Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Legge senza fede?

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Questa voce fa parte 6 di 18 nella serie Lettera ai Galati

E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio è evidente, perché il giusto vivrà per fede. Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: «Chi avrà messo in pratica queste cose, vivrà per mezzo di esse». 

(Galati 3:11-12 – La Bibbia)



La legge e la fede sono forse in contrapposizione l’una con l’altra? A prima vista questo brano sembrerebbe dare una risposta affermativa a questa domanda, ma come sempre dobbiamo stare ben attenti a considerare bene le frasi sintetiche di Paolo nel contesto più ampio dell’intera rivelazione biblica a cui lui faceva riferimento.

Come abbiamo visto la legge che Dio aveva dato ad Israele dopo aver liberato il popolo dalla schiavitù d’Egitto era un patto che impegnava entrambe le parti, Dio e il popolo, l’uno verso l’altro.

È importante notare che la base della legge era la fedeltà al Dio che li aveva liberati dall’Egitto.  Non a caso il decalogo comincia con queste parole:

Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me. (Esodo 20:1-3)

Il monoteismo, la fede nell’unico vero Dio Creatore dei cieli e della terra, era quindi la base dell’Ebraismo. 

Quando Paolo scrive che “la legge non si basa sulla fede” non intende quindi affermare che si potesse legittimamente rispettare la legge senza avere fede nell’unico vero Dio. Anzi, leggendo l’antico testamento,  si trovano diversi richiami di Dio  contro una religione fatta di azioni che non erano accompagnate da un vero timore di Dio.  Ad esempio in Is 1:11-20 Dio prende le distanze da un comportamento apparentemente religioso che però veniva smentito nella vita di tutti i giorni da una mancanza di amore per Dio e per il prossimo.

Come abbiamo visto in precedenza, la legge prevedeva benedizioni e maledizioni che non riguardavano la vita dopo la morte ma piuttosto erano legate alla sopravvivenza di Israele come popolo nel suo territorio. L’ubbidienza alla legge doveva comunque essere una conseguenza della fede. Il rapporto con Dio di ogni singolo israelita doveva basarsi sulla fede che aveva già caratterizzato Abele, Noè, Abraamo e tutti coloro che erano vissuti ancora prima che fosse data la legge.

Qui Paolo cita un brano dell’antico testamento, Habacuc 2:4, che confermava la nozione secondo cui il giusto avrebbe vissuto per la sua fede, ovvero credendo e confidando nelle promesse di Dio. Il contesto del profeta Habacuc ci permette di comprendere meglio cosa ciò significhi.

Ai suoi tempi Habacuc aveva appreso che il suo popolo sarebbe caduto per mano dei babilonesi ma Dio gli aveva garantito che ci sarebbe stato ancora un futuro per loro e che Dio avrebbe fatto giustizia. Habacuc aveva compreso e aveva esercitato la sua fede, accettando la difficile situazione a cui Israele andava incontro ma guardando al futuro con speranza:

“io mi rallegrerò nel SIGNORE, esulterò nel Dio della mia salvezza. DIO, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle alture. ” (Ab  3:18-19)

Citando Habacuc Paolo stava indicando che lui e i suoi connazionali Giudei dovevano esercitare la medesima fede a dispetto della situazione difficile in cui si trovavano, sottoposti ancora ai Romani. Anche se Gesù non li aveva liberati dai Romani ed era stato crocifisso, Egli era davvero il Messia, era risorto e un giorno sarebbe tornato come aveva promesso per stabilire saldamente il suo regno.  Prima del suo ritorno, Israele avrebbe affrontato ancora un lungo periodo difficile, come Gesù aveva preannunciato (Mt 23:37-39), ma coloro che avrebbero riposto in lui la loro fede non sarebbero stati delusi! 

Con queste premesse, possiamo ora comprendere cosa intendeva sottolineare Paolo con la frase provocatoria secondo cui “la legge non si basa sulla fede”.

Molti suoi connazionali credevano certamente in Dio e stavano cercando sinceramente di ubbidire alla legge secondo quanto indicato dalla legge stessa: “Osserverete le mie leggi e le mie prescrizioni, per mezzo delle quali chiunque le metterà in pratica vivrà.” (Le 18:5). Ma allo stesso tempo essi non avevano seguito l’esempio di Habacuc che aveva creduto alle promesse di Dio nonostante le difficoltà immediate a cui Israele andava incontro. Infatti essi si erano fermati alla croce, rifiutandosi di accettare che Gesù potesse essere il Messia anche se era stato ucciso. Essi avevano quindi chiuso la porta in faccia all’unico che poteva davvero ribaltare la maledizione in benedizione! In tal senso la loro ubbidienza alla legge era slegata dalla fede nel Messia Gesù ed essi rimanevano sotto maledizione!

Come vedremo, la legge non era stata da Dio per giustificare l’uomo davanti a Lui (Ga 4:21) ma per istruire Israele su come avrebbe dovuto comportarsi in un mondo idolatra per essere la sua luce tra i popoli in attesa della venuta del Messia. Quindi, scindere la legge dalla fede nel Messia, come molti Giudei stavano facendo, non poteva portare nulla di buono.  

Tornando alla domanda iniziale, la legge e la fede non sono in contrapposizione l’una con l’altra. D’altra parte Paolo stesso era una persona che aveva fede in Gesù pur essendo un Giudeo rispettoso della legge. Ma purtroppo molti connazionali di Paolo, avendo rifiutato Gesù, stavano in effetti perseguendo una legge che non si basava sulla fede nel Messia.

Se uno straniero pensava di ottenere dei vantaggi davanti a Dio diventando Giudeo tramite la circoncisione, e sottomettendosi quindi alla legge, stava sbagliando strada.  Infatti i cristiani della Galazia avevano già riconosciuto Gesù come Messia di Israele e avevano abbracciato la salvezza che Egli aveva esteso a tutte le nazioni.  Accettando la circoncisione essi non avrebbero ricevuto benedizioni ulteriori ma avrebbero solo rafforzato la convinzione di quei Giudei che avevano rifiutato Gesù  continuando a tenere in piedi il muro tra Giudei e gentili che Gesù con la sua opera aveva abbattuto. 

È triste notare che, a distanza di duemila anni, questo pericolo è sempre presente nella cristianità, infatti se da una parte ci sono cristiani che hanno sviluppato un vero e proprio antisemitismo assolutamente da condannare, ci sono anche molti che promuovono la pratica di  usanze ebraiche legate alla legge di Mosè che non hanno alcun significato se praticate al di fuori del popolo di Israele.  Che Dio ci aiuti perché è sempre difficile riuscire a trovare un equilibrio. 

 

 

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