Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Tutto secondo i piani

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This entry is part 68 of 82 in the series Atti degli apostoli
Il giorno seguente, volendo sapere con certezza di che cosa egli fosse accusato dai Giudei, gli tolse le catene e ordinò ai capi dei sacerdoti e a tutto il sinedrio di radunarsi; e, condotto giù Paolo, lo fece comparire davanti a loro.
Paolo, fissato lo sguardo sul sinedrio, disse: «Fratelli, fino ad oggi mi sono condotto davanti a Dio in tutta buona coscienza».
Il sommo sacerdote Anania comandò a quelli che erano vicini a lui di percuoterlo sulla bocca. Allora Paolo gli disse: «Dio percuoterà te, parete imbiancata; tu siedi per giudicarmi secondo la legge e violando la legge comandi che io sia percosso?» Coloro che erano là presenti dissero: «Tu insulti il sommo sacerdote di Dio?» Paolo disse: «Fratelli, non sapevo che fosse sommo sacerdote; perché sta scritto: “Non dirai male del capo del tuo popolo”».
Or Paolo, sapendo che una parte dell’assemblea era composta di sadducei e l’altra di farisei, esclamò nel Sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; ed è a motivo della speranza e della risurrezione dei morti, che sono chiamato in giudizio». Appena ebbe detto questo, nacque contesa tra i farisei e i sadducei, e l’assemblea si trovò divisa. Perché i sadducei dicono che non vi è risurrezione, né angelo, né spirito; mentre i farisei affermano l’una e l’altra cosa. Ne nacque un grande clamore; e alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi, protestarono, dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo; e se gli avesse parlato uno spirito o un angelo?» Poiché il contrasto andava crescendo, il tribuno, temendo che Paolo fosse fatto a pezzi da quella gente, comandò ai soldati di scendere e di portarlo via di mezzo a loro, e di condurlo nella fortezza.
La notte seguente, il Signore si presentò a Paolo e gli disse: «Fatti coraggio; perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma».

(Atti 22:30-23:11 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Tutti facciamo dei piani per il futuro ma ogni tanto può capitare che ci siano degli imprevisti che non ci permettono di realizzarli.

Sappiamo che Paolo aveva pianificato di andare a Roma (At 19:21) ma lo Spirito lo aveva condotto verso Gerusalemme dove egli non sapeva cosa lo aspettasse (At 20:22). Non ci aveva però messo molto a scoprirlo e dopo pochi giorni a Gerusalemme il tribuno Claudio Lisia era riuscito appena in tempo a strapparlo ad una folla che stava per ucciderlo. Improvvisamente i programmi di Paolo sembravano essere irrealizzabili…

Il tribuno Claudio Lisia (apprendiamo il suo nome in At 23:26) non era ancora riuscito a capire con precisione di cosa fosse accusato Paolo. Ritenne quindi necessario un confronto tra Paolo e i membri del sinedrio, il consiglio ebraico che, in epoca romana, si occupava dell’amministrazione della giustizia in Palestina.

«Fratelli, fino ad oggi mi sono condotto davanti a Dio in tutta buona coscienza». Paolo non credeva di avere alcuna colpa dal momento che, come sappiamo, aveva semplicemente accolto da buon ebreo la realizzazione delle promesse fatte ad Israele attraverso il Messia Gesù e, con questo esordio, si apprestava a rendere la sua testimonianza ai membri del sinedrio.

Ma gli interlocutori di Paolo mostrarono l’atteggiamento di chi ha giudicato ancora prima di aver esaminato i fatti nei dettagli, atteggiamento decisamente inappropriato per un consiglio che avrebbe dovuto amministrare la giustizia in Israele. La legge prevedeva che nessuno fosse giudicato senza aver prima ascoltato i testimoni e avergli permesso di difendersi… Insomma il processo avrebbe dovuto avere una certa regolarità che invece il sinedrio non sembrava disposto a concedere a Paolo. Per questo motivo Paolo protestò vigorosamente per essere stato percosso sulla bocca senza motivo. L’espressione “parete imbiancata” non dice molto a noi uomini del ventunesimo secolo ma i presenti la registrarono come un insulto in quanto era un modo idiomatico di dare dell’ipocrita a qualcuno.

