Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Un agguato sventato

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Quando fu giorno, i Giudei ordirono una congiura, e con imprecazioni contro se stessi fecero voto di non mangiare né bere finché non avessero ucciso Paolo. Or quelli che avevano fatto questa congiura erano più di quaranta. Si presentarono ai capi dei sacerdoti e agli anziani, e dissero: «Abbiamo fatto voto, scagliando l’anatema contro noi stessi, di non mangiare nulla finché non abbiamo ucciso Paolo. Perciò voi con il sinedrio presentatevi al tribuno per chiedergli di condurlo giù da voi, come se voleste conoscere più esattamente il suo caso; e noi, prima ch’egli arrivi, siamo pronti a ucciderlo».
Ma il figlio della sorella di Paolo, venuto a sapere dell’agguato, corse alla fortezza, ed entrato riferì tutto a Paolo. Paolo, chiamato a sé uno dei centurioni, disse: «Conduci questo giovane dal tribuno, perché ha qualcosa da riferirgli». Egli lo prese e lo condusse dal tribuno, e disse: «Paolo, il prigioniero, mi ha chiamato e mi ha pregato di condurti questo giovane, che ha qualcosa da dirti». Il tribuno lo prese per mano e, appartatosi con lui, gli domandò: «Che cosa hai da riferirmi?» Ed egli rispose: «I Giudei si sono messi d’accordo per pregarti che domani tu riconduca giù Paolo nel sinedrio, come se volessero informarsi meglio del suo caso; ma tu non dar retta a loro, perché più di quaranta uomini di loro gli tendono un agguato e con imprecazioni contro se stessi hanno fatto voto di non mangiare né bere, finché non lo abbiano ucciso; e ora sono già pronti, aspettando il tuo consenso». Il tribuno dunque congedò il giovane, dopo avergli raccomandato di non parlare con nessuno di quanto gli aveva svelato.
Poi, chiamati due centurioni, disse loro: «Tenete pronti fin dalla terza ora della notte duecento soldati, settanta cavalieri e duecento lancieri, per andare fino a Cesarea; e abbiate pronte delle cavalcature per farvi montare su Paolo, perché sia condotto sano e salvo dal governatore Felice». Scrisse anche una lettera del seguente tenore:
«Claudio Lisia, all’eccellentissimo governatore Felice, salute.
Quest’uomo era stato preso dai Giudei, e stava per essere ucciso da loro, quando sono intervenuto con i soldati e l’ho liberato dalle loro mani, avendo saputo che era cittadino romano. Volendo sapere di che cosa lo accusavano, lo condussi nel loro sinedrio. Ho trovato che era accusato per questioni relative alla loro legge, ma che non era incolpato di nulla che fosse meritevole di morte o di prigione. Però mi è stato riferito che si tendeva un agguato contro quest’uomo; perciò l’ho subito inviato da te, ordinando anche ai suoi accusatori di dire davanti a te quello che hanno contro di lui».
I soldati dunque, com’era stato loro ordinato, presero Paolo e lo condussero di notte ad Antipatrìda. Il giorno seguente lasciarono partire i cavalieri con lui e ritornarono alla fortezza. Quelli, giunti a Cesarea e consegnata la lettera al governatore, gli presentarono anche Paolo.

(Atti 23:12-33 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

“Che fortuna!”. Questa è un’espressione che capita spesso di sentire così come il suo contrario: “Che sfortuna!”

Ma esiste davvero la fortuna? La nostra vita è fatta solo di avvenimenti casuali che si combinano tra di loro decretando il nostro successo o la nostra disfatta?

Chi crede nella fortuna e nella casualità, leggendo questo brano ha la percezione che a Paolo sia andata proprio bene in quell’occasione. Più di quaranta giudei avevano addirittura fatto voto di non mangiare né bere finché non l’avessero ucciso, il che faceva pensare che volessero sbrigare la cosa il più velocemente possibile!

