Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Quello che conta

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Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. Dichiaro di nuovo: ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta la legge. Voi che volete essere giustificati dalla legge, siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. Poiché quanto a noi, è in spirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia. Infatti, in Cristo Gesù non ha valore né la circoncisione né l’incirconcisione; quello che vale è la fede che opera per mezzo dell’amore. Voi correvate bene; chi vi ha fermati perché non ubbidiate alla verità? Una tale persuasione non viene da colui che vi chiama. Un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta. Riguardo a voi, io ho questa fiducia nel Signore, che non la penserete diversamente; ma colui che vi turba ne subirà la condanna, chiunque egli sia. Quanto a me, fratelli, se io predico ancora la circoncisione, perché sono ancora perseguitato? Lo scandalo della croce sarebbe allora tolto via. Si facciano pure evirare quelli che vi turbano! Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri; poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non essere consumati gli uni dagli altri.
(Galati 5:2-15 – La Bibbia)


Se una persona vi regalasse un biglietto di ingresso prepagato per assistere ad un evento e, al momento di entrare, voi acquistaste un altro biglietto, quel biglietto prepagato non vi servirebbe a nulla e oltretutto voi avreste disprezzato la persona che ve lo ha regalato.

Senza rendersene conto, i Galati, insistendo per farsi circoncidere e diventare così proseliti Giudei e parte del popolo di Israele, stavano proprio disprezzando ciò che Gesù Cristo aveva già fatto per loro accogliendoli nel popolo di Dio. Provocatoriamente Paolo afferma che, così facendo, rinunciavano di fatto alla grazia di Dio e si separavano da Cristo.

Diventare un proselito Giudeo comportava l’impegno a rispettare tutta la legge di Mosè, quindi se uno straniero si univa al popolo di Israele attraverso la circoncisione dopo aver già ricevuto la grazia di Dio in Gesù, stava affermando implicitamente che la grazia di Dio non era sufficiente ed era necessario sottoporsi alla legge. La legge non veniva quindi utilizzata in modo legittimo come un tutore per condurre a Cristo ma veniva aggiunta a Cristo per ottenere la piena salvezza (si veda le affermazioni di alcuni Giudei in Atti 15:1). Procedere in quel modo non aveva quindi alcun senso.

Per avvalorare le proprie tesi, probabilmente alcuni avevano sparso la voce che anche l’apostolo Paolo comunque predicava la circoncisione tra gli stranieri ma egli respinge con forza queste accuse. D’altra parte se fosse stato così, perché subiva forte opposizione dai Giudei ovunque si recasse? Essi infatti lo perseguitavano perché predicava un Messia che era stato ucciso su una croce, uno scandalo per i Giudei. Ma Paolo predicava la croce proprio come mezzo per includere anche i gentili nel popolo di Dio e quel messaggio era incompatibile con la predicazione della circoncisione degli stranieri per entrare a fare parte del popolo di Israele!

In effetti leggendo il libro degli Atti vediamo che egli aveva fatto circoncidere solo Ebrei. Ad esempio fece circoncidere Timoteo che era ebreo, in quanto figlio di mamma ebrea, ma non ancora circonciso perché il padre greco non lo aveva fatto circoncidere.  Ovviamente per poter testimoniare nelle sinagoghe insieme a Paolo era necessario che fosse accettato pienamente come Ebreo (vedi At 16:1-3).  Ma per quanto riguarda gli stranieri, come ad esempio Tito che era di famiglia greca (Ga 2:3), Paolo non aveva mai richiesto la circoncisione.

L’apostolo Paolo infatti aspettava la “speranza della giustizia” che accomunava tutti i discepoli di Gesù, ovvero l’attesa della manifestazione piena della nuova creazione di Dio quando i figli di Dio avrebbero ottenuto la piena redenzione (Si legga Ro 8:19-25), il mondo a venire nel quale Dio avrebbe ristabilito la giustizia (si veda 2Pietro 3:13). Ma egli aspettava tutto questo lasciandosi guidare dallo Spirito di Dio, per fede, confidando nella grazia e nelle promesse di Dio, non tentando di raggiungere la perfezione con lo sforzo umano. 

Infatti per entrare nel regno di Dio dove regna la giustizia non conta né la circoncisione né l’incirconcisione, ovvero non ha nessuna importanza il popolo di cui facciamo parte dal punto di vista fisico. Ciò che conta è proprio la fede, la medesima fede che aveva caratterizzato Abraamo.

Ovviamente la fede porta i suoi frutti nel nostro modo di vivere,  si manifesta in modo concreto attraverso l’amore, il medesimo amore che Cristo ha mostrato sulla croce. Infatti la libertà cristiana non doveva essere usata per vivere secondo le proprie inclinazioni peccaminose come qualcuno avrebbe potuto pensare,  ma doveva essere usata per servirsi gli uni gli altri con amore. D’altra parte l’amore per il prossimo che si manifesta in modo concreto racchiude in sé il principio base della legge di Dio. Lo stesso Gesù ci ha dato il più grande esempio di amore arrivando a dare la sua vita sulla croce per ognuno di noi. 

Mentre la fede porta un frutto d’amore e porta i credenti a servirsi gli uni gli altri, gli sforzi umani portano sempre gli uni a sentirsi migliori degli altri, ed era probabilmente proprio ciò che stava accadendo nelle chiese della Galazia. Ecco perché, con una certa ironia, Paolo li invita a stare attenti perché mordendosi e divorandosi a vicenda, avrebbero finito solo per logorarsi a vicenda.

Anche se stava parlando con una certa durezza, l’apostolo Paolo aveva  visto l’amore dei Galati quando egli aveva predicato loro il vangelo (vedi Ga 4:13-15), un amore che testimoniava di ciò che il Signore aveva operato nella loro vita ed era quindi convinto che la loro conversione fosse genuina. Sottolineando in maniera provocatoria la gravità di ciò che stavano per fare, egli  si aspettava una reazione positiva e si aspettava che non si lasciassero più influenzare da coloro che insistevano per la circoncisione. È infatti verso coloro che li stavano turbando che Paolo manifesta pienamente il suo dissenso. Paolo li paragona al lievito che anche in piccole quantità può fare lievitare tutta la pasta. Così quelle persone stavano influenzando l’intera comunità con la loro maldicenza e con la loro insistenza sulla circoncisione. Ironicamente, Paolo arriva ad affermare che se proprio ci tenevano alla circoncisione potevano anche andare oltre e farsi evirare! 

Chiediamo al Signore perché illumini ognuno di noi e ci faccia comprendere ciò che conta nel nostro rapporto con lui e con gli altri, ovvero la fede che opera per mezzo dell’amore. Che Dio ci dia di apprezzare con gioia l’opera dello Spirito dentro di noi che ci porta ad aspettare con fede la speranza della giustizia. Non lasciamo che nessuno ci derubi di quella gioia e ci porti a pensare che dobbiamo fare qualcos’altro per entrare nel mondo a venire. Godiamoci pienamente ciò che Dio ci ha dato e operiamo con amore, non per ottenere salvezza ma piuttosto per riconoscenza verso Dio che ci ha salvato e per condividere la medesima gioia e speranza anche con le altre creature di Dio che incontriamo sul nostro cammino.

Lettera ai Galati

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