- Quale vangelo?
- Un unico messaggio
- Un grande pericolo
- Figli di Abraamo
- Sotto maledizione?
- Legge senza fede?
- Riscattati dalla maledizione
- Dio mantiene le promesse
- La legge e la vita
- Lo scopo della legge
- Siamo schiavi o figli?
- Rapporti incrinati
- Liberi in Cristo
- Quello che conta
- Camminate per lo Spirito
- Giudizio o aiuto?
- Seminare e raccogliere
- Nuove creature
Io dico: finché l’erede è minorenne, non differisce in nulla dal servo, benché sia padrone di tutto; ma è sotto tutori e amministratori fino al tempo prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo bambini, eravamo tenuti in schiavitù dagli elementi del mondo; ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione. E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: «Abbà, Padre». Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio. In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, avete servito quelli che per natura non sono dèi; ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, di cui volete rendervi schiavi di nuovo? Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Io temo di essermi affaticato invano per voi. Siate come sono io, fratelli, ve ne prego, perché anch’io sono come voi.
(Galati 4:1-12 – La Bibbia)
L’apostolo Paolo nelle sue lettere dimostra di aver accolto con entusiasmo l’inizio di una nuova era, caratterizzata dalla venuta di Gesù Cristo in questo mondo. Per Paolo la venuta di Gesù era il culmine della storia, l’evento che cambiava la storia dell’umanità, l’evento con il quale il Signore sconfiggeva le forze della malvagità che a Lui si oppongono (si veda Col 2:15) mantenendo le sue promesse di redenzione verso l’umanità che, proprio lasciandosi influenzare da tali forze, aveva peccato contro di lui fin dal giardino dell’Eden.
Prima della venuta di Gesù, Giudei e stranieri avevano fatto percorsi molto diversi. Come abbiamo letto in precedenza i Giudei avevano ricevuto la legge che era stata loro precettore proprio per prepararli a ricevere il Messia (Ga 3:24-25) mentre la maggioranza degli stranieri fin dai tempi antichi, influenzata da forze malvagie, talvolta indicati come dèmoni (De 32:17, 2Cr 11:15, Salmo 106:37), non adorava il vero Dio Creatore dei Cieli e della terra ma era dedito all’idolatria nelle sue varie forme.
Nel brano che abbiamo appena letto Paolo spiega ai suoi lettori, in maggioranza stranieri, il fatto che nonostante questi percorsi molto diversi, entrambi i gruppi erano ora confluiti nella medesima famiglia secondo il disegno che Dio aveva già annunciato ad Abraamo.
Come spesso accade Paolo utilizza delle similitudini per descrivere le realtà spirituali. Così egli paragona i Giudei ai figli di un padrone di casa e i pagani a servi che non hanno alcun rapporto di figliolanza con il padrone. Finché sono piccoli la differenza tra gli uni e gli altri non è evidente ma quando i bimbi crescono ed entrano nella piena maturità, i figli si appropriano dell’eredità mentre i servi ovviamente ne sono esclusi. Ma cosa succede se al momento della maggiore età il padrone di casa decide di adottare anche i servi come figli? Questo è proprio ciò che era accaduto con la venuta di Gesù il Messia, luce delle nazioni.
Paolo aveva già descritto nella sezione precedente la condizione dei Giudei fino alla venuta di Gesù come quella di bambini sotto tutore (Ga 3:24-25). Proseguendo il discorso Paolo conclude che, pur essendo figli ed eredi, gli Ebrei non si erano appropriati dell’eredità perché, proprio come minorenni, essi erano sotto tutore. Il tutore, come abbiamo visto, era la legge che doveva condurre il “bambino” Israele verso la maturità. In sostanza la parte sostanziale delle promesse di Dio non erano ancora state elargite prima della venuta di Gesù perché lo scopo del Signore era sempre stato quello di allargare la famiglia (si legga a questo proposito Ebrei 11:39-40).
