Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Un unico messaggio

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 Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo. Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo da me annunciato non è opera d’uomo; perché io stesso non l’ho ricevuto né l’ho imparato da un uomo, ma l’ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo. Infatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quand’ero nel giudaismo; come perseguitavo a oltranza la chiesa di Dio, e la devastavo; e mi distinguevo nel giudaismo più di molti coetanei tra i miei connazionali, perché ero estremamente zelante nelle tradizioni dei miei padri. Ma Dio che m’aveva prescelto fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché io lo annunciassi fra gli stranieri. Allora io non mi consigliai con nessun uomo, né salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma me ne andai subito in Arabia; quindi ritornai a Damasco. Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per visitare Cefa e stetti da lui quindici giorni; e non vidi nessun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore. Ora, riguardo a ciò che vi scrivo, ecco, vi dichiaro, davanti a Dio, che non mento. Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia; ma ero sconosciuto personalmente alle chiese di Giudea, che sono in Cristo; esse sentivano soltanto dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora predica la fede, che nel passato cercava di distruggere». E per causa mia glorificavano Dio. Poi, trascorsi quattordici anni, salii di nuovo a Gerusalemme con Barnaba, prendendo con me anche Tito. Vi salii in seguito a una rivelazione, ed esposi loro il vangelo che annuncio fra gli stranieri; ma lo esposi privatamente a quelli che sono i più stimati, per il timore di correre o di aver corso invano. Ma neppure Tito, che era con me, ed era greco, fu costretto a farsi circoncidere. Anzi, proprio a causa di intrusi, falsi fratelli, infiltratisi di nascosto tra di noi per spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, con l’intenzione di renderci schiavi, noi non abbiamo ceduto alle imposizioni di costoro neppure per un momento, affinché la verità del vangelo rimanesse salda tra di voi. Ma quelli che godono di particolare stima (quello che possono essere stati, a me non importa; Dio non ha riguardi personali), quelli, dico, che godono di maggiore stima non m’imposero nulla; anzi, quando videro che a me era stato affidato il vangelo per gli incirconcisi, come a Pietro per i circoncisi (perché colui che aveva operato in Pietro per farlo apostolo dei circoncisi aveva anche operato in me per farmi apostolo degli stranieri), riconoscendo la grazia che mi era stata accordata, Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, diedero a me e a Barnaba la mano in segno di comunione perché andassimo noi agli stranieri, ed essi ai circoncisi; soltanto ci raccomandarono di ricordarci dei poveri, come ho sempre cercato di fare.

(Galati 1:10-2:10 – La Bibbia)



Non è mai bello doversi difendere da false accuse. Paolo si trovava proprio in quella situazione ed è per questo motivo che cominciò la lettera ai Galati  con una lunga nota autobiografica in cui riassunse i primi anni della sua vita dopo la conversione a Cristo.

Innanzitutto era necessario sottolineare che, al contrario di quanto affermavano i suoi accusatori, egli non predicava un vangelo “di seconda mano” ricevuto e adattato da altri uomini, ma predicava la buona notizia ricevuta direttamente da Gesù stesso. Quindi ciò che
faceva non lo faceva per piacere ad altri uomini, ma per piacere a Dio.

Raccontando la sua conversione a Cristo egli voleva quindi attirare l’attenzione sul fatto che quel cambiamento improvviso poteva essere spiegato solo attraverso un evento straordinario, l’incontro con Gesù stesso. 

Prima di incontrare Gesù egli era convinto che Gesù fosse un falso Messia e perseguitava attivamente i suoi fratelli Giudei che avevano creduto in Gesù. Egli aveva aderito completamente alla dottrina dei Farisei, una setta che aveva influenzato fortemente la religione Giudaica, anzi l’aveva ridefinita attraverso le proprie tradizioni. Alla loro dottrina si riferiva in particolare Paolo in questo brano parlando di “Giudaismo”

Ma subito dopo la sua conversione, come anche i Galati avevano probabilmente sentito dire, proprio lui che era un fariseo, proprio lui che predicava la separazione dagli stranieri,  aveva cominciato a predicare Gesù agli stranieri! Come si poteva spiegare un cambiamento del genere se non attraverso un intervento diretto di Dio nella sua vita? Infatti, come Paolo racconta in questo brano, la sua conversione era avvenuta per rivelazione diretta di Dio che aveva pianificato di usarlo proprio per annunziare il vangelo di Gesù agli stranieri.

Il racconto di Paolo è verificabile nel brano di Atti 9 che descrive proprio la sua esperienza sulla via di Damasco. Alcuni dettagli che Paolo riporta in questo brano non sono descritti nel libro degli Atti, ad esempio il suo viaggio in Arabia prima di tornare a Damasco, ma ciò che l’apostolo vuole evidenziare è un fatto molto semplice: egli cominciò a predicare il vangelo senza neanche aver incontrato uno degli apostoli, quindi non aveva ricevuto da loro il  vangelo!

