!” Gesù rispose: “Voi che avete conosciuto il principio perché vi preoccupate della morte? Infatti dove è il principio là è la fine. Felice colui che vive sempre nel principio e sa cos’è la fine e non assaggerà le morti.” 

Vedete? Gesù usa parole piuttosto criptiche, ma sostanzialmente non dice nulla sui tempi della fine.  Ma c’è di più. 

Nel detto 52 Gesù rigetta addirittura  i profeti dell’antico testamento e altri profeti. Leggiamo: Un discepolo Gli disse: “Ventiquattro profeti hanno parlato in Israele e tutti hanno detto di Te”. Lui gli rispose: “Voi non accettate colui che sta vivo davanti a voi e parlate di coloro che sono morti.”

In questo brano Gesù si riferisce ai profeti di Israele come dei morti a cui non prestare fede. Egli sminuisce l’avvento del Messia profetizzato nel passato, infati non si present mai come il Messia che gli Ebrei attendevano.

A proposito della circoncisione, molto importante per l’identità ebraica, Gesù sembra addirittura esprimersi in modo contrario:

Nel detto 53 leggiamo: Un discepolo Gli disse: “La circoncisione è utili o no?” Lui gli rispose: “Se fosse utile, il Padre li farebbe nascere già circoncisi dalla loro madre. Ma la vera circoncisione è nello Spirito. Quella si è utile!” 

Gesù conosceva le scritture dell’antico testamento, era un Ebreo e sapeva qual era il significato della circoncisione per gli Ebrei. Non si sarebbe mai espresso in questo modo, dimostrando di fatto, disprezzo per le scritture ebraiche oltre che per le usanze ebraiche. Nel nuovo testamento, nel libro degli Atti, gli apostoli discussero della non necessità di circoncidere i gentili che si convertivano al cristianesimo, ma non viene mai disprezzata la circoncisione per gli Ebrei.

Il Gesù del nuovo testamento è profondamente legato alle scritture del vecchio testamento così come lo furono anche i suoi apostoli, tutti ebrei. Non dimentichiamo che storicamente il cristianesimo nasce in un contesto ebraico e inizialmente fu più ebraico che gentile. Il Gesù di Tommaso invece non sembra nemmeno ebreo, e il suo modo di esprimersi sembra risentire proprio di un influsso del  pensiero gnostico del II secolo animato da sentimenti antigiudaici. Non dovrebbe stupirci per nulla che uno scritto di questo genere non sia stato preso nemmeno in considerazione dalla comunità cristiana dei primi secoli.

Per finire questa carrellata, mi sono lasciato per ultimo quello che è forse il più controverso dei detti di Gesù nel vangelo di Tommaso ed è proprio l’ultimo, il 114. In questo brano troviamo un Simon Pietro che si esprime in maniera davvero aspra nei confronti di Maria Maddalena: ma ciò che forse ci sconvolge di più è la risposta di Gesù:

Simon Pietro gli disse, “Lasciate che Maria se ne vada, poiché le donne non meritano la vita.” Gesù disse, “Io stesso la guiderò in modo da farla maschio, così anche lei potrà diventare uno spirito vivente somigliante a voi maschi. Poiché ogni donna che farà se stessa maschio, entrerà nel Regno dei Cieli.”

Questo è un verso molto problematico e infatti molti studiosi lo considerano un aggiunta posteriore, ma di fatto non ci sono prove in tal senso, non si capisce chi lo avrebbe aggiunto e per quale scopo. Di fatto,  la visione che propone di donne che devono diventare maschi per entrare nel regno dei cieli, per quanto ci si sforzi di trovare una spiegazione, non sembra assolutamente inserirsi bene in una visione giudeo-cristiana del mondo in cui uomini e donne hanno assolutamente tutti un posto nel regno dei cieli, nel regno di Dio.

