Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

La legge e la vita

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Perché dunque la legge? Essa fu aggiunta a causa delle trasgressioni, finché venisse la progenie alla quale era stata fatta la promessa; e fu promulgata per mezzo di angeli, per mano di un mediatore. Ora, un mediatore non è mediatore di uno solo; Dio invece è uno solo.
La legge è dunque contraria alle promesse di Dio? No di certo; perché se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge; ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi sulla base della fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti. 
(Galati 3:19-22 – La Bibbia)


Se non ci si appropria delle promesse di Dio mediante la legge, perché dunque la legge? L’apostolo Paolo sa benissimo che il suo ragionamento avrebbe portato i suoi interlocutori a fare questa domanda. 

Come abbiamo già osservato in precedenza, la legge si basava sul concetto di patto o alleanza, simile ai trattati di vassallaggio comuni nell’antico oriente, in cui un potente prometteva la sua protezione al debole in cambio del suo impegno a servirlo.  Come tutti i trattati, essa prevedeva una mediazione tra le due parti e la presenza di testimoni. Basandosi su un’interpretazione di De 33:2 secondo cui le “miriadi sante”  che accompagnavano Dio erano proprio gli angeli di Dio (si veda anche Eb 2:2 e At 7:53), Paolo osserva che quel patto tra Dio e Israele avvenne proprio mediante gli angeli che furono quindi testimoni del patto. La legge venne poi data al popolo attraverso la mediazione di Mosè. 

La promessa invece, per sua natura, non ha bisogno di due parti perché è unilaterale, basata solo sulla grazia dell’unico Dio.  

La legge e le promesse hanno quindi natura diversa e non sono in contrapposizione l’una con l’altra. Mentre le promesse di Dio guardavano già alla vita eterna che Dio avrebbe elargito per la fede in Gesù Cristo, la legge  non aveva alcuna pretesa di produrre la vita in coloro che la praticavano.

Se si legge il pentateuco ci si rende conto del fatto che la legge data ad Israele era piuttosto complessa e regolava la vita del popolo in tutti i suoi aspetti sociali, politici, economici, morali, religiosi. In un certo senso si tratta della costituzione di base che doveva regolare la vita di una nazione speciale, una nazione santa che aveva una relazione speciale con l’unico vero Dio.  Attraverso di essa  il popolo di Israele avrebbe reso testimonianza all’unico vero Dio verso le altre nazioni che invece servivano altri dèi, dietro i quali si nascondevano forze spirituali  opposte a Dio indicate nelle scritture come demòni (De 32:17, 2Cr 11:15, Salmo 106:37, 1Co 10:20).  La vita famigliare, il modo di nutrirsi e di vestirsi, l’amministrazione della giustizia,  i rituali e i sacrifici con cui accostarsi a Dio… Tutto questo non serviva a guadagnarsi”la vita eterna”, ma ogni cosa contribuiva a distinguere Israele dai popoli circostanti evidenziando la loro fedeltà al Dio Creatore dei cieli e della terra.  In questo modo il popolo di Israele doveva testimoniare al resto delle nazioni la loro fede nel Dio vivente e vero.

Ma l’apostolo Paolo in questo brano mette in evidenza l’aspetto più importante della legge, ovvero il modo in cui la legge regolava e limitava le trasgressioni. Le punizioni previste per le violazioni della legge contribuivano a limitare le trasgressioni, ma la legge dava soprattutto al popolo di Israele un punto di vista privilegiato su quali fossero le cose giuste e quelle sbagliate,  sulla natura peccaminosa dell’uomo e sulla necessità di una purificazione continua per accostarsi a Dio attraverso il complesso sistema di sacrifici e offerte per i singoli e per l’intera nazione.

Tutto questo avrebbe preparato il popolo di Israele al momento in cui Dio si sarebbe manifestato in maniera speciale attraverso il Messia, Gesù, ovvero la progenie di Abraamo che avrebbe benedetto tutte le nazioni. Attraverso la legge, fino alla venuta di Gesù, Israele doveva essere la lampada che Dio utilizzava per mantenere viva la sua luce tra le nazioni della terra.

La legge non si poneva in contrapposizione con le promesse di Dio, non contraddiceva la giustizia di Dio basata sulla fede che aveva caratterizzato Aabramo.  Infatti la legge in sé stessa non produceva la vita e non stabiliva una salvezza basata sulle opere, piuttosto si affiancava alle promesse di Dio per essere una guida per coloro che già avevano riposto la loro fede in Dio per avere vita. 

