Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Coscienza pulita e false accuse

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This entry is part 70 of 82 in the series Atti degli apostoli
Quelli, giunti a Cesarea e consegnata la lettera al governatore, gli presentarono anche Paolo. Egli lesse la lettera e domandò a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era di Cilicia, gli disse: «Ti ascolterò meglio quando saranno giunti anche i tuoi accusatori». E ordinò che fosse custodito nel palazzo di Erode.
Cinque giorni dopo, il sommo sacerdote Anania discese con alcuni anziani e con un avvocato di nome Tertullo, e si presentarono al governatore per accusare Paolo.
Egli fu chiamato e Tertullo cominciò ad accusarlo, dicendo:
«Siccome per merito tuo, eccellentissimo Felice, godiamo molta pace, e per la tua previdenza sono state fatte delle riforme in favore di questa nazione, noi in tutto e per tutto lo riconosciamo con viva gratitudine. Ora, per non trattenerti troppo a lungo, ti prego di ascoltare brevemente, secondo la tua benevolenza. Abbiamo dunque trovato che quest’uomo è una peste, che fomenta rivolte fra tutti i Giudei del mondo, ed è capo della setta dei Nazareni. Egli ha perfino tentato di profanare il tempio; perciò lo abbiamo arrestato; e volevamo giudicarlo secondo la nostra legge; ma il tribuno Lisia è intervenuto, e lo ha tolto con violenza dalle nostre mani, ordinando che i suoi accusatori si presentassero davanti a te; interrogandolo, potrai tu stesso aver piena conoscenza di tutte le cose di cui noi lo accusiamo».
I Giudei si unirono anch’essi nelle accuse, affermando che le cose stavano così.
Allora Paolo, dopo che il governatore gli ebbe fatto cenno di parlare, rispose: «Sapendo che già da molti anni tu sei giudice di questa nazione, parlo con più coraggio a mia difesa. Perché tu puoi accertarti che non sono più di dodici giorni da quando salii a Gerusalemme per adorare; ed essi non mi hanno trovato nel tempio a discutere con nessuno, né a fare assembramenti di popolo, né nelle sinagoghe, né in città; e non possono provarti le cose delle quali ora mi accusano. Ma ti confesso questo, che adoro il Dio dei miei padri, secondo la Via che essi chiamano setta, credendo in tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti; avendo in Dio la speranza, condivisa anche da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti. Per questo anch’io mi esercito ad avere sempre una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini. Dopo molti anni, sono venuto a portare elemosine alla mia nazione e a presentare delle offerte. Mentre io stavo facendo questo, mi hanno trovato purificato nel tempio, senza assembramento e senza tumulto; e vi erano alcuni Giudei dell’Asia; questi avrebbero dovuto comparire davanti a te ed accusarmi, se avevano qualcosa contro di me. Oppure dicano costoro quale misfatto hanno trovato in me, quando mi presentai davanti al sinedrio; a meno che si tratti di questa sola parola che gridai, quando comparvi davanti a loro: “È a motivo della risurrezione dei morti, che io sono oggi giudicato da voi”».

(Atti 23:34-24:21 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Molte persone oggi considerano i cristiani come una peste per la società, ovvero una vera e propria piaga sociale. In alcuni paesi del mondo i cristiani vengono perseguitati in maniera aperta e condividere la fede cristiana è considerato un reato, ma anche nei paesi occidentali dove il cristianesimo dovrebbe essere la fede dominante, i cristiani sono spesso considerati una piaga con la loro insistenza sul creazionismo o la loro visione della sessualità considerata troppo stringente e retrograda, nonché la loro insistenza sull’uso della bibbia che i più considerano ormai un libro superato e di poco valore.

Anche gli accusatori di Paolo lo consideravano una peste, ovvero una piaga che si espandeva velocemente causando problemi ovunque si trovasse.

Secondo l’avvocato dell’accusa Paolo avrebbe fomentato rivolte fra tutti i Giudei del mondo e sarebbe stato a capo della setta dei Nazareni, un altro modo con cui erano conosciuti i seguaci di Gesù. Noi sappiamo che Paolo non era il capo dei cristiani i quali avevano come unico capo Gesù il Messia e sappiamo anche dai capitoli precedenti qual’era stato il suo modo di operare tra i Giudei sparsi tra le nazioni dell’impero, cercando sempre il dialogo con i suoi fratelli Giudei nelle sinagoghe finché glielo permettevano.