In conclusione, ho voluto fare degli esempi perché si possa comprendere di che tipo di scritto stiamo parlando.  Come abbiamo detto, mentre il nuovo testamento nel suo insieme si focalizza su Gesù come oggetto della fede, per Tommaso l’accento è sulla conoscenza, non sulla fede. Il vangelo di Tommaso non ha una prospettiva dell’incarnazione, della nascita, della vita, della morte, della risurrezione di Gesù. Tutto gira solo intorno ai suoi detti, esattamente ciò che ci si aspetta da uno scritto influenzato dallo gnosticismo del secondo secolo. 

Per gli evangelisti era importante anche la storia, documentare ciò che Gesù aveva detto e fatto in una particolare epoca, in un particolare luogo perché essi volevano che fosse storia verificabile. Ma nel vangelo di Tommaso non c’è narrazione, non c’è alcuna struttra, non si parla di località in cui Gesù è stato, non si parla dei suoi miracoli, non c’è nulla di storico, nulla di verificabile. 

Il Gesù del vangelo di Tommaso non è una persona ma un insieme di frasi. Non richiede fede in se stesso, non può essere investigato storicamente, La mancanza di una narrativa, rende questo scritto sfuggente e lo rende più simile a un documento protognostico o gnostico.

Come abbiamo visto questo vangelo mette Tommaso in competizione con gli altri apostoli dichiarando quindi in modo implicito di rappresentare una minoranza di iniziati all’interno del cristianesimo, proprio ciò che ci si aspetterebbe da uno scritto influenzato dallo gnosticismo. Per questo motivo, molti dei detti di Gesù contenuti hanno una natura criptica, non aperta a tutti. Lo scopo è chiaro: chi avesse voluto saperne di più avrebbe dovuto affidarsi a chi quei segreti già li conosceva, tipico di molte sette ancora oggi.

Insomma, il Vangelo secondo Tommaso non assomiglia per nulla al modello dei Vangeli canonici; in esso la salvezza può venire raggiunta mediante il distacco radicale dal mondo e il ripiegamento nella propria interiorità, per conoscere se stessi.La salvezza presentata in Tommaso non ha nulla a che fare con la fede ma solo con la comprensione di segreti rivelati da Gesù.

Ma quando leggiamo i vangeli ci rendiamo conto che le parole di Gesù sono importanti ma è anche importante ciò che Gesù ha fatto e la sua collocazione in un piano salvifico più ampio.

Non a caso, il vangelo di Tommaso piace molto oggi a persone che non sono cristiane ma amano pensare a Gesù come a uno dei tanti filosofi, persone buone che hanno attraversato la storia tramandando i loro insegnamenti. Ma Gesù è più che questo. Egli ha dato la sua vita per noi affinché noi potessimo avere vita eterna.

Se ci pensiamo bene, il cristianesimo degli inizi era basato essenzialmente sulla morte e risurrezione di Gesù prima ancora che sui suoi insegnamenti. Furono  la morte e la risurrezione di Gesù a spingere i suoi discepoli a reagire, a investigare le scritture ebraiche  per comprendere ciò che stava succedendo, e a proclamare la buona notizia a partire da Gerusalemme fino a raggiungere le estremità più remote della terra. Fu la certezza di aver visto Gesù risorto e la certezza che un giorno sarebbero risorti anche loro, a spingere quelle persone a rischiare la propria vita per proclamare il vangelo, non la conoscenza di parole segrete.

In conclusione,non dovrebbe stupirci che questo testo non sia stato preso in considerazione  dai cristiani dei primi secoli. Uno scritto come questo, apparso nel secondo secolo, con la pretesa di diffondere parole segrete di Gesù, pieno di influenze gnostiche, non poteva che essere rifiutato da chi, attraverso la testimonianza apostolica che si era diffusa fin dai primi decenni del primo secolo, aveva conosciuto un Gesù molto diverso.

Come sempre, spero che questo video, con tutte le sue limitazioni, vi sia stato utile.

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Commenti

Una risposta a “Il vangelo di Tommaso: perché non è nella bibbia?”

  1. Avatar roberto
    roberto

    grandissimo lavoro,ho provato a contattarla via whatsapp ma nin riesco

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