La presenza di sacrifici per il peccato all’interno della stessa legge sanciva in modo chiaro il fatto che tutti gli uomini erano sottoposti al peccato e avevano bisogno di mezzi con i quali espiare i propri peccati per poter essere graditi a Dio. La presenza di Dio in mezzo ad un popolo impuro richiedeva infatti l’espiazione dei loro peccati.

Oltre ai sacrifici quotidiani c’era addirittura un giorno speciale ogni anno dedicato all’espiazione, l’unico giorno dell’anno in cui il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo del tabernacolo aspergendolo con il sangue di sacrifici appositi per fare l’espiazione “a causa delle impurità dei figli d’Israele, delle loro trasgressioni e di tutti i loro peccati.” (Le 16:16).  Quel giorno venivano purificati il santuario, la tenda di convegno, l’altare che costituivano il simbolico luogo di incontro tra Dio e il popolo.  Poi il sommo sacerdote confessava le trasgressioni e i peccati del popolo appoggiando le mani su un capro vivo che poi veniva mandato via nel deserto, un gesto simbolico con i quali i peccati venivano allontanati e rispediti al mittente ovvero ai demòni (si veda  l’uso del nome proprio “Azazel” in Le 16:8,9,26), visto che anticamente il deserto, luogo tra i più inospitali, era considerato territorio delle forze della malvagità.

Insomma è evidente che la legge stessa rinchiudeva “ogni cosa sotto peccato” stabilendo in modo inequivocabile il fatto che tutti gli uomini erano peccatori davanti a Dio.  La consapevolezza di questo avrebbe dovuto preparare Israele ad accogliere il “servo sofferente” (si veda Isaia 53) che avrebbe dato la sua vita per i peccati del popolo in modo definitivo.  Paolo non aveva dubbi sul fatto che  quel “servo sofferente”  fosse proprio Gesù.

Le promesse fatte ad Abraamo venivano quindi elargite proprio a coloro che riponevano la loro fede in Gesù Cristo, la soluzione definitiva per il peccato di tutti gli uomini, Giudei o stranieri che fossero.  Gesù  era proprio il discendente di Abraaamo, ovvero la progenie di Abraamo, che sarebbe stato di benedizione per tutti gli uomini.

Anche noi, a distanza di duemila anni, possiamo ringraziare il Signore perché ci appropriamo delle benedizioni di Dio e della vita eterna attraverso l’opera di Gesù che non si basa sulla nostra capacità di rispettare un patto ma sulla capacità di Dio di mantenere le sue promesse.

Lettera ai Galati

Dio mantiene le promesse Lo scopo della legge

Commenti

2 risposte a “La legge e la vita”

  1. Avatar Omar

    Premesso che si tratta di un brano non semplice, dopo la tua domanda sono andato  a rileggere la frase che mi hai puntualizzato, ma anche l’intero paragrafo, edevo ammettere che oggi non convince neanche me! 
    Ho scritto questo articolo qualche anno fa, ma se dovessi riscriverlo oggi, e magari potrei farlo, alla luce del cammino che ho fatto nel frattempo, probabilmente non mi esprimerei più in quel modo.
    Alla luce di Atti 7:38,”Questi è colui che nell’assemblea del deserto fu con l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e con i nostri padri, e che ricevette parole di vita da trasmettere a noi”, probabilmente il mediatore di cui parla in Galati, è proprio l’Angelo del Patto, che nell’antico testamento è una manifestazione di Dio stesso. 
    Credo abbia molto più senso interpretare Galati 3:19 come una ripetizione, per cui “promulgata per mezzo di angeli” e “per mano di un mediatore”, potrebbe indicare proprio l’Angelo del Patto stesso piuttosto che Mosè. D’altra parte Deuteronomio 9:10 ci dà l’idea proprio del fatto che Dio stesso ha scritto e dato a Mosé le tavole della legge, ma, come molte volte nell’antico testamento, potrebbe essersi manifestato proprio come l’Angelo del Patto.  Se hai un’opinione diversa, mi fa piacere conoscerla. Un caro saluto.

  2. Avatar Giuseppe
    Giuseppe

    1) Si parla di angeli e non dell’Angelo. Gli angeli sono messaggeri. Come nel N. T. promulgono la salvezza per mezzo del Crristo Risorto. Nell. A. T. hanno promulgato la legge per mezzo del legislatore Mose. Lo dice Stefano in Atti 7. Puo significare che gli angeli erano presenti quando Mose ha ricevuto la “legge” sul monte
    Pero bisogna fare una distinzione tra “Alleanza” e Patto
    L’alleanza si fa tra pari mentre il “Patto” tra uno superiore con uno inferiore. Patto in ebraico e Taglio e si fa col sangue
    Ho scritto cosi a naso poi saro piu preciso quando rivedro i miei appunti Shalom

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