- Quale vangelo?
- Un unico messaggio
- Un grande pericolo
- Figli di Abraamo
- Sotto maledizione?
- Legge senza fede?
- Riscattati dalla maledizione
- Dio mantiene le promesse
- La legge e la vita
- Lo scopo della legge
- Siamo schiavi o figli?
- Rapporti incrinati
- Liberi in Cristo
- Quello che conta
- Camminate per lo Spirito
- Giudizio o aiuto?
- Seminare e raccogliere
- Nuove creature
Guardate con che grossi caratteri vi ho scritto di mia propria mano!
Tutti coloro che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere e ciò al solo fine di non essere perseguitati a causa della croce di Cristo. Poiché neppure loro, che sono circoncisi, osservano la legge; ma vogliono che siate circoncisi per potersi vantare della vostra carne. Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo. Infatti, tanto la circoncisione che l’incirconcisione non sono nulla; quello che importa è l’essere una nuova creatura. Su quanti cammineranno secondo questa regola siano pace e misericordia, e così siano sull’Israele di Dio.
Da ora in poi nessuno mi dia molestia, perché io porto nel mio corpo il marchio di Gesù.
La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.(Galati 6:11-18 – La Bibbia)
Quando un amico ci scrive ci aspettiamo che usi un tono informale. Resteremmo stupiti se egli ci scrivesse in modo distaccato come se scrivesse a degli estranei.
Qui accade più o meno lo stesso. Paolo normalmente dettava le sue lettere attraverso dei collaboratori e lo fece anche in questo caso, ma in chiusura diede un tocco personale scrivendo alcune frasi di suo pugno proprio per far sentire la sua vicinanza ai credenti della Galazia nonostante tutti i problemi affrontati nella lettera. Sì, egli aveva usato parole piuttosto dure nei loro confronti ma lo aveva fatto sempre pensando a loro come a suoi fratelli e sorelle in fede a cui voleva davvero bene.
In queste frasi scritte di suo pungo egli sottolinea la cosa più importante, il cuore del discorso, ciò che sarebbe dovuto rimanere impresso nella mente dei suoi lettori.
Alla fine, tutto si riassumeva in un concetto molto semplice: la croce di Cristo.
Attenzione, lungi da noi il pensare che Paolo si riferisse alla croce come ad un oggetto, magari appeso ad un muro o attaccato ad una collana… Infatti con l’espressione “la croce di Cristo” Paolo si riferiva all’opera di Gesù sulla croce, alla sua morte per i nostri peccati. Se il Signore Gesù fosse vissuto in un’altra epoca, non sarebbe stato ucciso su una croce ma non sarebbe cambiato nulla! Non è lo strumento utilizzato per uccidere quello sul quale dobbiamo concentrarci, ma su ciò che esso rappresenta.
Così Paolo riassume in poche parole l’effetto che la morte di Gesù sulla croce aveva avuto sulla sua vita. Ponendosi di fronte ad un Dio giusto e santo, Paolo non poteva certamente vantarsi dei suoi meriti, della sua conoscenza, delle sue buone opere. No, non c’era nulla di cui Paolo potesse vantarsi di fronte a Dio se non della croce di Cristo, ovvero di ciò che il Signore Gesù aveva fatto per lui dando la sua vita affinché Paolo potesse avere vita eterna.
Paolo sapeva che credere in Gesù significava identificarsi con Lui e con ciò che lui aveva fatto sulla croce. Paolo sapeva che quando Gesù era morto, lo aveva fatto al suo posto, pagando per il suo peccato. Così la vittoria che Gesù aveva riportato sulla morte attraverso la risurrezione era diventata la vittoria di Paolo. Egli aveva compreso che identificandosi con Gesù poteva vivere una nuova vita guidato dal Signore. Così era come se lui fosse stato crocifisso e fosse quindi morto rispetto al mondo e il mondo fosse morto per lui. Era quindi morto a quel sistema lontano da Dio in cui siamo immersi ogni giorno, ed era risorto per vivere in modo diverso, con una prospettiva nuova, servendo il Signore Gesù e non più la propria natura peccaminosa.