Si trattava evidentemente di false accuse così come’era falsa l’accusa di voler profanare il tempio.
Ma la linea seguita dall’avvocato dell’accusa, di fronte a Felice era chiara.
Tertullo nella sua introduzione aveva appositamente esaltato Felice e aveva mostrato gratitudine nei suoi confronti come persona che garantiva la pace e si preoccupava per il bene della Giudea. In realtà la storia non ci tramanda un Felice così solerte ed efficace nella gestione della Giudea, ma ovviamente Tertullo voleva ingraziarsi il governatore mostrandogli che Paolo era pericoloso, un fomentatore, uno che causava tumulti ovunque si trovasse, in sostanza un uomo di cui Felice avrebbe dovuto preoccuparsi per mantenere la pace nella zona. Il fatto che, a suo dire, Paolo avesse tentato di profanare il tempio, completava il quadro che Tertullo voleva fare emergere, ovvero quello di un Paolo che era talmente provocatorio nei confronti del Giudaismo da contaminare il centro stesso del loro culto, il che avrebbe spiegato il suo arresto.
Insomma Paolo era una peste, una vera e propria piaga sociale che andava debellata.

Paolo si difese in modo ordinato ed efficace. D’altra parte sarebbe stato facile per Felice verificare che in effetti Paolo era stato in città per poco tempo, circa dodici giorni, e durante quel tempo non si era messo a fare discussioni pubbliche con nessuno, né nel tempio, né nelle sinagoghe o in altri luoghi pubblici. Egli ammise di essere un seguace della Via, quella che Tertullo aveva definito la setta dei Nazareni, ma Paolo non la considerava una nuova religione divisa dal Giudaismo. Paolo infatti adorava il medesimo Dio che avevano sempre adorato gli Israeliti e considerava la venuta di Gesù il Messia come la realizzazione delle promesse fatte ai loro padri. Gesù, attraverso la sua risurrezione, aveva anche dimostrato la veridicità della loro speranza nella risurrezione dei giusti e degli ingiusti! In sostanza quella che loro chiamavano setta era in effetti il proseguimento naturale della medesima fede dei loro padri! E proprio perché Paolo credeva nella risurrezione e nel giudizio di Dio dopo la morte, egli si sforzava di mantenere pura la sua coscienza davanti a Dio. La sua presenza a Gerusalemme infatti non era per fomentare alcuna rivolta ma per portare elemosine alla sua nazione e presentare delle offerte, cosa che egli stava appunto facendo nel tempio quando lo avevano arrestato. Inoltre Paolo fece notare un’anomalia nel processo perché i suoi primi accusatori che lo avevano trovato nel tempio, alcuni Giudei dell’Asia (At 21:27-28), non si erano nemmeno presentati lì davanti a Felice per presentare le loro accuse. Quelli che si erano presentati davanti a Felice erano perlopiù membri del sinedrio, tra cui il sommo sacerdote Anania, i quali se fossero stati onesti avrebbero dovuto ammettere che Paolo aveva solo detto di credere nella risurrezione dei morti davanti a loro, la qual cosa di certo non costituiva alcun reato visto che tutti i Farisei la condividevano (At 23:6).

Insomma Paolo non vacillò di fronte alle false accuse dei querelanti perché aveva la coscienza pulita e non aveva bisogno di inventare nulla a sua discolpa, perché era sufficiente dire la verità.

Tornando ai giorni nostri, è possibile che come cristiani, come capita già in varie parti del mondo, ci troveremo prima o poi di fronte a false accuse che vogliono metterci in cattiva luce. E non è detto che i giudici siano dalla nostra parte, infatti la giustizia dell’uomo non corre sullo stesso binario della giustizia di Dio, anzi molto spesso l’uomo chiama bene ciò che Dio chiama male, e viceversa.

Cosa dovremmo fare se ci trovassimo di fronte a false accuse e di fronte ad una giustizia che non soddisfa la giustizia di Dio? Come impariamo da Paolo e dal suo atteggiamento, i cristiani non sono chiamati ad essere ribelli ma sono chiamati ad avere una coscienza pulita e a rendere testimonianza della verità che è in loro, nella speranza che la verità possa conquistare anche i nostri oppositori. D’altra parte, come Paolo, noi crediamo nella risurrezione dei giusti e degli ingiusti e crediamo che, anche se questo mondo non dovesse renderci giustizia, un giorno ci troveremo davanti al Giusto giudice il quale sa distinguere tra il bene e il male e allora, come è scritto in Malachia 3:18, vedremo
“… di nuovo la differenza che c’è fra il giusto e l’empio, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve.” (Malachia 3:18)

Atti degli apostoli

Un agguato sventato Una decisione rimandata

Commenti

  1. Avatar Franco Liotti
    Franco Liotti

    Caro Omar, vorrei ancora ringraziarti e incoraggiarti per le tue ottime riflessioni. Il Signore continui a benedirti in questo ottimo lavoro che stai facendo alla Sua gloria.
    Con sincero affetto fraterno, Franco Liotti

    1. Avatar Omar Stroppiana

      Grazie. Un caro saluto

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