Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Non avere fretta

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Questa voce fa parte 50 di 82 nella serie Atti degli apostoli
Dopo essere passati per Amfipoli e per Apollonia, giunsero a Tessalonica, dove c’era una sinagoga dei Giudei; e Paolo, com’era sua consuetudine, entrò da loro, e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture, spiegando e dimostrando che il Cristo doveva morire e risuscitare dai morti. «E il Cristo», egli diceva, «è quel Gesù che io vi annuncio». Alcuni di loro furono convinti, e si unirono a Paolo e Sila; e così una gran folla di Greci pii, e non poche donne delle famiglie più importanti.

(Atti 17:1-4 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Un errore comune che noi cristiani commettiamo è quello di aspettarci che gli altri comprendano al volo ciò di cui parliamo. Spesso nella nostra esposizione utilizziamo un linguaggio a cui non è abituato chi non è ancora un cristiano e non ha mai letto la bibbia e poi ci stupiamo se molti assistono alla nostra esposizione del vangelo e poi se ne vanno scrollando le spalle.

Facciamo discorsi che a noi sembrano molto logici ma non teniamo conto della situazione di chi ci sta davanti, il quale potrebbe invece avere difficoltà a seguire il nostro ragionamento.

Quando parliamo della nostra fede ad altri dobbiamo piuttosto trovare una base comune da cui partire per costruire un ragionamento e soprattutto non dobbiamo avere fretta.

Anche l’apostolo Paolo nel primo secolo si trovò a parlare con diverse tipologie di persone ed è evidente che il suo approccio non era frettoloso ma cercava di utilizzare gli strumenti a sua disposizione per farsi comprendere dagli altri dedicando il tempo necessario.

A volte poteva trattarsi di stranieri totalmente ignari delle scritture ebraiche e Paolo doveva impostare il discorso in maniera molto più ampia, cercando di portarli a riflettere sull’esistenza stessa di Dio come era accaduto, ad esempio, a Listra (vedi At 14:8-18).

Altre volte, come nei versi che abbiamo letto, Paolo si recava appositamente in luoghi dove sapeva di poter trovare persone con le quali aveva tantissime cose in comune, perché erano Ebrei come lui e leggevano quindi le scritture ebraiche.

Paolo si recò quindi nella sinagoga e cercò di utilizzare la base comune che aveva, ossia le scritture ebraiche, quella porzione della bibbia che oggi conosciamo come “antico testamento”, per dimostrare che il Messia (Cristo) doveva morire e poi risuscitare dai morti, come era appunto accaduto a Gesù.

Dobbiamo comprendere che non era così semplice conciliare l’idea corretta di un Messia che doveva regnare per sempre con quella altrettanto corretta di un servo sofferente che avrebbe dato la sua vita per i peccati del suo popolo e del resto dell’umanità. Perché queste due idee fossero riconciliabili, era necessario che Gesù il Messia fosse ucciso e poi tornasse in vita, in modo da poter poi ritornare, vittorioso sulla morte, come Re dei Re che regna per sempre. Quindi, con molta pazienza, l’apostolo Paolo spiegava loro questi concetti in modo che potessero riconoscere che quel Gesù che lui stava annunciando loro era proprio il Messia promesso nonostante fosse dovuto passare attraverso la morte.

Paolo non si limitò ad un breve messaggio di qualche minuto aspettandosi che i suoi fratelli ebrei comprendessero al volo queste cose, ma dedicò ben tre sabati consecutivi senza avere fretta. Quella pazienza portò frutto e permise di raggiungere il cuore di molte persone. Alcuni giudei si unirono a Sila e Paolo ma anche una gran folla di greci pii e un certo numero di donne appartenenti a famiglie importanti della città. Insomma si formò il primo nucleo della comunità cristiana di Tessalonica!

Ovviamente non fu Paolo a fare convertire quelle persone, ma fu lo Spirito Santo che aprì i loro cuori affinché potessero intendere le scritture, tuttavia Paolo assolse con cura il suo compito di rendere le scritture comprensibili. Paolo utilizzò le scritture per dimostrare che Gesù doveva morire e risuscitare, lasciando quindi che fossero le scritture stesse a convincere le persone della verità che stava predicando. Egli seminò con calma ed ebbe fiducia nel fatto che la parola di Dio stessa, rivelata nelle scritture, avrebbe agito nei cuori dei suoi ascoltatori, e fu proprio ciò che accadde.

Paolo dimostrò di avere rispetto e amore per il prossimo e non ebbe fretta per ottenere dei risultati. Non cercò lo scontro e non aggredì i suoi interlocutori forzandoli a credere, altrimenti lo avrebbero cacciato già dopo il primo sabato, non credete?

Da Paolo possiamo quindi imparare a dedicare il giusto tempo e ad utilizzare gli strumenti giusti per raggiungere il prossimo con la buona notizia riguardante Gesù Cristo.

Oggi si dà molta importanza alla ricerca di metodi, ma abbiamo ancora fiducia nel contenuto? Crediamo ancora che sia proprio la parola di Dio il seme che deve essere gettato affinché produca frutto? Seminiamo con pazienza lasciando che sia il Signore ad agire nel cuore dei nostri ascoltatori? E soprattutto seminiamo la parola di Dio o facciamo solo discorsi che alla fine lasciano i nostri interlocutori senza un’idea chiara della buona notizia rivelata nella bibbia?

A volte sembra che noi cristiani portiamo agli altri la buona notizia inerente Gesù con lo stesso entusiasmo di chi si toglie un dente. Lo facciamo perché dobbiamo farlo… Un concerto, una rappresentazione, una predicazione frettolosa… Poi ci spostiamo e andiamo altrove senza preoccuparci troppo se gli altri hanno compreso oppure no.

Talvolta, anche nelle nostre conversazioni a tu per tu, saltiamo subito alle conclusioni senza che il nostro interlocutore abbia davvero capito di cosa stiamo parlando. A volte, addirittura, invece di testimoniare della nostra fede con calma e dolcezza, trasformiamo la conversazione in uno scontro con chi ci sta davanti.

Se vuoi parlare agli altri di Gesù, tieni presente che oggi gran parte delle persone che incontriamo non hanno mai letto la bibbia e non hanno la minima idea di chi sia Gesù e del perché sia morto per loro.

Non avere fretta. Prenditi tutto il tempo che ci vuole, come ha fatto Paolo, cercando di capire a che punto si trova il tuo interlocutore. Cerca di capire quale sia il terreno in cui ti appresti a seminare e, soprattutto, non sentirti pressato come se dipendesse dalla tua abilità retorica l’eventuale conversione dell’altro. Proponi all’altro, piuttosto, di leggere la bibbia insieme, dedicando del tempo e lasciando che sia il Signore stesso, attraverso la sua parola, a far penetrare il seme nel suo cuore, portandolo a riconoscere Gesù come il Messia e il Salvatore, un miracolo che solo Dio può compiere nel cuore di qualunque essere umano.

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