Se il brano terminasse qui, a qualcuno potrebbe sembrare un autorete, usando un gergo calcistico. Infatti Paolo stava ammettendo di essere indipendente dagli apostoli, il che poteva confermare i sospetti che alcuni avevano avanzato nei suoi confronti. Ma il racconto di Paolo non termina qui.

Passarono tre anni prima che Paolo avesse incontrato qualcuno degli apostoli a Gerusalemme. In quella occasione Paolo incontrò solo uno dei dodici, ovvero Cefa (Pietro), insieme a  Giacomo il fratello del Signore che nel frattempo aveva creduto in Gesù ed era diventato uno dei principali esponenti della comunità di Gerusalemme. Da quell’incontro evidentemente non era emerso nulla che potesse portare Paolo a riconsiderare ciò che predicava, così egli continuò a predicare il vangelo nelle regioni della Siria e della Cilicia .  Durante quel periodo egli era rimasto sconosciuto alle chiese della Giudea che però avevano sentito parlare della trasformazione straordinaria che aveva accompagnato la sua conversione e per questo glorificavano Dio.

Passarono ben quattordici anni prima che Paolo fosse tornato a Gerusalemme. Durante tutto quel lungo periodo egli aveva già maturato con chiarezza l’inutilità di costringere i gentili a praticare la circoncisione,  infatti anche in occasione di quella visita a Gerusalemme egli si era portato con sé Tito che era incirconciso.

Già in quel periodo tra i discepoli si stavano infiltrando persone che avevano idee diverse in proposito, persone che Paolo non esita a chiamare falsi fratelli, ma egli non aveva ceduto alle loro imposizioni nei confronti di Tito, proprio per non scandalizzare i gentili a cui aveva
predicato il vangelo e per consolidare la loro fede nella verità che avevano ricevuto.

Tuttavia, come dicevamo, dopo tutti quegli anni in cui aveva predicato il vangelo in maniera indipendente dagli altri, egli aveva bisogno di conferme, aveva bisogno di esser sicuro di non aver commesso errori, di non aver corso invano. Per questo motivo, il Signore
aveva messo nel suo cuore la necessità di confrontarsi con gli altri apostoli esponendo loro il messaggio che predicava agli stranieri. Ma anche da quell’incontro con coloro che erano i più stimati della comunità di Gerusalemme Paolo era uscito rafforzato nelle sue convinzioni,
infatti essi avevano dato a lui e Barnaba la “mano in segno di comunione”, ovvero avevano sostanzialmente confermato che approvavano il suo servizio tra gli stranieri così com’era, senza imporre la circoncisione dei gentili. Quelle colonne della comunità di
Gerusalemme avevano riconosciuto che, anche se Paolo aveva ricevuto il vangelo in maniera indipendente  dagli apostoli, lo aveva ricevuto dal medesimo Dio che aveva operato anche in lui con la
medesima grazia che aveva operato in loro! Dal libro degli Atti sappiamo che Pietro era stato il primo a battezzare un gentile incirconciso (vedi Atti 10) ma la sua predicazione era poi evidentemente proseguita soprattutto tra i suoi fratelli Giudei. Gli apostoli avevano riconosciuto quindi la necessità che nella squadra ci fosse uno come Paolo che, insieme a Barnaba, proseguisse il lavoro tra gli stranieri. Essi gli avevano fatto qualche raccomandazione, ad esempio quella di ricordarsi sempre dei poveri, ma sostanzialmente non avevano avuto nulla da ridire circa il  contenuto della predicazione di Paolo!

Cosa dimostrò Paolo con questo racconto? Egli reclamò in effetti la sua indipendenza dagli apostoli e da qualunque altro uomo per quanto riguarda il contenuto del vangelo che aveva ricevuto direttamente per rivelazione divina, ma allo stesso tempo ribadì che gli incontri avuti con gli altri apostoli avevano sostanzialmente confermato che essi predicavano lo stesso vangelo! Non avevano quindi senso le accuse che alcuni stavano muovendo nei cuoi confronti.  Il Signore infatti aveva affidato sia a lui che agli altri apostoli un unico messaggio e tutti loro stavano predicando il medesimo vangelo. Ne conseguiva che il falso vangelo doveva essere proprio quello che si stava insinuando tra i Galati e che loro purtroppo stavano accettando come genuino.

Oltre a chiarire le argomentazioni utilizzate da Paolo in sua difesa, questo brano ci dà anche occasione di riflettere sul nostro servizio per il Signore. È sempre  opportuno riflettere sul contenuto del vangelo che predichiamo. Anche se siamo convinti di  essere sulla strada giusta e di avere un buon rapporto con Dio, dovremmo imparare da Paolo ad essere umili e a confrontarci comunque con gli altri alla luce della bibbia, come egli fece con gli apostoli.  È bene essere certi che stiamo predicando tutti un unico messaggio, lo stesso vangelo che gli apostoli hanno ricevuto e ci hanno tramandato perché sarebbe spiacevole scoprire, magari dopo tanti anni, di aver corso invano.


Lettera ai Galati

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