In genere un sommo sacerdote è riconoscibile anche dai suoi vestiti ma in quella occasione evidentemente il sommo sacerdote Anania non vestiva nulla di ufficiale che lo rendesse riconoscibile anche ad un occhio esperto come quello di Paolo. Teniamo presente che Paolo mancava da circa 20 anni da Gerusalemme e quindi non conosceva bene i membri del sinedrio. Paolo aveva protestato per essere stato trattato in modo ingiusto ma allo stesso tempo riconobbe che, secondo la legge, doveva portare rispetto per il sommo sacerdote. Nonostante Paolo avesse tutte le ragioni egli avrebbe dovuto esprimere diversamente il suo disappunto. Questo è un esempio di come i cristiani sono chiamati a mantenere un equilibrio tra la denuncia dell’ingiustizia e il rispetto per l’autorità, un equilibrio che non è sempre facile avere soprattutto quando l’autorità si comporta in maniera palesemente ingiusta.

Visto l’atteggiamento del sinedrio, Paolo aveva evidentemente compreso che sarebbe stato inutile tentare ancora di difendersi attraverso la testimonianza di ciò che Gesù aveva fatto nella sua vita, così si giocò, con grande intelligenza, una carta che egli sapeva essere motivo di dibattito tra le due componenti principali del sinedrio, i sadducei e i farisei.

Dichiarando di essere fariseo e di essere chiamato in giudizio perché condivideva la speranza di una vita oltre la vita e quindi della risurrezione dei morti, scatenò il dibattito tra le due fazioni e distolse quindi l’attenzione dei presenti.

Ma d’altra parte Paolo aveva detto la verità. Era proprio la risurrezione di Gesù il centro della sua predicazione ed era proprio la risurrezione la beata speranza che i discepoli di Gesù condividevano.

Paolo aveva fatto centro. Infatti i farisei credevano che ci fosse una risurrezione e che gli esseri umani esistessero anche dopo la morte, in attesa della risurrezione, in una forma alla quale essi si riferivano come “angelo” o “spirito”. Essi sapevano che Paolo aveva affermato in precedenza durante il suo tentativo di difesa pubblica (At 22:18) di aver avuto una visione di Gesù… Pur non credendo che Gesù fosse risuscitato con un corpo, cosa che invece era accaduta secondo i vangeli, qualcuno di loro prese in considerazione la possibilità che ciò che loro chiamavano “spirito” o “angelo” di Gesù gli avesse effettivamente parlato, il che in qualche modo confermava le loro ipotesi sull’aldilà e tirava acqua al loro mulino nel dibattito con i rivali sadducei.

Ma a quel punto il tribuno aveva capito che non sarebbe riuscito ad ottenere i chiarimenti che si era aspettato e così riportò Paolo nella fortezza.

Chissà quali pensieri passavano nella mente di Paolo mentre si trovava nella fortezza. Probabilmente pregava il Signore e si interrogava sul suo futuro. Come dicevamo all’inizio, erano sorti diversi imprevisti sul suo cammino… Egli desiderava ancora servire il Signore e testimoniare di lui ma la situazione sembrava molto incerta.

E fu proprio quella notte che il Signore si rivelò in maniera particolare a Paolo rassicurandolo sul suo futuro: «Fatti coraggio; perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma». Sì, il Signore stesso aveva confermato che Paolo avrebbe realizzato il suo desiderio di raggiungere Roma! Chissà quale gioia aveva provato Paolo in quella notte! Da quella notte in poi, qualunque cosa fosse accaduta, egli l’avrebbe affrontata con la sicurezza di chi sapeva che il Signore gli avrebbe permesso di andare a Roma perché il Signore è fedele e avrebbe mantenuto la promessa. Tutto sarebbe andato secondo i piani.

Se abbiamo il desiderio di realizzare qualcosa per il Signore, se abbiamo dei programmi per onorare il Signore con il nostro servizio, sottoponiamoli a Dio e lasciamo che sia lui ad occuparsene. È possibile che Dio abbia altri programmi per noi e in tal caso dobbiamo accettarlo ma è bello sapere che, se ciò che vogliamo fare è nella volontà di Dio, non ci saranno montagne che il Signore non potrà appianare per portarci lì dove lui ci vuole, perché tutto va secondo i suoi piani.

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