Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Sotto maledizione?

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 Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: «Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica».  

(Galati 3:10 – La Bibbia)



Quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione. È una  frase difficile da comprendere se non la si interpreta alla luce dell’intera rivelazione biblica.  

Per comprendere a cosa si stia riferendo Paolo dobbiamo considerare cosa sono le maledizioni e le benedizioni previste dalla legge di Mosè.

La legge che Dio aveva dato ad Israele si basava sul concetto di patto o alleanza, molto simile ai trattati di vassallaggio comuni nell’antico oriente in cui un potente prometteva la sua protezione al debole in cambio del suo impegno a servirlo. 

Sostanzialmente, i termini del patto, come si legge in Deuteronomio capitoli 27-30,  prevedevano benedizioni per Israele se il popolo avesse fatto la sua parte, mentre prevedeva maledizioni, ovvero conseguenze negative, se il popolo avesse servito altri dèi invece di rimanere fedele al Signore, il Creatore dei cieli e della terra.

In linea di massima le benedizioni che si possono leggere in De 28:1-14 riguardavano la protezione dai nemici, la preminenza sulle altre nazioni , una discendenza numerosa, un buon raccolto e in generale prosperità e una buona riuscita nelle proprie attività. Le maledizioni  si trovano nell’elenco in De 28:15-68 e cominciano proprio con questa frase a cui Paolo allude:

“se non ubbidisci alla voce del SIGNORE tuo Dio, se non hai cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti e tutte le sue leggi che oggi ti do, avverrà che tutte queste maledizioni verranno su di te e si compiranno per te…” (De 28:15)

Le maledizioni prevedevano un ribaltamento delle benedizioni, quindi sconfitta da parte dei nemici, cattivo raccolto, siccità ecc. ma soprattutto un ritorno alla schiavitù come ai tempi dell’Egitto: 

“Per non avere servito il SIGNORE, il tuo Dio, con gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza di ogni cosa, servirai i tuoi nemici che il SIGNORE manderà contro di te, in mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e alla mancanza di ogni cosa; ed essi ti metteranno un giogo di ferro sul collo, finché ti abbiano distrutto.” (De 28:47-48)

“Il SIGNORE ti disperderà fra tutti i popoli, da una estremità della terra fino all’altra; e là servirai altri dèi, che né tu né i tuoi padri avete mai conosciuto: il legno e la pietra.” (De 28:64)

Dio aveva liberato Israele dall’Egitto e si era legato a loro attraverso un patto ma, se il popolo non avesse rispettato i termini del patto, il Signore avrebbe di nuovo permesso che fosse sconfitto e deportato in un’altra nazione.

La storia biblica ci mostra che  purtroppo le cose erano andate proprio in questo modo.  Infatti il popolo di Israele  si era diviso nei secoli successivi in regno del nord con capitale Samaria e regno di Giuda con capitale Gerusalemme, ed entrambi i regni erano stati trascinati verso l’idolatria dai propri re ignorando tutti gli avvertimenti che Dio aveva mandato attraverso i profeti.  Così Samaria era caduta nel 722 a.c. ad opera degli Assiri e Gerusalemme era caduta definitivamente nel 586 a.c. dopo un lungo assedio ad opera dei Babilonesi. I dettagli si possono leggere nei libri biblici di 1-2 Re e 1-2 Cronache e nei vari libri profetici come Isaia, Geremia, Osea, ecc.

Da quel momento in poi Israele non è mai più stato davvero indipendente, infatti dopo il ritorno da Babilonia, Israele è sempre stato soggetto ad altri popoli. Dopo i Medo-Persiani erano arrivati i Greci con Alessandro Magno che poi aveva lasciato quei territori ai suoi generali ed infine, come sappiamo, era cominciato il dominio di Roma.

Ma le scritture profetiche avevano annunciato che un giorno Israele sarebbe tornato agli antichi splendori infatti sarebbe venuto un liberatore, un Re discendente di Davide, il cosiddetto Messia (che significa “Unto”) che avrebbe riportato la giustizia e avrebbe ristabilito il Regno di Israele. In sostanza il Messia sarebbe stato un nuovo Mosè che avrebbe guidato Israele in una sorta di nuovo esodo per tornare ad avere un buon rapporto con Dio, annullando gli effetti della maledizione. Questa era l’aspettativa dei Giudei durante quel lungo periodo di dominio straniero.

