- Quale vangelo?
- Un unico messaggio
- Un grande pericolo
- Figli di Abraamo
- Sotto maledizione?
- Legge senza fede?
- Riscattati dalla maledizione
- Dio mantiene le promesse
- La legge e la vita
- Lo scopo della legge
- Siamo schiavi o figli?
- Rapporti incrinati
- Liberi in Cristo
- Quello che conta
- Camminate per lo Spirito
- Giudizio o aiuto?
- Seminare e raccogliere
- Nuove creature
Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri. Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato. Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo. Infatti se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece l’opera propria; così avrà modo di vantarsi in rapporto a se stesso e non perché si paragona agli altri. Ciascuno infatti porterà il proprio fardello.
(Galati 5:26-6:5 – La Bibbia)
Se una persona cresce spiritualmente, ovvero fa un passo in avanti nel suo rapporto con Dio, ci si aspetta che questo porti buoni frutti nella sua vita, visibili anche agli altri.
La crescita non porta ad innalzarsi nei confronti degli altri ma dovrebbe piuttosto portare ad essere di aiuto al prossimo, soprattutto ai fratelli e sorelle in Cristo.
L’amore per il prossimo è il segno principale della vita di Cristo nel cristiano. Il servizio reciproco che i cristiani svolgevano gli uni verso gli altri era la manifestazione evidente di quell’amore. D’altra parte uno degli ultimi insegnamenti che Gesù aveva lasciato ai suoi discepoli nelle ultime ore passate con loro prima della crocifissione fu impartito attraverso una lezione molto pratica: egli lavò i piedi ai discepoli per insegnare loro che ognuno di loro doveva occupare il posto del servo nei confronti degli altri. Se lui che era il maestro aveva fatto questo, a maggior ragione avrebbero dovuto farlo loro (Gv 13:12-17).
La crescita spirituale quindi porta al servizio, non all’innalzamento. Quando questo non accade, non si può parlare di vera crescita spirituale.
Come sappiamo, i Galati erano stati istigati a farsi circoncidere per entrare a pieno titolo nel popolo di Israele. Ma la ricerca della circoncisione portava ad evidenziare ancora di più la distanza dai fratelli che invece rimanevano incirconcisi. Quale bene portava all’interno del popolo di Dio?
Si capisce quindi perché Paolo, dopo aver esortato i Galati a camminare secondo lo Spirito, li esorta a considerare cosa accade quando i credenti non manifestano il frutto dello Spirito. Evidentemente alcuni segni erano già visibili tra loro: vanagloria, ovvero un orgoglio vuoto e privo di fondamenta, provocazione e invidia reciproca. Insomma, niente di buono.
Invece di sviluppare arroganza nei confronti degli altri, l’amore di Cristo in loro doveva portarli alla mansuetudine e ad avere un atteggiamento comprensivo verso gli altri. Invece di avere il dito puntato verso il prossimo, dovevano essere dei supporti per il fratello che si trovava in difficoltà o aveva commesso un errore. L’orgoglio porta a calpestare il fratello che è caduto, ma l’amore porta ad allungare la mano per aiutarlo a rialzarsi.
L’orgoglio ci porta a pensare di essere migliori degli altri ma l’apostolo Paolo sapeva che lo Spirito Santo porta l’uomo ad essere umile. Se siamo umili, sappiamo che non siamo migliori dell’altro e sappiamo che anche noi potremmo cadere. Se ci sentiamo fragili come il fratello, allora potremo mostrare empatia verso di lui. D’altra parte se ci trovassimo sull’orlo di un precipizio vorremmo che qualcuno ci spingesse o che qualcuno ci tirasse verso di sè? Solo l’uomo che comprende la sua debolezza è in grado di aiutare davvero il debole perché riesce a mettersi nei suoi panni.
Essere spirituali non ha nulla a che vedere con il mettersi su un piedistallo con il dito puntato verso gli altri ma significa comprendere sempre meglio quanto siamo deboli e quanto siamo piccoli. Perché ciò possa avvenire dobbiamo cambiare il nostro metro di riferimento. È facile infatti confrontarsi con chi commette peccati che ai nostri occhi sembrano molto più gravi dei nostri… Per intendersi, non è difficile sentirsi delle brave persone se ci confrontiamo con dei serial killer, vero? Ma cosa accade se il nostro metro di riferimento, se la nostra unità di misura diventa il Signore Gesù?
Ecco perché Paolo invitò i Galati, ed invita ognuno di noi, a non confrontarsi con gli altri ma a esaminare l’opera propria davanti a Dio, tenendo presente che l’obiettivo di Dio è quello di farci crescere sempre di più a immagine di Cristo (Rom 8:29, Ef 4:24).
Quando mi confronto con l’amore che Gesù Cristo ha mostrato sulla croce, dando la sua vita per i miei peccati affinché io potessi avere vita eterna, mi sento davvero tanto migliore di altri? Se Gesù mi avesse giudicato invece di tendermi la sua mano per aiutarmi a risollevarmi, cosa ne sarebbe stato di me?
Coloro che volevano farsi circoncidere per sottomettersi alla legge sarebbero stati pronti a dare la propria vita per il prossimo come aveva fatto Gesù? Gesù aveva davvero amato il prossimo come se stesso come la legge insegnava, adempiendola in modo magistrale. Chi voleva seguire le sue orme, ovvero voleva adempiere la legge di Cristo, la legge dell’amore, doveva percorrere la strada del servizio, doveva imparare a stare a fianco del fratello per condividere il suo peso piuttosto che guardarlo dall’alto verso il basso. Doveva essere pronto a sacrificarsi per l’altro, ad aiutare piuttosto che a giudicare.
Il monito finale di Paolo è molto chiaro: se non siamo disposti a portare i pesi gli uni degli altri, se pretendiamo che gli altri portino il peso dei propri peccati e non siamo disposti a perdonare, allora prepariamoci a portare il nostro peso, ovvero prepariamoci ad essere giudicati con lo stesso metro di misura!
Che il Signore ci dia di realizzare quanto siamo deboli affinché possiamo essere davvero forti nella fede e possiamo apprezzare fino in fondo la sua grazia per noi e per gli altri.


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