Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Un momento drammatico

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Cessato il tumulto, Paolo fece chiamare i discepoli e, dopo averli esortati, li salutò e partì per la Macedonia. Attraversate quelle regioni, rivolgendo molte esortazioni ai discepoli, giunse in Grecia. Qui si trattenne tre mesi.
Poi, dato che i Giudei avevano ordito un complotto contro di lui mentre stava per imbarcarsi per la Siria, decise di ritornare attraverso la Macedonia. Lo accompagnarono Sòpatro di Berea, figlio di Pirro, Aristarco e Secondo di Tessalonica, Gaio di Derba, Timoteo e, della provincia d’Asia, Tichico e Trofimo. Questi andarono avanti e ci aspettarono a Troas.
Trascorsi i giorni degli Azzimi, partimmo da Filippi e, dopo cinque giorni, li raggiungemmo a Troas, dove ci trattenemmo sette giorni. Il primo giorno della settimana, mentre eravamo riuniti per spezzare il pane, Paolo, dovendo partire il giorno seguente, parlava ai discepoli, e prolungò il discorso fino a mezzanotte. Nella sala di sopra, dov’eravamo riuniti, c’erano molte lampade; un giovane di nome Eutico, che stava seduto sul davanzale della finestra, fu colto da un sonno profondo, poiché Paolo tirava in lungo il suo dire; egli, sopraffatto dal sonno, precipitò giù dal terzo piano, e venne raccolto morto. Ma Paolo scese, si gettò su di lui e, abbracciatolo, disse: «Non vi turbate, perché la sua anima è in lui». Poi risalì, spezzò il pane e prese cibo; e dopo aver ragionato lungamente sino all’alba, partì. Il giovane fu ricondotto vivo, ed essi ne furono oltremodo consolati.
Quanto a noi, che eravamo partiti con la nave, facemmo vela per Asso, dove avevamo intenzione di prendere a bordo Paolo; perché egli aveva stabilito così, volendo fare quel tragitto a piedi. Quando ci raggiunse ad Asso, lo prendemmo con noi, e arrivammo a Mitilene. Di là, navigando, arrivammo il giorno dopo di fronte a Chio; il giorno seguente approdammo a Samo, e il giorno dopo giungemmo a Mileto. Paolo aveva deciso di oltrepassare Efeso, per non perdere tempo in Asia; egli si affrettava per trovarsi a Gerusalemme, se gli fosse stato possibile, il giorno della Pentecoste.

(Atti 20:1-16 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Non si può mai sapere come finisce una giornata. Ci sono giornate che cominciano male ma finiscono bene e ci sono giornate memorabili che possono concludersi con una tragedia. Si pensi ad un viaggio per una vacanza che finisce improvvisamente con un incidente mortale oppure si consideri quante persone si feriscono gravemente ogni anno in occasione dei festeggiamenti di capodanno, con un momento di festa che diventa un momento drammatico nel giro di pochi istanti per intere famiglie.

Quella sera a Troas i discepoli avevano certamente passato diverse ore insieme ad ascoltare Paolo per concludere la giornata che per molti di loro era stata lavorativa, cosa normale a quei tempi nel mondo greco-romano. Così era comprensibile che molti di loro fossero stanchi, anche considerando che parecchi svolgevano lavori molto umili. Eutico, il giovane di cui abbiamo letto, aveva un tipico nome da schiavo ed è probabile che fosse quella la sua condizione. Sarebbe quindi sbagliato considerare l’addormentamento di Eutico come mancanza di interesse da parte sua.

Chiunque di noi si sia trovato a lottare contro il sonno quando siamo particolarmente stanchi, sa che prima o poi il sonno prevale. L’autore sottolinea il particolare delle molte lampade presenti forse per mettere in evidenza che anche il calore aveva giocato un ruolo importante nella vicenda. Comunque sia, improvvisamente il momento gioioso che quel gruppo di cristiani stava passando insieme si trasformò in un momento drammatico.