Poi finalmente il Messia era arrivato. Ma cosa era accaduto?  Il programma di Gesù era diverso da quello che molti si erano aspettati, infatti egli non avrebbe solo liberato Israele dai nemici ristabilendo il regno di Davide ma avrebbe anche risolto in modo definitivo il problema del peccato e delle sue conseguenze per l’umanità. Entrambi gli aspetti erano descritti nelle scritture (antico testamento) ma molti non avevano compreso che la stessa persona potesse essere il servo sofferente che dà la sua vita per i peccati del popolo (Is 53:12) e il Re Messia il cui regno dura per sempre (Da 7:12-13).  Infatti, come poteva il Messia morire per i peccati del popolo e allo stesso tempo regnare per sempre? La risposta è solo una: Gesù doveva risorgere dai morti. 

A dispetto di quanto molti pensano, non era banale comprendere queste cose leggendo le scritture. Infatti Gesù stesso, dopo la sua risurrezione, dovette aprire la mente dei propri discepoli affinché potessero comprendere il piano di Dio rivelato nelle scritture dell’antico testamento che fino a quel momento era rimasto oscuro anche a loro (Luca 24:44-47).

Purtroppo, come sappiamo, molti in Israele avevano rifiutato Gesù come Messia. A quel punto chi li avrebbe liberati dalla maledizione prevista dalla legge? Chi li avrebbe liberati dai loro nemici? Chi avrebbe ristabilito il regno di Israele? Gesù stesso si era espresso in questo modo annunciando le conseguenze del loro rifiuto:

«Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Infatti vi dico che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”» (Matteo 23:37-39)

La storia ci mostra che pochi decenni dopo, intorno al 70 d.c.,  Gerusalemme e il suo tempio sarebbero stati nuovamente distrutti come Gesù aveva preannunciato (si legga Mt 24:2) e il popolo di Israele avrebbe affrontato tempi difficili, cessando di esistere come nazione, disperso tra le altre nazioni fino ai nostri giorni. 

Secondo quanto abbiamo appena letto, Il Signore Gesù tornerà solo quando il popolo di Israele lo invocherà e lo accoglierà come Messia con le parole tratte dal  salmo 117: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.   Nel corso della storia ovviamente molti Giudei hanno riconosciuto Gesù come Messia ma l’idea di molti studiosi della bibbia è che Gesù si riferisse ad un’esperienza nazionale a partire dalle guide di Israele. In questi termini, ad oggi, questo non è ancora avvenuto.

L’apostolo Paolo sapeva, e questo lo addolorava molto, che anche se molti Giudei avevano riconosciuto Gesù come Messia, la maggioranza dei suoi connazionali lo aveva rifiutato e stava sviluppando un atteggiamento ostile verso coloro che avevano creduto in Gesù.  In tale situazione, quali vantaggi avrebbe avuto uno straniero che aveva già ricevuto la benedizione di Dio attraverso lo Spirito Santo (Ga 3:14) ad entrare a fare parte, tramite la circoncisione, di un popolo che nel suo insieme viveva ancora gli effetti della maledizione prevista dalla legge proprio perché stava rifiutando la cura di Dio per la propria malattia spirituale?  Per questo motivo Paolo era molto perplesso di ciò che stava accadendo tra i credenti della Galazia.

Forse nessuno di noi ha mai pensato di farsi circoncidere per diventare Giudeo e quindi questi temi sembrano molto lontani dalla nostra esperienza quotidiana. Eppure, se ci pensiamo bene, quante volte abbiamo pensato che  delle pratiche particolari potessero farci guadagnare qualche merito davanti a Dio? Ricordiamoci che il nostro Dio ci ha già “benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” (Ef 1:3). Se in Cristo abbiamo già ogni benedizione spirituale da parte di Dio, cosa potremmo desiderare di più?

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