Anche i pagani, fino alla venuta di Gesù, avevano avuto i propri tutori, ma tutori ben diversi… Infatti essi erano sottoposti agli “elementi del mondo”. Si noti che questo termine non è banale, infatti il termine originale per “elemento” (greco: stoicheia) poteva assumere una varietà di significati in base al contesto, potendo indicare i principi base della spiritualità così come le lettere dell’alfabeto o gli elementi di base della materia, ma anche potenze spirituali malvagie che stanno proprio alla base dell’idolatria. L’utilizzo del termine in questo brano è stato grande oggetto di discussione tra gli studiosi, ma mi sembra sensata l’ipotesi secondo cui qui Paolo si riferisca agli “elementi del mondo” in modo negativo, con riferimento all’influenza di potenze spirituali malvagie. Infatti nel descrivere la condizione degli stranieri prima della venuta di Gesù, egli dice che hanno servito “quelli che per natura non sono dèi”, ovvero falsi dèi dietro i quali si nascondevano appunto forze spirituali opposte a Dio.
Ma, come dicevamo, la venuta di Gesù aveva cambiato tutto.
Infatti quando giunse la pienezza del tempo, ovvero quando giunse il momento opportuno che Dio aveva decretato, Gesù il Messia, il Figlio di Dio, pur essendo divino era venuto nel mondo come un essere umano (“nato da donna”) e all’interno del popolo di Israele (“nato sotto la legge”) per riscattare innanzitutto quelli che erano sotto la legge, ovvero il popolo di Israele. Unendosi a Gesù il Messia quello era il momento in cui Israele sarebbe dovuto entrare nella maturità appropriandosi dell’eredità, della pienezza delle promesse di Dio.
Ma, allo stesso tempo, c’era una buona notizia anche per quelli che fino a quel momento non avevano il diritto di essere chiamati figli e non avevano alcuna eredità. Infatti Paolo afferma che Gesù non era venuto solo per riscattare quelli che erano sotto la legge ma anche affinché gli stranieri ricevessero l’adozione come figli.
Ciò che molti non considerano leggendo questo brano, e in generale leggendo il nuovo testamento, è che fosse piuttosto normale considerare che ci fosse un rapporto di figliolanza tra Dio e Israele visto che questo era stato affermato da Dio stesso fin da quando aveva fatto uscire gli Israeliti dall’Egitto (Esodo 4:22-23). Il vero ostacolo da superare per coloro che insistevano sulla circoncisione degli stranieri era la comprensione del fatto che anche gli stranieri fossero già stati “adottati” come figli tramite la fede in Gesù Cristo!
Si noti che nel brano che abbiamo appena letto Paolo parla proprio di “adozione” riferendosi non solo ai Giudei che avevano anche creduto in Gesù entrando di fatto nella piena maturità come figli, ma proprio riferendosi anche agli stranieri che entravano a far parte a pieno titolo della famiglia: “affinché noi ricevessimo l’adozione. E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: «Abbà, Padre». Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio. È chiaro che Paolo sta adottando qui il punto di vista degli stranieri che ora acquisiscono il diritto di essere chiamati figli e non più semplici servi!
La venuta di Gesù aveva quindi aperto le porte della famiglia di Dio agli stranieri che riconoscevano l’opera salvifica del Messia anche per loro! Questo era confermato dal fatto che anche gli stranieri avevano ricevuto lo Spirito Santo che dentro di loro testimoniava del loro stato di figliolanza portandoli a gridare a Dio chiamandolo Padre. Essi ora non erano più servi ma figli e quindi eredi per grazia di Dio.
Comprendiamo allora perché Paolo era preoccupato del fatto che alcuni stranieri stavano considerando la circoncisione come mezzo per entrare a fare parte del popolo di Dio, sottomettendosi alla legge di Mosè. Infatti essi avrebbero riconosciuto alla circoncisione e alla legge un ruolo che non aveva.
Ma perché Paolo considera addirittura questa loro adesione al Giudaismo come un ritorno alla schiavitù sotto gli “elementi del mondo”, ovvero sotto l’influenza delle forze malvagie che influenzavano i pagani quando erano idolatri? Sono parole piuttosto forti che non si adattano alla legge che Dio ha dato ad Israele… Cerchiamo quindi di comprendere meglio a cosa si riferisce Paolo.
Che Paolo considerasse la legge data ad Israele come qualcosa di santo, giusto e buono è fuor di dubbio (si legga a questo proposito Romani 7:12). Infatti tutte le leggi che Dio aveva dato ad Israele contribuivano alla funzione di tutore che avrebbe condotto al Messia.