Luca descrive l’accaduto in poche parole. Noi possiamo solo immaginare il panico che deve aver colpito i presenti mentre la riunione veniva sospesa per andare a verificare le condizioni di Eutico. Pochi possono raccontare di essere caduti dal terzo piano e di esserne usciti vivi, quindi possiamo immaginare l’apprensione dei presenti mentre scendevano le scale con il cuore in gola sperando e pregando di trovarlo ancora vivo.

Sembrava una serata destinata a finire in tragedia ma Dio fu buono con loro salvando la vita del ragazzo e dando quindi un ulteriore ragione di gioia e consolazione a tutti i presenti che a quel punto si fermarono con Paolo mangiando insieme e ragionando insieme sull’opera di Dio fino al mattino. Insomma sembra proprio che quell’evento traumatico tolse il sonno a tutti quella notte dando loro ulteriore desiderio di stare insieme!

Se consideriamo che il nome Eutico ha lo stesso significato di “Fortunato” in italiano, comprendiamo bene che molti avrebbero potuto dire che mai un nome fu più azzeccato di quello! Ma Eutico sapeva che la sua salvezza non aveva nulla a che vedere con la fortuna ma con il fatto che Dio si era preso cura di lui e aveva stabilito che non fosse ancora giunto il momento della sua dipartita. Sì, quella sera il Signore aveva dato ad Eutico la possibilità di continuare a vivere consolando anche tutti i presenti ma prima o poi, anche per Eutico sarebbe venuto il momento di lasciare questa terra. E quella sera ci era andato molto vicino…

Esperienze come quella accaduta a Troas quella sera danno sempre a tutti i presenti un’occasione di riflessione perché mettono in evidenza come la nostra vita possa finire in un istante, senza preavviso. Quella sera Dio aveva risparmiato la tristezza alla comunità di Troas dando al giovane la possibilità di sopravvivere ma sappiamo che nella vita di ognuno prima o poi ci saranno momenti drammatici che non avranno un esito altrettanto felice.

L’autore del libro degli Atti presenta questo episodio mentre descrive il percorso di Paolo che proseguiva il suo viaggio missionario attraversando la Macedonia e facendo diverse tappe durante le quali rafforzava la fede dei discepoli. Dopo l’incidente Luca riprende il suo racconto descrivendo la ripresa del viaggio che avrebbe condotto Paolo e i suoi compagni a Gerusalemme. L’episodio di Eutico è come un intermezzo che ci ricorda come la nostra vita sia un cammino durante il quale attraversiamo momenti belli e momenti brutti. Chiunque passeggiando tra i propri ricordi può ritrovarne di entrambi i tipi.

Per Paolo e i suoi compagni il ricordo di quella sera era rimasto legato alla misericordia di Dio che aveva salvato quel giovane trasformando un momento drammatico in un momento di gioia. Quel ricordo sarebbe stato importante anche quando, nel proseguimento della loro vita, ci sarebbero stati altri momenti che non si sarebbero risolti ugualmente bene.

Quando nella nostra vita sperimentiamo un momento drammatico che si conclude con una gioia per lo scampato pericolo, conserviamone bene il ricordo perché sarà carburante per la nostra fede quando ci ritroveremo in momenti che non avranno un esito altrettanto felice. Il medesimo Dio che aveva salvato Eutico quella sera, prima o poi avrebbe permesso la morte di Eutico. L’appuntamento era solo stato rimandato ad un momento futuro perché, a causa del peccato, questo è il destino di ogni essere umano. Ma anche quando questo fosse accaduto, il medesimo Dio che lo aveva salvato quella sera aveva anche il potere di risuscitarlo un giorno in modo definitivo affinché Eutico potesse vivere per sempre. Sono sicuro che Eutico e i presenti di quella sera avevano questa certezza. E noi?

Atti degli apostoli

Una sfida per la società Passare il testimone

Commenti

  1. Avatar Angiolino Lombardi
    Angiolino Lombardi

    Ciao Omar quello che consola e che ancora una volta Dio ci mostra che è tutto sotto il suo controllo.mi viene in mente una frase di Gesù il mio momento non è ancora arrivato il vostro è è sempre pronto.
    Ciao grazie.

    1. Avatar Omar Stroppiana

      Grazie a te per il commento

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