Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Un viaggio difficile

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is part 76 of 82 in the series Atti degli apostoli
Quando fu deciso che noi salpassimo per l’Italia, Paolo con altri prigionieri furono consegnati a un centurione, di nome Giulio, della coorte Augusta. Saliti sopra una nave di Adramitto, che doveva toccare i porti della costa d’Asia, salpammo, avendo con noi Aristarco, un macedone di Tessalonica.
Il giorno seguente arrivammo a Sidone; e Giulio, usando benevolenza verso Paolo, gli permise di andare dai suoi amici per ricevere le loro cure. Poi, partiti di là, navigammo al riparo di Cipro, perché i venti erano contrari. E, attraversato il mare di Cilicia e di Panfilia, arrivammo a Mira di Licia. Il centurione, trovata qui una nave alessandrina che faceva vela per l’Italia, ci fece salire su quella.
Navigando per molti giorni lentamente, giungemmo a fatica, per l’impedimento del vento, di fronte a Cnido. Poi veleggiammo sotto Creta, al largo di Salmone; e, costeggiandola con difficoltà, giungemmo a un luogo detto Beiporti, vicino al quale era la città di Lasea.
Intanto era trascorso molto tempo, e la navigazione si era fatta pericolosa, poiché anche il giorno del digiuno era passato. Paolo allora li ammonì dicendo: «Uomini, vedo che la navigazione si farà pericolosa con grave danno, non solo del carico e della nave, ma anche delle nostre persone». Il centurione però aveva più fiducia nel pilota e nel padrone della nave che non nelle parole di Paolo. E, siccome quel porto non era adatto a svernare, la maggioranza fu del parere di partire di là per cercare di arrivare a Fenice, un porto di Creta esposto a sud-ovest e a nord-ovest, e di passarvi l’inverno.

(Atti 27:1-12 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Anche al giorno d’oggi, nonostante tutta la tecnologia che ha aumentato molto la sicurezza, un lungo viaggio può riservare delle sorprese e ogni tanto, purtroppo, ci sono viaggi che finiscono in tragedia con morti e feriti.
Possiamo quindi immaginare quanto potesse essere pericoloso viaggiare per mare ai tempi dell’apostolo Paolo, circa duemila anni fa, infatti quando la navigazione si faceva pericolosa non c’era molto che si potesse fare se non cercare di limitare i danni cercando di arrivare nel porto più vicino possibile.

Il viaggio dell’apostolo Paolo verso Roma fu molto avventuroso da questo punto di vista.

Noi sappiamo che Dio gli aveva promesso che sarebbe giunto a Roma, infatti molto tempo prima il Signore gli aveva detto: «Fatti coraggio; perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma». (At 23:11). Però erano ormai passati più di due anni da quando il Signore gli aveva parlato in quel modo e Paolo nel frattempo era stato prigioniero ed era stato costretto ad appellarsi a Cesare per potersi recare a Roma. Ora finalmente era in viaggio verso Roma ma, a quanto pare, le difficoltà non erano finite…

L’autore Luca descrive il viaggio come un crescendo di difficoltà.

  • Si parte da una situazione che sembra favorevole con il centurione Giulio che si mostrò favorevole nei confronti di Paolo, permettendogli “di andare dai suoi amici per ricevere le loro cure” (v.3);
  • poi ci viene detto che i venti cominciavano ad essere contrari dopo la partenza da Sidone(v.4);
  • poi la navigazione viene descritta come lenta e ci viene detto che giunsero “a fatica” di fronte a Cnido (v.7);
  • poi sotto Creta, costeggiarono Salmone “con difficoltà” (v.8).
  • A quel punto Luca ci informa del fatto che era trascorso molto tempo e la navigazione si era fatta pericolosa, infatti si era ormai nel mese di ottobre (il giorno del digiuno a cui si riferisce è in quel periodo)

Insomma sembrava proprio che persino le forze della natura si fossero messe contro Paolo per impedirgli di arrivare a Roma. Eppure Dio gli aveva fatto una promessa…

Paolo non si perse d’animo, anzi in quella situazione dimostrò più lucidità dei suoi compagni di viaggio. Mi viene in mente Giona (ve lo ricordate?) che nel libro omonimo nella bibbia, in una situazione simile si disinteressò della nave e dei suoi compagni di viaggio fino a quando il Signore non lo costrinse a farsi avanti e a dichiarare la sua fede. Paolo si comportò in maniera totalmente diversa da Giona infatti egli mostrò interesse anche per i suoi compagni di viaggio.

Paolo aveva probabilmente già fatto una buona esperienza in mare nei suoi viaggi in passato e sapeva che in quel periodo la navigazione sarebbe diventata sempre più difficile, quindi conveniva fermarsi in attesa che passasse l’inverno. Egli percepiva il pericolo non solo per il carico ma anche per le loro stesse persone. Se ci pensiamo bene, però, quella era un’informazione che avrebbero dovuto conoscere anche il pilota e il padrone della nave. Non sarà certo stata la prima volta che navigavano in mare…

Sembra quindi che la percezione di Paolo non fosse solo basata sull’esperienza ma in qualche modo il Signore lo aveva reso più sensibile dei suoi compagni di viaggio in modo che potesse rendersi utile. Infatti nel proseguimento del viaggio vedremo che, anche se inizialmente il suo suggerimento non fu preso in considerazione dal Centurione che si era fidato più del pilota e del padrone della nave, i fatti avrebbero dato ragione a Paolo ed egli avrebbe ottenuto la fiducia di tutto l’equipaggio della nave.

Consideriamo che il luogo in cui si trovavano, Beiporti, era già a Creta vicino alla città di Lasea, quindi alla maggioranza sembrò ragionevole costeggiare l’isola di Creta per spostarsi verso un porto di Creta non troppo distante ma più adatto per passarci l’inverno. In fondo si era solo alzato “un leggero scirocco” come Luca sottolinea con una certa ironia, sapendo bene ciò che accadde poco dopo…

Questo brano mi fa pensare che ci sono situazioni in cui potrebbero sorgere dei dubbi. Mi sarò sbagliato? Forse Dio non vuole che arrivi a Roma? Come mai tutte queste difficoltà? Forse non ho capito la volontà di Dio per me? Chissà quante volte di fronte alle difficoltà ci siamo posti domande simili a queste.

Dobbiamo capire che il nostro servizio per il Signore non sarà esente da difficoltà e pensare il contrario equivale ad ingannare se stessi.

Servire il Signore è spesso un viaggio difficile. C’è una battaglia spirituale in corso e il nostro nemico è ben contento di seminare il dubbio nella nostra mente. Ma quando, come Paolo, abbiamo chiaro quale sia la nostra destinazione e con la coscienza pulita ci affidiamo al Signore per raggiungerla, non abbiamo nulla da temere. Anzi, come Paolo possiamo essere utili alle persone che ci circondano, ai nostri compagni di viaggio che forse non sono credenti e che non hanno la medesima chiarezza e la medesima visione della vita che un credente può avere.

Non lasciamo che il dubbio ci consumi ma manteniamo la lucidità necessaria per completare il nostro viaggio cercando di aiutare anche coloro che Dio ha messo al nostro fianco per condividere un pezzo di strada insieme.

Atti degli apostoli

Un bel desiderio Te l’avevo detto

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