Comprendendo appieno il significato della croce di Cristo, ognuno avrebbe compreso che tanto la circoncisione che l’incirconcisione non contavano nulla. Ciò che contava era l’identificazione piena con Gesù e la nuova vita che lui infondeva in coloro che facevano quell’esperienza. Insomma quello che importava davvero era una sola cosa: essere una nuova creatura.
Se i Galati avessero aperto gli occhi su questa semplice realtà, avrebbero compreso l’inutilità di sottoporsi alla circoncisione. Alla fin fine, essere circoncisi poteva essere comodo perché essi avrebbero evitato la persecuzione. D’altra parte nell’impero romano la religione ebraica era religione lecita e infatti le sinagoghe avevano la libertà di svolgere le proprie attività.
Perché essere perseguitati se lo si può evitare? Paolo sospettava che quello fosse un punto sul quale facevano leva coloro che insistevano per la circoncisione. Inoltre essi volevano accrescere la propria influenza attraverso un maggior numero di proseliti, attraverso quel segno nella carne, ma secondo Paolo non avevano davvero grande interesse nel rispetto della legge. D’altra parte, anche Gesù nei suoi dialoghi con i Farisei aveva spesso messo in evidenza che questi ultimi avevano finito per adattare la legge alle proprie tradizioni, stravolgendo di fatto lo spirito della legge. Paolo, essendo un fariseo, sapeva bene che i Galati avrebbero finito per trovarsi a rispettare le regole imposte dai farisei, continuando di fatto a ignorare lo spirito della legge che Gesù aveva insegnato.
Da parte sua, Paolo aveva invece dimostrato di essere pronto a soffrire per Gesù e infatti portava nel suo corpo il marchio di Gesù, ovvero i segni della persecuzione, i segni dei maltrattamenti che aveva subito per Cristo. Era più fedele chi aveva mostrato la sua fedeltà al Signore soffrendo la persecuzione o chi tentava di evitarla per mezzo della circoncisione? Per Paolo le chiacchiere servivano a poco. Erano i fatti che parlavano per lui, pertanto era ora che la smettessero di gettare fango sulla sua persona.
Quindi, se c’era un segno che doveva caratterizzare i cristiani, esso non era un segno nella carne ma un segno sul cuore, un’identificazione completa con l’opera di Gesù sulla croce. E tale segno nel cuore era visibile concretamente nel servizio reso al Signore.
Questo era vero per i Galati ma è vero anche per noi.
Gli uomini vorrebbero avere delle regole da rispettare per potersi guadagnare la vita eterna, ma l’unica regola secondo cui siamo chiamati a camminare è questa: essere una nuova creatura. Siamo nuove creature? Abbiamo la vita di Cristo in noi? Allora cammineremo per lo Spirito, ci serviremo gli uni gli altri, cammineremo nell’amore.
Ecco perché Paolo invoca la pace e la misericordia di Dio su quanti cammineranno secondo questa semplice e unica regola. E questo non valeva solo per gli stranieri, ma anche per gli Israeliti che avevano creduto in Gesù il Messia. Infatti, come sempre era accaduto nella storia di Israele, all’interno di un popolo numeroso di discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe, c’era solo un residuo di persone fedeli che amavano Dio e avevano accettato il suo piano di salvezza in Gesù. A questo sottoinsieme di suoi connazionali, Paolo si riferisce chiamandolo “Israele di Dio”.
Che Dio dia anche a noi di godere della pace e della misericordia di Dio, noi che costituiamo una “Italia di Dio”, o una “Francia di Dio” piuttosto che una “Arabia Saudita di Dio”. Uniamoci nel ringraziamento verso il Signore a tutti i figli di Dio sparsi nel mondo, i quali attendono insieme il ritorno di Gesù Cristo continuando a camminare sempre secondo questa unica regola: essere nuove creature. Fratelli e sorelle in Cristo di tutto il mondo, che la grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con il nostro spirito. Amen.


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