Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Quale vangelo?

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 Paolo, apostolo non da parte di uomini né per mezzo di un uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, e tutti i fratelli che sono con me, alle chiese della Galazia; grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre, al quale sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. Mi meraviglio che così presto voi passiate, da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Ché poi non c’è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema.

(Galati 1:1-9 – La Bibbia)



Per comprendere la lettera ai Galati occorre tenere presente che, come tutte le lettere che troviamo nella bibbia,  è stata inviata a persone reali come una lettera vera e propria per istruire i credenti ma anche per affrontare problemi specifici dei destinatari a cui si rivolgeva. Il nostro problema è che abbiamo la lettera ma non conosciamo tutto il retroscena che l’ha generata.  Dobbiamo perciò cercare di comprendere a quali problematiche ci si riferisce utilizzando le informazioni a nostra disposizione nella lettera stessa ed eventualmente informazioni storiche inerenti la situazione religiosa e culturale del primo secolo in quella zona specifica.

L’apostolo Paolo non scrisse ad una singola chiesa  ma ad un gruppo di comunità che si trovavano in Galazia, una regione che oggi corrisponde ad una zona nel centro-sud della Turchia.

Fin dai primi versetti ci si rende conto che la lettera non rispetta gli schemi abituali dell’apostolo Paolo. In particolare, normalmente, quando nel primo secolo si scriveva una lettera, come si può verificare nelle altre lettere di Paolo, c’era una prima parte in cui si mettevano in luce gli aspetti positivi dei destinatari, prima di affrontare eventuali problemi.  In questo caso invece l’apostolo Paolo sembra spinto da un senso di urgenza che lo porta ad introdurre il tema centrale della lettera già nei saluti iniziali  con un tono piuttosto polemico.

Come in altre lettere Paolo si presenta come apostolo, ovvero inviato di Gesù,  ma in questo caso egli aggiunge di non essere inviato “da parte di uomini né per mezzo di un uomo”.  Questa sottolineatura mette in evidenza l’esigenza di correggere i suoi destinatari su questo punto, come sarà poi chiaro dal resto della lettera dove  egli tornerà più volte su questo concetto:

“Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini?” (Galati 1:10)

Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo da me annunciato non è opera d’uomo… (Galati 1:11)

…io stesso non l’ho ricevuto né l’ho imparato da un uomo, ma l’ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo. (Galati 1:12)

Da questi versetti si percepisce chiaramente che Paolo si sentiva sotto accusa da parte dei suoi destinatari ed era costretto a difendersi. Perché Paolo deve giustificare il suo operato come genuino inviato di Gesù Cristo? Evidentemente, qualcuno in mezzo alle chiese della Galazia lo stava mettendo in discussione.

Ma il vero problema di Paolo non era  la difesa della sua persona, come qualcuno potrebbe pensare, bensì il fatto che, screditando il suo apostolato, alcuni stavano screditando anche il  suo messaggio, il vangelo che lui aveva predicato tra le chiese della Galazia. In questo modo costoro stavano sostituendo il vangelo che lui aveva predicato  con una versione che veniva presentata come più genuina e autorevole della sua, ma che in realtà avrebbe fatto enormi danni tra le chiese della Galazia. Si trattava quindi di una situazione delicata e non dobbiamo stupirci del tono piuttosto aspro che troveremo in varie parti della lettera.

Per comprendere la gravità della situazione, cominciamo con la sintesi del vangelo che Paolo predicava per poi esaminare qual’era il vangelo alternativo che invece si stava propagando nelle chiese della Galazia.

Quando Paolo era andato in quelle regioni a predicare la buona notizia inerente Gesù aveva trovato una situazione simile a quella di altre zone dell’impero romano. Erano diffusi culti a varie divinità locali e,  con l’imperatore Claudio, stava cominciando a diffondersi nell’impero romano anche il culto imperiale, l’adorazione verso l’imperatore stesso.

Ma grazie a Dio, la storia di quel periodo ci conferma che l’imperatore aveva esonerato i Giudei dal culto imperiale ed essi erano autorizzati ad avere dei luoghi di incontro pubblici, le sinagoghe. Il Dio Creatore dei cieli e della terra aveva quindi una testimonianza viva nell’impero romano grazie alle sinagoghe dei Giudei! Era quindi logico che, come si legge nel libro degli Atti, Paolo si recasse sempre nelle sinagoghe per cominciare un’opera evangelistica nelle città dell’impero in cui si trovava. Era ovvio che i Giudei per primi dovessero sentire parlare di Gesù il Messia, il Re discendente di Davide che Dio aveva promesso loro, anche perché avevano nelle scritture (quelle che oggi noi chiamiamo “antico testamento”) le basi per comprendere il messaggio.

Così Paolo partiva sempre dalle sinagoghe giudaiche per poi raggiungere anche i gentili con il suo vangelo.  Infatti Egli annunziava che c’è un unico vero Dio che ha creato ogni cosa e che ha un piano per redimere tutti gli uomini di ogni nazione, non solo i Giudei,  per riportarli ad avere un rapporto con lui.