Fino alla venuta di Gesù, poteva anche aver avuto senso che uno straniero si unisse ad Israele tramite la circoncisione per aspettare insieme la “maturità” che sarebbe giunta con il Messia. Ma in quel momento storico, dopo la venuta di Gesù, uno straniero che aveva già ricevuto lo Spirito Santo come sigillo, come testimonianza della sua figliolanza nei confronti di Dio, rischiava di accostarsi alla legge in un modo profondamente sbagliato, appropriandosi di riti ed usanze che non gli appartenevano e pensando di avere attraverso quelle pratiche dei vantaggi spirituali che invece non avrebbe avuto! Allo stesso modo avrebbe sbagliato anche un Giudeo che avesse continuato a seguire le prescrizioni della legge rifiutando però Colui a cui la legge puntava, ovvero il Messia Gesù!
Non è quindi la legge in se stessa che viene paragonata agli “elementi del mondo”, ma sono piuttosto gli “elementi del mondo”, ovvero le medesime forze spirituali che prima soggiogavano gli stranieri idolatri, ad esercitare ancora potere su di loro costringendoli a sottomettersi alla circoncisione e alla legge in un modo non richiesto da Dio e negando di fatto ciò che Gesù Cristo aveva già fatto per loro. Allo stesso modo si può dire che i medesimi “elementi del mondo” stavano influenzando anche i Giudei ingannandoli sull’efficacia di continuare a praticare i riti prescritti dalla legge senza aver accolto il Messia Gesù.
Infatti quando i Galati erano idolatri il loro calendario religioso (giorni, mesi, stagioni, anni) sanciva il loro legame con le forze occulte che stavano dietro i loro dèi. Ora è evidente che la legge e i suoi rituali e il suo calendario, che Dio stesso aveva dato ad Israele, non avevano nulla di sbagliato in sè, anzi avevano un significato storico-salvifico importante per i Giudei, ma i Galati che provenivano dal paganesimo ed ignoravano la storia di Israele si sarebbero accostati ad essi in modo superstizioso, sentendosi obbligati e senza neanche capire ciò che quelle cose prefiguravano. Ecco perché essi rischiavano di essere soggiogati alle medesime forze occulte a cui erano soggiogati prima!
Per Paolo una religione che non accoglie nel modo corretto l’opera del Messia, sia essa pagana/idolatra, sia essa in qualche modo basata sull’osservazione della legge, rimane comunque sotto l’influenza di forze spirituali contrarie a Dio. Per questo motivo Paolo temeva di essersi affaticato invano per i Galati che sembravano semplicemente aver fatto un percorso dalla padella nella brace.
L’esortazione di Paolo si conclude facendo notare ai Galati che, come Ebreo egli aveva fatto il suo percorso accogliendo con fede Gesù come Messia e godendo quindi delle benedizioni del Patto che Dio aveva fatto con Abraamo. Così egli aveva anche accolto gli stranieri non lasciandosi più influenzare dalle tradizioni del Giudaismo farisaico che lo tenevano separato da loro. Allo stesso modo gli stranieri avevano fatto il loro percorso abbandonando l’idolatria per essere benedetti in Abraamo attraverso la fede in Gesù Cristo. In sostanza Paolo e i Galati avevano fatto due percorsi inversi che li avevano però condotti all’unità in Cristo ed era quindi importante che i Galati non si lasciassero trascinare oltre. Ecco perché Paolo conclude questa sezione così: “Siate come sono io, fratelli, ve ne prego, perché anch’io sono come voi.”
Se ci pensiamo bene, anche noi oggi corriamo gli stessi rischi che correvano i Galati. infatti, siamo sinceri, quanti di noi praticano riti e feste religiose senza neanche comprenderne le origini e il significato? Quanti di noi subiscono l’influenza del paganesimo anche nella propria pratica cristiana? Questo è favorito anche dal fatto che In un mondo sostanzialmente materialista, quasi tutti noi non siamo abituati a prestare attenzione al significato spirituale di ciò che facciamo. Pur non essendo adoratori di idoli in senso stretto. anche noi uomini moderni subiamo un’influenza spirituale da parte dei medesimi “elementi del mondo” a cui erano sottoposti gli antichi Galati.
Infatti se siamo figli di Dio, stiamo bene attenti a non vivere da schiavi dell’avversario di Dio. Le potenze spirituali che si oppongono a Dio, sono ben contente di vederci impegnati nelle nostre pratiche religiose, che pratichiamo spesso in modo superstizioso, se queste non fanno altro che allontanarci da Gesù Cristo per volgere la nostra attenzione altrove.


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