Ma l’eccitazione di quei tali doveva esser tale da non essere passata inosservata… Forse l’avevano svelato ai propri famigliari e amici i quali non erano riusciti a trattenersi. Ma comunque siano andate le cose, la voce era arrivata fino al nipote di Paolo, figlio di sua sorella che abitava a Gerusalemme. “Che fortuna!” griderà qualcuno.

Già… Infatti quel ragazzo spiegò tutto al tribuno Claudio Lisia il quale organizzò il trasferimento di Paolo a Cesarea con una scorta armata talmente grande da scoraggiare qualunque tentativo di avvicinamento! Duecento soldati, settanta cavalieri e duecento lancieri! Ci rendiamo conto? Non ci stupisce che il testo non ci dica più nulla di quei quaranta giudei che avevano fatto quel voto di uccidere Paolo… Immaginiamo che avranno trovato un modo insieme ai sacerdoti per essere sciolti dal proprio voto anche perché se avessero mantenuto il proprio voto certamente sarebbero morti di fame e di sete perché le precauzioni di Claudio Lisia non lasciarono loro alcuna possibilità di agire.

L’agguato fu sventato e Paolo raggiunse Cesarea dove fu condotto dal governatore Felice con la lettera di accompagnamento scritta dal tribuno Claudio Lisia.

A proposito della lettera di accompagnamento, è evidente che Claudio Lisia scelse di raccontare i fatti al governatore Felice in un modo che non rispondeva completamente alla realtà. Infatti in questa lettera il tribuno si guardò bene dal dire che aveva fatto legare Paolo e che stava per farlo flagellare (At 22:24-29) proprio perché non sapeva che Paolo era cittadino romano… Al contrario disse di essere intervenuto per salvarlo dalle mani dei giudei proprio perché aveva saputo che era cittadino romano. Non ci stupisce, infatti il tribuno fece quello che fanno i politici anche ai giorni nostri, presentando i fatti in modo da salvare sempre la propria faccia e la propria poltrona.

Comunque sia, tutto andò a favore di Paolo che si ritrovò a Cesarea sano e salvo.

Paolo fu fortunato? Ricordiamoci quello che Dio gli aveva promesso poco più di ventiquattro ore prima: «Fatti coraggio; perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma». Quando Paolo ricevette l’informazione da suo nipote che avrebbe permesso di sventare l’agguato progettato nei suoi confronti, pensiamo che non si ricordò di ciò che il Signore gli aveva promesso? Pensiamo che si sia ritenuto fortunato oppure che abbia semplicemente visto la mano del Signore anche in quell’evento?

Possiamo essere certi che quell’agguato fu sventato perché Dio lo volle. Dio fece in modo che quel ragazzo venisse a conoscenza di quel complotto e utilizzò anche il tribuno che mise a disposizione la scorta pur di mettere in salvo Paolo, perché il Signore aveva stabilito che Paolo dovesse arrivare fino a Roma e, possiamo essere certi che ci sarebbe arrivato in un modo o nell’altro.

Gli eventi della nostra vita non sono casuali. Non è fortuna e non è sfortuna. Ma mano che impariamo a conoscere Dio, impariamo anche a vedere la sua mano in azione ogni giorno della nostra vita. In questo caso Paolo scampò al pericolo e chissà quante volte è capitato anche a noi senza che ce ne rendessimo neanche conto. Non sempre Dio ama fare molto rumore quando ci salva la vita…

Purtroppo, è molto più facile che ci ricordiamo degli eventi spiacevoli della nostra vita, quelli in cui ci sembra invece che Dio ci abbia trattato male, quelli in cui preferiremmo credere che sia solo una questione di sfortuna perché altrimenti non riusciremmo a spiegarci come mai Dio abbia permesso che ci accadessero cose simili.

Eppure è sempre il medesimo Dio che ci vuole bene ad agire ora in un modo, ora nell’altro, perché Lui e solo Lui sa quello che fa e conosce come realizzare il piano per la nostra vita. Giobbe, un uomo vissuto molto tempo fa, nella sua grande sofferenza lo aveva capito bene: “il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore”.

Atti degli apostoli

Tutto secondo i piani Coscienza pulita e false accuse

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