Secondo il vangelo che Paolo predicava, il piano di Dio passava attraverso Gesù il figlio di Dio, il Re dei Giudei. Anche se questo Re era stato ucciso, il Dio Creatore dei cieli e della terra l’aveva fatto risorgere dai morti per destinarlo a diventare Re del mondo intero! Infatti la morte di Gesù faceva parte del piano di Dio, in quanto Gesù, per usare le parole di Paolo, aveva “dato se stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio”. Ciò che qui Paolo chiama il “presente secolo malvagio” è il sistema ribelle a Dio che caratterizza il mondo. La devozione ad altri idoli e l’allontanamento dall’unico vero Dio era proprio l’effetto più evidente del peccato e della ribellione dell’uomo e  Gesù era venuto proprio per offrire se stesso come prezzo di riscatto per permettere a tutti gli uomini di essere perdonati dei propri peccati e per sottrarli a quel sistema. E proprio qui veniva il bello del messaggio del vangelo che Paolo annunziava… Infatti anche se Gesù era il Messia promesso ai Giudei, Egli non era venuto solo per salvare  i Giudei ma anche per estendere la salvezza a tutte le altre genti di ogni nazione sotto il cielo (i cosiddetti gentili). Gli uni e gli altri entravano quindi a fare parte della stessa famiglia  proprio attraverso la fede in Gesù il Messia. Questa unione era parte integrante della buona notizia che Paolo annunciava.

Purtroppo proprio su quest’ultimo punto stavano sorgendo problemi.  Infatti Paolo aveva sentito che alcuni stavano predicando “un altro vangelo” che i Galati stavano accettando come genuino.  Sostanzialmente, da quanto emerge nella lettera,  costoro continuavano ad insistere sul fatto che la venuta di Gesù il Messia non aveva abbattuto il muro di separazione tra gentili e Giudei, infatti i due gruppi rimanevano comunque distinti e in qualche modo i Giudei rimanevano privilegiati all’interno della famiglia. Quindi se un gentile voleva far parte della “cerchia più ristretta” della famiglia di Dio doveva aderire completamente al Giudaismo e, nel caso in cui fosse un uomo, praticare la circoncisione,  cominciando poi ad ubbidire a tutta la legge tramandata da Mosè al popolo di Israele.

Sembra plausibile che tra questi perturbatori alcuni avessero insinuato che il vangelo di Paolo non provenisse direttamente dal Messia, ma era un vangelo “di seconda mano” che Paolo aveva adattato. Qualcuno probabilmente stava affermando che Paolo si stava anche allontanando dall’insegnamento degli apostoli che invece lo aveano ricevuto direttamente da Gesù. Al contrario questi oppositori affermavano di predicare un vangelo coerente con quello degli apostoli e quindi più autorevole. In questo modo stavano convincendo i credenti della Galazia ad accettare la loro versione del vangelo.

Forse ad alcuni di noi potrebbe sembrare una cosa di poco conto, ma per Paolo quel tipo di insegnamento stava sovvertendo la buona notizia inerente Cristo e, come egli spiegherà nella lettera,  avrebbe finito con il rendere inutile il sacrificio di Cristo per coloro che lo recepivano!  Ecco perché Paolo utilizza parole così dure con i falsi apostoli che stavano turbando i Galati con il loro insegnamento al punto di gridare l’anatema contro di loro, ovvero dichiarando che erano destinati alla distruzione.  Neanche se si fosse presentato  un essere soprannaturale (angelo dal cielo) con un messaggio del genere avrebbero dovuto ascoltarlo!

Per Paolo la buona notizia era soltanto una e andava preservata. Non poteva esserci un altro vangelo ma solo un altro falso vangelo.

Secondo gli storici questa è una delle prime lettere scritte da Paolo e probabilmente  è stata scritta prima dell’incontro di Gerusalemme descritto in Atti 15 in cui era stata dibattuta proprio la questione della circoncisione dei gentili. D’altra parte se non fosse così, Paolo avrebbe risolto il problema facendo riferimento alla lettera di Atti 15:22-29, scritta proprio dagli apostoli per evitare che qualcuno costringesse i pagani ad aderire al Giudaismo tramite la circoncisione. Probabilmente proprio la situazione che si era creata tra le chiese della Galazia contribuì a rendere urgente un chiarimento su questi aspetti che si concretizzò nell’incontro descritto in Atti 15.

Come vedremo nella lettera, anche se oggi viviamo in un contesto diverso e le problematiche possono essere diverse, il pericolo di un vangelo che tenta di sostituirsi al vangelo di Gesù Cristo è sempre attuale. A quale vangelo abbiamo creduto? È un messaggio che mette Gesù e la sua opera al centro? È il messaggio che predicavano gli apostoli o lo abbiamo infarcito di tradizioni umane che possono addirittura portare lontano da Cristo e che non hanno alcun riscontro tra le pagine della bibbia? Ogni credente sincero dovrebbe esaminare se stesso e avere il coraggio di mettersi in discussione  se la risposta a queste domande dovesse richiederlo.


Lettera ai Galati

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